Dente, il tour con Guido Catalano e l’artigianalità delle canzoni

by Giovanni Ducoli

Proseguirà anche nel corso dei mesi estivi il tour “Contemporaneamente Insieme” di Dente e Guido Catalano. Uno spettacolo in bilico tra la teatralità improvvisata e la musica cantautorale. Questa volta Dente (Giuseppe Peveri) ha voluto dar forma ad un concerto inusuale, mescolando generi artistici diversi tra loro, con l’obiettivo di far nascere un’esibizione inedita nel suo genere. E’ stato necessario differenziare lo show offerto dai suoi “su e giù” dal palco che lo vedono protagonista della scena indie italiana da ormai più di un decennio. Certamente il merito del suo successo è stato quello di stare al passo con la sua originalità, come dimostrano i sei album pubblicati – l’ultimo datato 2016 “Canzoni per Metà” – in uno stile che combina le sonorità del cantautorato classico vicino agli ambienti di Guccini e Battisti a testi taglienti ed ironici. Una forma di scrittura basata su parole a doppio significato. Basti fare attenzione ad alcuni testi, come ad esempio in La Settimana Enigmatica (“Io Tra di Noi“, 2011):

I Re ne vogliono di più semplici

Irene voglio nodi più semplici

e in Coniugati Passeggiare (“Almanacco del Giorno Prima”,2014):

Amica mia,

Ah mica mia

Parole auto-ironiche e riempite di sarcasmo, che trovano spazio anche in forma cartacea. Nel 2015 infatti, la casa editrice Bompiani pubblica “Favole per Bambini Molto Stanchi“, una lunga serie di racconti brevissimi che il cantautore emiliano scriveva nel tempo libero per combattere la noia

“La Rivoluzione francese”

C’era un Re che governava male il suo Paese

La gente non era contenta e glielo mandò a dire

Il Re per un attimo si sentì il fiato sul collo

Fine.

“Incubi”

C’era un mostro che pensava di avere un bambino sopra al letto

Fine.

Certamente un artista inusuale nello scenario musicale che siamo abituati a conoscere, così come è inusuale lo spettacolo che nelle prossime settimane toccherà varie località della penisola, e che vedrà Dente in compagnia dell’amico Guido Catalano.

Di seguito sono indicate le date del tour e una intervista che abbiamo fatto per conoscere meglio Dente. Per info e biglietti: http://www.amodente.com/tour/
E’ piuttosto inusuale vedere autori di generi artistici diversi collaborare per  creare uno spettacolo unico, l’idea di organizzare un tour con un poeta da cosa nasce?
In verità io e Guido siamo molto simili, e come hai detto te, l’idea delle collaborazioni si fa con artisti simili. Nel nostro caso riusciamo a parlare dello stesso tema ma con strumenti d’arte diversi, quello della poesia e quello della canzone. Catalano non è uno scrittore che sta fermo in casa a scrivere e pubblicare, è uno che è abituato ad andare in giro e stare sul palco. Ci conosciamo da tanto tempo e avevamo già avuto qualche collaborazione sporadica, quindi ci è venuta l’idea di fare qualche cosa insieme di più corposo, e abbiamo scritto questo spettacolo insieme.

Dello spettacolo si è già parlato tanto e sono ormai diversi mesi che lo portate in giro, vi aspettavate questo successo? 
È stato accolto bene, non potevamo aspettarci niente perchè è qualcosa di totalmente inedito. Io e Guido sapevamo  di avere alcuni fan in comune ma non era neanche tanto scontato. Molta gente mi ha conosciuto tramite Catalano e viceversa. È stato funzionale anche in questo senso. Non sapevo proprio cosa aspettarmi, ma il risultato è stato positivo.

Che reazione ha il pubblico che viene a vedere questo spettacolo? Conosce già quello che lo aspetta?
Ci sono parti dello spettacolo che sono state provate per gli spettatori e non sapevamo se sarebbero funzionate oppure no, anche il pubblico deve avere un ruolo ed il risultato dipende da questo. Chi viene al concerto può reagire in diversi modi, ma fino ad oggi ha funzionato tutto molto bene.

Quando hai iniziato a studiare musica? Che strumento hai studiato? Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Non ho mai capito che la musica sarebbe stata la mia strada, non ho mai studiato musica, non ho mai studiato uno strumento.
Ho cominciato a suonare la chitarra dopo l’esame di maturità, quindi molto tardi ed ho cominciato da subito a scrivere.
Già scrivevo dei testi, delle parole, ed ho usato lo strumento musicale come accompagnamento per esprimere quello che volevo dire.

