Occhio a Lewis Watson: intervista

by Federica Di Gaetano

Vi piacciono le atmosfere british, i testi malinconici e i cantautori con la chitarra? Allora c’è un nome che proprio non potere farvi scappare: Lewis Watson.
Classe 1992, originario di Oxford , ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica all’età di sedici anni. Nel 2010 decide di aprire un canale Youtube e sotto lo pseudonimo di HolyLoowis inizia a caricare una serie di cover, superando i 90.000 iscritti e ottenendo migliaia di visualizzazioni. Da questo punto in poi Lewis inizia ad accumulare un successo dopo l’altro: nel 2012 esce l’EP  It’s Got Four Sad Songs on It BTW, successivamente viene scelto come opening act per il tour australiano della giovanissima Birdy, ottiene un contratto discografico con la Warner Music e pubblica quattro ulteriori EP, che si piazzano tutti ai vertici della iTunes singer-songwriter chart. Infine, nel 2014 ha visto finalmente la luce il  suo primo album, The Morning.
Successivamente, Lewis si è preso del tempo per mettere le idee in ordine e, accompagnato dal produttore Anthony West e dalla sua band, si è chiuso in studio per lavorare ai suoi nuovi brani. In sole due settimane ha registrato il suo nuovo album, che si intitola Midnight ed è uscito il 24 marzo per Cooking Vinyl/Edel.

 

“It’s an evolution from my first album. It’s grander, heavier and more electronic. It’s a big change, but it’s still me. Maybe me with added spice. We made “midnight” in a bubble. It’s much more coherent ad every track has my stamp on every aspect. It was crucial that these songs sounded exactly as I imagined them”.

 

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Il disco si compone di undici tracce dal sapore tipicamente british, che ricordano le atmosfere degli esordi di artisti ormai famosissimi come Tom Odell e Ed Sheeran. Si passa dalle incertezze della traccia di apertura, la ritmata “Maybe we’re home” (“reach out into the dark, no, see how many others there are”), alla delusione e alla malinconia che traspare nell’incalzante Deep the water ( “I’m sinking slowly as we’re
 losing light, my love
”) e nelle delicate La song” (“the demons in your brain helped you build a wall
while i watched you suffocate, i’ve never felt so torn
”) Run” (“why don’t you settle down and steal my skin
”), fino alla speranza che trasuda nei versi del singolo “Little light”:

“Staring at the roots, nobody there to help me grow

I was longing for the rain, you were the flood that made me overflow

A stranger to my skin but now I’m braver in my bones

You see I’m shooting for the moon, you painted me in indigo”

Ma c’è spazio anche per le atmosfere folk e spensierate di “When the water meets the mountain” (“shut your mouth and play some Springsteen
 ‘cause pretty soon we’ll all be dancing in the dark”) e per il pop radiofonico di “Forever” (“I know we could always start again
 but it’s a lesson that we’re learning and it would mean nothing if we don’t find our way back
“). Non mancano poi brani in cui a fare da padrone è il tema dell’amore, come per esempio Give me life” (“Heaven knows: I was fading. Now I’m painted gold, yeah you made me 
glow”),  Slumber”, eseguita insieme alla cantautrice britannica Lucy Rose (“the faint smell of your clothes
 reminds me that I’m home”) e Midnight” (“we watched our city die
but i could lay right here forever

”) che chiude il disco.

Lewis Watson Approved Press Shot, Photo credit Josh Shinner

La sensazione che si percepisce ascoltando l’album è quella di star vivendo una breve immersione all’interno della testa e delle emozioni di un ragazzo nel pieno della giovinezza; man mano che le tracce si susseguono l’ascoltatore entra in contatto con le emozioni, le speranze e le paure dell’artista, che vengono snocciolate con sincerità e dolcezza. Non solo per quanto riguarda i testi, ma anche per quanto concerne la parte musicale, è evidente la maturazione compiuta rispetto al primo lavoro e l’artista, nonostante la giovane età, dimostra di avere tutte le carte in regola per farsi strada all’interno del panorama musicale contemporaneo.

