Ripasso della storia dei The 1975

by Chiara Bustreo

I nostri primi tre album sono la storia di una persona; è sempre qualcosa che ha a che fare con la mia storia. Dall’adolescenza alla maturità, dal successo al tentativo di mediazione con il secondo disco e il terzo è dove siamo adesso”  così ha raccontato il frontman Matty all’NME all’inizio di questo autunno in risposta alle pressanti domande sull’uscita del nuovo album. “Ma non è ancora dichiarato dove siamo ora come ora. È difficile capire il presente.
Queste sono le parole prima dell’uscita dell’ultimo pezzo della trilogia e la fine di “un’era”, dell’era dei The 1975. Band che, a seconda di come andrà A Brief Inquiry Into Online Relationship in uscita il prossimo 30 novembre, si dichiarerà o meno LA band pop-indie del momento. Sì, perché ormai si sa, l’indie è il nuovo pop e il pop è solo pop. E’ più buono un cono gelato alla vaniglia con il topping al cioccolato sopra che non un gelato alla vaniglia in coppetta, no? Poi dipende dai gusti, eh.
Con il loro album numero 3 vogliono arrivare alla portata dei terzi classici capolavori come OK Computer o The Queen Is Dead. Troppo ambiziosi? “Dovrà essere la cosa migliore che abbiamo mai fatto” dichiara Matty, e lo speriamo per voi altrimenti deluderete le aspettative dei fan dopo tutte queste dichiarazioni.
Dopo l’uscita di ben 5 singoli (praticamente non dobbiamo aspettare la fine di novembre per capire come sarà l’album perché, tempo altre due settimane, a forza di far uscire singoli ce lo presentano tutt’intero) ci metteranno alla prova con 15 nuovi brani.

Ma cos’ha portato i 4 di Manchester a poter avere l’onore dell’incoronazione a reginetti del ballo del pop-indie? Ripercorriamo la loro storia.

INIZI

The 1975, ufficialmente Matthew Healy (voce e chitarra), Adam Hann (chitarra), George Daniel (batteria e cori) e Ross Macdonald (basso).
Matty inizia a suonare la chitarra dopo la morte del migliore amico di suo padre che aveva lasciato al ragazzo due elettriche. Nonostante l’avvicinamento alla musica suonata grazie alla chitarra, il cantante inizialmente era il batterista del gruppo dove suonava con Ross il bassista e Adam al tempo l’unico chitarrista. D’un tratto arrivò nella loro scuola questo tipo strano, il pezzo mancate della band, alto, il ragazzo ideale di Matt, George: stessa voglia di non vivere in quei sobborghi inglesi, l’inquietudine di dover sottostare a delle regole e l’uno la parte mancante dell’altro, nell’amicizia come nella scrittura di testi. Si scambiarono il posto dando ufficialmente vita alla band nel lontano 2004.
Solo nel 2011, dopo ben 5 anni decisero effettivamente di chiamarsi The 1975, l’anno della formazione dei Sex Pistols e la stessa annata del primo concerto dei Talking Heads. Da ammirare. Ma in realtà la scelta del nome si riconduce anche ad una giornata che Matty trascorse in casa di “un tipo troppo fico” fotografato insieme ad Hendrix che gli diede un sacco di libri della beat generation da leggere. Tornato a casa Matty prese uno di questi libri, più precisamente uno dello scrittore Jack Kerouac. Sul retro del libro scritto di una lista infinita di parole e vaneggi mentali riguardanti il suicidio era datato sul fondo “1st June, The 1975”. Quel “The” lo fece talmente tanto impazzire che decise e basta.

EPs, 2012-2013

Si sa come nascono le band, sei dello stesso paesino sperduto in mezzo a casetta tutte uguali di piccole cittadine inglesi oppure frequenti la stessa scuola di quei tre tipi che tutti definiscono strani e che si uniscono per rendere reale il loro sogno inglese (aka il “sogno americano” fatto per chi vuole diventare un musicista di successo). Fanno due-tre date in pub di amici di amici e, fatalità, portando in giro dei CD orripilanti fatti in casa con la copertina disegnata a mano, qualche buon anima che lavora nel settore musicale ascolta QUELLA canzone e ne rimane colpito. La mette in radio e BOOM! Il sogno inglese è avverato.
Dite che non è così per tutti? Beh, lo è stato per i The 1975 che dal 2004 passano da un pub qui ad una cover di lì e poi si stancano, scrivono il loro brano The City prima e di colpo nel 2012 passano in radio con la canzone Sex estratta dal secondo EP, Sex EP appunto. E poi successone con Chocolate dal terzo EP Music For Cars, volano al 19° posto nella classifica UK Top 20. Così cominciano un tour in giro per il mondo raccontando con le loro chitarrine lievi, i synth dolci, quello stile such TUMBLR e quella voce così pop ma così particolare come le scoperte della vita possano essere difficili ma più belle se condivise. Droga, sesso, alcol (& rock ‘n roll più o meno) portano il tatuato frontman e la band a girare l’Inghilterra e l’Irlanda.

