08 aprile 2026

Tom Smith, l'intervista: "Faccio quello che non posso fare con gli Editors"

Non che particolari prove di maturità fossero necessarie per uno dei leader più carismatici e talentuosi dell'intero panorama indie/alternative, ma There Is Nothing In The Dark Which Isn't There In The Light - uscito lo scorso 5 dicembre 2025 sotto l'etichetta PIAS - mette in chiaro una volta per tutte le doti indiscutibili di Tom Smith, voce e autore degli Editors.

Il primo disco da solista è per Smith una prova di maturità e una sorta di emancipazione stilistica, attraverso un metodo di scrittura decisamente più vicino al folk e agli arrangiamenti orchestrali. Anche se in realtà, per i fan degli Editors, questo lato più intimo e riflessivo del cantautore era sempre trasparso qua e là nel corso della sua carriera.

Sin dai tempi di The Back Room (2005) e fino a Violence (2018) - il più recente EBM (2022) si era contraddistinto per il suo suono e approccio molto più elettronico -, ogni album della band di Birmingham ha avuto la voce di Tom Smith come unica vera costante nel contesto di un continuo mutamento di forma (qui trovate un nostro approfondimento riguardante gli Editors). Nei vari album e nel corso dei live, infatti, a scandire la cadenza delle hit e dei brani post-punk e new wave che li hanno resi celebri ci sono sempre state vere e proprie boccate di ossigeno rappresentate da brani apparentemente spogli e acustici in cui l'interpretazione del leader della band potesse regnare incontrastata.

Di fatto è proprio questo il focus del primo lavoro da solista di Smith e di quella che è la sua proposta di live nel tour di promozione del disco stesso, fatta dalle nuove 10 canzoni inedite contenute nell'album e (quasi) altrettante vere e proprie perle dalla carriera degli Editors: tutti quei brani che non avevano mai avuto giustizia perché in un certo senso un live degli Editors richiedeva altro.

Ed è proprio attorno a questa riflessione che Tom Smith ci ha guidati nell'interpretazione del suo lavoro nella chiacchierata che abbiamo fatto con lui nel backstage dell'unica data italiana di questo suo tour europeo, al Teatro Comunale di Ferrara, per l'anteprima della trentesima edizione di Ferrara Sotto Le Stelle.

Tom Smith intervista
Tom Smith | (c) Edith Smith

Allora Tom, partirei direttamente dal titolo del tuo primo disco solista. There Is Nothing In Dark Which Isn't There In The Light sembra il frutto di una riflessione, di uno sguardo lucido su ciò che è stato e ciò che quotidianamente ci sembra sbagliato, ma che probabilmente ci regala un insegnamento. Pensi che sia legato alla tua maturazione, come uomo e come artista?

Non ne so nulla di quello che diventare vecchi comporta in noi e nel nostro modo di vedere la realtà (sorride, ndr). Direi che il punto di partenza è la consapevolezza che la scrittura di un qualsiasi brano attraverso gli Editors acquisisce automaticamente un volume e una dimensione su cui non ho pieno controllo. C'è una certa attenzione alla performance, diventa tutto molto teatrale in un certo senso, ed è anche quello che amo della band: quella possibilità di sperimentare, lasciare uscire tutto con estrema libertà. Quando ho iniziato a scrivere per il mio disco, ho realizzato che mi sono quasi sempre fermato a una sorta di superficie e che c'era un qualcosa di più profondo che avrebbe dovuto trovare il suo posto.

Suona come un messaggio diretto alle persone che ti circondano: volontario o involontario?

Quello che vorrei dire con questo disco è che ho capito che tutte le persone a cui voglio bene, che sono attorno a me, mi danno speranza e mi aiutano nelle difficoltà della vita di tutti i giorni, quando le cose si fanno difficili. La scrittura procede di pari passo con le sensazioni e i pensieri, per cui a un certo punto realizzi che i testi e le atmosfere che hai nella testa, in un certo senso, ti stanno indirizzando artisticamente. Direi che il titolo, per tornare alla domanda di partenza, è un segnale di speranza.

Hai parlato di persone care e non ho potuto fare a meno di notare che in questo progetto le persone coinvolte, almeno quelle più "vistose" in termini di contributo, sono Nicholas Willes (già turnista con gli Editors e per un breve periodo sostituto di Justin Lockey alla chitarra, ndr) che ti accompagna nel tour, Edith Bowman (la moglie di Tom, che ha scattato le foto della copertina del disco, ndr) e Iain Archer (produttore del disco e in passato di Snow Patrol, James Bay, Jake Bugg e altri, ndr).

Sì, effettivamente arriva tutto da una cerchia piuttosto ristretta di persone. Le cose molto spesso arrivano in maniera diretta e non c'è bisogno di renderle difficili o di aggiungere dettagli superflui. Se in fondo ci pensiamo, cosa c'è di più naturale di mia moglie che scatta una foto di me? Lo scopo di quelle fotografie era di far trasparire un certo grado di intimità e di fragilità. E quindi, perché non usarla come copertina? Per quanto riguarda Iain, oltre alla produzione, è stata anche la prima persona che è intervenuta in maniera diretta sul mio lavoro di scrittura, cosa che non succede nemmeno con gli Editors. I testi, in particolare, sono una cosa su cui ho sempre avuto il controllo.

