28 febbraio 2020

cmqmartina e DISCO ci faranno ballare la techno cantautorale

Sarà stato lo scorso giugno quando, per la prima volta, ho ascoltato lasciami andare! di cmqmartina. Il singolo era uscito da pochissimo, ma subito ho notato di come stesse spopolando tra le varie playlist di Spotify. Non puoi fare a meno di ballare o, perlomeno, ondeggiare quando senti i loro pezzi come l'esatto momento, lago blu, biciclettecno e molte altre. Sì, perché al contrario di quello che si può pensare, cmqmartina è un progetto. Ma non voglio spoilerarvi troppo di quello che potrete leggere di seguito nella chiacchierata che ci siamo fatte io e Martina un giovedì pomeriggio.

Io ero parecchio emozionata all'idea di intervistarla perché, da poco più di un mese, il suo singolo impazza e passa continuamente per le radio nazionali. Ho avuto l'opportunità di ascoltare in anteprima DISCO, in uscita oggi 28 febbraio per La Clinica Dischi. L'ho adorato, nonostante il mio primo ascolto sia cominciato alle 7:32 di lunedì mattina. E se il debut album di cmqmartina è riuscito a darmi l'energia per affrontare il lunedì, dovete per forza ascoltarlo anche voi!

Chiara: Ciao, piacere Chiara!
Martina: Ciao! Piacere, Martina.

Ah, ok perfetto. Allora posso chiamarti Martina? Perché avevo dei dubbi: non sapevo come chiamarti dato che, penso di aver capito come si legge il tuo nome d'arte, ma non vorrei mai sbagliare.
Si, certo. Puoi chiamarmi Martina. È anche il mio nome vero quindi va bene.

Innanzitutto, come va?
Io tutto bene, tu?

In realtà sono un po' agitata perché ormai il tuo pezzo è in tutte le radio italiane e sto parlando con una persona super famosa! Su Radio Deejay la passeranno almeno 4-5 volte al giorno.
Ma veramente? Io sono l'unica che non l'ha ancora sentita! Te lo giuro: tengo la radio sempre accesa e non la becco MAI!

Prima di tutto, dopo aver capito come si pronuncia il nome d'arte ho un'altra domanda: cmqmartina è un progetto, è un duo giusto?
Sì sì. Il progetto di fatto ha la mia faccia, il mio nome e io rappresento l'80% esteriormente, come facciata. Però dietro al progetto siamo in due. Io che scrivo e Matteo Brioschi che produce. Siamo proprio 50 e 50 dietro le quinte.

Ma quindi i beat li fate insieme?
Lavoriamo insieme nel senso che lavoriamo nello stesso momento nello stesso luogo. Ci troviamo in studio da Matteo e mentre lui inizia a fare la bozza della produzione io scrivo il testo. Poi man mano definiamo tutto insieme. Anche perché io e lui siamo anche molto amici quindi facciamo tutto insieme. Poi lui si occupa totalmente della parte produttiva.

Ma allora come mai la scelta di questo nome tutto minuscolo?
La scelta del nome in realtà è molto semplice: qualche anno fa, quando mi iscrissi ad Instagram, non sapevo come chiamarmi e mi è venuto in mente solo cmqmartina. Anche perché in quel periodo scrivevo tutto abbreviato, hai presente? E quindi è stato il primo nome che mi è venuto in mente.

E cosa vi ha spinto ad iniziare a fare musica?
Matteo ha sempre fatto musica. Aveva un progetto suo e ha sempre vissuto in ambito musicale anche perché i suoi sono musicisti e insegnanti di musica. E in realtà anch'io ho sempre studiato musica, teoria e canto. Alla fine non ho mai concretizzato e finito gli studi perché, va beh, non ne ho mai avuto la possibilità e forse nemmeno la voglia. Io suono la chitarra e quando mi capitava suonavo cover. Però sì, ecco, non mi sono mai applicata.

