Buon compleanno U2: 40 anni di musica, sogni e battaglie

by Ivan

Era il 25 settembre 1976 quando quattro ragazzi irlandesi poco più che quindicenni si ritrovarono per caso a suonare per la prima volta insieme: alla voce Paul Hewson ( meglio noto a tutti come Bono Vox), alla chitarra Dave Evans ( che diventerà poi The Edge), al basso Adam Clayton e alla batteria Larry Mullen Jr., che in realtà fu il vero e proprio artefice di quell’incontro dato che fu lui ad appendere, presso una bacheca della sua scuola, un annuncio in cui si cercavano membri per fondare un gruppo in grado di dare una nuova faccia al rock.

E’ da qui che parte quello che da lì a qualche anno più tardi verrà considerato il fenomeno U2, l’unica band a mantenere gli stessi membri per 40 anni. Già, non è da tutti ormai raggiungere questo traguardo, in un periodo in cui gli obblighi commerciali prevalgono sulle passioni. E forse questo è anche una buona ragione in più per festeggiarli, per renderci conto ora, nel pieno ancora della loro attività, della loro importanza, senza il bisogno di aspettare lo scioglimento o che muoia qualcuno.

Abbiamo deciso di render loro omaggio andando a scegliere 10 perle che ripercorrono il loro viaggio, le loro stagioni, i loro alti e bassi; partendo dalla rabbia e dalla voglia di cambiare il mondo dei primi anni, passando per l’apice del successo mondiale alla fine degli anni’80, terminando con la svolta commerciale negli anni ’90 ma senza mai perdere fino in fondo la loro identità. Perchè è vero, magari non hanno rivoluzionato la musica come hanno fatto altri, ma sono stati gli unici veramente in grado di riuscire ad abbracciare e mettere d’accordo tante generazioni diverse girando il mondo a dimostrare che la musica può essere un potentissimo strumento di pace. E allora in attesa del loro nuovo album, Songs of Experience, buon viaggio…

 

I will follow (1980): tutto cominciò proprio da qui, da un Bono tormentato per la prematura scomparsa della madre, una rabbia interiore che viene messa in musica, con la speranza di ritrovarsi :” If you walkaway I will follow“.

Sunday bloody sunday (1983): tratta dal loro terzo album War, è il racconto della domenica sanguinosa del 1972, quando in una città del Nord Irlanda l’esercito inglese sparò a un gruppo di manifestanti uccidendone 14. Da lì a poco questo pezzo sarebbe diventato quello che in molti definiscono ‘un classico’.

Pride -In the name of love- (1984): un vero e proprio inno generazionale che richiama la figura e le parole di Martin Luther King, cosa che avviene in tutto l’album The Unforgettable fire. Energia pazzesca.

Where the streets have no name (1987): rappresenta il culmine della loro popolarità, l’album che la contiene, The Joshua Tree, sintetizza al meglio quello che era lo stile musicale e di costume che gli U2 avevano negli anni’80. Ai fan più ‘anziani’, riascoltando questa insieme agli altri singoli che hanno trainato il disco come With or without you, I still haven’t found what I’m looking for, scenderà giù una lacrimuccia.

All I want is you (1988): la prima vera ballad della carriera di Bono & Co., ne seguiranno molte altre negli anni ’90, ma questa rimane quella più avvolgente, trascinante, chiudendo Rattle and Hum, un esperimento che raccoglieva degli inediti registrati dal vivo. Per i più appassionati la versione in DVD riserva qualche chicca niente male.

Even better than the real thing (1991): eccoci ad un punto cruciale, presi dal successo planetario i nostri 4 ragazzi decidono di denunciare la tv commerciale e lo fanno attraverso il suo linguaggio: il commerciale, per l’appunto. Nasce quindi Achtung Baby, lanciato proprio da questa canzone; album che ha generato molte divisioni, sia tra i fan, sia tra i membri del gruppo stesso. Bono ha infatti dichiarato molti anni dopo che le divergenze erano tali da voler sciogliere il gruppo, ma a rimettere tutti d’accordo fu l’ormai famosa ed eccessivamente snobbata One.

Numb (1993): tratta dall’album Zooropa, è una prima forma di rap improvvisato da The Edge con Bono che interviene in falsetto nel ritornello ripetendo fino alla nausea:”I feel numb”. E’ il lato trash e allo stesso tempo cupo degli U2, e anche questa volta il pubblico si divide.

Elevation (2000): ditemi tutto, ma non provate a toccarmi questa canzone! Ormai gli U2 di una volta non ci sono più, ma questo pezzo rappresenta una forma di primo amore per quelli nati negli anni ’90. Noi li abbiamo conosciuti così, ascoltando tutto l’album All that you can’t leave behind e siamo andati in fissa con questo video.

Vertigo (2004): Uno, dos, tres, catorce; per certi versi una canzone banale, che però li ha fatti tornare alla ribalta alla grande dopo quattro anni di silenzio. E’ un bellissimo terremoto che riesce a dare una scossa facendo capire chi è che comanda. Anche il resto dell’album, How to dismantle an atomic bomb, è degno di nota, soprattutto l’intensa Sometimes you can’t make it on your own.

Song for someone (2014): quello che al momento ci rimane oggi di loro, ballata suonata e risuonata dappertutto forse perchè ricorda molto la One dei bei tempi andati. Consoliamoci così aspettando Songs of Experience.

 

 

Ivan

Nonostante un fisico gracile mi sento ghiotto e bulimico di musica,non importa quale genere sia: pop,rock, italiana, straniera,popolare, di nicchia....fate voi. Sono uno del tipo:"Non andate in discoteca,andate ai concerti!". La mia filosofia è: Una musica può fare

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