ITPOP: carta d’identità e passaporto del nuovo indie italiano

by Sara

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“L’indie è morto, l’abbiamo ucciso noi Tommà. Adesso siamo pop.” – Thegiornalai

It-pop. O forse ITPOP. Nessuno sa bene come scriverlo o cosa significhi esattamente, come tutte le definizioni di generi musicali del resto. ITPOP come Britpop? Se ne parla da poco eppure a quanto pare ha già la pretesa di essere il nuovo illuminismo musicale con una portata pari a quella che ebbero Oasis, Blur & co. trent’anni fa. Chiedere aiuto al Dio Google oltre che alla propria conoscenza del panorama musicale attuale non porta ad una risposta certa: la ricerca produce scarsissimi risultati, tanto che il primo è:

It.Pop è il primo album noto al grande pubblico di Alex Britti, pubblicato nel 1998“.

A ben vedere quindi si tratta di un termine già utilizzato. Che sia l’Alex nazionale quindi il padre fondatore del movimento? Pare strano, soprattutto a causa di una differenza temporale non indifferente. Chissà. ”Primo album noto al grande pubblico”…forse é questa la chiave per aprire la porta del suo significato. A pensarci bene nell’ITPOP sono presenti artisti fino a poco tempo fa sconosciuti che hanno raggiunto in breve tempo una popolarità notevole (nel mondo digitale in primis) grazie ad una manciata di singoli orecchiabili inseriti nelle giuste playlist Spotify. Ecco dunque altre due parole chiave: orecchiabili e playlist. Le hit dell’ITPOP (HITPOP?! …non esageriamo con i neologismi) non hanno una gran complessità dal punto di vista musicale: pochi accordi, una bella melodia, se ci sono un pò di synth è ancora meglio, e il gioco è fatto. La loro facilità di consumo è data anche dai testi, che rispecchiano la semplicità delle melodie. Fin qui si potrebbe aver parlato di Pop nudo e crudo, il pop delle major e delle grandi classifiche. E invece la differenza è radicale, perché le canzoni appartenenti all’ITPOP sono canzoni indie per definizione, poiché è questa la realtà discografica e artistica nella quale nascono, ma anche perché hanno nel loro linguaggio e nelle loro tematiche elementi di novità: parlano del disagio quotidiano nella lingua -dell’esperienza- dei ventenni di oggi. “We deficiente, negli occhi ho una botte che perde”, “Forse mi ami e manco ti conosco, le sigarette e un reggiseno addosso” e “Vorrei morire anche se fuori c’è il sole e mando a puttane la mia vita sociale“ sono tutte strofe di una lunga, variegata e pittoresca canzone: quella dell’indie che racconta le nostre vite.

Playlist. Senza avere paura di essere accusati di determinismo tecnologico, possiamo affermare che Spotify e la logica delle playlist hanno determinato la nascita dell’ITPOP creando un calderone di artisti indie più o meno simili, tra questi anche molti emergenti e poco conosciuti, che grazie alla somiglianza con altri e alla popolarità della playlist stessa vengo portati alla ribalta. Le playlist sono dunque i nuovi talent dell’indie italiano. A tal proposito, citiamo un articolo di Noisey pubblicato il 5 marzo 2015 dal titolo L’Indie Ha Ucciso Il Pop Italiano – o del perché non siamo in grado di creare popstar se non passando dai talent, emerso nella ricerca del termine ITPOP su Google. All’epoca (3 anni fa!) poteva avere senso, ora non più. Il canto del cigno dei talent è ormai finito, le popstar di oggi vengono dalla trap e, rullo di tamburi, dall’ITPOP, che affonda le sue radici nell’indie. Due generi “missile” che provengono dal basso e hanno raggiunto in pochissimo tempo una popolarità notevole e numeri da record. Tuttavia, il problema di saturazione del format dei talent show televisivi riguarda anche quello delle playlist, per un duplice motivo: da un lato l’X-Factor dell’ITPOP ovvero Indie Italia di Spotify nell’ultimo periodo predilige artisti che si assomigliano molto tra di loro e che rispecchiano lo stile dell’ITPOP, a discapito di altri artisti indie più old school, creando così uno scenario molto omogeneo. Dall’altro lato è chiaro che non è Spotify da solo a dettare i gusti del pubblico. Dai tempi dell’invenzione del fuoco e della ruota, se una cosa funziona la prima regola è quella dell’imitazione. Se lo stile cantautorale di Calcutta funziona così bene, perché non imitarlo. Se i synth nel disco dei Thegiornalisti funzionano, perché non imitarli. In questo modo è l’offerta che va a determinare la domanda. E se l’indie di una volta voleva essere indie a tutti i costi, percorrendo la propria strada fregandosene di ciò che lo circondava, delle leggi del mercato e della popolarità, oggi il meccanismo funziona all’opposto. L’ITPOP è l’upgrade, la versione premium dell’indie, che sfoga la vecchia frustrazione di quest’ultimo, derivante dalla sua ossessione nel voler reprimere il desiderio di popolarità. L’indie oggi va in TV, in radio, fa numeri, è social, è marketing. Non nasconde tutto ciò, non lo evita e non se ne vergogna; in altre parole, è pop. 

