“Non credo di esser superiore, anche io guardo Sanremo”: il pagellone del Festival

by NoisyRoad Staff

Condividi l'amore <3

In questa edizione del Festival di Sanremo, Claudio Baglioni è stato in grado di portare una grande varietà di generi musicali, spesso molto lontani dalla tradizione sanremese, generando uno show molto interessante. C’è un po’ tutto quello che piace all’Italia di oggi, dall’indie al rock, quello nazionalpopolare, à la Vasco Rossi; c’è anche il moroccan pop, così lo chiamano, che forse nemmeno conoscevamo e che alla fine ci piace pure. Non mancano i pezzoni da Sanremo, dispersi da qualche parte tra il perbenismo e il già sentito, che cercano a tutti i costi di strapparti una lacrimuccia e che immancabilmente falliscono nell’intento. Qualcuno all’Ariston l’ha definita l’edizione dei “rapper che non rappano” e dei “cantanti che non cantano”, e quando invece si rassegnavano a cantare, stonavano. Certo è che, per la prima volta, abbiamo visto una buona dose di anarchia calcare il palco più ambito del Paese e al diavolo il sistema, a noi piace così.

Non ci dilungheremo ora in una descrizione analitica dello spettacolo in sé, non parleremo dei vari outfit, né tantomeno delle varie polemichette da quattro soldi che sono divampate dopo la finale. Preferiamo, infatti, lasciare spazio ai veri protagonisti della rassegna, i cantanti. Ecco a voi il pagellone finale di Noisyroad!

24) Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce 5/6

Purtroppo non ci siamo, la sufficienza non è possibile darla. Ed è un peccato, perché se i due cantanti si fossero presentati singolarmente, magari sarebbero riusciti a convincerci. La voce di Livio Cori è piacevole, ma il connubio con Nino non si può ascoltare. Inoltre, le serate sono state costellate da una serie di imprecisioni non perdonabili ed il pubblico, assieme alla sala stampa, non se l’è lasciate sfuggire.

23) Einar – Parole Nuove4

Einar è sbarcato all’Ariston dopo essersi aggiudicato la vittoria della prima serata di Sanremo Giovani e, per noi, la sua partecipazione al Festival si può riassumere affermando che il suo posto in gara lo avrebbe dovuto occupare Federica Abbate. Per cinque serate di fila abbiamo completamente rimosso la sua presenza. Lui è giovane e avrà sicuramente tempo per migliorarsi, ma questa canzone è semplicemente inutile.

22) Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte: 6

Anna quest’anno si merita la sufficienza senza la minima ombra di tutto. Siamo distanti dalla Tatangelo di  “Ragazza di periferia”, quella che ritroviamo è un’artista che ha provato a riscattarsi dalle tante cattiverie delle quali è stata vittima, portando un prodotto che, seppur pecchi di originalità ed estro creativo, è degno di attenzione. Le sue performance, per altro, sono stati impeccabili dal punto di vista dell’intonazione, cosa non scontata in quest’ultima edizione.

21) Patty Pravo & Briga – Un po’ come la vita5

Anche quest’anno non ci siamo fatti scappare il duetto messo in piedi ad hoc per la partecipazione sanremese, la storia del Festival ne è costellata. Il pezzo è totalmente dimenticabile, il senso di vedere accoppiati un’icona intramontabile della storia musicale italiana e un ragazzo che tecnicamente sarebbe un rapper, ma qui, per qualche ragione, nemmeno rappa, ci sfugge. Volevano rendere l’una più appetibile al pubblico più giovane? Oppure pensavano che l’altro potesse convincere gli ascoltatori più maturi? Non si sa. Noi, però, pensiamo che la grandezza di un’artista stia anche nell’avere il coraggio di mettere la parola fine alla propria carriera quando non c’è più molto da offrire.
I due, però, hanno avuto un merito: ci hanno fatto ridere un sacco, fin dal momento in cui sono saliti sul palco e, per un paio di minuti buoni si sono guardati intorno spaesati aspettando che un membro dell’orchestra riemergesse dal bagno.

