Antologia di Mecna: la leggenda del 31

by Futura 1993

Chi conosce Mecna sa che l’estate non è la sua stagione preferita. Lui che “ è risaputo che odio il sole ed amo la pioggia”, tuttavia, sceglie proprio la bella stagione per ambientare la trilogia del 31, (per i profani 31/07, 31/08 e la più recente 31/09) ovvero le tre canzoni che segnano, in maniera decisa e indelebile quello che può essere definito, a tutti gli effetti, il suo percorso di crescita personale e artistico. La trilogia del 31 è una storia d’amore in tre atti caratterizzata dalla distanza, fisica o psicologica, della persona amata. So che detto così parrebbe una lirica provenzale, e forse, senza i fronzoli dell’arte occitanica, quello che ci troviamo davanti è proprio figlio di quel genere.

31/07 ci presenta Corrado, per la prima volta, innamorato di una ragazza già in vacanza, mentre lui è rinchiuso tra le mura del suo ufficio in città: «Dicono “tutto esaurito”/Dicono “estate ed infradito”, e che sono sparito/È la leggenda del 31, tipo: fine, fuochi d’artificio/E sto pensando al mare dall’ufficio». Sulle note di Avril 14th di Aphex Twin, quello che Mecna crea è il racconto di un amore preoccupato, dove tutto ciò che conta è sapere dove l’altro sia, cosa faccia, quanto manchi “E quando parti? / Poi dove vai e quando torni, quanto manchi? / Quand’è che torni di preciso? / Quanti giorni, che hai deciso?”. In 31/07 Mecna è già l’embrione del Corrado che poi ci accompagnerà negli anni, ma davanti a lui ci sono ancora possibilità praticabili. La distanza c’è, ma è solo spaziale “Scrivo pochissimo e di ieri, dimmi dov’eri / Ora che quasi mi piacevi / Sto traslocando da due mesi / E sto benissimo se chiedi”. Sono i chilometri a dividere i due, è la mancanza a permeare il sentimento: “Dove dormi, quanto manchi? Quanto manchi”.

Con Laska, nel 2014, arriva 31/08, preceduta da un’attesa a tratti spasmodica. La distanza è cresciuta, così come ha fatto Mecna. Lei sta per partire, non più per un periodo limitato e lui già sa che non la seguirà. Se infatti era l’indicativo il modo di 31/07 ora, qui, compare il condizionale, il modo della possibilità: «Per come sono fatto io lo mollerei il lavoro per te ma/Andrei girando in Danimarca in alberghi a una stella». Sul beat freddissimo di Yakamoto Kotzuga (Giacomo Mazzuccato) 31/08 si costruisce nell’ultimo giorno che si considera ancora estivo, l’ultimo che precede l’arrivo di settembre e delle incombenze della vita quotidiana, l’ultimo giorno in cui i sogni sono ancora realizzabili. “Tu resta qua non andare chissà dove / Farai fatica a camminare come / Quando un paio di Vans nuove / Ti spaccano dietro il tallone” (che poi, sono le stesse Vans che confesserà, in Akureyri, di non aver più messo dopo l’ultimo giorno di agosto, quasi come fossero diventate un simbolo di quell’amore nato e finito). “Cercherò di immaginare com’è non essere triste/non vivere come vivrai quando te ne andrai” è in questa frase che sta l’unica certezza della canzone, lei andrà via. E la distanza diventa sentimentale. 

Insomma, fino ad ora è chiaro che la trilogia del 31 è la storia, divisa, di un lungo addio. Lungo come sono lunghi gli addii delle nostre vite, centellinati nella speranza di mantenere quanto più possibile. E però, se noi prendessimo in considerazione solo i primi due capitoli, vedremmo che effettivamente non ci sono addii espliciti, ma solo non detti, solo lasciati intendere. E così passa il tempo e noi superiamo indenni Lungomare Paranoia, ormai convinti che non sarebbe più comparso nessun 31. Convinti che lui non l’ha seguita e che lei si è fatta una vita altrove. Poi arriva Blue Karaoke, nel 2018, con un Corrado ormai trentenne, ormai presumibilmente distante da quei giorni che chiudono i mesi e le storie.

E invece, ultima dell’album, c’è 31/09. Non so dire se io la consideri un gioiello perché è la chiusura di una storia o perché accarezza le parole con la dolcezza di una mano vera. 31/09 è la chiusura che nemmeno aspettavamo più. Non è più estate, non ci sono più i fuochi d’artificio delle feste di paese, non più le spiagge. 31/09 dice, per la prima volta, addio.  “Non capisco come mai / Siamo soli e ci perdiamo quasi sempre / Pensa a quando mi vedrai / Dirti addio proprio il 31 di settembre / Fragile come il vento che ci tiene / E facile, come quello che ci viene/Se vorrai conto i giorni e gli attimi / Come non vedere l’ora di scappare via di qua”. Lo dice esplicitamente in un intreccio di ricordi e cose non dette al momento giusto, lo dice tra i sospiri tesi a collegare storie che non ci sono più.

Nascondo i miei pensieri nei posti più impensabili / Come fossero condom tra sedili reclinabili / Di quando ti appartavi con la macchina nel buio del parcheggio / Fuori dal campo da baseball / Che dove abiti non capiti più da queste parti / Perché è vero che alla gente gli serve quando gli manchi / E non è che poi rischiamo di incontrarci al mare / Ricordi tra gli scogli, la sabbia, un pezzo di pane / Siamo fatti come l’uno per l’altra, però il tuo uno è un altro”.

Dice addio nell’unico giorno, di questa trilogia, che non esiste. Il 31 di settembre, d’altra parte è un giorno finto, che però ha il potere di sospendere questa relazione nel limbo dei sentimenti spezzati a metà. Dove tutto si dice e si tace. È a LVNAR che viene affidato il compito di dare musica a l’ultima pagina della storia, è lui che lo fa magistralmente, creando l’atmosfera giusta per tirare le fila del discorso. 

La trilogia del 31 è stata spesso definita la trilogia dell’addio. Io non sono d’accordo, per me la trilogia del 31 è quella leggenda che lo stesso Mecna ci ha raccontato, per la prima volta nel 2011 (la leggenda del 31 tipo fine, fuochi d’artificio). È la leggenda della fine, non dell’addio. Che sembra una contraddizione ma non lo è, perché a volte le cose finiscono e noi siamo in grado di dire addio solo il 31 di settembre, che poi potrebbe significare mai. E così, in questa piena estate che sfocia nell’autunno, che di estate non ha avuto mai il sapore, in quasi un decennio, quella che Mecna ci regala è la storia di una storia in cui abbiamo il privilegio di entrare ma di cui non conosceremo davvero mai le zone in ombra. Ed è per questo che rimane come una lapide fissa nell’immaginario. Perché nelle parole e nelle note, si sviscera un amore che potremmo aver provato noi. 

E noi salutiamo Mecna cresciuto, ormai uomo, ma lo vediamo ancora mentre pensa il mare dall’ufficio. La leggenda del 31, così, diventa solo l’inizio di una storia che siamo pronti a immaginare.

Mariarita Colicchio x Futura 1993 il network creativo creato da Giorgia e Francesca che attraversa l’Italia per raccontarti la Musca come nessun altro. Seguici su Instagram, Facebook e sulle frequenze di RadioCittà Fujiko, in onda martedì e giovedì dalle 16.30

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