Roma Capitale. Un altro tratto che caratterizza questa nuova corrente musicale così in voga è la connotazione geografica. Roma sta diventando la nostra Manchester ed è diventata teatro prediletto della nuova scena di musica indipendente, occupando il ruolo che fino a qualche anno fa era di Torino. Thegiornalisti, Coez, Gazzelle, Calcutta, Carl Brave x Franco 126.. dalle demo alle copertine delle playlist, dai circoli arci alle arene sold out, come loro ci sono una serie infinita di altri artisti super emergenti pronti al battesimo di fuoco dell’ITPOP. Che sia una coincidenza il fatto che provengano tutti da Roma? Forse sì, forse no. Certo è che la città da qualche anno a questa parte sta vivendo un periodo importante e sotto molti punti di vista travagliato, e la sua fertilità dal punto di vista artistico può essere vista come una sorta di rivincita. Chissà se Niccolò Contessa e soci ai tempi della pubblicazione de “Il Sorprendente Album D’Esordio Dei Cani” erano in qualche modo consapevoli di star gettando la scintilla di un falò che sarebbe iniziato qualche tempo dopo.

E’ nato prima l’uovo o la gallina? E’ stato Diesagiowave, Spotify o uno pseudogiornalista a rispolverare questo termine e a rigettarlo nella mischia dei generi musicali? Perché le donne scarseggiano in questo panorama? Queste ed altre innumerevoli domande balenano nelle nostre menti, ma ci possiamo limitare solamente alla compilazione di un documento che ci permetta -sommariamente- di tracciare l’identità di questo fenomeno.

Avvertenza: anche questa carta d’identità, come quella di ciascuno di noi, a un certo punto dovrà essere rinnovata. Ci rivediamo tra 10 anni per esaminare la nuova fototessera.

ITPOP forse va scritto così, tutto maiuscolo, perché é la novità dominante (oltre alla trap, s’intende) del panorama musicale italiano. Va scritto tutto maiuscolo perché è dirompente, è ovunque, è contagioso, ed è una bolla. Una bolla sempre più grossa, fucsia, luccicante, fluttuante, che sembra inglobare tutto ciò che incontra sul proprio cammino. Chissà se verrà a sua volta inglobata da altro, se cambierà colore o se scoppierà da sola.

Noi italiani forse siamo talmente immersi nella tempesta di questo genere musicale da perdere la messa a fuoco della situazione. Ciò che è ITPOP è indie, ciò che è indie non è necessariamente ITPOP. Il fan medio dell’indie italiano è in grado di apprezzare entrambi, ed è per questo motivo che si è deciso di far viaggiare questa musica oltre i confini dello stivale per vedere quali reazioni avrebbe scaturito nei suoi pari di nazionalità differente. La scelta dei campioni umani è stata casuale, quella delle canzoni un pò meno: abbiamo prelevato una serie di brani dalle playlist Spotify “Best of: Indie Italia 2017” e da “Indie Italia” e le abbiamo sottoposte al giudizio di ventenni più o meno appassionati di musica.

