Quattro passi a piedi fino alla frontiera: 10 canzoni per un tour musicale per le strade di Berlino

by morghiss

Berlino è la città del muro (anche per chi è nato dopo il 1989) da percorrere con il mento immerso nella sciarpa in totale hangover, Berlino è la città degli ostelli sovraffollati, dei club, una cassa dritta che dalla strada ti afferra per il bavero della giacca e ti trascina in qualche locale fumoso e caotico, delle sale da concerto con gli eccessivi controlli di sicurezza, dei caffè nei piccoli bar di Berlino est, lunghi che durano tre ore con tutti che intanto lavorano al computer intorno a te. Questa è una playlist di dieci brani per rivivere le sensazioni della fredda Berlino, dalle passeggiate alla porta di Brandeburgo al Bi Nuu raggiunto in taxi sotto la pioggia per andare a vedere i Verdena, per tutti quelli che ci sono stati e se ne sono innamorati, e per chi invece non ha mai avuto il piacere di perdersi nei centri sociali o di rincorrersi tra le macchinette delle foto-tessere. Dieci brani che non hanno nessun filo conduttore, di tema o genere, da Battiato a RYX, se non Berlino.

Alexander Platz – Franco Battiato
“Ti vedo stanca, hai le borse sotto gli occhi. Come ti trovi a Berlino Est?”
Il brano del mio primo viaggio a Berlino in solitaria (di quanto ho fatto su e giù per la Germania), nella versione di Battiato e in quella dei Ministri, in loop alternato e ossessivo. Storia di passeggiate infinite di ore freddissime, di quando dividevo una stanza con un’insegnante di inglese danese che stava cercando casa a Berlino, e il mio inglese faceva schifo ma parlavamo tantissimo e frequentavamo mille bar e parlavamo tantissimo di niente. Per un po’ ho avuto la sensazione che ci stessimo mentendo a vicenda sulle nostre vite che si erano incrociate in un appartamento trovato per caso su CouchSurfing. Un brano che parla di viaggi, incontri con sconosciuti, lavoratori stanchi, coinquilini umili e un po’ enigmatici. In sintesi: invidio molto chi ha potuto sentire questo brano dal vivo, nel recente concerto dei Ministri proprio a Berlino.

 

Loniterp – Verdena
“E so che mi spingerai. Dove tu non sei più”
No, questo brano non parla di Berlino, ma è collegato a un ricordo di Berlino abbastanza strano, quello in cui mi ritrovo in un concerto dei Verdena (come se non li avessi visti già abbastanza volte in Italia). Ed era davvero così assurda come situazione, che ho realizzato di esserci dentro solo al terzo/quattro pezzo, con quella chitarra birichina che dava l’attacco di Loniterp. Questo brano è da ascoltare se una sera siete carichi, in un viaggio solitario come sempre, mentre vi avviate verso il Limonadier ad incontrare un amico di amici che si trova per caso anche lui a Berlino, per ritrovarsi a scoprire di esser stati entrambi al concerto dei Verdena la sera prima e di avere così tanto in comune, per poi non rivedersi mai più (e sì, nei limiti, mi è dispiaciuto). Un brano dolce-amaro indie-rock psichedelico, in pieno stile Verdena, ora berlinese per sempre.

 

The Passenger – Iggy Pop
“He rides and he rides, he sees things from under glass, he looks through his window side”
Le luci al neon, e lo sferragliare sui binari dei treni della metropolitana, un treno notturno e una stanchezza estrema addosso, neanche la forza di scegliere un disco nuovo da ascoltare, finchè non si capita per caso in una playlist Spotify di grandi successi degli anni Settanta, e via che parte Iggy Pop. Questo è probabilmente il suo brano più famoso, scritto nel fortunato periodo in cui condivideva un appartamento con David Bowie a Berlino (più precisamente nel quartiere di Schöneberg) e questo brano, così vuole la storia, è stato composto durante un viaggio in metropolitana che ne segue il ritmo e il via vai. Un brano berlinese per eccellenza.


ÜBerlin – R.E.M

“Hey now, take the U-Bahn, five stops, change the station” 
E a proposito di perdersi in metropolitana, anche Michael Stipe dei R.E.M sembra esser rimasto così affascinato dalle file ordinate di vagoni della capitale tedesca, e tra un viaggio sotterraneo e l’altro, nella forzata routine di un trasferimento a Berlino ecco che nasce uno dei singoli più fortunati della band statunitense. La U iniziale del titolo sta proprio per Ubahn, la metro di Berlino, o almeno così dicono alcuni, ma questa è la spiegazione per stranieri, ad essere più illuminati (o anche semplicemente se avete presente il concetto di Übermensche quando avete studiato Nietzsche alle superiori), si può anche considerare che la Ü stia anche per super, “cool”. E se non siete mai stati a Berlino, il video con protagonista Aaron Taylor Johnson (Nowhere Boy, vi dice niente? Dovrebbe!) potrebbe essere un buon modo per scoprirne l’essenza.


