Dubbi esistenziali sulla promozione musicale

by Jacopo Schiavano

Esami di maturità. Un traguardo/paletto che tutti noi studenti temiamo. La parola “maturità” genera una varietà di emozioni non indifferente: nostalgia, ansia, paura, panico, pietà per chi non l’ha ancora affrontata o invidia per Venditti che ogni giugno vede i suoi ricavi triplicati grazie a QUELLA canzone.

Forse una delle cose più amate di questo esame è la nostra cara tesina, in cui lo studente ha (quasi) carta bianca per parlare di ciò che lo interessa, a volte trovando pure spunti interessanti.

Cercando di evitare argomenti triti e ritriti, ho fatto una tesina su ciò che più amo. La musica, più precisamente il marketing musicale. Ah, che noia, voi penserete. Inserzioni sui giornali, spot in tv… NO. Nulla di tutto questo. Il marketing nel mondo della musica può essere creativo quasi quanto la musica stessa.

Grazie ai canali web e social, le band al giorno d’oggi hanno una miriade di possibilità di farsi notare dal grande pubblico.

Queste strategie possono essere implementate dalla creatività e da idee non convenzionali, che incuriosiscano i fan o potenziali tali, creando hype intorno al proprio prodotto musicale anche con un budget quasi nullo.

Pensiamo ai video degli Ok Go, in quanti di voi si ricordano di questa band grazie ai loro videoclip musicali (che sono, senza troppi giri di parole, una figata assurda)? Questo è marketing.

Oppure i Radiohead che per promuovere “A Moon Shaped Pool” sono praticamente scomparsi dai social creando scompiglio e curiosità tra i fan. Questo è marketing.

Anche questo è marke… No, aspetta

 

 

 

 

 

 

 

 

Incuriosito, ho esplorato varie pagine web inerenti l’argomento, rimanendo abbastanza soddisfatto dalle informazioni trovate.

Ad un certo punto, il colpo di genio! (o di caldo, ai posteri l’ardua sentenza).

Perché non informarsi direttamente con persone che lavorano nel settore? Magari mi sapranno dire qualcosa di diverso, o nel caso potrò sventolare in faccia ai professori delle mini-interviste.

Allora ho contattato personalmente alcuni artisti e manager (internazionali e nazionali) per chiedere pareri personali.

Armato di pazienza e ventilatori, mi sono messo a stalkerare  ricercare persone che potessero darmi qualche informazione in più. Naturalmente, dopo alcuni saluti e complimenti, alcuni hanno risposto solo a “Posso farti una domanda?”, smettendo di rispondere in seguito. Aiuto.

Però, poco dopo, ecco le prime VERE risposte

La mia domanda è stata per ognuno di loro la stessa: “Quanto è davvero difficile promuovere la propria musica? E qual è il modo migliore per farlo?”

 

Julien Ho-Tong (Merge)

Il primo a rispondermi è Julien Ho-Tong, chitarrista e tastierista dei Merge, band alternative rock parigina che ha rilasciato il suo primo album Ineffable, acquistabile sul loro sito. La band ha aperto il tour europeo dei britannici Don Broco questo autunno, insieme ai The One Hundred.

Julien: “E’ difficile. Il modo migliore è  farsi promuovere dalle piattaforme digitali (Spotify, Apple Music, Deezer). Poi la tua musica verrà aggiunta in delle playlist ufficiali, così sarai ascoltato da molte persone.”

Io: “Ma quindi bisogna pagare una sorta di tassa?”

Julien: ”No. Spotify ha degli editors, il loro lavoro consiste nel gestire le playlist, e se gli piaci, ti supporteranno. Quando sei sotto un’etichetta, essa ha accesso automaticamente a queste playlist così l’artista non ha nulla di cui preoccuparsi.”

Julien Ho-Tong, Merge, 2016

 

Pier Danio Forni (Husky Loops)

In seguito, mi ha risposto Pier Danio Forni, cantante e chitarrista della band Husky Loops, composta da tre membri italiani residenti in Inghilterra, dove stanno cominciando a sfondare nel panorama indie rock. Il loro primo EP è già disponibile qui, dal quale hanno già estratto i singoli Dead e Tempo.

(Ad una richiesta di domande più specifiche)

Io: “Voi su cosa puntate per promuovere la vostra musica? Cioè tipo se con qualcosa tipo Spotify od altro. E come avete fatto a farvi notare da gente come The Kills (band a cui hanno fatto da opening act per alcune date del tour europeo) e da Vevo Dscvr (piattaforma di lancio per artisti emergenti)?”