Enjoy.

N.B. prima che vi accingiate a commentare “Ma dove sono Carl Brave x Franco 126?!?” Ma gli Ex-Otago?!? #gomblotto!! precisiamo che alcuni soggetti non hanno avuto tempo o voglia di rispondere a delle domande riguardanti un artista italiano con cui non avranno mai a che fare per molteplici ed evidenti motivi.

Gazzelle – Nero
Il cantautore hipster a tratti filosofo
“Penso che l’artista racconti di persone che si sentono vuote, senza il potere di cambiare la loro vita o quella degli altri, oppure di persone prive di passione nelle cose che fanno ogni giorno, continuando però a farle trascinandosi per inerzia (come ad esempio uscire e divertirsi). Immagino che il fan medio ascolti le classifiche o le playlist pop e indie e non sia necessariamente un musicista né ne capisca troppo di musica. Immagino che il cantante sia un ragazzo con un po’ di barba, capelli scuri, vestiti casual ma ricercati.” – Jessica (Austria)

Canova – Threesome
Una band con un pò di sangue britannico
“La canzone è davvero bella e la sto ascoltando di nuovo. Ho ascoltato anche altri pezzi, davvero fighi! Andrei decisamente ad un loro concerto. Sembra strano sentire cantare in italiano all’inizio perché la canzone nel complesso suona molto British! Mi ricorda un po’ i Two Door Cinema Club. Amore, felicità e libertà sono le cose che sento mentre ascolto la canzone. Non ho cercato il testo ma penso che riguardi l’amore … O il sesso?! A giudicare dalla voce penso che il cantante sia un ragazzo giovane e bello. “- Camille (Francia)

Calcutta – Orgasmo
I presunti dolori del giovane Edoardo
Malinconia, sognare ad occhi aperti, dolcezza. Penso che la canzone sia davvero nostalgica e piuttosto triste a livello sia di musica che di testo. Mi ricorda una triste canzone d’amore e alcune ballate degli anni ’80… Mi piace e l’ho ascoltata più di una volta! Quando guardo il video mi viene in mente la fine di una relazione, ma quando guardo il testo non sono poi così sicura.”– Jessica (Francia)

Motta – Sei Bella Davvero
Un timbro che spiazza al primo ascolto
Dell’inizio della canzone mi ha colpito molto la melodia, ma quando il cantante ha iniziato a cantare il tutto mi è sembrato un po’ bizzarro: il mix di musica e la sua voce non sembravano adatti a stare insieme. La calma, la nostalgia, il desiderio di partire sono i sentimenti che il brano evoca in me. Penso che la canzone parli d’amore, dell’insicurezza e agitazione che abbiamo all’inizio, di quel nodo alla gola, del rimanere estasiati di fronte alla bellezza dell’altro. Il cantante me lo immagino come un ragazzo magro che si è perso nel mondo, alla ricerca dell’amore e di se stesso.“- Virga (Lituania)

Coez – Faccio Un Casino
…forse solo in Italia
“La prima cosa che mi colpisce dopo averla ascoltata è il mix di generi: strumentale e rap. Mi suscita curiosità, gioia e una sensazione di un’atmosfera festaiola. Sembra che l’artista abbia qualche rimpianto dopo una relazione, ma è pronto a giocarsi un’ultima possibilità. Immagino che il cantante sia un tipo hipster tatuato con i capelli scuri e il fan medio è un ventenne universitario con un gusti convenzionali. La canzone è piacevole e certamente la ascolterei di nuovo, ma non so andrei ad un suo concerto.“-Audrey (Francia)