20) Negrita I ragazzi stanno bene: 5/6

I Negrita sono stati senza ombra di dubbio i grandi snobbati di questa edizione, non hanno ricevuto attenzioni né dal pubblico né tanto meno dalla stampa e, sinceramente, non ci è molto chiaro il motivo visto che sono molto più conosciuti di tanti altri concorrenti. Il pezzo in sé non è niente di più e niente di meno di quello che la band toscana ha sempre fatto, riff potenti accompagnati da una voce graffiante e testi a metà strada fra il sociale e il personale. Insomma, niente di nuovo, niente di memorabile.

19) Nek – Mi farò trovare pronto: 

Principalmente quello che vogliamo capire è: cos’è cambiato rispetto all’esibizione a Sanremo 2015? Noioso.

18) Federica Carta & Shade – Senza farlo apposta: 7

Loro sono due teen idol ed il pezzo per il loro target funziona benissimo (i numeri degli ascolti e delle vendite non lasciano dubbi). Federica è stata impeccabile dal punto di vista dell’esecuzione, nonostante le molte critiche, mentre Shade fa quel “rap” à la Fedez fatto di frasette ad effetto, che può piacere, come no. Nonostante i nostri gusti siano differenti, non neghiamo che questi due ragazzi hanno fatto quello che ci si aspettava da loro: un pezzo catchy, che rimane impresso nella mente.

17) The Zen Circus – L’amore è una dittatura8

Non credo di esser superiore, anche io guardo Sanremo” cantavano nel 2001 gli Zen.
Fin dal momento in cui è stata annunciata la loro partecipazione al Festival non si è fatto altro che parlare del fatto che fosse giusto o meno che un gruppo che viene considerato fra i padri fondatori dell’indie italiano partecipasse all’evento nazionalpopolare per eccellenza. Noi non siamo di certo fra quelli che credono che se un artista è sempre stato considerato di nicchia, allora alla nicchia debba rimanere relegato per tutta la vita; anzi, siamo piuttosto convinti che di un gruppo come gli Zen oggi, considerando il periodo storico e culturale in cui siamo tristemente immersi, l’Italia ne abbia fortemente bisogno. Gli Zen sono arrivati all’Ariston portando con sé un bagaglio ventennale di esperienza costruita anno dopo anno macinando chilometri in furgone e sudore sui palchi di tutta la penisola. Non hanno cercato di riscuotere successi a destra e manca finendo per snaturarsi e sembrare la caricatura di sé stessi (qualcuno ha detto Lo Stato Sociale?), bensì hanno presentato un brano talmente in linea con il loro percorso che lo si potrebbe benissimo trovare in un qualsiasi dei loro album precedenti. Una canzone fiume, priva di ritornello, che analizza in maniera tanto acuta quanto cruda l’Italia di oggi, a partire da una strofa semplicissima, ma che dovremmo tutti imprimerci nella mente come “le porte aperte, i porti chiusi“.
E a tutti coloro che pensano che le canzoni non dovrebbero essere politiche non ci resta che dire: lunga vita al Circo Zen!

16) Paola Turci – L’ultimo ostacolo: 5/6

La Turci è chiaramente la donna più elegante del festival, ma non siamo qui nella veste di stylists. Il testo della canzone potrebbe funzionare, ma non ci siamo proprio dal punto di vista della performance. Stonature ed errori da un’artista del suo calibro non le possiamo accettare. Peccato!

