Pensi che il pop sia tutta merda? 15 canzoni per farti ricredere

by Alessandro Buzzella

Nell’immaginario comune, la musica pop è da sempre considerata come semplice musica da radio, quasi “usa e getta”, una colonna sonora dal suono ripetitivo da canticchiare in sordina sotto la doccia, quasi con vergogna. Per molti, infatti, il voler creare un brano per la “fruizione universale” è quasi una nota di demerito per un artista, che si svende per ottenere il tanto sognato successo su larga scala.

Nonostante la maggior parte delle produzioni pop odierne siano create ad hoc per ammaliare un pubblico distratto e poco pretenzioso, nel corso degli anni sono stati molti i brani del genere ad aver abbattuto questo handicap culturale per ottenere una qualità che non ha nulla da invidiare ai corrispettivi generi più “aulici”. Tra i tanti esempi, abbiamo raccolto 15 brani che possono al meglio rappresentare la categoria, eccellendo sia musicalmente che liricamente. Vi invitiamo ad immergervi in queste nostre scelte, senza pregiudizi di genere, godendovi semplicemente la qualità della musica.

1. Lady Gaga – Speechless [The Fame Monster – 2009]

Iniziamo la nostra carrellata popolare con una rock-power ballad della più talentuosa popstar del decennio, l’unica legittima erede al trono del pop, Lady Gaga: Speechless è l’unica ballata dell’iconico EP “The Fame Monster”, scritta come un incoraggiamento nei confronti di suo padre, costretto ad un intervento cardiochirurgico. Squisitamente anni ’70, il brano è teatralmente drammatico, a tratti discontinuo nella suo eclettismo sfrenato, un palcoscenico sonico in cui Miss Germanotta sguazza sicura del suo grande carisma e delle sue doti vocali ed interpretative, dimostrando di non essere solo una popstar da classifica. Sono passati quasi 10 anni dall’uscita di “The Fame Monster” e in questo lasso di tempo abbiamo potuto apprezzare le mille sfaccettature musicali di Gaga, capace di emozionare e stupire anche senza i suo look teatrali e le coreografie al cardiopalma.

2. Kesha – Spaceship [Rainbow – 2017]

Abbiamo sentito tutti almeno una volta parlare di Ke$ha e della sua mega hit Tik Tok, vero? Bene. Ora cancellate dalla vostra memoria quella ragazzina bionda amante dei party scatenati per lasciar spazio ad una versione più matura (e senza $ nel nome) della cantautrice californiana. Il percorso artistico di Kesha è stato un rollercoaster emotivo e, dopo aver anellato una hit dopo l’altra fino al 2013, per Kesha la situazione si fa insostenibile: molestata psicologicamente dal suo produttore Dr. Luke, che criticava il suo peso definendola un “enorme frigorifero”, è costretta al rehab per curare disturbi alimentari devastanti. Dopo la sua guarigione, denuncia Luke per abusi psicologici e sessuali (caso giudiziario tuttora aperto), per poi ritornare dopo 5 anni con il suo nuovo album “Rainbow“. Totalmente abbandonate le sonorità EDM che l’hanno consacrata, Kesha ritorna al country, creando un lavoro eccelso in cui brilla la sognante Spaceship. Il brano chiude il progetto in acustico, unendo un sound lo-fi country ad un testo onirico ed emozionante. Nel brano, Kesha parla di esperienze post-mortem e della gioia con cui le affronterà: la cantante dice di non voler essere seppellita sotto un cumulo di terra perché lei tornerà finalmente a casa, nello spazio, tra i suoi simili che non conoscono guerra e odio ma solo puro amore. Con questo capolavoro, Kesha Rose riesce finalmente a  dimostrare di essere un’artista e non più una starlette al soldo della sua casa discografica.

