Le radici e la nuova Propulsione: intervista a Bugo

by Riccardo Martinelli

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Me la godoIo mi rompo i coglioni, Che diritti ho su di te, Vado ma non so, sono tutti titoli senza tanti giri di parole, a volte brutalmente terreni, che possono essere intesi come banali, scontati. Ma alla fine, sincerità e sensazioni reali, vere, della vita di tutti i giorni, non sono l’essenza che muove tutta questa storia?
Precursore di alcune sonorità che girano ora in radio, innovatore del cantautorato italiano, Bugo è tornato alle sue radici rock con l’album uscito lo scorso maggio, intitolato proprio RockBugo.
Titolo chiaro e diretto, in cui sono raccolte 9 canzoni prese da album precedenti e una cover, Bollicine di Vasco Rossi, tutte riarrangiate in chiave rock. È un perfetto composto sinergico tra l’essenza e la forte personalità di Bugo, assieme alle influenze della musica che girava durante i suoi vent’anni, ovvero qualcosa come Nirvana, Oasis e combriccola.

È il 6 ottobre e stasera Cristian Bugatti, che fin dall’infanzia si fa chiamare Bugo, suonerà alla serata più glitterata e con più giubbotti di pelle che io conosca, il MILK Party, organizzato al circolo MU di Parma.
Ed io, appena prima del suo sound check, ho avuto l’opportunità di farci una bella chiacchierata.
Non posso nascondere che anche l’atmosfera mi eccitava, tra il locale molto in stile suburbs londinese, il meteo uggioso, e le prove luci del Milk colorate come piace a Morrissey.
Morale: un corridoio, due sedie per ammortizzare il suo metro e novanta contro i miei 170 cm d’altezza, uno sgabello per tenere il registratore e via. È andata più o meno così.

Partiamo dal tuo ultimo lavoro, RockBugo, un vero e proprio cambio di rotta verso sonorità più rock, più arcaiche in qualche modo, da dove è nata quest’idea?

B: Non c’è una vera e propria motivazione, non ci sono dietro discorsi filosofici complessi, è una voglia artistica, una necessità, sono andato di pancia. Poi sì, è ovvio che l’idea di partenza ho dovuto razionalizzarla, ma sai io sono uno molto istintivo.
Sentivo questa necessità molto forte di ritrovare artisticamente un’energia, una carica che proveniva dalla musica che ascoltavo a vent’anni. Dopo dieci anni di elettronica, “mi è andata a nausea” (testuali parole) quella roba lì sai, non rinnego nulla ma avevo bisogno di questo cambiamento, una roba di cuore.

R: Guarda, proprio ieri sera mi sono imbattuto in un articolo che conteneva questo proverbio cinese che dice: “possiamo lasciare due cose al prossimo: le radici e le ali”, e l’ho messo subito in correlazione a questa svolta che è RockBugo.

B: Bellissimo! Questo è un disco di radici: mai dimenticare da dove vieni ma con la testa in avanti a sognare e progettare.
Il detto te lo rubo e lo metto sul mio Facebook!

Cinque mesi prima che Lehman Brothers dichiarasse bancarotta, nell’aprile 2008 esce C’è Crisi, che ora riproponi in quest’album. Dieci anni dopo, com’è la situazione? Vedi ancora gli stessi visi?

B: Assolutamente sì, la vedo ancora e in modo evidente. Siamo in una fase di passaggio, non ci siamo ancora stabilizzati, né socialmente, né umanamente e economicamente. Su diversi piani non abbiamo ancora trovato un equilibrio, al quale probabilmente il genere umano non è portato. Siamo in un periodo di stasi, molto confuso e non stabilizzato. La mia canzone è qualcosa di più relativo alle emozioni più che questioni sociali, però ovviamente anche fenomeni come la crisi economica mi hanno influenzato parecchio. Per me è importante vivere a contatto con la gente, non voglio isolarmi, e anche questa canzone è un dipinto di quello che provavo e che sentivo in giro, dal barbiere o al bar, in varie situazioni durante la quotidianità.

R e B: (riflettiamo per qualche istante sull’etimologia della parola crisi)

B: Ma la cosa bella e affascinante, è proprio che questi momenti servono spesso per rivoluzionare il mondo, pensa che crisi ha creato Einstein quando ha formulato la Teoria della relatività (se la ride)…  vedi un po’!

Dopo 9 dischi, impegnati in qualche modo, sia sul sociale che…

B: Mah in realtà sociale non proprio, non sono uno da temi politici e questioni enormi. Forse con sociale intendi il contatto con la gente e per me questo si che è importantissimo!

R: Esattamente, con sociale intendo qualcosa di diretto e schietto che arrivi al tuo pubblico o a chiunque si trovi a contatto con una tua canzone, senza molti giri di parole.

