Go Go Diva, La Rappresentante Di Lista ci spiega il loro nuovo disco: intervista

by Giovanni Ducoli

Giunti alla metà di dicembre pensavamo tutti che ormai il 2018, almeno in ambito musicale, fosse arrivato agli sgoccioli e che le classifiche potessero essere decretate. Invece eccolo lì, arrivato il 14 dicembre quello che è senza ombra di dubbio uno dei dischi italiani migliori dell’anno. Si tratta di Go Go Diva, il terzo album in studio de La Rappresentante di Lista, al secolo Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, ovvero uno dei progetti artistici più interessanti e intelligenti del territorio nostrano.
Basta soffermarsi qualche secondo sulla meravigliosa copertina per capire che questo è un disco che non vuole darsi alcun tipo di limitazione, ma desidera indagare tutte le sfaccettature dell’essere umano, osare, sperimentare, stupire. Si tratta di un lavoro contemporaneo sia nelle sonorità che nei temi trattati, che forse non arriverà immediatamente a tutti, specialmente al pubblico ormai totalmente ingurgitato dalla vuotezza degli ultimi tempi ma che, siamo certi, è destinato a restare.

Abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con loro, ecco cosa ci hanno raccontato.

Diva è la protagonista dell’album, che personaggio è?

Il titolo si ispira alla figura di Lady Godiva. Era una nobildonna inglese, moglie del Re di Coventry. Il Re voleva aumentare le tasse per il popolo ma lei cercò di ribellarsi. Il marito decise che sarebbe stato disposto a evitare l’innalzamento dei tributi nel caso in cui la moglie avesse cavalcato un cavallo nuda in giro per il paese. Lady Godiva accettò la sfida.

Ci è piaciuta questa immagine di persona rivoluzionaria, ci ha affascinato la personalità di questa donna che affronta nuda e cruda il mondo.

E’ una immagine forte e in qualche modo molto politica; infatti di politica si parla molto in Go Go Diva, ad esempio in The Bomba, che è una denuncia alla politica di Trump…

Sì, è una traccia che prova a descrivere un po’ quello che è successo in Italia e nel mondo in questi anni. Quello che vogliamo dire è che abbiamo la necessità di tornare a comunicare in modo umano, dobbiamo tornare a guardarci negli occhi, dobbiamo dare valore all’ascolto dell’altro e riuscire ad abbattere i muri ideologici che ci stanno allontanando.

Quindi la musica ha ancora un ruolo importante, è stata giusta l’iniziativa di Rolling Stones di pubblicare quella copertina contro Salvini qualche mese fa?

Sì, la musica è lo specchio della società, ed il suo ruolo è quello di aiutare le persone ad acquisire un nuovo lessico. Salvini ha creato un metodo di comunicazione che si fonda sempre sulle stesse parole, non c’è più dialogo e confronto. Bisogna sovvertire questo processo e cercare di usare bene le parole, la musica ha il compito di trovare quelle giuste e aiutare gli ascoltatori a capire che ci sono anche altri modi per comunicare.

La mia canzone preferita dell’album è Panico, ha un arrangiamento in qualche modo difficile da trovare nella musica leggera di oggi: avete scelto di utilizzare degli archi che esprimono una certa dose di cupezza in contrasto con una melodia delicata, come è nata questa idea?

Gli archi li ha scritti Davide Rossi, che è un grandissimo musicista. La canzone inizialmente era nata voce e chitarra, ma ci è venuto automatico successivamente pensare agli archi. Volevamo ottenere un contrasto forte che accompagnasse la canzone, ci serviva un suono che preannunciasse qualcosa di simile ad una catastrofe; qualcosa che facesse capire che la tranquillità quotidiana potesse venire spazzata via da un momento all’altro.

Ci è venuta in mente la canzone di Scott Walker “It’s Raining Today“, dove c’è un arrangiamento di archi simile. Inizialmente è una canzone dolce ma successivamente il suono degli archi crea proprio quella atmosfera che volevamo noi in Panico.

La canzone parla del panico che si era scatenato in piazza a Torino, ma è una canzone che nello stesso modo è attuale per quello che è successo ad Ancona durante il concerto in discoteca di pochi giorni fa. E’ un panico inaspettato che non ti aspetteresti mai ma che ti può venire addosso e investirti.

Questo è il terzo album, vi siete accorti mentre lo suonavate di alcuni sbagli che avete commesso nei lavori precedenti?

Non li chiamerei sbagli, rispetto agli album precedenti si può correggere il tiro in alcune cose per fare risaltare qualcosa che non avevamo reso abbastanza incisivo. Quando si inizia a costruire un album si cerca di metterci dentro tutto quello che si è. Alcune volte sembra di andare lontano da quello che si è fatto in passato, altre volte provi a dare respiro ad alcune cose che magari negli album precedenti non sei riuscito a puntualizzare. I testi di questo album assomigliano in qualche modo a quelli di “(Per la) Via di Casa”, il primo album. Ma i suoni sono diversi.

Non abbiamo deciso a tavolino di inserire molti più strumenti in tutti i pezzi. L’esigenza di queste canzoni era quella di essere piene. Panico è la canzone più essenziale ma comunque rimane piena di sonorità; così come tutte le altre canzoni avevano bisogno di un sostegno maggiore e abbiamo cercato di costruirle con tutti gli strumenti che potevamo inserire.

Anche durante i concerti ci saranno alcune novità?

Sì, abbiamo un nuovo batterista e tutti gli altri componenti saranno musicalmente cangianti. Tutti suoneranno nuovi strumenti rispetto a quello che han suonato fino ad ora. Sul palco Marta oltre alle percussioni suonerà un flauto che fa da sintetizzatore; Dario suonerà anche il basso; Erika oltre al sassofono suonerà la chitarra e Enrico ha aggiunto nuovi suoni alle tastiere. Abbiamo provato a suonare questi pezzi a Berlino qualche sera fa ed è stata una bomba. Ci ha emozionato molto come suonano questi brani dal vivo.

Mi consigli un album che ti è particolarmente piaciuto nel 2018?

Superorganism (leggi qui la nostra recensione), ascolta Something for your M.I.N.D. E’ fantastica.

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