3. Nelly Furtado – All Good Things (Come To An End) [Loose, 2006]

Quarto estratto dal fortunatissimo “Loose“, All Good Things nasce da una collaborazione artistica tra il frontman dei Coldplay, Chris Martin, l’hitmaker Timbaland e la stessa Furtado che ne ha curato le liriche e parte delle melodie. Acclamato dalla critica e dal pubblico (arrivata ad occupare la vetta della classifica italiana grazie al remix con gli Zero Assoluto) il brano è una ballad quasi sussurrata, sorretta da una chitarra acustica e da splendidi cori, totalmente differente dai ritmi sfrenati dell’album che la contiene. All Good Things segna uno dei picchi più alti della carriera della canadese e l’inizio di un nuovo valido cammino indie-pop culminato in “The Ride” (2017).

4. Miley Cyrus – I Would Die For You [Younger Now – 2017]

Dopo lo scatenatissimo “Bangerz, un’esplosione di hip hop e ballad spaccacuore, Miley è scesa dalla palla da demolizione e ha abbracciato la chitarra: il risultato è un album country-pop solo a tratti godibile, ma con alcuni picchi qualitativi strabilianti come questa serenata chitarra-voce: in poco meno di 3 minuti, l’ex stellina Disney mostra la sua forza interpretativa in un brano di una semplicità senza filtri e senza fronzoli, dove i giri di chitarra acustica e poche percussioni si piegano alla sua voce melanconica e potente, senza snaturarne il mood soft.

5. Gwen Stefani – Cool [Love, Angel, Music, Baby. – 2004]

Non contenta di esser diventata la bandiera vivente ska punk degli anni ’90, nel 2004 Gwen Stefani intraprende la carriera da solista con il caleidoscopicoLove. Angel. Music. Baby, che vanta brani ormai iconici come Hollaback Girl, What You Waiting For? e  Rich Girl. Il quarto estratto, Cool, si distacca dal sound martellante dei precedenti singoli, per abbracciare uno stile synth-pop/new wave anni ’80 che strizza l’occhio ad artisti come Cindy Lauper e le Go-Go’s: nata da una traccia incompiuta dei No Doubt, Cool racconta una storia d’amore conclusa (tramutata in una splendida amicizia) tra la cantante e Tony Kanai, ex-No Doubt e co-autore del brano. Correlata da un video vintage sul Lago di Como, Cool è una lettera a quattro mani dove i ricordi romantici e i nuovi sentimenti si intrecciano per formare un altro brano senza tempo del panorama pop d’inizio 2000.

6. Coldplay – Cemeteries of London [Viva La Vida or Death And All His Friends – 2008]

Vi ricordate quando i Coldplay non facevano così schifo? In quello splendido e lontano periodo, Chris Martin e compagni riuscivano a creare capolavori di rara bellezza, senza mai cadere nel banale. Nel 2008 faceva il suo trionfale debutto “Viva La Vida or Death And All His Friends”, una raccolta dalla traboccante ambizione stilistica, ricca di perle pop/rock come Cemeteries Of London, una forsennata marcia folk medioevale, in cui streghe, roghi e storie di fantasmi tracciano un’atmosfera noir seducente quasi sconosciuta nei lavori precedenti. Dopo “Viva La Vida“, Chris Martin ha deciso di esplorare altri ambiti musicali sempre più mainstream (arrivando all’elettronica in Mylo Xyloto), quasi rinnegando completamente il passato musicale della sua band. Un vero peccato.

7. Natalie Imbruglia – Torn [Left Of The Middle – 1997]

Simbolo indelebile degli anni ’90, Torn è il curioso caso della “cover che eclissa il successo dell’originale”: singolo degli Ednaswapt (1995), non riuscì ad avere il ben che minimo successo, ma 2 anni dopo la Imbruglia lo riportò alla ribalta, limando lo stile post-grunge originale, per crearne una versione pop acustica super radiofonica in grado di scalare le classifiche di tutto il mondo ed ottenere addirittura una nomination ai Grammys. Dopo 21 anni, Torn è sicuramente un classico senza tempo da cantare a squarciagola in pieno mood #malinconiaportamivia. Grazie Natalie per questo grande regalo.

