10 nomi nordici da tenere d’occhio

by Federica Di Gaetano

Avendo da poco finito di divorare Skam, un teen drama norvegese che dovete assolutamente recuperare nel caso in cui siate in astinenza da Skins, mi è venuto spontaneo domandarmi: cosa ascoltano i ventenni sù al nord (con qualche escursione in Polonia)? Ho così deciso di perdermi tra i meandri di Spotify e partorire un elenco di dieci nomi, tra giovanissimi cantautori cresciuti ad aurore boreali, Björk e Sigur Ros, aspiranti pop star dallo sguardo glaciale, punk saltellanti e affermate band indie-rock a cui potete dedicarvi una volta finito di ascoltare tutti gli album degli Arctic Monkeys.

 

 

Sauropod
Norvegesi. Garage, echi grunge, punk patinato d’indie rock. Saltellanti casinisti con l’ironia beffarda di chi vuole riempire un piccolo locale, far tremare i pavimenti e spaccare tutto. Un classico trio chitarra, basso e batteria che da Oslo si è già imposto sulla scena europea ricevendo i complimenti anche da Clash Magazine e The Line Of Best Fit. Da ascoltare nelle giornate pioggia, mentre si corre anche se non si è allenati, da usare come sottofondo alle feste casalinghe d’alcol da supermercato e pizze da microonde. “Roaring At The Storm” è il titolo del primo album.
Canzone consigliata: Sunny-Day

 

Siv Jakobsen
Norvegese. Esattamente come potreste immaginarvi possa suonare una giovane cantautrice norvegese emergente. Limpida, fredda ma allo stesso tempo passionale, eterea, calma, di quella riflessione acustica che non arriva mai ad esplodere, e comunque cattura e strazia. É una tosta questa Siv Jakobsen. La sua cover della celebre “Toxic” di Britney Spears, spoglia una canzone pop rivelandone l’anima fragile. Imperdibile. Il suo primo EP si intitola “The Lingering”, è uscito ormai due anni fa e ci preannuncia un album di prossima uscita bellissimo. Assicurato.
Canzone consigliata: Toxic

 

Me And That Man
Recentissimo side-project di Adam Nergal Darski, polacco, che dal black metal e cerone dei Behemoth s’è spostato al cantautorato dark alla Nick Cave, con sfumature country e giri acustici. Un bel cambiamento del tutto apprezzabile, anche (e, probabilmente, soprattutto) da chi il metal non lo ha mai masticato molto e chi si può trovare totalmente a proprio agio con le ballate di “Songs Of Love and Death”, lo splendido nuovo album collaborativo con John Porter pubblicato per Cooking Vinyl. Da ascoltare se amate Nick Cave, ma tanto avete bisogno di un sostituto meno angosciante se non avevate mai sentito Adam Darski, se vi piacciono i cantautori dalla voce calda e bassa e i cori popolari a cui unirsi timidamente ondeggiando da soli in metropolitana.
Canzone consigliata: My Church Is Black

 

Vök
Islandesi. Il 28 aprile è uscito “Figure”, primo album di questa band onirica, eterea, sospesa. Dream pop fluttuante, una voce femminile di quelle che solo chi è cresciuto a pane e Björk può produrre. Atmosfere nordiche, di quelle psichedeliche da aurore boreali, un po’ tristi dai colori pastello, verde petrolio e muschio. I Vök hanno il potere di riuscire a ben rappresentare l’immaginario europeo di cosa sia l’Islanda, emotivamente parlando, facendosi portavoce di una nuova scena musicale, che nasce con l’eredità di Björk e continua con Asgeir per capirci. Sono abbastanza fighetti da riuscirci.
Canzone consigliata: Show Me

 

Mugison
Islandese. All’attivo da più di dieci anni, in Italia probabilmente non s’è mai sentito nominare, colpa del suo aspetto da orsacchiotto ben lontano dallo stereotipo di bellezza nordica che abbiamo noi terroni. Forse perchè di cantautore chitarra voce e tastierine ne abbiamo già a sufficienza in Inghilterra, forse perchè non ascoltiamo abbastanza. Fatto sta che Mugison, nome d’arte di Örn Elías Guðmundsson, è assolutamente da recuperare. L’ultimo album “Enjoy!” è un inno alla vita di ballate e contaminazioni jazz. Se volete fare la figura dei radical non troppo radical, questo è il vostro uomo. Ascoltare per credere!
Canzone consigliata: Hangover