Pier: “Beh, prima di tutto abbiamo sempre fatto quello che ci piace e mai seguito mode, secondo, abbiamo sempre puntato a fare la cosa migliore possibile per noi, in termine di qualità. Abbiamo sempre fatto uscire brani prodotti molto bene con video fatti bene e in quel modo ci siamo fatti notare, e abbiamo costruito un team intorno a noi, abbiamo un manager e un booking agent, non organizziamo tutto da soli oggi. Ai The Kills è piaciuta la nostra musica e immagino gli sia arrivata attraverso questi contatti. Ma hanno sempre tutti contattato noi, noi non abbiamo scritto a nessuno. E credo sia perché la gente riesce a vedere che c’è un’integrità artistica abbastanza forte. Per promuovere la nostra musica…. un sacco di concerti! E un sacco di social media.”

Pier Danio Forni, Husky Loops, 2017

La cosa si sta facendo davvero interessante.

Ollie Chanter e William Alford (Witterquick)

Più tardi hanno risposto ben due membri (wow, è la mia giornata) della band alternative rock britannica Witterquick, il bassista Ollie Chanter e la voce William Alford.

Il primo mi risponde così:

“Ok bene. Promuovere la propria band è molto difficile, soprattutto perché ci sono un sacco di band che a loro volta promuovono ogni cosa, quindi farsi notare lì in mezzo è la parte più difficoltosa. Il miglior modo per farlo è avere un piano, organizzare la propria promozione in modo costante ed essere sempre attivi. Spotify sta rendendo la promozione un po’ più facile, per di più gratuitamente (apparentemente, però, potresti pagare alcune cose di Spotify ma non ne so molto o se ne valga la pena).”

Ollie Chanter, Witterquick, 2016

William invece risponde in modo ironico dicendo “Vorrei saperlo anche io!” (ride)

Ti capisco Will, ti capisco *pacca sulla spalla*

William Alford, Witterquick, 2017

Timothy James Hoolahan (High Down / ex Our Hollow Our Home)

Un altro artista che si è dimostrato molto disponibile è Timothy James Hoolahan, bassista della band pop punk High Down (pagina Bandcamp ufficiale), ex-bassista degli Our Hollow Our Home e General Manager presso Seasick Promotions and Management. Scrive:

“Hmm. È più difficile ora che un paio di anni fa, ma più facile di 10/15 anni fa. Facebook/Youtube offrono l’opzione di pagare per farsi promuovere e una volta che hanno spremuto la tua capacità naturale, se ci spendi qualcosa, potrai avere una audience più ampia. La cosa più importante che ho scoperto è che devi impegnarti in questo lavoro. Stampa volantini e portali agli show, manda il link dei tuoi video alla gente, siediti diverse ore al giorno per diffondere la parola.”

Timothy James Hoolahan, High Down, 2017

 

Richard Reines

Il più esaustivo è stato senza dubbio Richard Reines, manager di band inglesi ed americane come Nothing But Thieves, The Wrecks, Airways e Tragic Thrills, ed inoltre co-proprietario della Drive-Thru Records e direttore di video musicali per band come New Found Glory, Jimmy Eat World e Bloodhound Gang. Si, parlo del video con i tizi vestiti da scimmia. Si, è un genio.

Risponde:

Richard: “Non è “difficile”, richiede solo molto lavoro. Inoltre, per farlo bene servono soldi. Ci sono molte cose che una band può fare gratuitamente, anche se di solito non è abbastanza. Io mi concentro sui mezzi che permettono alla gente di ascoltare la musica della band, perché leggere il loro nome oppure un’intervista non significa nulla, invece sentendo la musica, potrebbero apprezzarla, portandoci ad ottenere un nuovo fan. Spotify è uno dei mezzi più importanti per la scoperta di nuove band.”

Io: “E una volta che una band è già famosa, qual è la cosa giusta da fare per mantenere l’hype intorno a loro?”

Richard: “Una volta che sono famosi è una cosa completamente diversa. Le etichette spendono grossi capitali per ogni cosa. La radio è una delle parti più importanti.”

Io: “Un’ultima domanda, è importante la creatività in questo processo? Per esempio, gli spezzoni di Amsterdam (nuovo singolo dei Nothing But Thieves, del quale sono stati pubblicati pochi secondi prima dell’uscita del singolo) caricati su Spotify.”