8. Christina Aguilera – Deserve [Liberation, 2018]

Dopo 6 anni dal suo deludente ultimo album Lotus”, la voce più graffiante del pop ritorna a scaldare i motori, tirando fuori le unghie e lo stile. Tornata con Liberation”, Xtina ha riordinato i suoi pensieri e ha confezionato un lavoro stilisticamente eterogeneo, in cui ogni brano ha un suo valore e suona dannatamente bene (persino quelli un po’ vorticosi prodotti dal genio Kanye West). Tra i tanti brani validi troviamo Deserve, una ballata pop/r&b (che avrebbe figurato perfettamente in un album di Frank Ocean) in cui la potenza vocale della Aguilera si destreggia in un flow scoppiettante per poi esplodere nel ritornello quasi rotto dalle lacrime. Ancora un’altra prova del grande talento di un’artista fin troppo sottovaluta.

9. Dido – White Flag [Life For Rent – 2003]

In tema di “classici senza tempo” non potremmo non citare una delle canzoni più conosciute degli ultimi 20 anni: White Flag è una mid-tempo dall’infinità mellifluità sonora, accentuata dal dinamico timbro vocale di Dido, in grado di cullarti senza mai annoiarti. Grandioso nella sua semplicità e nel suo stile unico, White Flag è il perfetto brano pop e, nonostante gli anni, invecchia come il buon vino.

10. Avril Lavigne – I’m With You [Let Go – 2002]

16 anni fa il mondo conosceva una ragazzina canadese ribelle e un po’ maschiaccio, ma con le stesse turbe adolescenziali delle sue coetanee: Avril Lavigne esplode come una dinamite nello show business dividendo la critica e diventando così la nuova paladina della generazione Y. Dal fortunatissimo album di debutto “Let Go” (con le sue 20 milioni di copie vendute), venne estratto come terzo singolo I’m With You, una ballad che aveva l’arduo compito di raccontare una Avril più intima rispetto a quella conosciuta con Complicated e Sk8r Boi. Violoncelli e chitarre acustiche sorreggono l’esile voce di Avril Lavigne e del cuore spezzato, che si fanno sempre più potenti e disperati in un ritornello che ormai è vera e propria storia della musica pop.

11. Rihanna – Love On The Brain [ANTI – 2015]

Poche sono le certezze della vita, ma una cosa è sicura: Rihanna non sbaglierà mai un colpo. In 10 anni di carriera, la bella barbadiana ha cambiato decine di stili, riuscendo a rimanere sempre sulla cresta dell’onda con le sue hit spaccaradio, venendo però a perderne di identità musicale. Ma nel 2015 le cose sono cambiate: stufa di cantare brani lontani dal suo gusto, Rihanna ha finalmente preso in mano le redini della sua carriera, mutando direzione artistica e creando un album totalmente lontano dal suo sound passato. Tra i tanti spunti artistici di ANTI, troviamo Love On The Brain, una ballata soul/doo-wop con lievi venature pop, dove Rihanna si destreggia vocalmente come un funambolo, mostrando la versatilità e il calore del suo timbro. Sicuramente un brano che non ci saremmo aspettati dalla cantante di Umbrella, vero?!

12. Alanis Morissette – Hands Clean [Under Rug Swept – 2002]

Il fenomeno Alanis Morissette ha infiammato la fine degli anni ’90 con il suo “Jagged Little Pill” (nono album più venduto della storia con le sue 33 milioni di copie) e, nonostante il suo successo si sia lentamente ridimensionato, la cantante canadese ha continuato a scrivere dei veri e propri capolavori pop-rock per tutta la sua carriera. Hands Clean, brano acustico che esplode in un ritornello indimenticabile, è un dialogo tra una quattordicenne e il suo ex, un ventinovenne che però si dimostra infantile, tentando di nascondere la loro relazione. Tratto da una vicenda reale della vita della cantante, il brano dimostra ancora una volta la grande capacità lirica ed artistica di una leggenda della musica mondiale.