Tom Smith
Tom Smith | (c) Edith Smith

Questa è quella che potremmo definire come la terza versione di te: c'è il Tom Smith degli Editors, poi quello di Smith & Burrows con il tuo amico Andy, e ora questa versione solista introspettiva. Qual è il filo conduttore?

Diciamo che contrariamente a quanto si possa immaginare, persino un disco solista non è esente da contaminazioni esterne, che possono essere nella scrittura oppure semplicemente nella produzione. Per cui direi che, in generale, la musica è quasi sempre una sorta di condivisione e collaborazione. Il filo conduttore è il mio tentativo di provocare una reazione emotiva in chi mi ascolta attraverso la mia voce e le parole che pronuncio, anche se non sempre so fino in fondo cosa canto e il senso di queste parole. Alcune persone potranno ridere, altre piangere, altre rimanere impassibili, ma questo è il fil rouge della mia carriera: cercare di arrivare attraverso le collaborazioni e le opinioni di chi ho incontrato durante il percorso, sfruttando le mie parole e la mia voce. Scrivi qualcosa e poco dopo viene strattonato da una parte all'altra da chi entra in contatto con quelle parole: con Andy (Burrows, ndr) le cose assumono un tono quasi giocoso e sdrammatizzante, al contrario, con gli Editors le cose si fanno serie e prendono immediata teatralità. Con questo disco personale ho cercato di preservare l'intimità e l'immediatezza delle sensazioni.

Pensi che il tuo approccio con la scrittura dei brani, e in particolare dei testi, sia cambiato in questa tua versione che sembra prendere molti dei tratti somatici del folk?

Con gli Editors non siamo stati sempre in grado di presentare alcuni brani esattamente così come erano nati, per via di una sorta di narrazione che si viene a creare nel corso della carriera e perché lungo il percorso capisci ciò per cui sei portato e quello che riesce al collettivo. Non abbiamo mai fatto dei set acustici come quello che propongo in questo tour. Persino Papillon, che tutti conoscono per la sua energia e la sua struttura elettronica, è nata da me con la mia chitarra acustica.

Ricordo proprio una versione di Papillon che tu e Russell suonaste tempo fa con piano e chitarra a una radio olandese in cui probabilmente mi resi conto per la prima volta della "stratificazione" dei vostri brani.

Sì, parli di una cosa che risale ad anni e migliaia di concerti fa (ride, ndr). La verità è che sulle canzoni non abbiamo il pieno controllo e non arrivano mai a una loro forma definitiva e destinazione. Le scrivi e ne hai una versione. Le riascolti e le aggiusti; ne hai un'altra. Poi le registri e ne hai un'altra ancora. Poi vai in tour, ti ritrovi a suonare davanti a migliaia di persone o davanti a poche decine in una sessione di ascolto o per la stampa: le canzoni avranno un'altra loro versione ulteriore. Posso garantirti che te ne innamori, ma che molto spesso non avrai la possibilità di poterle suonare come vorresti o proprio di suonarle in assoluto. Un buon esempio è Two Hearted Spider, che nel corso del tempo si è totalmente destrutturata ed è in assoluto una delle canzoni degli Editors che meno abbiamo suonato. Le canzoni viaggiano e non arrivano davvero mai a destinazione: ma questa è anche la parte divertente.

Proprio questo aspetto di "rivalutare" alcune canzoni degli Editors che magari hanno trovato meno spazio nel corso degli anni, come ad esempio The Phone Book, nonostante avessero un loro peso specifico notevole, avviene in questo tour grazie alla setlist che hai preparato. E qui torniamo alla domanda iniziale sulle riflessioni del proprio vissuto.

The Phone Book l'abbiamo fatta in un paio di occasioni con la band, in qualche festival in cui ci siamo resi conto che per la sua natura puramente acustica era spesso difficile trovarle una collocazione nelle scalette tra un brano rock e uno elettronico. Sono molto contento di portarlo con me in un tour come questo, in un posto come questo e davanti al pubblico italiano, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per tutto quel disco ad essere onesti (parla di The Weight Of Your Love del 2013, ndr).

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Nel disco parli di pub dei sobborghi di Londra, di Londra stessa, di New York, ma poi l'anima e gli arrangiamenti dei brani ci portano in ambientazioni più rurali come la provincia, in cui sei nato. Pensi che nell'album questa territorialità emerga?

Forse. Ma spostiamo momentaneamente l'attenzione dagli arrangiamenti acustici. Io sono nato e cresciuto nelle campagne prossime alle Cotswolds, poi ho vissuto a Birmingham dove si sono formati gli Editors. Poi è arrivata Londra, e con lei mia moglie, con cui sono stato a New York per la prima volta, e i miei figli. Li vedo crescere e io rivivo le loro fasi di vita, e questo mi porta inevitabilmente a riflettere sui posti in cui ho vissuto. Non so se abbiano avuto un'influenza diretta sulla scrittura, ma sicuramente sono rimasto molto legato all'energia di ognuno di quei posti e rifletto spesso sul Tom che vi si trovava anni fa in altri momenti della mia vita. Più ne parliamo e più in effetti torniamo alla prima domanda che mi hai fatto.

