UP&COMING: Early Hours

by Maria Vittoria Perin

Nome: Early Hours

Nazionalità: Sud Africa

Membri: Jake Bennett e Adam Rothschild

Per quelli a cui piacciono anche: Two Door Cinema Club, Ra Ra Riot, Tokyo Police Club

Quando vi siete conosciuti?
Adam: Io e Jake ci siamo conosciuti durante un corso di chitarra quasi un decennio fa. Ero incredibilmente timido. Jake era quello espansivo. Ad un certo punto si è girato verso di me e mi ha chiesto che genere di musica mi piacesse.

Perché avete cominciato a suonare?
A: Negli anni successivi io e Jake eravamo inseparabili. Giravamo per le strade di Città del Capo lasciandoci dietro una scia di problemi ovunque andassimo, e la musica ci ha sempre seguiti. Ogni film che parla di crescita deve avere una grande colonna sonora, e le nostre vite non erano da meno. Eravamo due chitarristi adolescenti con la passione per la musica. A un certo punto il fuoco si è acceso.

Qual è il significato del nome della vostra band?
A: È stato il nome a scegliere noi, più o meno. C’è un qualcosa di sovrannaturale nelle “prime ore” (Ndr. Early Hours, nome della band), il momento in cui un giorno finisce e ne comincia uno nuovo. I sogni sono selvaggi e le idee scorrono liberamente. Io e Jake tendiamo a scrivere la maggior parte della nostra musica durante questi momenti. Per noi tutto è cominciato durante le prime ore del mattino.

Quali sono le vostre influenze?
A: Siamo cresciuti con la musica inglese — dagli Oasis agli Arctic Monkeys. Non riuscivamo a fare a meno di quell’energia feroce. Quando abbiamo formato la band cercavamo di scrivere canzoni simili a quelle che amavamo ma qualcosa era diverso. A casa, la musica sudafricana ti circonda. Ci ha segnati. Quindi, la nostra musica è ora come un ponte tra i due: britpop e afrorock.

Com’è la scena musicale in Africa?
A: Da fuori potrebbe sembrare che l’Africa sia un paese tranquillo, ma se si guarda sotto la superficie ne esce una grande quantità di talento. Soprattutto in Sud Africa c’è un’enorme ondata di creatività in questo momento, e artisti di tutto il mondo ci stanno guardando come fonte d’ispirazione — per esempio, Damon Albarn, Drake e i Mumford & Sons.
A volte può essere difficile perché non abbiamo lo stesso numero di locali, grandi eventi e premiazioni o festival giganteschi come nell’Ovest. Ma dobbiamo andare avanti e fare ciò che possiamo. Facciamo concerti in ogni luogo possibile e diffondiamo la voce attraverso i social media. Non è convenzionale, ma è proprio questo che lo rende così emozionante.

C’è qualcosa di tipicamente africano nella vostra musica?
A: Credo di sì. È un nostro obiettivo cercare di catturare l’essenza di casa nella nostra musica così da poter condividerlo con il mondo. Per noi la musica è un potente mezzo di celebrazione. Cerchiamo di scrivere canzoni che sollevino le persone e le facciano stare bene.

Descrivete la vostra musica con tre aggettivi:
Giovane, soleggiata e colorata.

Piatto sudafricano preferito?
A: I rusk. Sono questi pezzi duri di pane dolce cotto due volte. Se inzuppate nel te sono una vera delizia.

Visto che ora siete fissi a Liverpool, cosa vi manca di più del Sud Africa?
Il dorato sole sudafricano. C’è qualcosa nella luce di casa che ti tira su di morale. Dopo una giornata dura è sempre lì a ricordarti che la vita è bella.

Qualche novità?
In primavera rilasceremo una scorta segreta di canzoni nuove sulle quali stiamo lavorando da un po’. È l’inizio di un nuovo capitolo, e la storia sta solo migliorando. Non vediamo l’ora di condividerla con voi.

Dove trovarli?

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Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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