Dagli Arcade Fire a Tommaso Paradiso: l’influenza degli anni 80 sulla musica di oggi

by Sofia Bartalotta

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“La mia malinconia è tutta colpa tua”, dicono i Thegiornalisti in Fine dell’estate, uno dei brani più noti e riusciti, per poi aggiungere “è solo tua la colpa, è tutta tua e di qualche film anni Ottanta”.
“Non si esce vivi dagli anni Ottanta” cantavano gli Afterhours, una frase che, oltre ad essere uno spot illuminato, funziona ancora. Questo decennio continua tuttora a risplendere mediante la musica e ad ispirare frotte di musicisti, anche nel nostro Paese. Ci sono mode ed epoche che, nonostante il passare del tempo, restano impresse nella mente e nel cuore di chi le ha vissute, ma anche di chi le ha conosciute indirettamente. A tal proposito, negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio ritorno al passato: la televisione, il cinema, la musica e anche il fashion system hanno riportato in auge mode, oggetti e trend che hanno caratterizzato quelli che ormai sono diventati gli anni più apprezzati del secolo scorso.

Gli anni dell’eccesso, di Pac-Man, di MTV, dei walkman e delle compilation sulle cassette. Se pensiamo a quel decennio, dal punto di vista musicale, non può non venirci in mente la canzone Video Killed the Radio Star, Madonna con i suoi vestiti eccentrici ai tempi di Material Girl, Cyndi Lauper che diceva Girls Just Want To Have Fun, i Queen travestiti nel video di I Want To Break free, David Bowie che diventa il Duca Bianco e si presenta con Let’s Dance; per non parlare di Personal Jesus dei Depeche Mode e Every Breath You Take dei Police. L’elenco sarebbe ancora lunghissimo, ma ci limitiamo a concluderlo citando gli Wham di George Michael, con il loro Wake Me Up Before You Go-Go. Tutto un altro capitolo si apre se consideriamo la moda: capelli cotonati, jeans a vita alta e colori fluo. Passando al cinema sicuramente possiamo citare alcuni dei  film più famosi di sempre: Shining, Blade Runner, E.T, Grease, Saturday Night Fever, Back to the Future, Stand by Me, Dirty Dancing e Flashdance.

Ma quindi cosa è rimasto di questi anni ’80? È semplice, l’esempio lo ritroviamo nel cinema, ma soprattutto nella musica e nelle serie tv di oggi, che ci fanno vivere ancora le loro sonorità e i loro colori vintage, provocando in noi un inevitabile retromania. Basti pensare al successo di Stranger Things, ambientata nel pieno degli eighties nell’immaginaria cittadina di Hawkins, completamente ispirata alle serie tv di fantascienza di quegli anni e a film come Stand by Me ed E.T.

Guardando al panorama musicale internazionale, già possiamo nominare alcune band che sono completamente influenzate da queste atmosfere retrò: Vaccines, Strokes, Killers, Arcade Fire. Per quanto riguarda gli Strokes, “Comedown Machine” è un album prettamente dal sapore nostalgico, la copertina è come se fosse stata fatta 30 anni fa ed il sound è perlopiù imperniato su sintesi di suoni analogici e drum machine. La malinconia anni ‘80 non è cosa del tutto nuova nella musica degli Strokes, ma mai come in quest’album si era deciso di porla come linea guida di un intero LP. C’è quindi un po’ di quella techno, a tratti minimale (la stupenda 80’s Countdown Machine, Happy ending e Chances), c’è della disco music (Tap Out, Welcome to Japon), c’è del sano rock in lo-fi dal sapore brit (All the Time), ed altri momenti ancora più tipicamente Strokes (Partners in Crime). “Comedown Machine” è un album brillante, interessante, un vero e proprio inno a quella decade così amata.

In “Combat Sports” invece troviamo dei Vaccines più agguerriti, che ci ripropongono il pop degli 80s, cornici di synth, quiete ballate come nell’album precedente, ma creando qualcosa di più ruggente. La band di Justin Young aveva annunciato che Combat Sports sarebbe stato “un mix di malinconia ed euforia”, un “ritorno alle origini”, “un delicato rock anni Settanta e Ottanta”, “come il suono di una super radio in FM”. Partendo già dal singolo Your Love Is My Favourite Band, l’influenza anni ’80 è più che esplicita grazie a quella tastiere che coprono l’intro e i ritornelli; per non parlare del video stesso della canzone, pieno di camicie larghe e colori fluo. Un singolo che potrebbe benissimo essere trasmesso da una radio in un giorno qualsiasi del 1983. Lo stesso possiamo dire del brano Nightclub, che sembra spostarsi dal pop all’ area rock di quella decade. L’ondata vintage prende poi il sopravvento in Maybe (Kuck of the Draw) e i ritmi martellanti di Surfing In The Sky si addolciscono con Young American, lenta e sussurrata.