15) Francesco Renga – Aspetto che torni: 2

«La voce maschile, all’orecchio umano, ha una gradevolezza diversa da quella femminile. Le voci femminili belle e aggraziate sono meno rispetto a quelle maschili ». Caro Francesco, non ti hanno mai insegnato a catechismo la lezione del “giudica te stesso prima degli altri”? Viste le tue affermazioni forse no. Tralasciando la bassezza di quanto hai detto, non abbiamo molto altro da dire. Il brano non funziona, o meglio, poteva funzionare a Sanremo 2003. La voce di Renga inizia a sentire il peso degli anni che avanzano probabilmente e un quindicesimo posto ci sembra già un grande traguardo per un brano del calibro di Aspetto che torni.

14) Motta – Dov’è l’Italia: 9

Sicuramente uno dei pezzi più riusciti del Festival. Motta si propone a noi con l’eleganza che lo contraddistingue da sempre, con un brano dal messaggio importante privo di quella retorica spicciola à la Ermal Meta ft. Fabrizio Moro. Quando Motta si è presentato al pubblico di Sanremo non pensavamo che avrebbe ricevuto così tanti consensi, arrivando da solo sul palco della canzoncina nazionalpopolare dal mondo della musica indipendente, nel quale è considerato una perla. Invece no, il nostro Francesco ce l’ha fatta, convincendo pubblico e giuria. Il brano è veramente fortissimo e i cantautori come Motta sono una vera e propria benedizione per il cantautorato italiano. Bravo, bravo, bravo!

13) Ex – Otago – Solo una canzone6

Dalla band genovese ci aspettavamo altro. L’asticella era bella alta, ma loro l’hanno solo sfiorata con la punta delle dita, consegnandoci una performance mediocre ed un brano che, seppure sia gradevole, non risulta minimamente incisivo. Un gran peccato.

12) Ghemon – Rose Viola: 8/9

Che maestro, ragazzi! Ghemon in questa edizione del Festival fa lezione a tutti gli artisti in gara. Esibizioni perfette, sonorità da pelle d’oca nate dall’intrigante connubio tra urban e R&B, in un testo decisamente commovente. Nel brano Ghemon si fa portavoce di una donna ferita da un rapporto difficile, dal quale non riesce a staccarsi, nonostante il suo cuore sia esausto. Bravo, originale e personalissimo, l’artista arriva a Sanremo dando quella ventata di freschezza che mancava al format. Non possiamo che augurargli il meglio per la sua carriera. Chapeau.

11) BoomdabashPer un milione4/5

L’unico commento che ci sentiamo di fare al riguardo è: ma chi li ha votati? Com’è possibile che siano finiti undicesimi? Per citare un grande poeta dei nostri tempi: “non me lo so spiegare“.

10) Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood5

Partiamo da un presupposto: Nigiotti sa il fatto suo e sul palco è convincente. Il grande problema si presenta nel momento in cui ci si concentra non su come sta cantando, ma su cosa sta cantando. Quello di Nonno Hollywood è un testo a dir poco imbarazzante, interamente giocato sulla terribile retorica del “si stava meglio quando si stava peggio”, che cerca di commuovere a tutti i costi ma l’unico risultato che ottiene è quello di provocare una grande orticaria.

9) Achille Lauro – Rolls Royce: 9

Achille Lauro è stato, senza ombra di dubbio, la grande rivelazione di questo festival. Per prima cosa ha spiazzato tutti coloro che si aspettavano un pezzo trap; la sua Rolls Royce, infatti, è elogio in chiave rock di alcuni dei più grandi miti musicai, da Elvis a Amy Winehouse. La canzone ha avuto un grande merito, ovvero quello di crescere e convincere sempre di più serata dopo serata, esplodendo nello stravagante quanto divertentissimo duetto con Morgan. Ci teniamo, inoltre, a fare un grandissimo plauso a questo ragazzo che si è sentito buttare addosso una serie di insulti spregevoli, culminati con l’ignobile shit storm portata avanti da Striscia la Notizia. Nonostante avrebbe potuto sbroccare da un momento all’altro e ne avrebbe avuto tutte le ragioni, è riuscito a rimanere sempre calmo e a dimostrare una gentilezza e un’educazione rare.