E dopo tanto tempo che Matteo mi chiedeva di fare qualcosa insieme ci siamo buttati. È nato questo pezzo, che in realtà è molto diverso da quello che facciamo adesso perché è un pezzo molto più sull'indie classico. Matteo ha deciso di mandarlo in giro e abbiamo avuto dei feedback molto positivi e alla fine ci siamo messi sotto.

Nonostante ci sia stato un cambio di genere - dall'indie classico a quello che fate ora - tutto ha avuto un feedback positivo.
Sì, infatti. Noi ora siamo sotto etichetta con La Clinica Dischi e fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di lavorare con persone che ci lasciano molta libertà. E questa è stata una gran cosa. Anche perché se ho un progetto, ho bisogno di esprimermi proprio a pieno, essendo veramente la prima cosa in cui mi sto impegnando in tutta la mia vita. Ho bisogno di avere la libertà di poter spaziare. E loro (La Clinica Dischi, ndr) me ne stanno dando tanta e questo mi piace molto.

Ho ascoltato DISCO e mi è piaciuto TAN-TIS-SI-MO. L'intro, penso sia una cosa spaziale.
Che bella notizia! L'intro è tutto opera di Matteo.

https://www.instagram.com/p/B3fCAdmoGY1/?igshid=6qa6lis7ynu0

Ti giuro l'ho ascoltato alle 7 e mezza del mattino e mi sono detta dai, oggi ascoltiamo qualcosa di nuovo per poi dirmi beh, ottimo buongiorno anche a voi!. Mi mancava questo genere di musica da club, anche perché so che se vengo ad un vostro concerto posso ballare tutto il tempo.
Ci sono un sacco di influenze dentro a DISCO. In lago blu ho sentito molto gli anni 80 e poi è immancabile la musica da club. Quindi la domanda è d'obbligo: quali sono le tue influenze musicali e quali quelle di Matteo? E come interagiscono per creare i brani che avete fatto?
Io, di fatto, provengo da tutto quello che è il cantautorato italiano. Ma semplicemente perché in casa mia è sempre girata solo musica italiana. Quindi, per quello che mi riguarda - ovvero la scrittura - io mi baso su questo, su quello che ho imparato ascoltando il cantautorato italiano. Non si tratta solo del classico e immenso Battisti, ma anche Celentano, Bennato, cose un po' più particolari ma che mi hanno formata tanto. Mentre per quanto riguarda Matteo lui ha ascoltato sempre più musica estera. Tipo dal metal alla musica indipendente inglese, ma comunque poca roba italiana.

Sono due cose che si completano.
Sì, poi alla fine siamo giunti a questo genere, di fatto, sperimentando. Poi io e Matte siamo amici e siamo sempre andati insieme a ballare la musica techno soprattutto nei locali di Milano. A me piace dire che il nostro genere è un po' il simbolo della nostra amicizia perché noi siamo diventati amici andando a ballare la techno. E poi siamo finiti per farla anche noi.

E quindi il vostro genere come lo definite?
Ah [sospiro] domanda difficilissima. Non so, io la definisco un po' musica elettronica: tipo techno con inserti cantautorali. Non so se esiste. Musica dance, pop elettronico, ci sono una miriade di possibilità, non so quale scegliere. E quindi lascio la scelta agli altri. Io ci provo dando qualche indizio ma...