Ti ricordi la tua prima canzone di allora?
No, erano “canzoni-non canzoni”. Basta vedere il mio primo disco, che sono tutti piccoli germogli di canzoni.

Sono ormai più di dieci anni che vai in giro a fare concerti e musica, cosa è stata la cosa più difficile per cominciare e cosa c’è di diverso oggi?
Oggi è molto diverso, più facile o più difficile non lo so, è molto diverso. Io quando penso alle prime volte mi sembra di parlare della preistoria.
Quando ho deciso di suonare nella vita, ho cominciato a farlo andando in giro in tutti i posti dove mi facevano suonare, sempre gratis e mi dovevo accontentare di un posto per dormire e qualcosa da mangiare, erano altri tempi. Oggi è tutto più strutturato, forse anche grazie a quelli della mia generazione che ha fatto questi sacrifici, non ero l’unico.
I gruppi che nascono oggi, lo fanno già con un contratto, un’idea dietro, un editore. Noi non sapevamo neanche cosa fossero queste cose.

Quindi in generale, possiamo dire che se da un lato c’è qualcosa di più semplice dall’altro c’è qualcosa di più difficile?
Non lo so, diciamo che si è perso un po’ il lato artigianale di questo lavoro. Non vedo più artigiani in giro, la gente è più viziata, non si va a suonare in un bar per 20 euro, io ci andavo.

Credi che la musica possa avere un ruolo attivo in questo momento storico? Oppure la musica non deve più avere questo ruolo politico?
Ha avuto un ruolo importante negli anni 70 – forse anche troppo – si voleva trovare un significato alternativo di qualunque cosa, anche dove magari non c’era. Successivamente c’è stato un grande vuoto e adesso è riaffiorata la voglia di poter dire che chi fa musica ha delle idee e con l’intrattenimento artistico queste idee si possono esprimere.

Ha fatto bene la rivista Rolling Stones a fare quella copertina di cui tanto si è parlato?
Si, a me non hanno chiesto di aderire però.

Nell’ultimo tuo concerto che ho visto hai suonato un paio di canzoni vecchie (Battaglia delle Bande e Scanto di Sirene) totalmente riarrangiate, suonavano molto diverse dal CD. Senti la necessità di riformulare le tue canzoni, almeno quelle più vecchie, o sei uno che crede che le canzoni non invecchino mai?
A me piace tenerle abbastanza fedeli sempre, a volte però ci sono canzoni che non sono particolarmente adatte a quel genere di concerto e le si possono cambiare. Ho fatto molte canzoni “povere” chitarra e voce e quando ho la band ci tengo ad utilizzarla. In generale, tendo a mantenere le canzoni più conosciute un po’ più simili a come sono nel Cd. Da ascoltatore di musica non è una cosa che mi piace molto quando vado a vedere concerti con pezzi totalmente stravolti. Mi piace sentire quello che conosco ma suonato dal vivo.

Io sono un fan degli archi, in qualche pezzo li hai usati, che rapporto hai con questi suoni? Ti piacerebbe fare un album dove la struttura ruota tutta intorno a un quartetto d’archi?
Li ho usati sempre in maniera funzionale, non farei però un disco con un ruolo da protagonista degli archi. In questo momento musicale non so neanche se la gente li riesca ad ascoltare o no, quindi in linea di principio è quella di non usarli eccessivamente.

Non penserai mai quindi a un tour con solo archi?
No

E’ più facile scrivere canzoni da ubriachi o da sobri?
Non ho mai scritto canzoni da ubriaco, non so. Ubriacarsi non serve a far crescere l’ispirazione, sono baggianate.

Quale è il tuo metodo di scrittura quando scrivi canzoni?
Ho sempre scritto in casa da solo e quasi sempre arrangio da solo a casa col computer. Qualche volta, quando ho il gruppo, andiamo a suonare e provare i brani in sala prove. Per il prossimo disco però ho una idea diversa e mi farò aiutare da un produttore. Gli arrangiamenti saranno molto più un lavoro di squadra rispetto a quello che ho fatto sempre fino ad oggi di testa mia.

Hai fatto un album nel 2014 con strumenti di ogni genere, quello del 2016 molto essenziale, il prossimo album sarà una via di mezzo tra le due cose o hai già una idea su come strutturarlo?
Non ho una idea precisissima ma sicuramente voglio fare qualcosa di molto diverso rispetto a quello fatto prima. Voglio intraprendere un cambio di rotta. Di sicuro non sarà un disco acustico e minimale come “Canzoni per Metà“.

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