La femme fatale: intervista a HER

by Maria Vittoria Perin

La Francia è Serge Gainsbourg e Jane Birkin e Je t’aime. È “Jules e Jim” di Truffaut e “Love” di Gaspar Noè. È Toulouse Lautrec e i due fidanzati che si baciano a letto. È Vincent Cassel e Laetitia Casta. È il Mouline Rouge e il can can. È Yves Saint Lauren. La Francia è Her ed è sinonimo di sensualità. Her nasce pochi anni fa in quel di Parigi dalle menti di Victor Solf e Simon Carpentier e pian piano sta conquistando, a colpi di concerti in UK e negli States, la sfaccettata scena indie e a quanto pare anche i geni del marketing di Apple, che li ha scelti come colonna sonora per un loro spot pubblicitario. Ma quello di Her non è il classico indie chitarra elettrica e batteria, quello allegro e spensierato di Albion, ma è un indie tutto alla francese, sensualissimo, che ti corre lungo la schiena come la mano del ragazzo/a a cui stai pensando proprio in questo momento, che fonde elettronica e soul, che alle volte miscela ritmi sincopati, pianoforte e schocchi di dita a scandire il tempo. Her appartiene ad un genere diverso, particolare, tutto loro, che con un neologismo potremo definire sexindie, e che ha impiegato il tempo di una canzone per farmene innamorare. È cominciato tutto con Five Minutes, quella frase: “All I need is 5 minutes” mi si è incastrata in testa e non vuole ancora saperne di uscirci, quel ritmo felpato e incalzante accompagna costantemente le mie giornate.

Amo scovare gruppi sconosciuti, amo sentire quella loro genuinità ancora inviolata, quelle idee che fluiscono direttamente dalla mente dei musicisti e che vengono incise su disco. Mi piace pensare che sugli artisti emergenti non vi sia ancora la lunga mano di qualche major, ma quell’ancora piccolo mucchio di canzoni sia il risultato di lampi di genio, ore in studio e lunghe chiacchierate. Ed è il caso di Her, minuziosi nella scelta di ogni singolo brano da pubblicare, di ogni singola sonorità e ciò dà vita a dei singoli perfettamente curati sotto ogni punto di vista, singoli che arrivano dritti all’orecchio dell’ascoltatore, singoli capaci di eccitarvi. Se siete innamorati, se vi piace qualcuno ma la situazione è un dannato casino, se avete  semplicemente voglia di limonare oppure state architettando una serata a lume di candela,vi consiglio di ascoltare ripetutamente Her Tape #1 e Her Tape #2. Il primo EP pubblicato l’anno scorso dalla band, contenente tra le altre Five Minutes, Quite Alike e Union,  è una breve storia d’amore in 6 atti, in cui lei e lui si conoscono, si frequentano e alla fine stanno insieme, tutto descritto da testi abbastanza espliciti ma mai volgari, sempre eleganti e fini. In Quite Alike si può leggere “I quite like your hair, I quite like your eyes, I quite like your breast, when you’re undress“, mentre in UnionCan you feel our chemistry?” si ripete incessantemente per tutta la canzone mettendo in musica e in bianco e nero nel video una relazione intensa e d’intesa, passionale e dolce allo stesso tempo. Pochi giorni fa (il 7 aprile) invece è uscito il secondo EP, tra cui troviamo Queens, Swim e Jessie J, dai ritmi più cupi ma movimentati, in cui si percepisce di più la presenza del basso e del sintetizzatore. Come in gran parte dei pezzi di Her, la donna è la vera protagonista di questo disco, una donna forte, decisa, indipendente, guardata con rispetto e inalzata spesso al ruolo di Queen. Emozionandomi e rispecchiandomi troppe volte nei loro testi e nelle loro musiche, ho deciso di fare due parole con Victor, cantante del duo, che con un incredibile accento francese mi ha parlato un po’ di questo progetto, del loro stile, della sensualità e del loro amore per le donne.

Iniziamo parlando un po’ di te.  Ho letto che hai origini tedesche, giusto?
Sì, sono per metà tedesco per parte di mio padre, mentre mia madre è francese. Sono nato in Germania e cresciuto a Parigi.

Quando hai conosciuto Simon? Quando hai iniziato a suonare?
Abbiamo iniziato entrambi molto prima di Her, quando eravamo ragazzi. A quel tempo stavamo entrambi imparando a suonare. Io ho iniziato col piano mentre Simon col sassofono. All’inizio suonavamo musica classica. Poi durante l’adolescenza siamo passati dall’imparare allo sperimentare, provando e godendoci nuovi generi musicali. Avevo sedici anni quando ho capito quanto suonasse bene il blues al piano. È stata una vera rivelazione, la scoperta del piacere di suonare. Simon ha avuto più o meno la stessa esperienza col jazz. Un anno dopo ci siamo incontrati e abbiamo messo su una band, The Poppoppos, nella quale abbiamo suonato per cinque anni. Non è durata, perché i ragazzi hanno deciso di proseguire con altre carriere, quindi abbiamo deciso di creare un altro gruppo: Her.