   

8) ArisaMi sento bene7/8

A noi Arisa piace e piace tanto. La sua è una delle voci migliori che abbiamo in Italia e su questo non ci piove; inoltre, ha il grandissimo pregio di presentare sempre canzoni che, nella loro semplicità ti arrivano dritte al cuore e ti rimangono impresse nella testa (non fate finta di niente, tanto lo sappiamo che su La Notte ci avete pianto proprio tutti). Quest’anno la nostra Rosalba ha portato all’Ariston un brano tecnicamente difficilissimo, ma che per sonorità potrebbe stare alla perfezione nella colonna sonora di un classico Disney. Inoltre, dobbiamo farle un plauso perché nonostante nella serata finale avesse 39.5 di febbre e si vedesse chiaramente che non era in forma, è riuscita a portare a termine la sua esibizione con grande eleganza.

7) Irama – La ragazza con il cuore di latta: 3/4

Premessa: il portare alla luce tematiche come quella della violenza sulle donne merita un plauso, su questo siamo d’accordo. Il problema, tuttavia, è il come questo messaggio venga veicolato. Irama l’ha fatto in una maniera a dir poco imbarazzante, che tocca il suo apice trash con i battiti del cuore (della ragazza? Del bambino che ha in grembo? Boh). Vogliamo parlare poi del momento “Sister Act”? No, forse meglio di no.  Il risultato è assolutamente sgradevole e di poco gusto.

6) Daniele Silvestri – Argentovivo: 8

Silvestri è uno degli artisti in gara che si meritava il podio, o quantomeno un quarto posto. Il cantante è riuscito a mantenere, serata dopo serata, uno standard qualitativo altissimo, complice anche il duetto con il rapper romano Rancore, che ha dato alla canzone quella freschezza in più per funzionare perfettamente anche a livello radiofonico. Nonostante il podio mancato, il lavoro di Silvestri è stato ampiamente premiato. Egli ha infatti ricevuto il Premio della Critica “Mia Martini”, il Premio “Bardotti” per il miglior testo e il Premio “Lucio Dalla” della Sala Stampa. Un ottimo ritorno sulla scena musicale!

5) Simone Cristicchi – Abbi cura di me: 6/7

Simone Cristicchi è bravo, su questo non ci sono dubbi. All’Ariston ha portato il suo modo inconfondibile e intenso di fare musica, a metà strada fra canzone e teatro. Il brano, nonostante siamo costruiti in maniera piuttosto semplice e si componga di strofe che non brillano per originalità,  è stato descritto da molti come commuovente e poetico, probabilmente supportato dalla performance molto sentita dell’artista, che quasi per tutte le serate si è esibito con gli occhi lucidi. Se dobbiamo trovargli un difetto, è sicuramente quello che, dopo l’entusiasmo della prima serata, il brano è andato piuttosto scemando.

4) Loredana Bertè – Che cosa vuoi da me: 6
Lei è stata la grande star della sessantanovesima edizione del Festival, accolta con un tripudio di applausi e plurime standing ovation, addirittura una serie infinita di fischi da parte del pubblico in sala quando è rimasta fuori dal podio. Loredana è un personaggio incredibile, è tanto eccessiva quanto iconica e quest’anno si è presentata in ottima forma, portando un brano scritto da Gaetano Curreri che, per quanto banale, si adatta perfettamente al suo stile e rimane impresso; però non è certo un capolavoro e non è giusto venga fatto passare per tale. La Bertè è un pezzo di storia della musica italiana, ha avuto una grandissima carriera ed è giusto che venga onorata, ma a Sanremo si premia la canzone, non la carriera, per cui è giusto che sia andata così.

