Any Other, il nuovo disco Two, Georgraphy e quattro chiacchiere

by Giovanni Ducoli

Recentemente è stato pubblicato l’ultimo lavoro di Any Other, “Two, Georgraphy“, che tanto sta facendo parlare gli addetti ai lavori che hanno finito gli aggettivi per descrivere il talento della giovane Adele Nigro, ragazza poco più che ventenne che nonostante la giovanissima età da più di un lustro riesce a portare la sua musica agli appassionati di musica in Italia e all’estero.

Two Geography, è un album coraggioso, maturo e che poco ha da imparare da chi è nell’industria musicale da tanto tempo. Un suono autentico che riesce a descrivere la sensibilità artistica di una ragazza che si prevede avrà ancora tanta strada da poter percorrere nel corso dei prossimi anni e tanti pezzi ancora da regalarci.

In vista del tour di presentazione che la sta vedendo esibirsi all’estero, e tra qualche mese anche in Italia, siamo riusciti a scambiare due parole.

Domanda obbligatoria che ti staranno facendo tutti: le canzoni presenti in “Two, Geography” sono canzoni nate spontaneamente e di getto o sono state scritte nel corso degli scorsi anni?

Dipende un po’ da canzone a canzone. In generale, mi ci è voluto un bel po’ per scriverle e arrangiarle. Le prime bozze di qualche pezzo, come “A Grade”, risalgono addirittura a prima dell’uscita del primo disco. Invece pezzi come “Stay Hydrated!” e “A Place” sono così come erano state scritte in prima battuta.

La terza traccia è una traccia strumentale, da cosa nasce questa scelta abbastanza inusuale? Cosa volevi trasmettere con questa traccia?

Non volevo trasmettere nulla di prestabilito. In realtà è nata insieme a “Breastbone”, che aveva una intro molto più lunga. Invece di tenerla lì, ho deciso di trasformarla in questo piccolo brano. Nel farla, mi sono divertita molto.

Dedichi tanto spazio agli strumenti, a mio parere sembra che tu voglia dire agli ascoltatori di stare particolarmente attenti ad alcune sfumature musicali. C’è stata una particolare ricerca e attenzione al suono?  Ti sei fatta aiutare da qualcuno? Hai lavorato in un modo particolare durante la produzione di questo disco?

Beh, essendo questo un disco mi sembra importante stare attenti alle sfumature musicali. Ho passato molto tempo a rifinire le parti, gli arrangiamenti e la scelta degli strumenti e dei suoni che volevo. Ho lavorato da sola alla parte di scrittura, composizione e produzione, non vedo perché avrebbe dovuto aiutarmi qualcuno. Sicuramente sono entrate in gioco altre persone nel momento in cui si trattava di ricoprire ruoli che non sono il mio, sia per quanto riguarda la performance di alcuni strumenti (gli archi su tutto), sia per quanto riguarda l’engineering, il mix e il master.

Quando si vuole fare un album, quale è la cosa più difficile a cui bisogna fare attenzione?

In generale, non saprei. Parlando per me, sono stata attenta a rispettare i miei bisogni, a rispettare le canzoni senza volerle spingere in una direzione forzata, e a circondarmi di persone che da un punto di vista umano potessero capire dove volevo andare e cosa volessi fare.

Il disco è interamente cantato in inglese. Come mai questa scelta? Nella tua carriera hai scritto anche qualche canzone in italiano?

Ma perché no l’inglese? Siamo l’unico paese europeo che si pone ancora il problema della lingua. Ho provato a scrivere in italiano delle cose che non sono mai uscite perché non mi piacciono.

Stai affrontando un tour faticoso, praticamente una città al giorno, come gestisci lo stress?

Fortunatamente sono abituata a questo tipo di vita, quindi non sono stata colta di sorpresa, ecco. Onestamente non mi stressa essere in tour, è una dimensione in cui mi sento molto a mio agio.

Hai fatto diverse date in Europa. Hai notato delle differenze nel pubblico di ogni città? Differenze con quello italiano? È stato diverso dal suonare in Italia? Se sì, in che modo?

Diciamo che mi sembra che in generale ci sia voglia di fruire della musica dal vivo al di là del fatto che si conosca una band o meno. Inoltre, si è più abituati a pagare per la musica, a viverla come qualcosa di dignitoso che va supportato.

Sei stata in tour con Colapesce, la critica sta recependo molto bene il tuo disco. Come ti fa sentire tutto ciò?

Beh, direi bene!

Ci sono sonorità nella musica (in generale, italiana e straniera) che secondo te vengono sottovalutate? Cosa manca nella musica di oggi? Ad esempio, io credo che il suono degli archi nella musica non venga utilizzato come merita.

Sarebbe difficile fare un discorso generale sulla musica italiana e su quella straniera anche per quanto riguarda un genere musicale solo. Quello che manca nel cosiddetto “itpop” c’è in altri territori che in Italia esistono da sempre, e questo vale per il tipo di strumenti usati, per il modo in cui vengono registrati i dischi, per il tipo di conversazione para-musicale che c’è o non c’è, e così via.

Ho letto che sei iscritta all’università. Nello staff di NoisyRoad siamo praticamente tutti universitari e anche la maggior parte dei nostri lettori lo è. Come concili la tua carriera da musicista con lo studio? Hai qualche consiglio da dare?

In realtà ho mollato l’università a gennaio. Era una cosa a cui pensavo da un po’ e finalmente l’ho fatta. Ero arrivata un po’ a un punto in cui o continuavo a fare in modo “medio” entrambe le cose, o mi concentravo su una sola, e così ho fatto. L’unico consiglio che mi sento di dare è: se si ha la possibilità e il privilegio di farlo, bisognerebbe sempre tendere verso quello che ci fa stare bene.

Che genere di ascoltatore sei? Dai spazio al jazz, alla classica, al pop; oppure rimani fedele solamente a un particolare genere?

Da un po’ ho smesso di concentrarmi sui singoli generi. Credo che la musica possa essere bella al di là della forma. Sicuramente mi piace scoprire cose nuove da cui posso trarre degli insegnamenti.

Come ti sei avvicinata alla musica? Come l’hai studiata?

Il mio primo approccio alla musica è avvenuto quando avevo undici anni, e ho studiato sassofono per un paio di anni, per poi riprenderlo solo due anni fa. Quando avevo diciotto anni, ho cominciato a suonare la chitarra da autodidatta. Sto tutt’ora studiando, ma sempre per i fatti miei.

Mi consigli un libro da leggere?

Women, Race and Class” di Angela Davis.

Any Other sarà in tour in Italia con le seguenti date:

09 novembre 2018 – Roma – Monk -Psych Fest

16 novembre 2018 – Milano – Serraglio

17 novembre 2018 – Ravenna – Bronson

23 novembre 2018 – Pisa – Lumiere

24 novembre 2018 – Schio – CSA Arcadia

07 dicembre 2018 – Bari – Garage Sound

08 dicembre 2018 – Bologna – Covo

14 dicembre 2018 – Pordenone – Astro Club

Info e biglietti: https://www.dnaconcerti.com/

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