Storia di ogni teenager indie: basta un video per cambiarti la vita.

by fraturner

In una normalissima giornata, giusto nell’annoio e abbiocco post-pranzo, decidi di metterti al pc, aprire youtube e cercare quel gruppo, quello che Rupert Grint (sì, quello di Harry Potter) aveva indicato come suo gruppo preferito durante un’intervista. Così, giusto perché ti è rimasto quel nome in testa. Insomma cerchi questo gruppo su YouTube, clicchi sul primo risultato e… momento di buio.

Non hai la più pallida idea di cosa sia successo nel frattempo, fatto sta che adesso sei in piedi sulla sedia in preda al panico perché è la cosa più bella che tu abbia mai sentito. Cerchi di ricomporti ma non puoi che urlare a chiunque ti passi accanto, tanto che tua madre ti chiede se “puoi abbassare il tono della voce? C’è gente che a quest’ora si riposa”. Okay. Non vogliono condividere la tua gioia ma non importa perché tu hai trovato la tua band. O, meglio, lei ha trovato te. E così passi dal periodo della tua vita in cui scaricavi canzoni a caso a quello in cui devi avere ogni singola discografia, – perfetta ed in ordine – tutti i live, gli EP. T u t t o.

tumblr_oj7oc79AsP1uq521lo1_500Sembra un’assurdità, ma quasi per magia attraverso questa band ti si apre un mondo e non fai che chiederti tutta questa musica dov’era prima, e tu, cosa cavolo stavi facendo?

Fino a quel momento la musica e tutto ciò che la riguardava erano semplicemente un passatempo, un sottofondo. Poi quel qualcosa è cambiato. Per quella band sei disposto a spendere in dischi e vinili i soldi messi da parte per la macchina fotografica che bramavi da un sacco di tempo, a rinunciare ad uscire il sabato sera per pagarti i concerti. Come un tossico non fai altro che cercare musica e tutto per merito – o per colpa – di quel primo gruppo, quello che ti ha fatto capire cosa volesse dire ascoltare musica.

“Ma non stavamo appunto parlando di quel gruppo?” direte voi. Beh, sì, il fatto è che tutta questa riflessione mi è venuta in mente leggendo una frase detta da Alex Turner, nonché cantante degli Arctic Monkeys aka il sopracitato gruppo che mi fece saltare sulla sedia, parlando degli Strokes:

“There is always that one band that comes along when you are 14 or 15 years old that manages to hit you in just the right way and changes your whole perception of things.”

 

Ed è proprio così che è andata. Se questo è un bene o un male non lo capirò mai ed i dubbi a riguardo arrivano soprattutto quando sei là, in fila per un concerto schiacciato da centinaia di persone, a prender freddo con quell’unico ma a me chi me l’ha fatto fare?” che si ripete costantemente in testa ed a ripeterti in testa. Poi però ripensi a quel giorno (ndr si percepisce abbastanza la nostalgia, vero?) e a cosa sarebbe successo, che so, se si fosse rotto il computer o se non avessi mai letto quell’articolo: non avresti incontrato e conosciuto tante persone, non avresti passato giornate ad urlare canzoni e a ridere, non saresti mai uscito da un concerto pieno di lividi e dolorante, ma indefinibilmente ed inenarrabilmente felice. Probabilmente saresti qui a cercare di darti un senso.

Non che un senso sia riuscita a darmelo, ma credo più o meno di aver trovato la strada.

 

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fraturner

Big brown eyes with a small small heart.

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