We found joy in little things, like imaginary scenes: intervista agli Hollow Coves

by Federica Di Gaetano

Ryan Henderson e Matt Carins  sono entrambi australiani, biondissimi e cresciuti a pane e folk (tra le loro principali influenze citano Ben Howard e The Paper Kites). Lo scorso 18 ottobre hanno pubblicato il loro debut album, Moments, arrivato a due anni di distanza dall’EP Wanderlust. Il disco è composto da 11 brani, caratterizzati da melodie piuttosto essenziali, che trovano forza nelle voci dei due ragazzi che si amalgamano perfettamente, completandosi a vicenda. Le suggestioni scaturite dai numerosi viaggi compiuti dai due musicisti pervadono tutto il disco, tanto che una volta giunti al termine dell’ascolto si ha la sensazione di aver viaggiato insieme a loro in un clima di pace e totale e armonia con la natura.
Abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Matt. Scoprite cosa ci ha raccontato!

Come vi siete conosciuti? Come sono nati gli Hollow Coves?
E’ iniziato tutto nel 2012 grazie a un amico in comune. Mi ha parlato di questo ragazzo di nome Ryan che pubblicava cover su YouTube. Sono andato a dare un’occhiata e ho pensato che fosse piuttosto figo, così gli ho mandato un messaggio per scoprire se potesse interessargli collaborare. In passato avevo lavorato a un altro progetto con un compagno di scuola che, però, non aveva funzionato e lui ha deciso di mollare per andare a suonare la batteria in una band hardcore. Ryan e io ci siamo finalmente incontrati un pomeriggio per una jam e abbiamo iniziato a scrivere alcune canzoni. Sin dall’inizio è stato piuttosto naturale lavorare insieme.

Qual è la canzone che al primo ascolto ti ha fatto pensare «da grande voglio fare il
musicista»?
Non c’era nessuna canzone in particolare che mi facesse sognare di diventare un musicista. Penso che sia stato semplicemente merito dell’amore che ho sempre avuto per la musica. Non avremmo mai immaginato di poter fare della musica la nostra professione. Non ci saremmo mai aspettati tutto questo.

Quale delle vostre canzoni fareste ascoltare per presentarvi a qualcuno che non vi
conosce?
Probabilmente Coastline. Penso sia la canzone che ha il maggior numero di elementi che possano far capire chi siamo.

Com’è la scena musicale, più specificatamente quella folk, in Australia? C’è qualcosa
di tipicamente australiano nella vostra musica?
La scena folk in Australia è piuttosto piccola. Tuttavia, ci sono alcuni artisti davvero fantastici che sono riusciti a uscire dai confini del nostro paese; Riley Pearce, Harrison Storm, Ziggy Alberts, Alexander Biggs, Sons of the East. Li abbiamo incontrati tutti e sono anche persone davvero simpatiche. Il genere musicale più in voga in Australia in questo momento, però, è il garage rock psichedelico, è davvero molto popolare. Penso che ci siano sicuramente alcuni elementi nella nostra musica che si legano al fatto che siamo cresciuti in Australia.

Che nuovi artisti folk suggerireste ai nostri lettori?
Abbiamo incontrato alcuni artisti fantastici durante il tour. Harrison Storm, Riley Pearce, Tors, Vancouver Sleep Clinic, Sons of the East, Alexander Biggs … sono tutti fantastici e la loro musica è incredibile. Dovreste assolutamente andare ad ascoltarli!

Venerdì scorso è uscito finalmente il vostro primo album, Moments: siete
emozionati? Cos’è cambiato rispetto all’EP Wanderlust?
Sì, siamo super eccitati. È folle pensare che sia uscito ora dopo averci lavorato per oltre due anni. Credo che il nostro sound sia maturato in diversi modi, ma abbiamo anche mantenuto elementi simili all’EP. Il nostro obiettivo era quello di avere un impatto positivo attraverso queste canzoni.

