18 febbraio 2020

Vedere un'artista nella location giusta: quanto il luogo può incidere?

Non si va ad «ascoltare» un concerto. Si va a «vedere» un concerto. Spesso, quando assisto ad un live, mi piace chiudere gli occhi o guardare in basso per ascoltare esclusivamente la musica senza essere condizionato da quello che vedo o da chi ho intorno. Un concerto, però, va vissuto nella sua interezza, con tutti i sensi, e proprio per questo la venue gioca un ruolo decisivo nella buona riuscita di un concerto. La mia collezione di biglietti non è ancora kilometrica anche se si sta infittendo a ritmo serrato. Ho visto artisti esibirsi in piccoli pub inglesi dove igiene ed aria condizionata sono due termini ancora percepiti come neologismi, passando per club di medie dimensioni dove si inizia a sgomitare, fino ad arrivare a San Siro. Ognuno di questi luoghi ha le sue peculiarità e nessuno è migliore dell’altro. Tutto dipende da chi suona e da dove lo sta facendo.
Ecco una descrizione della trilogia pub - club - stadio, per come l’ho vissuta io.

Pub (venue per 100/200 persone)

Il pub è un luogo spesso avvolto da un’aura mistica. Ha solitamente una lunga storia alle spalle ed una lunga sbornia in divenire. Ho vissuto a Londra per un certo periodo, una vera e propria Mecca della musica. I pub e locali che hanno fatto da palcoscenico a tante leggende della musica si snocciolano lungo tutta la città. The Half Moon è uno di questi. Sul suo palco si sono susseguiti Kate Bush, U2, The Rolling Stones, The Who, Frank Sinatra. Mica male. Per non parlare di The Troubadour, il primo locale in cui Bob Dylan si è esibito a Londra, e dove le pareti sono state graziate dalle note di Jimi Hendrix.
La bellezza racchiusa nell’assistere ad un concerto in un piccolo pub sta proprio nell’esperienza personale totalmente esclusiva che si vive. L’artista è a pochi metri di distanza ed è come se ogni aspetto dell’esibizione fosse sotto una lente d’ingrandimento che amplifica ogni cosa. Si possono vedere le mani ferme e sicure sullo strumento così come ogni piccola smorfia del volto. Non c’è il rumore della gente, c’è solo musica. Anche e soprattutto per l’artista la venue può plasmare la performance. Si può guardare in faccia ogni singola persona ed anche la più grande rockstar si cala sullo stesso piano di tutta la gente comune. Considerate le dimensioni del locale e l’atmosfera, le canzoni vengono solitamente arrangiate per una versione più acustica e rarefatta. A meno che di nome non facciate Giorgio Canali. Questo contribuisce alla resa di una performance unica, dove è possibile ascoltare delle versioni inedite di brani già conosciuti dal pubblico.
Un altro aspetto importante dei pub che ospitano musica dal vivo è la scoperta dei nuovi talenti. Niente sedie per i giudici e litigate in diretta da talent. Puoi essere alto, basso, magro, grasso, bello, brutto, nero, bianco. Non ha importanza. L’unica cosa di cui preoccuparsi è fare buona musica. Il pub è la concretizzazione della famosa gavetta e sono diversi i musicisti ad essere stati scoperti da un talent scout passato per caso a bersi una pinta. Ben Howard e Sam Smith ad esempio sono stati scoperti dallo stesso manager in situazioni simili.

«There are two kinds of people. Those who enjoy beer, and the rest of you poor bastards»