The 1975 (Il primo album) – 2013 al 2015

Poi arrivarono in America, l’apertura del concerto dei Rolling Stones, dei Neighbourhood e dei Bastille tra Inghilterra, USA (con parentesi Coachella), Nuova Zelanda e Australia. Il tutto con all’attivo 4 EP dopo l’uscita di IV, appunto.
E allora danno il via all’uscita di alcuni singoli che porteranno la band al successo internazionale vero: dopo l’uscita di Settle Down, Robbers e Heart Out è uscito l’album intero prodotto con Mike Crossey (già produttore di Arctic Monkeys, Foals e The Kooks, ndr). Questo è stato il LA per rivelare le loro storie di perdizione, intossicazione e degli scheletri nascosti tra le piaghe dell’adolescenza moderna con i ragazzi di tutto il mondo che cercavano una nuova band indie con la quale immedesimarsi sia per la musica che per i testi.
Dopo l’uscita di un numero così elevato di EP prima della release di un vero e proprio album si pensò ad una strategia di marketing studiata nei minimi particolari per portare The 1975, il loro primo album uscito nel 2013, ad un successo immediato. Ma l’unica cosa che aveva fermato la band prima di allora dal far uscire un album intero era “una mossa necessaria – Non saremmo stati capaci di pubblicare un album senza far uscire prima un EP, volevamo essere sicuri di poter esprimere noi stessi prima di debuttare in questo lungo a ambizioso progetto”. Quindi volevano vedere se potevano piacere alla gente prima di impegnarsi in un progetto dispendioso di tempo e di denaro.
L’album omonimo ha fatto da contenitore per tutti i singoli di successo pubblicati in precedenza e anche le nuove hit che hanno portato la band alla fama che attendeva.
Le persone hanno bisogno di mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di cosa facciamo e vedere cosa siamo per questa generazione. Voglio che la nostra musica faccia parte della vita delle persone, letteralmente”.

Il secondo album – 2016 al 2017

E poi, nell’onda verde del successo dopo le 750 mila copie vendute del primo album, esattamente due anni e mezzo dopo è arrivato il secondo album I like it when you sleep, for you are so beautiful yet so unaware of it. La differenza fra l’album omonimo della band e questa seconda uscita forse è il cambiamento troppo grande tra i brani all’interno dell’album che strizzano l’occhio a fin troppi stili. Infatti i cinque singoli rilasciati Love Me, UGH!, The Sound, Somebody Else e A Change of Heart e poi il premiato come “singolo dell’annoShe’s American sono concettualmente simili ma diversi ed aprono strade a molteplici interpretazioni del nuovo lavoro della band. Il quartetto famoso per il loro essere amorfi, al di fuori dagli schemi e con un cantante “accentratore” vengono definiti confusionari, perché la loro musica è un insieme di troppi stili diversi: art rock, crisp elettronica, R&B, white-funk, musica da ballo e 80s gloss pop. Nemmeno noi sappiamo che generi siano quelli appena elencati, ma sono le parole dei “critici” e noi non possiamo sfidarli. Se non riportando un’affermazione di Matty dopo queste opinioni: “È così strano che con la musica le persone vogliano mettere delle regole”.
Grazie alle centinaia di date dopo l’uscita del secondo episodio della loro trilogia è uscito l’album interamente live DH00278 che nel 2017 almeno non ha lasciato i fan a bocca asciutta per 2 lunghi anni. Fan che dopo la pausa di quel paio d’anni dalla loro ultima uscita stroncata dai critici sono ancora qui ad aspettare il nuovo album.

La pausa e l’arrivo del nuovo album – 2016 al 2018

Dopo anni di silenzio e concerti in giro per il mondo la band comincia a dare segni di vita. Prima via Twitter annunciano una cosa, frasi smozzicate, che poco dopo si rivelano false. Il finto allarme dell’uscita del nuovo album ad ottobre e poi l’ufficializzazione della release a fine novembre. Un caos che ha creato hype intorno alla band della quale ormai si sentiva la mancanza.
Così i fan hanno reso la diffusione e l’ascolto dei 5 singoli rilasciati molto veloce e scrupolosa, tanto da richiamare l’attenzione sulla nuova strada che intraprenderà la band per il futuro: “La band pop-indie dell’anno”. Dal 1 giugno di quest’anno la band ha attuato le sue classiche tattiche di “mollo i social, faccio finta che ci stiamo per lasciare ma poi esco con un tweet a casissimo che sembra voglia dire molto ma in realtà sono sbronzo e scrivo le prime parole che mi vengono in mente riguardanti l’album e la mia carriera in generale”. Tutto normale.
Fatto sta che sono usciti con ben 5 singoli, uno jazz, uno ballad e chi più ne ha più ne metta.
Chissà che 15 brani sentiremo all’uscita il 30 novembre. Per saperlo continuate a seguirci per la nostra bellissima recensione.

Chiara Bustreo

Mi piace il profumo della polvere del caffè e mi fanno paura i temporali e le galline. Un giorno mi piacerebbe diventare una sirena.

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