Lo scorso 23 febbraio l’artista è arrivato al Biko di Milano per l’unica data italiana del suo tour e ha avuto l’occasione di presentare brani estratti da entrambi i suoi album davanti a un pubblico piuttosto numeroso e particolarmente caloroso, al quale ha dato prova di essere dotato di grande energia e capacità di reggere il palco, nonostante in questa occasione non fosse accompagnato dalla sua band.
Per concludere, Midnight è un disco dolce, intimo ed emozionante e il mio pensiero al riguardo si potrebbe benissimo riassumere utilizzando un verso estrapolato da uno dei brani contenuti al suo interno, Hello, Hello”: l
ittle whispers, sudden shivers and for a moment nothing else”

Abbiamo avuto l’opportunità di porre qualche domanda a Lewis. Qui trovate l’intervista completa. 

Se ti venisse chiesto di presentare te e la tua musica a qualcuno che non ti conosce utilizzando una delle tue canzoni, quale sceglieresti? 
Domanda difficile, probabilmente sceglierei “Deep the Water” perché ha ogni elemento presente nella mia musica in questo momento, la chitarra acustica, la mia band, gli archi, ecc.
Penso che riassuma il mio sound e credo che, se alle persone piacerà questa canzone, allora apprezzeranno anche il resto del mio repertorio.

Dato che hai iniziato a fare musica da adolescente, mi piacerebbe sapere se sei sempre stato determinato a fare questo nella vita oppure c’è stato un momento o un avvenimento particolare in cui hai capito di poter fare della musica il tuo lavoro? 
È sempre stato il mio sogno, ma non avrei mai pensato che sarebbe diventato realtà! Non facevo altro che scrivere canzoni come una sorta di terapia, poi le caricavo su youtube così da poter in futuro valutare la mia abilità nel suonare la chitarra. Non avrei mai pensato che altre persone avrebbero voluto sentirle… In verità mi sono abbastanza spaventato quando ho visto che c’erano persone che le ascoltavano, seriamente, ero sul punto di cancellare tutto, ma sono molto felice di non averlo fatto! Credo che il momento “eureka” sia stato quando è uscito il mio primo EP, le persone si trovavano in sintonia con le mie canzoni e ciò mi ha spinto a dedicarmi alla musica con una prospettiva più a lungo termine.

Il tuo primo album si intitola “The Morning”, mentre per il secondo hai scelto il titolo “Midnight”: è stata una scelta causale o c’è un filo conduttore che collega questi due lavori? 
Sì, è stata una decisione consapevole. Credo che quest’album sia un’evoluzione dell’album precedente, la composizione, la musica e la produzione sono più mature e ho voluto metterlo in mostra il più possibile. Il titolo dell’album è la prima dimostrazione di questo: il mattino è l’inizio della giornata, mentre la mezzanotte ne è la fine.

Il 24 marzo è uscito “Midnight”: cos’è cambiato rispetto al tuo album d’esordio?
Come ho già detto, sicuramente è un album più maturo. Molte canzoni sono più lunghe ma all’interno dell’album ci sono anche molti momenti silenziosi, momenti personali. Abbiamo sperimentato diversi sound e diversi strumenti e lo amo. Non è prudente come il mio primo album, credo che sia ciò di cui avevo bisogno.

Il video del singolo “Little Light” è stato girato a 360°: com’è nata l’idea?
Una compagnia è venuta ad un nostro concerto a Londra e lo ha registrato in VR con un paio di videocamere a 360° e ho pensato fosse geniale. Ho chiesto loro se fosse possibile che filmassero per noi un video musicale e ci hanno detto che gli sarebbe piaciuto molto, abbiamo trovato una location, raggruppato la band e abbiamo suonato la canzone tutti attorno alla videocamera!

C’è un brano a cui sei particolarmente legato?
Scrivo canzoni sempre e solo per me stesso, è una sorta di terapia per me quindi ogni canzone significa moltissimo. Credo che “Run” e “Deep Water” siano le canzoni che rispondano di più a ciò che provo in questo momento. Sono canzoni che avevo bisogno di scrivere, credo, mi hanno sollevato un grande peso dallo stomaco e ne sono molto grato.

