Secondary ticketing: chi guadagna con la nostra passione

by Giada Agnoli

I vostri pensieri ed esperienze qui raccolti, verso una possibile soluzione

 

Sembra già lontano il giorno in cui la bufera “biglietti dei Coldplay” si è diffusa nel web e già oggi dobbiamo fare i conti con gli introvabili e fumosi tickets degli U2 o di Eminem.

Di strada però ne abbiamo fatta in questo anno e mezzo. Vogliamo parlare di Bruce Springsteen? Bene, in soli due minuti, infatti, dall’inizio della vendita online, sono stati acquistati oltre 40mila biglietti. Ripeto per chi non fosse stato attento: SOLI 2 MINUTI, 40 MILA BIGLIETTI. É stato proprio questo l’evento che più ha scosso il mondo musicale sotto l’aspetto del bagarinaggio online, anche se la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vendita dei biglietti dei Coldplay circa un anno fa: ancora se ne parla, ancora non c’è stato chiarimento a quel mistero. In venti minuti tutti i biglietti sono andati esauriti e nel giro di un’ora molte piattaforme online li rivendevano a prezzi di gran lunga superiori. Ma puntualizziamo, non che prima non esistesse, anzi, sicuramente il bagarinaggio era diffuso in altre forme e probabilmente era più nascosto a causa dell’assenza dei social e di tutte le piattaforme tecnologiche. Fenomeno che, come dice Panorama, può essere tranquillamente chiamato bagarinaggio 2.0, definendolo come una evoluzione di una vecchia tattica di vendita e guadagno. I bagarini di adesso però, non hanno più il coraggio di metterci sempre la faccia, e quando non li troviamo fuori dagli stadi a chiederti se vuoi comprare un biglietto, li abbiamo online, protetti da quella maschera chiamata “internet”.

Ma non sono qui per annoiarvi approfondendo la storia del fenomeno del secondary ticketing, né voglio parlarvi di come si sia diffuso particolarmente nell’ultimo decennio. Il perché della mia scelta sta nel fatto che sarebbe un discorso fin troppo semplice, contrastante e banale. Provate a scrivere “secondary ticketing” su Google e troverete infatti tutte le definizioni possibili di questo problema ormai radicato in tutto il paese.

Sono tanti i temi al centro del dibattito: c’è chi parla di complotto accusando le grandi aziende organizzatrici di concerti e le piattaforme online che detengono il monopolio dei biglietti di fornire loro stesse i biglietti ai “bagarini” o ai siti di secondary ticketing a prezzi anche triplicati, incassando così oltre l’80% del prezzo base. C’è anche chi accusa gli artisti vittime del fenomeno di essere solo capaci di approfittare della situazione per aggiungere più date al loro tour, incassando così un guadagno maggiore e più veloce (come nel caso Coldplay, che hanno aggiunto un concerto, sempre a San Siro, solo dopo pochi giorni il sold out).

Quello che ho voluto fare è stato raccogliere testimonianze, riflessioni, pensieri di gente che vive per la musica e che farebbe qualsiasi cosa per ottenere quel biglietto che tanto desidera. Ciò che ne è venuto fuori è, a parer mio, spettacolare ed emozionante. Mi hanno scritto davvero tante persone, chi solo era curioso, chi mi ha lasciato poche righe, chi mi ha domandato se ci fossero contatti per eventuali segnalazioni, chi mi ha fatto il proprio in bocca al lupo e chi si è sfogato in un file Word di oltre 1000 parole. Ne approfitto per ringraziarvi tutti, perché credo che anche solo parlarne insieme sia il primo passo verso una possibile soluzione. Raccogliere in questo articolo tutti vostri pensieri è impossibile, ma ho deciso di estrapolare parte delle vostre risposte nei successivi paragrafi.

Il primo aspetto che è emerso dall’indagine è che la maggior parte delle persone appassionate di musica e concerti sono contro il bagarinaggio. Il problema, però, è che il secondary ticketing non è illegale. Che vi piaccia o no, comprare biglietti per rivenderli ad un prezzo maggiore per la legge, oggi, è possibile. Ci sono anche due sentenze della Corte di Cassazione che confermano la liceità di questa pratica, una del 2006 e una del 2008. Se parlassimo invece di società che impiegano tale sistema per svolgere attività di natura commerciale, il discorso della legalità cambierebbe, perché si parlerebbe di un reato informatico e che soprattutto le società sono in grado di condizionare i prezzi di vendita, a differenza del singolo.