Riformulo la domanda e andiamo avanti

Per l’appunto, dopo 9 dischi, tutti di un certo calibro e con questa svolta rock, gli obbiettivi futuri quali sono? Hai già in mente qualcosa?

B: Con questo disco sono tornato a fare qualcosa di cattivo, a volte crudo, violento e aggressivo nel suono, quindi diciamo che il prossimo lavoro non sarà uguale, ma sicuramente RockBugo sarà il punto di partenza.
Diciamo che si parla davvero nel mio caso di un ritorno alle radici per ritrovare lo slancio, energia.
Il futuro parte da qua, poi non so dirti bene cosa ne uscirà.
L’unica cosa che posso garantirti è che sarà rock, ed ora, è come se fosse veramente iniziato un secondo tempo della mia vita.

Questa è una domanda meno diretta su di te, ma vorrei un tuo parere.
Siamo in un periodo in cui quasi si abusa di un termine che anche a te è stato caro durante i tuoi inizi, ovvero “indie”. Cosa ne pensi della scena musicale attuale e di tutti questi nuovi artisti che nascono?

B: Tutta merda.
Tutta attitudine, tutta posa. Personalmente non me ne piace nemmeno uno, non mi dimostrano niente, la maggior parte portano nella loro musica lamentele, e poi non fanno un c***.
Soprattutto se hai 20/25 anni non lamentarti e basta delle cose che non vanno, fai!
Io punto il dito ma non ce l’ho coi giovani, però è chiaro che se questa musica mi deve dare la carica e muovere qualcosa dentro di me, la vedo dura, cosa vuoi cambiare con sta roba?! Non ce n’è uno incazzato, che non vuol dire dover fare per forza il gruppo punk, però nemmeno così.

Tanti ragazzi li conosco personalmente, e sono dotati di una sensibilità fortissima, davvero, che recepiscono questi momenti di difficoltà e confusione sociale, ma com’è che li portano in musica? Giocando. Giocano!
Non c’è nulla da scherzare qua, c’è precarietà, le cose non vanno, politicamente stanno tornando ad apparire movimenti estremisti, e proprio per questo mi chiedo dove sia la rabbia!
A me non importa se riempiono i palazzetti, anzi, di positivo c’è che producono davvero grossi dati di vendita che fanno bene al mercato, ma c’è qualcosa che non va.

…però tranquillo, guarda che arriveranno anche i ventenni incazzati.

Torniamo su di te, come descriveresti il tuo modo di comporre? Come componi le tue canzoni?

B: Innanzitutto io compongo a periodi, diciamo che ci sono momenti in cui mi si apre questa “predisposizione creativa” e scrivo, magari per cinque o sei mesi. Poi per altrettanti mi stacco e non faccio nulla a riguardo, mi definisco a corrente alternata, proprio come se passassi momenti accesso e altri spento, artisticamente parlando.

R: E durante i mesi in cui non scrivi?

B: Io sono sempre Bugo, è da quando ho sette anni che mi chiamano così e ho la mia vita, mia moglie, i miei amici, la famiglia e mi piace molto lo sport.

Tu nasci come indipendente e diciamo che sei stato un po’ il precursore di certe sonorità, e di un nuovo modello cantautorale italiano. Se tu dovessi trovare un tuo genere, un tuo spazio, dove ti collocheresti?

B: Come genere musicale? No no, io sono Bugo, non riesco a collocarmi in qualche genere.
Si ok sono un cantautore perché scrivo e canto le mie canzoni, però non so, mi piace il rock e mi sento rocker. Facevo elettronica ma non da fighetti, non ero un fighetto. Nel mio carattere ho dei caratteri spigolosi e a volte velenosi, quindi mi sento rock diciamo.

Ultima domanda: sul palco siete solo basso, chitarra e batteria, una formazione arcaica, se vogliamo vedere lontana da quella che avevi prima, qual è la risposta che ti arriva dal pubblico?

B: La risposta dal pubblico? Bellissima, è stato un rischio e diciamo che un po’ non me l’aspettavo, d’altra parte io vengo da dieci anni di elettronica. Poi ci sarà stato anche qualcuno a cui non è piaciuto, però per me è stata una grossa conferma per quello che faccio, un po’ come sentirmi dire da un fan che gli piace davvero Bugo per quello che è, indipendentemente dalla forma espressiva ecc..
È un po’ come se a me piace Bob Dylan, a me piace e basta, che sia in acustico o con la band.
È iniziata davvero bene questa serie di live in cui porto in giro RockBugo, sono parecchio contento!

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Riccardo Martinelli

People try to put us down! (talkin' bout my generation)

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