Che mi dici del nome che avete scelto per la band? Come mai avete optato per Her? Mi chiedo se ci sia qualcosa di femminile nella vostra band.
L’abbiamo scelto perché la nostra ispirazione principale sono le donne ed il forte impatto che hanno sulle nostre vite. L’elemento femminile ha un ruolo fondamentale nella nostra musica e crediamo che anche gli uomini possano essere femminili. Siamo interessati ai diritti delle donne e, in particolar modo quest’anno, abbiamo avuto la possibilità di suonare all’inaugurazione della settimana HerForShe Arts a Parigi; Emma Watson è l’ambasciatrice principale e noi siamo stati scelti per rappresentare la Francia, il che ci ha reso davvero felici. Inoltre “Her” è appunto un nome strano per due uomini e ci piace questo tipo di mistero attorno a noi. Ti racconto un aneddoto divertente: per parecchio tempo non ci sono state foto di noi due in giro quindi, quando suonavamo, la gente credeva fossimo due donne e scopriva la verità solo una volta saliti sul palco!

Mistero e femminilità significano anche sensualità. Penso che la vostra musica sia molto sexy, cioè: i testi, il ritmo, i video e persino le copertine possono essere considerate sexy. Possiamo dire che il vostro desiderio è quello di sedurre l’ascoltatore?
Questo è esattamente ciò che vogliamo. Non ci dispiace parlare di sesso ed essere molto sexy anche perché ci piace molto la musica soul, in particolare quella degli anni ’60, ad esempio Marvin Gaye. Quella è sensualità, quegli artisti hanno provato ad essere davvero sexy durante la loro carriera. E ci sono riusciti. Vogliamo provarci anche noi. In più, parliamo molto di sesso nei nostri testi: essere sexy mentre si parla di sesso è l’ideale.

Quali sono le vostre influenze principali? La Francia è famosa per la musica elettronica, come quella dei Daft Punk, dei Justice e di Mr. Oizo. Siete influenzati anche da loro?
In realtà no, questo genere di musica non è tra le nostre influenze. Mi piace molto quel tipo di musica, ma non è stato una delle ispirazioni per Her. Ciò che ci ispira principalmente è la musica soul degli anni ’60 ma ci piacciono anche personaggi della scena hip hop e rap in generale. Ammiriamo Kendrick Lamar, Kanye West, Chance The Rapper. Ci ispiriamo molto alla musica rap degli anni ’80. Da quando abbiamo imparato a campionare musica, ci piace sperimentare con quei suoni. Spostandoci sulla scena indie, ci piacciono James Blake e gli xx. La loro musica è minimal: non c’è niente di eccessivo, nelle loro canzoni, ma il giusto coro nella giusta sequenza li rende fenomenali.

Non capita tutti i giorni di intervistare un band francese. La scena indie è prevalentemente formata da band inglesi e americane. Com’è la scena musicale francese?
Penso che la scena musicale francese stia andando abbastanza bene, non quanto il French Touch, quando sono esplosi i Justice e altre band. Ma è ok, al momento credo gli artisti più conosciuti siano quelli rap e hip hop, come MHD, Booba e Nexus. I suoi testi sono molto duri, molto sottili.

Si dice che il francese sia la lingua più bella al mondo. Perché avete deciso di cantare in inglese anche se siete francesi?
Tutto ciò che ci influenza viene dagli USA o dall’Inghilterra. Per quanto mi riguarda, essendo nato in Germania sono comunque cresciuto con due lingue. Simon, invece, ha trascorso un anno negli States quando era al liceo, poco prima che ci incontrassimo. Perciò non è molto naturale per noi cantare in francese. Oltretutto, penso che l’inglese si adatti meglio alle nostre canzoni.

Avete già rilasciato un EP e alcuni singoli. Avete intenzione di pubblicare qualcosa di nuovo nell’imminente futuro? Sarete in tour?
Abbiamo diversi concerti in questo periodo, ma non in Italia. Spero di suonarci un giorno, anche perché amo il vostro paese.“Her Tape #2” verrà rilasciato il 9 aprile. Siamo molto eccitati a riguardo perché conterrà diverse nuove canzoni. Parliamo ancora di donne ma da un punto di vista diverso. Sarà interessante vedere come la gente reagirò alla nostra nuova musica. Abbiamo deciso di registrare nuovamente una tape (breve ep, ndr). Ci piace questo metodo, basta solo mettere insieme un po’ di canzoni che suonano bene assieme, non occorre avere 10 brani pronti, ed è un modo più veloce di pubblicare un album. Forse pubblicheremo un album, per il momento vogliamo solo pubblicare altre tape e pubblicare altri singoli su internet.

Parlando del vostro stile: quando siete sul palco indossate sempre camicie e giacche, il che non è molto comune tra le band indie.
Sì, adoriamo gli abiti. Ancora una volta, è una caratteristica che abbiamo preso dalla scena soul anni ’60: James Brown, Ray Charles e Temptations facevano così. Non salivano sul palco con una maglietta e i jeans. Quindi, dato che facciamo questo tipo di musica, pensiamo sia importante esprimere il nostro stile anche attraverso gli abiti che indossiamo, è un modo per far vedere da dove veniamo e per completare le nostre canzoni. Abbiamo anche il nostro sarto personale a Parigi. Gli abiti sono tutto per noi!

HER
HER: Simon Carpentier e Victor Solf
Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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