Vi sareste mai aspettati così tanta visibilità? Come ti dicevo prima a partire da Radio Deejay già prima dell'uscita del disco?
Assolutamente no. Tra l'altro lasciami andare! è uscita a maggio del 2019 e già lì era partita benissimo, finendo in playlist Spotify editoriali come Indie Italia, e poi gli altri singoli sono finiti in New Music Friday piuttosto che in Viral 50. Non me lo sarei mai aspettata, quindi io ero stra contenta già per il fatto che fossero finiti nelle playlist Spotify così importanti. Ma poi abbiamo iniziato a ricevere i primi complimenti, le prime interviste... E io non mi sono mai resa conto totalmente. Poi boh, è successo che Radio Deejay ha beccato il pezzo e l'ha adorato e non lo so, forse mi sono resa conto di tutto quando la cosa girava in radio.
Però, ti dirò la verità, non sono ancora entrata totalmente con la testa nella cosa, nel mood. Non so, è tutto così strano. Io due anni fa ho fatto la maturità, poi mi sono iscritta all'università senza nemmeno volerla fare e ora sono su Radio Deejay e questa cosa per me è stranissima.

Qual è la lyrics che ti piace di più dell'album e che secondo te spiega al meglio il progetto?
Perché io me ne sono segnata alcune come «Ho fatto finta che non ci fosse tempo, ne ho perso troppo, ne ho preso troppo. Avevo la testa fuori da me.» in le cose che contano.
Ok, questa è una bella domanda. In realtà la scrittura dei pezzi, per quanto un pezzo nasca in base ad un sacco di varianti e in base ad un sacco di persone, le parole sono quelle che arrivano di più e che le persone si ricordano. La stesura dei miei pezzi è un po' particolare: non è che io scriva proprio una storia, tutta in un momento. Sono tutte frasi che magari io mi appunto, mi segno nel corso del tempo. Magari frasi di un film che sento e che mi colpiscono, oppure una sensazione, o una cosa che vedo. E quando devo scrivere i testi le metto tutte insieme e sono anche frasi sconnesse spesso ma che trovano un senso nell'insieme del pezzo.

Beh mi ero segnata anche «Io non parlo d'amore ma ballo fortissimo. Ballo molto male ma amo fortissimo» di i wanna be your dancing queen, questa è bellissima. Facci i Baci Perugina Indie!
Oddio si! Come Laura Pausini! Magari cavolo. Mi piace giocare con le frasi, con le parole. Come «Ricorderemo il ricordo e ricorderemo l'odio» sono tutti giochi di parole così. Cambiando il senso delle parole. È proprio ripetere le parole in un sensi diversi, dandogli dei sensi diversi. Sono tutte frasi singole che prendono ispirazione da sensazioni varie.

E quindi non c'è un messaggio unico in questo disco?
No, non c'è un messaggio unico. Questo è il mio primo disco ed essendo, come si dice, la prima cosa nella quale mi ci metto d'impegno al 100% forse il senso è che questo disco è un po' la mia ricerca. La ricerca di me stessa, la ricerca della mia libertà. È un parlare di me agli altri. È un raccontarmi agli altri.

Una cosa terapeutica.
Sì sì, assolutamente. Poi ci sono pochi pezzi che parlano veramente di una persona sola, perché nella loro totalità parlano tutti di parecchie fasi della mia vita piuttosto che di gente. Se prendo un mio pezzo, non posso dedicarlo ad una persona sola, non l'ho scritto però una persona sola, ma sono tutte sensazioni e frasi unite insieme che poi trovano un senso nella loro totalità del testo. Anche perché se mi ci metto lì a scrivere un testo intero da zero mi viene un po' difficile perché non ho mai scritto prima di questo progetto.

Qual è il brano di DISCO di cui vai o andate più fieri, al quale siete più affezionati e del quale ci dovremmo innamorare?
Forse, il pezzo al quale io sono più legata, sono le cose che contano perché è veramente il riassunto di tutta la sofferenza che ho provato in questi ultimi anni. Parla proprio del momento in cui ho fatto il punto e di quando mi sono resa conto delle persone che contano davvero nella vita, che mi amano e per le quali vale la pena di continuare a vivere. E quindi forse questo è il pezzo a cui sono più legata. È quello dove il testo è il più delicato, il più profondo e spero che le persone possano rivedere la loro sofferenza in questo pezzo. Perché poi capita a tutti di stare male.