Quale canzone diresti rappresenta al meglio Moments?
Credo la title trak Moments. Eravamo in Norvegia quando abbiamo trovato l’ispirazione per scrivere questa canzone. Stavamo alloggiando in un AirBnB su una montagna a Bergen e un pomeriggio dovevamo scegliere se rimanere in casa oppure uscire ed esplorare. Abbiamo deciso di uscire e fare un’escursione su per la montagna. Mentre salivamo, ci siamo trovati di fronte a un tramonto mozzafiato. È stato un momento davvero speciale. Quando siamo rientrati quella sera non abbiamo potuto fare a meno di pensare a cosa ci saremmo persi se fossimo rimasti dentro. Ci siamo resi conto che nella vita abbiamo così tante opportunità di rimanere in casa o uscire e sfruttare al meglio la vita. Questo è un tema percorre tutto l’album. Volevamo ispirare le persone a sfruttare al meglio le occasione che la vita offre.

In occasione della pubblicazione del singolo Anew avete scritto un post sui vostri
social in cui parlate di depressione e salute mentale. E’ molto bello vedere che
sempre più musicisti si stanno interessante a un argomento così importante ma,
ancora troppe volte, considerato taboo.
Sì, questo è un argomento a cui volevamo davvero dare voce. Abbiamo ricevuto così tanti messaggi dopo aver rilasciato il nostro EP Wanderlust da persone che dicevano che la nostra musica li aveva aiutati durante dei periodi difficili. Ci siamo sentiti in dovere di scrivere una canzone che potesse mirare a dare speranza alle persone. È sicuramente qualcosa su cui la società deve lavorare per poter migliorare. Dobbiamo creare un luogo in cui tutti si sentano liberi di chiedere aiuto invece di lottare da soli. Le persone devono rendersi conto che va bene chiedere aiuto. In realtà no, non va bene, è fantastico. È bello andare da uno psicologo e cercare un aiuto professionale se stai lottando.

Come funziona il vostro processo creativo? Chi si occupa di scrivere i testi e chi la
musica dei vostri brani?
È piuttosto casuale. Di solito iniziamo con una parte di chitarra e una melodia. Quindi se ad entrambi piace il sound, lo riascoltiamo e proviamo a capire come si sentono le melodie, poi proviamo a mettere il tutto in relazione con qualcosa che abbiamo vissuto. In realtà non esiste una sola persona a cui è affidata una singola parte del processo di scrittura. Normalmente iniziamo a buttare giù una canzone individualmente e poi ci riuniamo per scrivere il testo e completarla.

Quali sono le piccole cose in cui trovate gioia?
Risate, amicizie, raggiungimento degli obiettivi, interazioni divertenti con estranei ecc.

Quanto è difficile, al giorno d’oggi, per i giovani riuscire a costruirsi una carriera dal
nulla e riuscire a vivere facendo musica?
A essere onesti, è probabilmente una delle cose più difficili da raggiungere. Ci sono così tante persone straordinarie di talento là fuori e ci sono tante volte in cui colpisci un muro e senti che non puoi andare oltre. In un certo senso è decisamente più facile ora far uscire la propria musica grazie a Spotify e allo streaming online. Siamo stati davvero fortunati in questo senso. Ma sì, è piuttosto difficile. Siamo stati estremamente fortunati che la nostra musica abbia avuto la portata che ha avuto.

Avete un obiettivo preciso che vorreste raggiungere con la vostra musica? Un sogno
nel cassetto ancora da realizzare?
Vogliamo semplicemente raggiungere quante più persone possibile e aiutarle attraverso la nostra musica.

A novembre verrò a sentirvi a Londra e non vedo l’ora di vedervi finalmente live. A
questo proposito: farete mai tappa in Italia? Vi aspettiamo!
Oh fantastico! Non vediamo davvero l’ora di quello show. Stiamo sicuramente programmando di venire in Italia. Ne stiamo già parlando per l’anno prossimo, quindi tenete gli occhi aperti.

 

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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