Club

Salto di qualità. Ora non serve più fare la spola da bar a bar per farsi un nome. Inizia ad esserci una fanbase disposta a sborsare dei soldi per ascoltare la propria musica. I club sono solitamente venue di medie dimensioni dove inizia ad esserci coda per entrare e dove spuntano i primi bagarini all’ingresso (fun fact: al concerto di Glen Hansard il buttafuori mi prende da parte prima di entrare e sottovoce mi fa «vuoi un biglietto?»).
Paradossalmente, anche se un club gode della presenza di un impianto audio professionale rispetto al pub, dove a volte non esiste neanche un impianto, è più facile assistere ad un concerto con un’acustica pessima rispetto ad un concerto più raccolto ed organizzato con mezzi di fortuna. Le struttura dei club spesso gioca a sfavore dell’acustica la quale viene maltrattata da frequenze impastate fra loro e bassi che sfrecciano liberi per l’aria senza controllo. Non è raro infatti sentire: «bel concerto, purtroppo si sentiva malissimo»Ciò detto, l’impatto live in un club è sicuramente diverso rispetto al concerto più «casereccio» del pub. La cassa della batteria risuona nel petto ed il pubblico, ormai di numero cospicuo, reagisce attivamente a ciò che avviene sul palco. Si inizia a ballare, a cantare le canzoni ad alta voce e ad essere parte di un vero e proprio evento.
Il fatto di essere immersi in un numero più importante di persone ha i suo pro e contro. Bisogna essere preparati a fare uso della propria pazienza nei confronti di chi, a concerto già iniziato, sguscia fra la gente e si piazza davanti a te bloccandoti la vista. Per di più, felice di rendere partecipe dell’evento chi è rimasto a casa, tira fuori il cellulare con la luminosità al massimo e comincia a filmare tenendo il dispositivo ad altezza occhi o poco più su. E’ anche vero però che essere parte di un gruppo di persone che si raduna per lo stesso motivo, per l’amore della stessa musica, fa scaturire un senso di appartenenza che credo possa sanare per una sera almeno tanti cuori. Per l’artista il passaggio da pub selvaggio a club incide notevolmente sulla esibizione. Sicuramente non servirà più allungare l’orecchio per cercare di capire cosa si stia cantando poiché, avendo un fonico a disposizione, sarà presente un sistema di monitoring che permetterà di cantare sentendosi bene e mettendosi a proprio agio. Molte intenzioni e sfumature sottili della voce non sono facilmente eseguibili se non c’è la possibilità di sentirsi adeguatamente mentre si canta. Ovviamente lo stesso vale per gli strumenti. L’impatto visivo ed emotivo di un pubblico numeroso è sicuramente elettrizzante ed è benzina per l’adrenalina.

«Live music is better» - Neil Young

Stadio

Il concerto allo stadio è una lama a doppio taglio. Può essere epico così come carico di pregiudizi. La lista di artisti che hanno la possibilità di esibirsi in questi luoghi non è molto lunga. E’ necessario arrivare nell’olimpo della musica o delle vendite, a seconda dei punti di vista, per poter mettere in piedi un evento di tali dimensioni. “Fare” lo stadio non è solamente fare un concerto, bensì è un vero e proprio evento culturale e sociale. Il 28 giugno 2019 Stormzy, prima dell’esibizione già divenuta storica sul Pyramid Stage del Glastonbury Festival, ha fatto proiettare un video dove si potevano vedere il re del grime e Jay Z nel mezzo di una discussione riguardante l’imminente performance. Secondo Jay Z: «It’s important for you to take that and say ‘Okay, how can I create a culture around this whole thing?’ Because culture moves the whole world».
In questo caso il luogo incide in maniera fondamentale sugli eventi. Diventa la culla o il palcoscenico di un momento che può essere sì solo un grande carrozzone, ma può rappresentare anche un momento destinato a rimanere nel tempo e nella memoria di molti. Da parte dell’artista o della band che si esibisce, il concerto allo stadio può essere un punto di svolta nella carriera, un trampolino di lancio per mostrarsi al mondo. Bisogna arrivarci ovviamente preparati, con le canzoni giuste. Anche in questo caso, il luogo modella la musica poiché quest’ultima deve essere adeguata per l’occasione. Il set dev’essere esplosivo, quasi a bilanciare l’altissima carica proveniente dal pubblico affamato. Per questo è molto raro trovare solisti ad esibirsi negli stadi. L’impatto di una band è l’asticella necessaria a reggere l’impatto di così tante persone.
Ci sono sempre le eccezioni ed in questo caso la prima che spicca fra i ricordi è quella di Tracy Chapman a Wembley. Durante il concerto per il 70esimo compleanno di Nelson Mandela tenutosi al Wembley Stadium Stevie Wonder sarebbe dovuto salire sul palco, pronto per esibirsi con la sua band. Per problemi tecnici la performance non fu possibile e per riempire il vuoto inaspettato fu chiesto a Tracy Chapman di risalire sul palco una seconda volta dopo la sua prima esecuzione. Davanti a decine di migliaia di persone c’erano solo lei e la sua chitarra. Lascio a voi i commenti. Prima del concerto la cantautrice inglese aveva venduto 250.000 album. Nelle due settimane successive si dice abbia raggiunto le due milioni di vendite.