Mi sono voluta addentrare in questo sistema fingendomi interessata ad acquistare due biglietti per il concerto di Eminem. Il noto rapper ha in programma un concerto nell’area Expo a Milano il prossimo 7 luglio e, purtroppo, molte persone non sono riuscite ad acquistare il proprio biglietto a causa del secondary ticketing. Non avendo le competenze adatte a scoprire i segreti dietro le piattaforme di bagarinaggio, mi sono divertita a scrivere su Facebook a quegli account che tentavano di vendere a prezzi maggiorati i loro biglietti. Il risultato è stato più o meno questo:

Dominava spesso un’aria di ignoranza, come se loro non sapessero che la trattativa che mi stavano proponendo non fosse normale, come se il panettiere mi stesse vendendo il pane a 20 euro al chilo. Peccato che in media il pane in Italia costi sui 2/3€ al chilo. Scioccante anche l’immagine dei dieci biglietti fotografati, biglietti che invece di essere in mano a fan sono di proprietà di persone a cui non frega minimamente di partecipare all’evento. Un altro aspetto importante che ho notato parlando con queste persone è stata l’ipocrisia e la superficialità delle loro argomentazioni.

 

È stato proprio quel “come tutti” a spaventarmi, perché per questa ragazza è perfettamente normale vendere un biglietto acquistato a 90€ sul sito a 250€.

Un barlume di speranza però c’è: me lo ha spiegato Antonio Montenegro che gentilmente si è offerto di raccontarmi la sua avventura all’interno del fenomeno e di come, dal 2012 ad oggi, è riuscito in parte a contribuire alla ricerca di una soluzione tramite le sue segnalazioni (l’intervista integrale è disponibile a questo link nel caso qualcuno di voi volesse approfondire o contribuire all’interno della tematica delle segnalazioni online).

“La mia esperienza potrebbe fungere da esempio sotto due prospettive. La prima, è ovviamente di non sottostare ad un sistema che decide il bello ed il cattivo tempo dei concerti e degli eventi, e quindi di non vergognarsi a segnalare e a denunciare o a rassegnarsi perché “tanto non cambia niente”. La seconda prospettiva, quella più umana e più sentita probabilmente è la seguente: so benissimo quanta frustrazione si percepisce nell’aspettare un evento musicale e nell’andare a sbattere contro il muro del sistema del secondary ticketing. Ma non fatevi gabbare: non permettete ai “furbetti” di rivendervi biglietti anche solo al doppio della cifra originale, loro sono in grado di sfruttare la vostra debolezza e la vostra passione, siate più furbi di loro e denunciateli.”

La cultura italiana e in particolare lo Stato non hanno aiutato in passato né aiutano tuttora il sistema di vendita di biglietti. E alla mia domanda “Che ruolo ha l’Italia e il suo sistema governativo all’interno del fenomeno?” ho ricevuto diversi spunti di riflessione: 

“Lo Stato potrebbe risolvere facilmente la cosa bloccando siti e facendo funzionare le cose come si deve, ma, come in altri casi, preferisce offuscarci la vista attraverso i mass media alimentando odio e frustrazione e portando noi poveri drogati di musica a piegarsi alle loro volontà. Il modo più semplice per evitare tutto ciò sarebbe sicuramente consentire un numero limitato di biglietti per utenti verificati, o più semplicemente limitare la vendita online e dare precedenza a quella fisica che permette di verificare gli effettivi compratori dei biglietti. Penso che quando le band smetteranno di frequentare questo paese o la gente si stancherà e non asseconderà più questo fenomeno possa succedere qualcosa, e credo che quel giorno non sia troppo lontano.”