Addentrandoci invece nella musica e negli arrangiamenti, abbiamo detto che questa versione acustica e intima è la struttura portante. Ma non mancano orchestrazioni con archi e altri brani in cui invece ci sono climax strumentali ascendenti. Mi sbilancio con due nomi: Richard Hawley e Bruce Springsteen sono dei riferimenti?

Mi piace Richard Hawley, soprattutto Coles Corner, gran bel disco. Un aspetto che non posso trascurare è la mia estensione vocale che mi consente di variare molto e abbastanza facilmente: è sui bassi che sono più naturale e con loro mi porto dietro questo crooning innato che, sommato ad uno stile di musica che definirei romantico, ricorda molto Richard Hawley in effetti. Ma amo Bruce Springsteen. L'ho visto l'estate scorsa ed è stato davvero impattante, oltre ad essere da sempre una costante nei miei ascolti. Ho una certa connessione con gli arrangiamenti e il cantautorato acustico, nonostante il trascorso con la band possa far pensare ad altre forme di scrittura.

Altri riferimenti che ci tieni a citare?

Difficile così a bruciapelo. Sicuramente Adrianne Lenker dei Big Thief nei suoi lavori solisti con particolare riferimento a Songs (2020). Il modo in cui la voce, la chitarra acustica, e poi le registrazioni dell'aria e dei respiri: è davvero incredibile quello che è riuscita ad ottenere e per me è stato qualcosa a cui puntare, soprattutto quando mi trovavo in studio.

Nei testi, rispetto a quelli che troviamo nei brani degli Editors, ho notato tantissimi riferimenti alla quotidianità, con immagini evocative di spazi, oggetti e azioni. Ad esempio ti soffermi sulla descrizione della luce che in un determinato momento della giornata illumina gli ambienti.

Trovo la mattina e la sua luce un momento di rinascita. Nel disco ci sono anche momenti di tristezza, di preoccupazione, che vengono risolti dalla presenza di quelle persone di cui parlavamo all'inizio, che amo e che mi rendono la vita più facile. In questo senso al mattino il sole torna e con lui un'altra opportunità: è una bella metafora per quello che possiamo fare dopo aver commesso un errore.

Tom Smith in concerto al Teatro Comunale di Ferrara, 2026
Tom Smith in concerto al Teatro Comunale di Ferrara, 2026 | Credits: Sara Tosi

C'è stata da subito grande curiosità verso il tuo tour e i tuoi live. Come sta andando? Noti differenze lungo il percorso?

La prima parte è stata ancora più intima di quella in corso ed è stata in UK, dove tornerò dopo la fase del tour nella parte continentale dell'Europa. In quel caso parliamo di concerti davanti ad un pubblico che variava da 90 a 150 persone: davvero intimi, con un contatto vero. Qui in Europa le venue del tour sono un po' più grandi, ma fortunatamente sono tutte con un certo rilievo storico, dei veri monumenti come teatri come questo o addirittura chiese. Mi fa molto effetto e mi fa sentire davvero onorato di vedere un pubblico che si interessa a questa parte più intima di me, vuole conoscere il disco e vuole viverlo in condivisione in uno spazio decisamente più piccolo della media. Anche perché di fatto questo tour in un certo senso celebra i primi vent'anni del mio cantautorato. Spero che tutti possano godersi questi spettacoli.

Infine, non possiamo non citare gli Editors: sui social iniziano a girare le prime foto di voi in studio e video in cui annunciate che c'è del nuovo materiale in arrivo. Un nuovo disco è quindi ufficiale?

Assolutamente sì, e prima di lui usciranno sicuramente dei singoli. Sarà un disco di chitarre, EBM è stato davvero tanto elettronico: divertente da suonare e carico di energia, mi piace tantissimo. Ben (ovvero Blanck Mass, ndr) non sarà coinvolto, è troppo occupato al momento. Per lui la porta degli Editors è sempre aperta, ma al momento non ha potuto prenderne parte e quindi torniamo naturalmente sul nostro percorso con qualcosa di più vicino alle chitarre, anche se non in maniera "tradizionale" a cui eravamo abituati prima di EBM.

La data di Tom Smith al Teatro Comunale è di fatto l'apertura e anticipazione di quella che sarà la trentesima edizione di Ferrara Sotto Le Stelle, di cui siamo fieri media partner storici. In avvicinamento al festival, che si svolge come di consueto durante l'estate, sono già stati annunciati anche i Tortoise per sabato 18 aprile al Link 2.0 di Bologna. Già annunciati anche Ministri e Emma Nolde rispettivamente 22 e 25 luglio a Ferrara, mentre il 28 e 29 luglio sono invece previsti Kings Of Convenience e Marlene Kuntz, rispettivamente, entrambe nella suggestiva Delizia Estense di Benvignante di Argenta (FE).