Dove trovi l’ispirazione per le tue canzoni? Sono sempre autobiografiche oppure ti capita anche ti racer storie altrui? 
Sì, la maggior parte sono autobiografiche. Ogni tanto, se vivo abbastanza vicino a qualcuno che sta passando un periodo difficile, posso scrivere anche di quello. In realtà, mi sento a disagio nell’inventare una storia. Canto per alleviare i miei sentimenti – a volte sono sentimenti positivi, a volte sono sentimenti negativi, ma è una cosa meravigliosa essere capace di alleviarli.

Come si è svolto il procedimento di composizione dei brani?
Mi piacerebbe che ci fosse un processo di composizione, ma le canzoni arrivano quando arrivano, non ne ho alcun controllo. Mi sembra che se le forzo, le canzoni sono peggiori. Entro nel pieno della concentrazione a caso, può succedere mentre sono sul treno, o alle 4 di mattina, può succedere quando sono nella doccia, ma puoi scommettere che, quando succede, cerco in fretta e furia una chitarra e butto giù i miei pensieri finché non ho una canzone. Inoltre, trovo che scrivere sia più facile di notte!

Ascoltando le tue canzoni vengono alla mente le nuove leve del cantautorato britannico, come Ed Sheeran e Tom Odell; ci sono degli artisti che hai ascoltato particolarmente nel corso della tua vita e che poi hanno influenzato il tuo modo di fare musica?
Un artista canadese chiamato City and Colour è stato di grande ispirazione per me quando avevo appena cominciato, lui è il motivo per cui ho preso in mano una chitarra acustica, in realtà. Lo ascoltavo molto quando stavo iniziando a imparare a suonare la chitarra e a scrivere; ha avuto un grandissimo impatto sul mio sound e credo sia per questo! Trovo che anche Bon Iver, Death Cab for Cutie e Bambay Bicylce Club abbiano sicuramente influenzato il mio sound.

All’inizio della tua carriera hai deciso di utilizzare, per far conoscere la tua musica, un mezzo molto in voga fra i giovani artisti, ovvero YouTube. Pensi che possa essere d’aiuto per i giovani artisti?
Credo che li aiuterebbe moltissimo a crearsi un seguito proveniente da tutto il mondo, il che, al giorno d’oggi, è molto importante dato che è tutto così istantaneo! Sicuramente, però, per me è stato più facile, perché sono entrato nel mondo di Youtube molto presto, prima che le persone capissero bene come funzionasse. Questo significa che molte più persone potevano vedere i miei video perché il mondo di Youtube non era così ”saturato” come lo è oggi. Però, credo sia ancora possibile sfondare, ci vorrà solo più tempo!

Per collegarci alla domanda precedente: come artista, diciamo emergente, mi piacerebbe conoscere la tua opinione riguardo lo streaming musicale (Spotify e simili). Pensi che possa aiutare o, al contrario, affossare i nuovi artisti?
Io uso Spotify e Apple Music, come consumatore è meraviglioso, tutto è molto accessibile e conveniente. È ottimo. Parlando da musicista, anche in questo caso non è male. Gli artisti spesso si lamentano del loro regime di pagamento e la quantità di denaro (che può essere visto come un problema, certamente, il duro lavoro degli artisti deve essere pagato bene!) ma io lo vedo come una macchina per esposizione mediatica. Molte persone scoprono la mia musica attraverso questi servizi e per me è ottimo, non sono al livello in cui tutti conoscono la mia musica, quindi amo quando arrivano nuovi ascoltatori. In questo momento questo è più importante per me rispetto a un paio di spiccioli qua e là.

Di recente hai suonato per la prima volta in Italia, a Milano. Come ti è sembrato il riscontro del pubblico nel nostro paese?
È stato molto bello, un concerto piacevole e intimo con spettatori che cantavano tutte le canzoni e che poi si sono fermati per un saluto. L’ho adorato, non ero mai stato in Italia, quindi vedere qualcuno venire ad un mio concerto è stato significativo per me, ne sono molto riconoscente.
Anche loro sembra che si siano divertiti molto!

Si ringrazia Gaia Muser Bandiziol per la traduzione.

Credit; CJ Harvey CJH4804_CJH4804-R7-042-19A

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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