 

Asgeir
Islandese. Due album all’attivo, il primo “In The Silence” e il recentissimo “Afterglow”. In patria i suoi numeri sono da record: il primo disco di Ásgeir in Islanda è stato acquistato da praticamente 1/3 dell’intera popolazione dell’isola. Siam lì, pop sopraffino, atmosfere eteree, ondaggiamenti su melodie acute. Il singer-songwriter sa bene come giocare le sue carte, si fa ascoltare (e che ascolto magnetico!) anche quando canta in una lingua sconosciuta a chiunque, e nel momento giusto della giornata può anche far ballare. Come sarebbe Ed Sheeran se non fosse corrotto da un sistema mediatico schiaccia-sassi, anzi schiaccia-dischi. La vera domanda è perchè non l’abbiamo ancora visto riempire il Forum di Assago, e la giusta risposta è che forse è meglio così.
Canzone consigliata: Stardust

 

AURORA
Norvegese. Il suo nome “Aurora” è scritto tutto maiuscolo per imposizione stilistica. Una minuta biondina in un nome enorme. Puro pop con sfumature tipicamente nordiche (Björk insegna un po’ a tutti, insomma), aurore boreali, una voce tremante e timida ben calibrata con una buona dose carisma femminile. Lei bellissima, bianca, albina, eterea. Da ascoltare se vi piacciono le melodie limpide di Marika Hackman, ma la trovate alla lunga noiosa. Da ascoltare anche se non avete mai sentito nominare Marika Hackman ma avete voglia di ondeggiare senza pretese,trasportati da un pop femminile senza strilli e senza falsi sentimentalismi urlati al pubblico. Da non perdere a Lugano il 25 luglio!
Canzone consigliata: Runaway

 

Fufanu
Islandesi. Sono la maturazione artistica degli Arctic Monkeys. Amati da Damon Albarn, prodotti da Nick Zimmer (che per tutti quelli che ascoltavano già musica nel 2006, era il chitarrista degli Yeah Yeah Yeahs). Ultima frontiera dell’indie-rock: bellissimi, biondissimi, glaciali, scatenati. “Sports” è il loro secondo album pubblicato per One Little Indian: una copertina orribile, musica da trip al Primavera Sound. Da non perdere per chi non ama giudicare i libri dalla copertina, per chi apprezza i bellocci ma s’è stufato di guardare i video dei One Direction senza audio. Get on your dancing shoes!
Canzone consigliata: Sports

 

Mando Diao
Svedesi. Sono una rock band indie con rimandi anni Sessanta, in giro dai primi anni 2000, strafamosi ma sempre in quell’underground che non arriva mai al cult. Sono uno di quei gruppi che è facile spacciare con gli amici come guilty pleasure (i veri guilty pleasure teniamoceli per la sessione privata di Spotify). Sono i Kaiser Chiefs più melodici, con i cori da stadio sotto e con quella patina vintage un po’ dance che può piacere se siete delle party-girl toste e scatenante. Il loro ultimo album (l’ottavo) è una carrellata di hit, tutte uguali (ma se dite che sono tutte uguali passerete per superficiali, attenzione), si intitola “Good Times” ed uscito il 12 maggio per BMG.
Canzone consigliata: Shake

 

Fismoll
Polacco. Emigmatico bel faccino, classe 1994, ipnotico cantautore figlio di genitori musicisti, cresciuto a pane, musica e Sigur Ròs. É strano concepire come i pochi gruppi che arrivano dal nord (come appunto i Sigur Ròs, Björk e simili) abbiano in realtà segnato la formazione di una generazione di musicisti di cui ignoriamo l’esistenza. Fismoll è uno di questi, che si presta ad il simbolo di una curiosità musicale che con questa lista speriamo di aver alimentato. Da non perdere se vi piacciono i cari Sigur, ma volete anche un ritornello ogni tanto, se amate l’atmosfera del nord e i cantautori britannici e ritenete che questa possa essere un’ottima combinazione.
Canzone consigliata: Let’s Play Birds

 

Ps: come sempre, grazie Morgana. Per tutto.

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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