Giorgio Cuccia

“Secondo me questo problema non è un’emergenza, perché credo che lo stato italiano abbia problemi ben più importanti a cui pensare. Penso inoltre che il governo non c’entri proprio nulla all’interno di questo sistema, ma sono convinto che i mass media debbano assumere un ruolo importante per quanto riguarda la “giusta comunicazione” in modo da far conoscere le dinamiche del fenomeno a tutti. Questo è un problema che esisterà sempre e che non si fermerà mai, e non solo in Italia. Ciò nasce dal semplice fatto che bisogna pagare per una cosa che ci piace. Io ho dovuto pagare quasi 200€ per la mia amata band per colpa dei bagarini, ma nonostante questo io vado fiero della mia scelta perché è stato un concerto spettacolare. A chi mi chiede se sono pentito di avere speso così tanto rispondo che per me è inconcepibile spendere 300€ per un gioiello, ma è giustificabile la spesa eccessiva per un biglietto di un concerto.”

Oscar Marrone

 

Da queste due testimonianze, decisamente contrastanti, si nota facilmente come sia facile, nonostante le passioni in comune, cadere in guerre di pensiero forti, che possono poi causare fratture nella discussione dell’argomento e nella ricerca di una possibile soluzione.

Io credo che, come ogni cosa, il fenomeno è nato, sta crescendo e quasi sicuramente morirà: sta a noi poveri mortali innamorati della musica capire come gestire le carte in gioco. Qual è il nostro ruolo, e soprattutto perché ci piace così tanto andare ai concerti tanto da non riuscire a rinunciare al biglietto del live dell’artista che tanto aspettavamo? Una splendida risposta alle mie domande me l’ha fornita Matteo Capone:

“Ritengo che la musica sia un dono, ma anche un privilegio. Di chi la sa apprezzare, contestualizzare e, soprattutto, personalizzare. La musica è una riproduzione melodica delle nostre ambizioni, dei nostri pensieri, di delusioni e sentimenti. In quanto tale ci piace, ci piace assai, poterla sentire scorrere dentro le vene, nella forma di brividi, di impulsi e ricorrenti note che solleticano la nostra emotività. È per questo che, da grandi sentimentali come siamo, amiamo i concerti. Ma la musica dal vivo, che è essa stessa vita, non va strumentalizzata. Il problema del secondary ticketing nasce dalla volontà scorretta e materialista delle persone di rendere uno spettacolo un mero e banale strumento economico. E dall’ingenuità della maggioranza, che ignora le vie ufficiali e cade fin troppo spesso nelle trappole del bagarinaggio. Il secondary ticketing è e può essere un’emergenza ovunque, non solo da noi, ma siamo noi a dover sapere come fare. Dobbiamo capire che se vogliamo annullare un fenomeno dobbiamo abbandonare i nostri capricci, ed evitare di buttarci lì fuori alla ricerca di quel bagarino che, secondo noi smosso da compassione, ma in realtà calcolatore freddo e spietato, ci farà il “prezzo pazzo”, ma, in un modo o nell’altro, ci sta fregando tutti. É a loro che bisogna dire basta, compriamo da chi ha bisogno di vendere, e se non ci riusciamo, fa niente, sarà per un’altra volta. C’è un limite a tutto, e c’è (quasi) sempre una seconda occasione. Non ci resta che sperare che, prima o poi, la gente capisca, che lì fuori al palazzetto ci si va solo per mettersi in fila.”

 

Insomma, le soluzioni esistono, possono essere tante, difficili, impraticabili o addirittura impossibili, ma ci sono. Una risposta io non ce l’ho da darvi, ma voi me ne avete date tante: mi avete detto che secondo voi è colpa della cultura italiana o addirittura di noi italiani. Alcuni di voi credono che sia colpa anche e soprattutto di chi non riesce a rinunciare al biglietto e che pur di averlo lo compra dai bagarini, continuando ad alimentare così il sistema. Mi avete raccontato che lo Stato è il primo colpevole e l’unico che può, tramite la legge, vietare questo tipo di truffa. Quello che ci resta da fare, a noi poveri amanti della musica live, è continuare a segnalare, nella speranza che qualcuno ai piani alti si renda conto che guadagnare dalle nostre passioni non è solo sbagliato, ma illegale.

 

Grazie a tutti quelli che hanno contribuito a questo articolo, grazie di cuore.

Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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