Richard: “Rende le cose più fighe, ma non è necessaria al 100%. Non penso che l’etichetta di Katy Perry sia creativa nella sua campagna promozionale, ma nonostante tutto lei ha un grande successo.”

Richard Reines, 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Diego Perrone e Alfredo Ferrero (Caparezza)

Nell’ambito della musica italiana, ho scritto a Diego Perrone ed Alfredo Ferrero, rispettivamente seconda voce e chitarrista del cantautore pugliese Caparezza. Inutile sottolineare la mia felicità per queste risposte, artisti che seguo fin da bambino *corre urlando per casa*. Diego inoltre produce musica solista ed è stato il frontman della band punk I Medusa e parte di vari progetti paralleli.

Diego risponde così:

“Azz… che domanda… Non saprei qual è il miglior modo per promuoverla… Io per quanto riguarda le mie produzioni cerco di lavorare molto sui canali cosiddetti social: Facebook, YouTube ecc. Purtroppo è difficile perché da totale indipendente quale sono, ovvero slegato da contratti di management, booking e discografici, si è un po’ schiacciati dalla potenza del mainstream. Non esiste un vero mercato di musica “diversa” se non quella proposta dalle radio. Tutti ora usano la parola indie come fosse un genere musicale pop e quindi anche chi è indipendente risulta non essere incanalato, che è quello che si tende a fare, incanalare in generi musicali, appiattendo così la proposta”

Io: “Quindi devi in un certo senso arrangiarti?”

Diego: “Eh si alla fine ci si arrangia. La cosa migliore è cercare di fare la differenza nei live, cercare suonare tanto e ovunque. Il passaparola funziona. E anche il culo”

Invece Alfredo mi scrive:

“Nel nostro caso è la casa discografica ad occuparsi della promozione. Contemporaneamente, ognuno di noi cerca di promuovere la nostra musica tramite i social media. Tuttavia, non c’è una regola. Forse è il gradimento del pubblico la migliore delle promozioni oltre alla fortuna ovviamente.”

Alfredo Ferrero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 consigli indispensabili per chi vuole promuovere la propria musica

Per concludere questa epopea nel mondo del marketing musicale, riassumiamo in 5 punti i must per chi vuole promuovere le proprie creazioni musicali, senza fare passi falsi.

  • Programmazione

Nessun artista o etichetta agisce a caso, ma pianifica ogni singolo passaggio della propria promozione, con un budget e degli obiettivi prefissati. Ognuno fa la propria parte, e se tutti svolgono bene il proprio ruolo i risultati si vedranno.

  • Sfruttare internet

INTERNET E’ VOSTRO AMICO. Segnatevelo, stampatevelo o ditelo ai vostri amici musicisti. I social network permettono di farsi notare in decine di modi diversi. Sfruttate la vostra creatività per fare colpo sulla gente, così che essa si ricordi di voi. È importante essere molto presenti online, senza però ricadere nello spam.

  • Qualità nella propria produzione

Ovviamente il fulcro della questione rimane la musica, che richiede un lavoro attento, evitando di pubblicare lavori “grezzi” o decisamente migliorabili. La gente deve rimanere colpita in positivo, così che si ricordi della musica e dell’artista.

  • Far sentire la propria musica

Può sembrare banale, ma far si che la gente ascolti il prodotto musicale è la parte più importante, specialmente in sede live. Quanti di voi hanno conosciuto band magnifiche per il fatto che esse siano state opening act di band più famose? Oppure bazzicando a dei festival vi siete imbattuti in una band semi-sconosciuta di cui ora siete fan? Ecco, questa è la dimostrazione che per guadagnare nuovi fan il modo migliore è suonare, tanto e dappertutto, e infatti tutto ciò sfocia nell’…

  • Impegno

…Impegno, appunto. “Nobody said it was eaaaasyyyyy” cantava Chris Martin. Per fare tutto ciò di cui abbiamo parlato, è richiesta una pazienza non indifferente. I risultati probabilmente non arriveranno subito, ma se sia la musica che la promozione sono fatte nel modo giusto (ammesso che esista un modo giusto per fare musica), ogni sforzo verrà ripagato.

Jacopo Schiavano

Spesso medito su quanta musica abbia ancora da scoprire, rimanendone allo stesso tempo emozionato e sconfortato.

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