Frah Quintale – Nei Treni La Notte
Vita metropolitana ribelle
Penso che il testo descriva persone che sono sfuggite agli standard sociali, adolescenti che hanno detto no allo status quo. La sensazione generale che evoca in me è di risveglio e al tempo stesso di depressione. Il video è piuttosto noioso soprattutto a causa del cattivo montaggio. Penso che l’artista sia un giovane rapper che con il messaggio dei suoi testi voglia provocare il governo.“- Efi (Grecia)

Zen Circus – L’anima Non Conta
Droghe e rock’n’roll
Il cantante sembra sincero, come se stesse cantando di vecchi tempi e forse anche di una vita sregolata fatta di uso di droghe. Sembra nostalgico e intento a rievocare qualcosa di dolceamaro. Vorrei andare ad un concerto di questo artista ma temo che il fan medio sarebbe un hipster di 20 anni, probabilmente di sesso femminile. Le chitarre presenti in tutto il pezzo a volte mi ricordano i Pink Floyd,  con echi verso la psichedelia. Verso la fine invece sembra un po’ nell stile Dredg, ovvero con un forte contenuto emozionale ma sempre con un tocco psichedelico. Penso che il cantante sia sulla trentina e abbia avuto un passato sregolato in stile rock’n’roll“- Niklas (Germania)

Lo Stato Sociale – Amarsi Male
Le canzoni super catchy e i video bizzarri funzionano sempre (e ovunque)
Perché nel video il ragazzo ha cercato di avvelenarla con il cupcake? Voglio dire, non era necessario che così tante persone dovessero morire. D’altra parte però lei forse ha deciso di ucciderli solo una volta che ha visto i regali? Comunque, ho adorato il video e pure la canzone, l’ho scaricata sul telefono! È divertente e fa venir voglia di ballare. Mi fa pensare al pop da un gusto un pò retrò. Penso che il messaggio potrebbe essere “non entrare in casa di estranei o di persone che conosci poco”? E sicuramente non andare ad un appuntamento. Mai. – Tinna (Repubblica Ceca)

TheGiornalisti – Completamente
Pathos e Saudade
Che lingua è questa?! Ascolterei volentieri la canzone di nuovo e andrei a un concerto solo se alcuni amici me lo proponessero e i biglietti non costassero troppo. La canzone mi fa pensare ad un mix di gioia e “tristezza” (non riesco a trovare una parola migliore)… in qualche modo il brano mi riporta alla memoria dei bei momenti passati con gli amici e con persone che non vedo da tanto. Non capisco il testo, ma intuisco che ha a che fare con l’amore e la ricerca di quest’ultimo. Sembra un mix tra Maroon 5, Beatles e Simon e Garfunkel. A giudicare dalla voce, il cantante deve essere un bel ragazzo spagnolo o italiano.” – David (Israele)

Cosmo – Sei La Mia Città
“OH MY GOD ANNOYING HIPSTERS WHO ADD NO MEANING TO LIFE.” cit.
Mi piacciono le voci di sottofondo più che la melodia principale e la voce del cantante. Direi che è l’unico tratto degno di nota del brano. Penso che l’artista parli del sentirsi bene, dell’amare i suoi amici e la sua città. Immagino che il fan medio sia un universitario senza preoccupazioni o pensieri profondi, che cerca disperatamente di sentirsi parte del gruppo indossando abiti cool ma uguali a quelli degli altri. Immagino che il cantante sia un ragazzo italiano magro, basso e giovane, con il quale non uscirei mai. Dopo un primo ascolto della canzone ho pensato immediatamente “OH MIO DIO L’ENNESIMO HIPSTER BLANDO E INSIGNIFICANTE”. Penso che questo si inserisca nella categoria “nuova musica blanda del 21 ° secolo”. Manca di carattere.” – Rachel (Stati Uniti)

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Sara

Ventenne con la testa tra le nuvole ma i piedi sempre per terra. Costantemente in bancarotta a causa del “carpe diem” in fatto di concerti, (troppo) spesso preferisco la musica alle persone.

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