Riprendere Berlino – Afterhours
“Non sarebbe bello, non farsi più del male?”
E se vi è mai capitato di passare una serata da soli a Berlino, magari sulle scale di un’ostello o in un vecchio cinema dove mandano film con i sottotitoli in inglese, avrete allora ben presente quella sensazione di malinconia verso casa, e verso vecchi amici (che forse sarebbero venuti con voi a Berlino a diciassette anni o al cinema a guardare film europei solo per accompagnarvi). Riprendere Berlino parla di questo. Uno di quei brani che parla di quanto sia doloroso e impossibile, non riuscire più a capirsi. Di farsi del male a forza di litigare, di stare peggio a tentare di riconquistare qualcosa che si è perduta. Questo brano parla di mancanze estreme, che siano persone o luoghi fisici, una città o un amore, come anche una sensazione, un atteggiamento. Da qualche parte nella testa di Manuel Agnelli, questo ha a che fare con Berlino.

 

Berlino – George Herald
“Se soltanto sapessi che le straße non portano da te”
E se avete mai camminato la sera lungo East Side Gallery con un amico ubriacone conosciuto poco prima a un concerto, se avete desiderato anche solo per un attimo di passare la vita con lui, e se poi vi siete sentiti solo ogni tanto su Facebook. Se siete stati soli, se avete desiderato ridere di una situazione un po’ triste che avete tenuto addosso per tanto tempo, se avete sentito il freddo di Berlino, come di qualsiasi altra città. Se non credete che folk e punk possano andare insieme e se non avete mai sentito nominare George Herald, questo è il brano che fa per voi. N.B. Il video è stato realizzato da Fabio Copeta dei Malkovic.


Berlin – RYX
“Sorry love I’m running home”
Questo brano suona come tutte le mattine post-sbornia a Berlino Est, come il sollievo per il fatto che la metropolitana vada tutta la notte il sabato sera, come l’avere il cellulare scarico tornando da una serata pazzesca, e non curarsene affatto. Questo brano è la prima sbronza all’estero, il ritrovarsi ad aspettare un tram per ore, prenderlo, e poi scoprire che va dalla parte sbagliata, ma avere così freddo da preferire vedersi tutta Berlino e aspettare che il tram faccia il giro completo fino a destinazione (sempre tutte storie vere). Questo brano ha il potere di rievocare un fiume infinito di ricordi. L’avevo scoperto per caso, per poi ritrovarmi ad ascoltarlo dal vivo al Magnolia, era estate ed ha fatto di nuovo freddo.


Berlino 3 – Ministri
“E tu non hai più senso”
Un viaggio a Berlino con altri italiani. I rave di periferia che consumano, il turismo della mattina dopo con gli occhiali da sole. Un brano di fughe e perdizioni, quelle inconfondibili chitarre e temi ricorrenti dei Ministri: distruzione e fuga. Per chi se ne è andato all’estero a vivere per stare meglio, ma poi è stato peggio, e se n’è tornato indietro molto più arrabbiato di prima (e di rabbia i Ministri ne sanno veramente tanto). Ho ascoltato questo brano non a Berlino, ma in un folle periodo in cui andarsene in Inghilterra era diventata un’ipotesi concreta, per cambiare aria, per vedersi più concerti, per stare meglio e per fare non so cosa. Questo brano, che ho fatto mio in un modo estremo, mi ha un po’ convinta a rimanere.


Berlin Song – Ludovico Einaudi
Colonna sonora di This Is England 90, e con un po’ di immaginazione anche per una passeggiata a Potsdam (una sorta di Versailles tedesca). Ricordo di aver trovato e scoperto davvero musicalmente Ludovico Einaudi (che comunque già girava e rigirava grazie al cinema e amici chiacchieroni  un po’ scemi che lo paragonavano a Giovanni Allevi) durante un soggiorno a Stoccarda, e in particolare questo brano si adattava perfettamente ai binari della stazione, al brulicare mattutino di persone, alle code perfettamente ordinate alle macchine per fare i biglietti, al silenzio generale tedesco, spesso devastante.


Berlin – Lou Reed

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Le foto nell’articolo sono state scattate da Morghisss in persona.

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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