13. Britney Spears – Break The Ice [Blackout, 2007]

La principessa del pop, Britney Jean Spears, non è certo famosa per la qualità lirica delle sue canzoni, ma piuttosto per la sua grande capacità di rendere tutto dannatamente sexy e ballabile. Non tutti sanno però che, nel 2007, dopo il tracollo psicologico e l'”incidente dell’ombrello”, Britney rilasciò quello che la critica ha definito uno spartiacque musicale: Blackout”. Con questo album, Britney cambiò per sempre il sound del pop da radio, imbastardendolo con elementi rave, EDM e crunk. L’esempio, oltre all’iconica Gimmie More, è proprio Break The Ice, un brano pop dark e ipnotico in cui la texana seduce accompagnata da cori quasi apocalittici. Ne deriva uno scenario così invitante e pericoloso, da esserne rapito al primo ascolto. It’s Britney, bitch! 

14. Kings Of Convenience – Homesick [Riot Of An Empty Street – 2004]

Nel 2004, dalle fredde terre norvegesi, un duo di squattrinati in trasferta a Londra riesce a portare avanti una piccola rivoluzione musicale, creando il “new acoustic moviment“, un genere indie pop dalle sonorità flebili e dai complessi giri armonici. I Kings Of Convenience aprono la strada ad una musica pop che non ha bisogno di un ritornello potente per arrivare in radio e con Homesick lo dimostrano pienamente: due chitarre tracciano un viaggio alla ricerca di una felicità ormai oscurata dal brusio della società moderna, un viaggio per ritrovare la propria “casa spirituale” in un mondo totalmente estraneo; un brano per gli inadeguati, per gli oppressi dal lavoro e dalle responsabilità, che trovano un breve momento di pace tra gli arpeggi onirici dei duo nordico.

15. Madonna – Ray Of Light [Ray Of Light – 1998]

Chiudiamo la nostra lista con l’indiscussa regina del pop, la sola ed unica Madonna: sempre nuova e fedele a se stessa, Miss Ciccone è riuscita ad imporsi in ogni decennio dal suo debutto, aprendo la strada alle nuove popstar grazie alle sue continue battaglie contro la discriminazione di genere ed ageismo. Nonostante sia difficile scegliere un solo brano nella mastodontica discografia di Madonna, Ray Of Light è sicuramente un simbolo di rinascita musicale e stilistica, una dimostrazione che, dopo 30 anni di carriera, il talento e l’attitudine possono ancora portarti sulla vetta del mondo. Potremmo scrivere trattati sulla grandezza e sul valore di un’artista come Madonna, ma basta una sola frase per riassumere il tutto: Madonna è il pop e il pop è Madonna.

Ventunenne con la passione per la carta stampate, la musica rock, l'arte, il cinema, la fotografia, i maglioni XL, il collezionismo di vinili e l'autoflagellazione psicologica. Studente di Medicina di giorno, massimo cultore di serie tv di notte, ricerca le sue vite passate nei classici della letteratura, ma finora ha trovato solo il conto salato dell'oculista.

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1 Comment
  • Jacopo

      REPLY

    Ovviamente ci si dovrebbe riferire a musica "commerciale" nel senso dispregiativo del termine solo quando si vuole sottolineare un brano musicalmente banale fatto solo per vendere, non si possono assolutamente mettere in discussione degli ottimi lavori (da ogni punto di vista, che girino in radio o meno) come quelli qui riportati di Avril Lavigne (i violoncelli prima dell'attacco sono stupendi), un pezzo evergreen come White Flag di Dido, i Kings Of Convenience con tutto Riot On An Empty Street.

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