Purtroppo l’aspetto acustico non è sempre felice anche in questo caso. E’ necessario un sapiente lavoro da parte dei fonici per poter rendere l’esperienza sonora nel miglior modo possibile per tutti gli spettatori dello stadio. La posizione da cui si ascolta è ovviamente importante. Gli ultimi anelli sono i più sacrificati e questo è da tenere in considerazione quando si compra il biglietto cercando di calibrare le proprie aspettative sotto questo punto di vista.  Detto questo, consiglio a tutti di andare ad un concerto allo stadio almeno una volta. «Stadio» non è sempre sinonimo di «venduto».

«It’s about how you’re using the space. That’s what makes live music» - Du Yun

 

Venue storiche

Infine le location per eccellenza.

Costruite con grazia ed ingegno per poter resistere al tempo (dettaglio non così scontato purtroppo oggi), le venue storiche offrono al pubblico uno spettacolo unico.

Anzitutto, è molto più probabile che l’acustica del luogo, anche se risalente al millennio scorso, sia nettamente migliore rispetto alle più recenti sale da concerto.

Ricordiamo infatti che negli anfiteatri non c’era a disposizione l’amplificazione microfonica, eppure tutto era udibile dal pubblico. Ne sono esempio i teatri romani, come quello di Taormina.

Ciò che più colpisce però è ovviamente l’aspetto visivo. La bellezza racchiusa nei secoli di storia fa da palcoscenico perfetto per la musica, così volatile seppur concreta come i massi e le pareti che la ospitano.

La mia esperienza personale in una situazione simile si è svolta quando ho assistito al concerto dei Bon Iver presso il Castello Scaligero di Verona.

Tralasciando il rapporto che ho con la musica di questa band, il quale potrebbe edulcorare il mio giudizio di quel momento, posso testimoniare come le mura trasmettessero la sensazione di appartenere ad un momento storico, fra i molti che quel castello ha ospitato.

Credo che lo stesso valga per chi ha la fortuna di potersi esibire in questi luoghi. Probabilmente il peso di tanti anni di storia si possono avvertire sulla spalle di chi deve suonare la propria musica in occasioni così importanti. Penso sia però impagabile la sensazione di potersi esibire mentre si ammirano le grandi Red Rocks, le guglie del Castello Scaligero, o le grandi scalinate degli Anfiteatri.

Sono storici anche i luoghi naturali che nel corso del tempo sono stati adattati a palcoscenico per la loro bellezza. Uno su tutti, il Red Rocks Amphitheatre in Colorado, il quale con le sue enormi rocce rosse modellate dal tempo ha fatto da culla per tanti concerti memorabili: U2, Neil Young, Dave Matthews Band, R.E.M., Ben Harper, insomma, i grandi.

Non è possibile dimenticare la nostra ormai frequentatissima Arena di Verona.

In un luogo in cui si sono susseguiti spettacoli, morte, violenza e vizi, è bello pensare che sia ora solo la musica a riempire questo luogo di bellezza.

Altri luoghi storici degni di nota sono il Circo Massimo, il Teatro romano di Orange, le Terme di Caracalla, il Greek Theater di Berkeley, l’Acropoli di Atene, l’Anfiteatro romano di Lione.

Live music is the cure for what ails ya - Henry Rollins