10 nomi dell’indie folk made in Italy da tenere d’occhio

by Federica Di Gaetano

Siete degli amanti del folk, delle lucine sui muri e delle tazze di the, vi è capitato un po’ troppe volte di dire sto in fissa con Damien Rice (come vi prendono in giro i Geller in “Pausa“) e, allo stesso tempo, siete sempre alla ricerca di nuovi nomi super di nicchia da snocciolare agli amici che pensano che il genere sia morto con Bob Dylan?
Ma, soprattutto, siete sempre stati convinti che si trattasse di un genere radicato nei paesi anglofoni e con scarsa possibilità di   attecchire anche nel nostro paese? Allora siete capitati nel posto giusto.

Perché, a differenza di quello che avete sempre pensato, l’indie folk in Italia esiste eccome, bisogna solo essere bravi a scovarlo fra le miriadi di cose sempre uguali che la riproduzione casuale di Spotify ci propina quotidianamente (a proposito, Spotify, se ci stai ascoltando, urge una playlist ufficiale dedicata al folk italiano). In questa lista troverete dieci italianissimi artisti indie folk che non usciranno più dalle vostre teste e dalle vostre playlist.

Grand Drifter

Si tratta del progetto solista di Andrea Calvo, già tastiera in tour con Yo Yo Mundi. Un paio di settimane fa è uscito il suo primo disco, “Lost Spring Songs“, di cui l’artista ha parlato come di “un’ ideale raccolta di canzoni collocate fuori dal tempo”. E non si potrebbe trovare definizione migliore. Si tratta di un disco suonato come si deve (chitarra acustica e elettrica, piano, organo, basso, percussioni e armonica sono solo alcuni degli strumenti presenti), che alterna melodie catchy con atmosfere profondamente malinconiche, fortemente legato all’influenza di nomi mastodontici come Beatles e Elliot Smith, ma che allo stesso tempo risulta fresco, al passo con i tempi e mai banale.

Ideale se: siete alla ricerca di qualcosa da ascoltare per abbracciare la malinconia, ma che, al contempo, vi aiuti a scacciare i brutti pensieri.

Canzone consigliata:


Oh! Pilot

Oh! Pilot è il progetto musicale a metà strada fra Parigi e l’Italia del musicista e regista Roberto Cicogna. Quest’anno è uscito il suo EP d’esordio, “OKness”: si tratta di uno di quei dischi che, non appena si preme il tasto play, mette immediatamente di buon umore e fa venir voglia di ballare per strada, anche se è ottobre, sono le 8 del mattino di una giornata piovosa e il tuo treno ha fatto venticinque minuti di ritardo. Insomma, la soluzione perfetta se avete bisogno della giusta carica di allegria per affrontare una lunga giornata.

Ideale se: quando chiudete gli occhi vi immaginate nei panni di Amélie, a picchiettare il cucchiaino su una creme brulè, seduti in un vecchio locale parigino.

Canzone consigliata:

 

Morning Tea

Chi bazzica per concertini folk probabilmente lo ha già incontrato più volte, quel timido ragazzino che si fa chiamare Morning Tea e che sembra creare, con una semplicità inaudita, un vortice spazio temporale che collega un immaginario palco di un polveroso pub britannico di periferia direttamente al palco del Biko di Milano, come quando Morning Tea suonò in apertura a Lewis Watson, o dritto al Carroponte di Sesto San Giovanni (che poi lui è proprio di Sesto San Giovanni, quindi viene anche da pensare che viva sempre lì, che abbia una camera sul retro del palco piena di libri, lucette, e selezioni di tè) in apertura a Stu Larsen
E a fare da contrasto ad una tipica intimità e timidezza folk, persiste anche un’innegabile vena pop, come dimostrano talvolta gli arrangiamenti pianistici super catchy, e il fatto che qualcuno (o anche il meglio noto personaggione della Milano indie, Simone Castello) lo abbia definito il Sufjan Stevens italiano.

Ideale se: vi piace il tè, essenziale, calmo e gentile, meglio se preso bollente e con amici.

Canzone consigliata:

 

Oregon Trees

Gli Oregon Trees nascono nel 2015 dall’idea di tre ragazzi bresciani, Andrea Piantoni (voce e chitarra acustica), Andrea Buffoli (chitarra e effetti) e Stefano Borgognoni (batteria e percussioni). Nel 2017 hanno esordito con “Hoka Hey“, un EP composto da cinque delicati brani dalle tinte chiaroscure e invernali, che sembrano realizzati appositamente per essere ascoltati dentro una baita sperduta in mezzo ai boschi, con una tazza di tè fumante fra le mani e un maglione di lana colorato addosso.

Ideale se: vi siete già innamorati degli Hollow Coves e cercate qualcosa che vi faccia compagnia durante le domeniche pomeriggio invernali.

Canzone consigliata:

 

The Heart and The Void

Se in passato The Tallest Man on Earth vi ha rubato il cuore, con The Heart and The Void vi innamorerete di nuovo. Si tratta del progetto musicale del cagliaritano Enrico Spanu, che quest’anno ha esordito con il suo primo album, “The Loneliest of Wars“, composto da dieci pezzi tanto minimali, dolci e delicati quanto potenti, riflessivi e profondi. Insomma, uno di quei dischi che toccano subito le corde giuste e ti rimangono nel cuore a lungo.