Io ormai l'ho ascoltato l'album, ma ad una persona che ha sentito i singoli e alla quale sono piaciuti e che sta aspettando la release dell'album che cosa si deve aspettare?
Io direi di non farsi aspettative. A scanso di equivoci. Però, sai questo è ancora un genere un po' di nicchia quindi non ci sono tante persone che lo fanno e spero che le persone possano coglierlo e che possano cogliere il fatto che è un genere nuovo e che vale la pena di essere ascoltato. Che palle questa musica sempre tutta uguale! È un disco strano dove abbiamo unito la voglia di ballare e di distrarsi della musica elettronica e della techno ai testi cantautorali che parlano di me come di tutte le persone che lo ascoltano. Perché poi ognuno di aggrappa alle parole che sente come vuole.

L'ultimo brano invece è la cover di Nicola Di Bari. Come mai una cover per finire il primo album vostro? E come mai lo hai scelto? Sei particolarmente affezionata a questa canzone?
Sì! Perché la storia è questa: in lasciami andare! dopo il primo ritornello c'è una parte super stereo dove dico che cazzo dico?? Ah, «Ho preso la chitarra, la senti questa voce? I prati sono in fiore». Praticamente queste tre frasi sono le prime tre frasi delle prime tre strofe de La prima cosa bella di Nicola Di Bari. E questa è una canzone che mia nonna mi ha sempre cantato e che mi canta tutt'ora. E, di fatto, ho voluto un po' fare un regalo alla mia nonna alla quale sono molto molto legata ed eternamente grata. Perché questo è un genere che lei fa fatica a capire, a concepire, è un genere lontano da lei. Quindi ho voluto far si che potesse capire il mio linguaggio in questo disco facendo un testo che lei potesse concepire, ascoltare e capire. E poi La prima cosa bella è un pezzo ormai completamente dimenticato da Dio e quindi mi piace anche il fatto di riportare un vita un pezzo un po' dimenticato che è veramente bello. E poi c'è la surprise perché non c'entra veramente un cazzo con il disco.

Prendi tutti alla sprovvista!
Sì, ci rimangono tutti di merda perché è l'ultima traccia, fatta piano voce, in modo super intimo e spero di colpire i cuori delle persone. E poi è un po' come chiudere il cerchio: sono partita con lasciami andare! in cui canto le frasi di Nicola e poi finisco con la prima cosa bella che è la stesura della canzone intera.

Il cerchio della vita!
Esatto! Io non sono una che si ostina a trovare il significato delle cose perché per me non tutto deve avere un senso per forza. Però questa è proprio la chiusura del cerchio perfetta e mi piace tanto come cosa.

Come è andato il tour insieme ai rovere?
Il tour è andato molto bene

Oddio! Ma rotta rotta o fratturata?
Mi sono rotta un legamento. Ballando nel post concerto durante il DJ set ero sul palco a fare la scema e sono scivolata sul bagnato. E son finita così!

Io a luglio scorso sono venuta a Milano per i Twenty One Pilots è c'era Billie Eilish come apertura. Si è slogata la caviglia, ha fatto 4 pezzi e poi se n'è andata perché le faceva troppo male. Pensa che tu sei stata comunque con le stampelle sul palco per fare l'ultima data!
Sì sì, ma volevo per forza! Gli altri mi dicevano «ma no tranquilla» ma io ho insistito fino alla fine perché volevo chiudere il tour. E poi alla fine è andata dai.

E quindi cosa ti aspetti dal futuro di cmqmartina?
Dal futuro mi aspetto semplicemente che le persone riescano a capire il mio linguaggio, che apprezzino il progetto. Per il resto non ho delle aspettative. Sinceramente auguro il meglio, non solo a me, ma a tutte le persone che lavorano dietro e che sono davvero tante, visto che è la prima cosa che faccio nella mia vita con interesse. Quindi che vada tutto bene.