06 agosto 2026

Dov’era finita e dove sta andando Phoebe Bridgers

Una spada fosforescente orbita più volte attorno a una damigella in abiti medievali come succede ai personaggi dei videogiochi mentre aspettano di essere scelti per affrontare il prossimo livello. È così che si apre il video di Lost Boys il nuovo singolo di Phoebe Bridgers dopo un silenzio durato 4 anni - 3 se vogliamo contrare l’impegno con le Boygenius – ed è la prima anticipazione di Lost Weekend il suo terzo album solista in uscita il 14 agosto per la Dead Oceans.

Lost Boys, Lost Weekend, Lost Phoebe Bridgers: per un bel po’ l'artista statunitense è stata fuori dai radar, ora si è fatta ritrovare. E indossa le orecchie da elfo.

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Nel 2017 l’album di debutto Strangers in the Alps impone una Bridgers appena 23enne come la novità più interessante dell’indie rock. L’utilizzo cristallino delle chitarre mischiato ad atmosfere fumose e malinconiche le vale il paragone con mostri del folk come Bob Dylan e Neil Young, allo stesso tempo le viene riconosciuta una cifra di scrittura tutta sua, con la quale si dimostra capace di esplorare gli stati più bassi dell’animo umano senza mai sconfinare nel baratro della disperazione. Phoebe Bridgers ha il dono di poter scrutare i mostri dell’interiorità e non lasciarsi catturare: piuttosto li proietta all’esterno come bellissime ombre cinesi.

Nel frattempo la sua persona pubblica si rivela di una spontaneità agguerrita e quasi incontinente, tanto che Matt Berninger dei The National parlerà di lei come una persona “allergica alle stronzate”. Partecipa ai dibattiti di Twitter in maniera cronica (“A volte prima di finire un pensiero lo sto già twittando” cit.): nel 2019, in pieno me too, dà manforte alle accuse di molestie emerse contro Ryan Adams, suo primo manager e fidanzato, confidandosi con il New York Times; nel 2022 è in prima linea a raccontare la sua esperienza positiva di aborto mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti sta per ribaltare la sentenza Roe v. Wade.

Sull’orlo della pandemia esce il suo secondo album Punisher (2020), un disco sofisticato e fortunato con cui la sua popolarità aumenta. Grazie a una spaventosa coerenza con lo scenario di isolamento e desolazione che il pianeta sta iniziando a sperimentare a causa del Covid e con l’aiuto dell’ingannevole tormentone upbeat Kyoto, Bridgers esce dalla bolla dei duri e puri dell’alt-rock e diventa nota al grande pubblico come la ragazza con la tuta da scheletro.

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A questo punto ha già pubblicato altra musica con due progetti alternativi: con le amiche Boygenius (Lucy Dacus e Julien Baker) nel 2018, e nel 2019 con Conor Oberst, frontman dei Bright Eyes incontrato nel periodo degli esordi a Los Angeles, con il quale mette in piedi il duo Better Oblivion Community Center. Nella condivisione del processo creativo Phoebe trova nuova linfa e forse anche una via di fuga dalla cameretta piena di ombre che tanto la tormenta quanto sembra essere il suo habitat naturale.

Poco dopo l’uscita di Punisher twittava esuberante “punishmore” e poi ancora “sto scherzando, ci metterò altri 8 anni per fare un altro disco”.

Non era una stima tanto sbagliata. Se nel 2024 la collaborazione con le Boygenius le è valsa il Grammy per il miglior album dell’anno con The Record (2023), la sua produzione solista è ferma dal 2022 con la pubblicazione di una traccia originale per la colonna sonora della serie Conversation with Friends, intitolata Sidelines.

Le Boygenius di Phoebe Bridgers, Lucy Dacus e Julien Baker
Boygenius | Foto press

Qualcuno aveva iniziato a chiedersi se sarebbe mai tornata.

La risposta è arrivata quest'estate, con un evento che i pochi hanno potuto ascoltare ma che ha fatto parecchio rumore. Sappiamo infatti che il 4 giugno Bridgers si è esibita al Madison Square Garden di New York in uno spettacolo annunciato a stretto giro i cui biglietti si ottenevano tramite un sistema di lotteria oppure recandosi direttamente fuori dalla venue, per un costo tra 1$ e 20$ che è poi stato devoluto in beneficenza. Quello che la cantante di Pasadena ha detto e suonato invece può raccontarlo solo chi era fisicamente presente:  è stato infatti uno spettacolo phone-free, come lo sarà tutto il suo futuro Lost Tour.

Nel corso di questo misterioso spettacolo, raccontano i fortunati presenti, sono state presentate 8 tracce inedite il cui sound sembrerebbe continuare sulla linea dei due precedenti lavori, o almeno questa è l'impressione da un primo sfuggente ascolto. "Questa canzone parla del passato, ma dicono che tutte le mie canzoni lo fanno". Nelle strofe dei nuovi pezzi risuonano gli ultimi anni di vita personale di Bridgers: la morte del padre, il rapporto complicato tra i due, la storia di un fidanzamento dal fato avverso (forse quello con Paul Mescal?).  Tra gli inediti di quella sera, ovviamente, anche Lost Boys, che il 25 giugno è diventato il primo estratto di Lost Weekend: anche questo pezzo, in cui videogioco e realtà si confondono, è sorprendentemente upbeat ed orecchiabile come lo era stato Kyoto.

Phoebe Bridgers "Lost Boys" video
Phoebe Bridgers nel video "Lost Boys" | Foto press

Sono pochi gli indizi che abbiamo a disposizione per intuire quale sarà il concept di questo nuovo e atteso album, sembra però farsi realistica l'idea che P.B. potrà avere un ruolo centrale in questa nuova fase in cui gli artisti richiedono attenzioni sempre più analogiche . Come accade nel suo ultimo video, in cui i divertimenti del videogioco escono dal loro formato digitale, presto chiederà concretamente a tutti i partecipanti ai suoi concerti di abbandonare le velleità del proprio io-digitale e guardare cosa è rimasto di loro senza quell'onnipresente rettangolo illuminato, almeno per la durata dello spettacolo.

Tanto si è parlato di tornare ai concerti come esperienze 100% reali, ma nessuno finora l'ha mai fatto davvero. Phoebe Bridgers, con la sua allergia alle stronzate, potrebbe essere la prima a fare sul serio.