Anche gli Arcade Fire, con l’album “Everything Now”, da eroi dell’indie-rock sono diventati le nuove stelle del dancefloor. Nell’album, infatti, ci sono echi fin troppi spudorati degli ABBA (il paragone lo hanno fatto tutti, ed è in effetti impossibile da ignorare), omaggi alla disco music, melodie ipnotiche di synthpop che sembrano prese in prestito direttamente dall’epoca di Moroder. Si balla, si canta, e si trova anche il tempo di scherzare un po’ su questa società tutta concentrata sui social e sull’autopromozione. Quello che colpisce di “Everything Now” (titolo preso da una canzone degli ABBA) è proprio tutta quella valangata di memorie anni ’70 e ’80 che saltano fuori da ogni accordo senza possibilità di controllo.

Ma passiamo ad un’altra band, partendo dal presupposto che il suo nome deriva da un video dei New Order, intitolato Crystal, in cui è presente una band fittizia appunto denominata The Killers; ora avete capito di chi stiamo parlando? I Killers hanno sempre dimostrato nel loro sound che la loro principale fonte di ispirazione, come del resto della maggior parte della scena indie di inizio millennio, è data dalle sonorità tipiche degli anni ottanta, in particolare la new wave. Basti pensare a canzoni come Wonderful Wonderful e The Calling, che sembrano quasi pezzi dei Depeche Mode. In generale con l’intero album “Wonderful Wonderful“, i Killers avvolgono e dichiarano il loro amore a tutti i suoni di quella decade, riassunto di questa enorme influenza può esserlo sicuramente il brano dance, The Man. I quattro membri della band, tra l’altro, si dichiarano a loro volta fan di U2, David Bowie, Depeche Mode, New Order (più volte Brandon Flowers ha condiviso il palco con loro), Dire Straits e Queen.

Sempre parlando dell’influenza degli eighties nella musica di oggi, un esempio lampante lo troviamo anche nella musica italiana in un gruppo come i Thegiornalisti, i quali non hanno mai fatto mistero di essere fortemente influenzati da quegli anni, che si percepiscono molto facilmente nel sound delle loro canzoni, in cui prevalgono le tastiere, in particolare dai singoli Completamente e Felicità Puttana, dove il citazionismo non viene nemmeno più amalgamato a qualche dettaglio contemporaneo, ma diventa il fulcro centrale della canzone e, soprattutto, del video. In Felicità Puttana tutto urla anni Ottanta, la casa dove la protagonista balla impugnando spazzole e fon come una perfetta ragazza di Non è La Rai, i poster, gli oggetti, i colori, i sintetizzatori che trapanano il cervello. Niente di questa canzone e di questo video è inserito senza uno specifico motivo: tutto vuole essere richiamo ad un’idea estetizzata e nostalgica di un’epoca in cui Tommaso Paradiso era giusto appena nato. In questi brani convivono l’anima elettronica e quella nostalgica, un po’ come nell’estetica dei New Order e dei Depeche Mode.

Lo stesso Tommaso Paradiso dice: “Gli anni ottanta sono stati il decennio più bello della musica. Il mio genere preferito è il dream pop e gli anni ’80 hanno spazzato via la pesantezza dei suoni anni ’70, con gli accordoni di chitarra. I Beatles li ho sempre amati e li amo anche adesso, ma, un po’ come i Pink Floyd, li vedo più legati alla mia adolescenza, quando non sopportavo il suono delle tastiere. La leggerezza della musica anni Ottanta, invece, mi fa volare, è meno articolata e più dritta.”

Quello che rimane da chiederci è perché proprio negli ultimi anni si è verificato questo continuo richiamo a quel decennio? È possibile che in un’epoca problematica come la nostra, si senta la necessità di evadere e questo ritorno al passato sia quasi necessario. La società odierna è così diversa, persa tra i ritmi frenetici dettati dalla routine e la tecnologia, che si sente il bisogno di estraniarsi e di ritornare a tempi più semplici, meno pretenziosi. Questo diffuso senso di nostalgia, in altri casi, potrebbe essere più semplicemente ricondotto alla cosiddetta Sindrome della Belle époque, una forma di negazione della banalità del presente a favore dell’idealizzazione di un determinato periodo storico durante il quale, dal nostro punto di vista, saremmo stati più a nostro agio.

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