3) Il VoloMusica che resta : 2

Sparare a zero su Il Volo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. I tre tenorini hanno cercato a tutti i costi di cancellare l’immagine decisamente datata che gli è stata cucita addosso in questi dieci anni (si, sono davvero in giro da dieci anni). Il processo di svecchiamento, però, ha ottenuto risultati decisamente scarsi. Tralasciando le scelte di look (da quando è diventato socialmente accettabile presentarsi sul palco in tuta?), il brano firmato, fra gli altri da Gianna Nannini, ha un piglio molto meno operistico rispetto a quello a cui il gruppo ci ha abituati, tenta di essere rock ma non ci riesce e sappiamo tutti che, qualsiasi strada si tenterà di fargli intraprendere il loro pubblico rimarrà sempre quello: nonnine, emigrati e stranieri con un’idea un po’ distorta dell’Italia.
Ci teniamo a dire una cosa: questi tre ragazzi si sono sentiti lanciare addosso le peggio critiche, non solo per quanto riguarda la sfera musicale, ma anche dal punto di vista personale. Nonostante questo, si sono sempre dimostrati educati e professionali ma, sopratutto, a differenza di qualcuno, hanno accettato la sconfitta con grande sportività.

2) Ultimo – I tuoi particolari: N.C.

Qualcuno ci riesce a spiegare il perché Ultimo sia stato accolto da una vera e propria ovazione dal pubblico? Sarà perché rivedono in lui un piccolo Fabrizio Moro? Non lo sappiamo. Il brano presenta una scrittura che non convince, profuma di già sentito e non porta alcuna novità (sentiamo già le orde di fan che arrivano a prenderci).  Stanca e tanto! Tralasciando il lato musicale, il tasto dolente emerge dal comportamento del cantante al Festival. Sin dall’inizio della competizione Ultimo era stato presentato dai giornalisti come uno tra i papabili vincitori, venendo quindi osannato da pubblico e stampa. Tuttavia, è bastato poco per far scattare in lui una reazione smisurata, ingiustificabile e infantile. Sarà stato il finire al secondo posto, venendo sconfitto dal “ragazzo che ha vinto”, sarà stata la stanchezza accumulata, ma la gravità resta uguale. Non ci si può rivolgere in questo modo a professionisti del settore inficiando il lavoro di un’intera categoria, non ci si deve permettere di non presenziare agli impegni prestabiliti per poi fare le dirette (deliranti) su instagram, non si deve far trasparire questo spirito menefreghista e spocchioso all’interno di un ambito competitivo. Ultimo ha sbagliato e forse ne pagherà le conseguenze. Siamo pronti, tuttavia, ad accettare le sue scuse e solo allora saremo amici come prima.

1) Mahmood – Soldi: 9/10

Non sprecheremo il nostro tempo parlando delle sterili polemiche che hanno investito Mahmood dopo la sua vittoria al Festival. Quello che vogliamo sottolineare è il fatto che “Soldi” è senza dubbio il pezzo più forte all’interno di questa edizione di Sanremo. Mahmood si presenta come un performer navigato, nonostante non sia noto al grande pubblico, capace di gestire anche le difficoltà tecniche che gli si sono poste davanti in finale, senza mai stonare o cadere in piccoli errori. La canzone funziona e gli ascolti nelle varie piattaforme digitali ne sono la riprova. Ci auguriamo che questa vittoria rappresenti una svolta per la carriera di Mahmood, un ragazzo umile, talentuoso ed estremamente competente (ricordiamo che è autore per la Universal di alcuni degli artisti più in voga del panorama musicale italiano). Bravo Mahmood, la vittoria non poteva che essere tua.

Articolo scritto a due mani da Federica e Davide Lotto.

Condividi l'amore <3

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua


Unisciti alla NoisyNation!

NoisyNation
Gruppo Facebook · 614 membri
Iscriviti al gruppo
Gruppo ufficiale di NoisyRoad Vuoi parlare con qualcuno del nuovo album degli MGMT, ma l'ultima cosa indie che abbiano ascoltato i tuoi amici è la pu...
 
Ci trovi anche qui:

Artisti Emergenti