Ideale se: avete nostalgia della primavera e volete portare un po’ di luce nelle fredde giornate autunnali.

Canzone consigliata:


MR ALBOH

Vi sarà capitato sicuramente di sfrecciare freneticamente in galleria Vittorio Emanuele a Milano, schivando abilmente i turisti e inciampando nelle orde di studenti, e poi improvvisamente un tema che vi sembra di aver già sentito, una voce nasale di scuola britannica, e tutto che si ferma, un busker dal portamento elegante, guanti e cappotto, e la sua “Your Face” che riecheggia. Questo, più o meno, è il primo tipico incontro che avrete con Mr. Alboh, che nonostante ormai vediamo il suo nome nei festival di tutta Europa e al cinema come autore di colonne sonore, rimarrà sempre il nostro busker milanese (che poi lui in realtà è fisso a Monaco) di fiducia.

Ideale se: vi piacciono tutti i vari Passenger, Damien Rice, Ben Howard della situazione, ma non vi manca l’autenticità della strada, se piace incantarvi a fissare i volti in mezzo alla folla, se siete inguaribili romantici cittadini.

Canzone consigliata:

 

An Early Bird

Ex leader dei Pipers, Stefano De Stefano ricomincia da capo e diventa An Early Bird. Non proprio il tipico cantautore folk dal retrogusto britannico col chitarrino, perchè parte integrante ed essenziale della personalissima ricetta sono anche cymbals ed un’effettistica retrò che rende An Early Bird un folker hipster, fatto e finito per entrare diretto nella Italians Do Better di Spotify, risultando di fatto figo, solo per la volontà di non voler risultare figo. Il suo debut album “Of Ghost & Marvels” sembra infatti essere un vinile di cinquant’anni fa (da qui una piccola dose di psichedelia anni Sessanta), perduto e ritrovato in una cantina. Come se Tame Impala e Passenger convivessero nella stessa sala prove. Lui comunque è pure bono.

Ideale per: tutti i timidi fattoni innamorati della ragazza della porta accanto, e per chi vuole vuole fare il figo con gli amici, per chi ha bisogno di un altro cantautore underground con ottimi maglioni da cui trarre ispirazione per rifarsi l’armadio.

Canzone consigliata:

 

Old Fashioned Lover Boy
Lo abbiamo visto bazzicare spesso nei club fumosi, piccoli e stracolmi di gente (l’occasione la offriva il tour del suo ultimo disco Our Life Will Be Made Of Simple Things). Da una vecchia bio, veniamo a sapere che Alessandro, in arte Old Fashioned Lover Boy, fa il ferroviere e in qualche modo non ci sorprende. Ce lo dimostra quel suo sussurrare versi che si intrecciano con la musica, come l’andare di un treno, voce dell’anima tormentata di un perenne osservatore. Dove il folk, quello più malinconico e dark, si fonde incredibilmente con una buona dose di psichedelia. Un mix di generi unico di per sé, ancora più straniante se pensiamo che si tratti di una ricetta tutta made in Italy.

Ideale se: vi piacciono i passi lenti e notturni, vi piacciono i Tame Impala, ma ogni tanto volete starvene più tranquilli.

Canzone consigliata:

 

The Leading Guy

Personaggio che vedevamo spesso bazzicare intorno al più celebre (e più visibile) Jack Savoretti, chi ha avuto la fortuna di sentirlo al Chiostro Bistrot di Milano se lo ricorderà, intimo e magico, con quel suo timbro di voce come se stesse scoppiando a piangere da un momento all’altro, un timbro unico che lo rende semplicemente straziante. Un primo disco nel 2015 dal titolo “Memorandum, timido, sentimentale, quasi sussurrato, carico di sentimenti vintage che si rifanno alla scuola folk britannica e che in Italia troviamo ormai sbiaditi. Nel 2018 una svolta pop con un paio di singoli che l’hanno portato a liberarsi dall’ombra di Jack Savoretti, senza rinunciare all’anima unica di un progetto bellissimo, quello di Simone Zampieri, in arte The Leading Guy.

Ideale se: siete anime dal cuore spezzato, se vi piacciono i bei ragazzoni con le chitarre acustiche, se dovete affrontare un lungo viaggio in auto, se vi piace riempire i silenzi, senza darlo troppo a vedere.

Canzone consigliata:

 

Claudio Niniano

Se gironzolate spesso per il centro di Milano vi sarà capitato almeno una volta di incrociare lo sguardo con questo busker. Armato di chitarra, sempre in compagnia della sua inseparabile bicicletta, è dotato di una voce profonda che cattura fin dalla prima nota e rende inevitabile lasciarsi alle spalle per qualche minuto la frenesia della città e fermarsi ad ascoltarlo ad occhi chiusi. Ad aprile di quest’anno è uscito “Deserts“, il suo nuovo album, e noi vi consigliamo di correre a recuperarlo. Scordatevi le voci flebili e nasali alla Passenger, Claudio può vantare invece una bella dose di post punk. Insomma, dovreste sforzare la mente e immaginarvelo un po’ come se gli Editors si dessero al folk.

Ideale se: avete consumato il dvd di Into The Wild e amate passeggiare per i vicoli milanesi durante le domeniche autunnali.

Canzone consigliata:

 


Scritto a quattro mani con Morgana Grancia 

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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