5 buoni motivi per andare ad un concerto.. e altri 5 per non andarci

by Sara

Quando si compra il biglietto per un concerto si piange per due motivi:

  • per la gioia di vedere finalmente diventare realtà  il sogno di trovarsi faccia a faccia con il proprio artista preferito, sentendo quelle canzoni ascoltate mille volte finalmente dal vivo;
  •  per la tristezza di vedere il saldo della propria carta di credito scendere di colpo tipo escursione termica nel deserto del Gobi.

Come si può vedere da questo banalissimo esempio, andare ad un concerto è un esperienza che porta con sé aspetti positivi e negativi, gioie e dolori, a livello fisico e psicologico. Noisy Road vi propone qui di seguito una lista che analizza entrambi i lati della medaglia.

5 BUONI MOTIVI PER ANDARE

 1. LA MUSICA

Ragione principale (si spera!) per la quale ci si reca ad un concerto, ci sembrava stupido non metterla per prima. Come esprimere a parole quella sensazione che si prova reggendo nelle proprie mani il biglietto per un concerto che si aspettava da tanto? Per non parlare poi dei mille film mentali riguardanti le canzoni che potrebbero eventualmente essere messe nella scaletta:  “e se suonassero la mia canzone preferita?!” Et voilà, avete la tachicardia già sei mesi prima del fatidico giorno (tachicardia che si trasformerà poi in infarto se mai dovessero suonare proprio quella canzone).

Nel caso in cui invece vi recaste al concerto di una band che conoscete poco, ecco che l’evento potrebbe avere un ruolo paragonabile a quello di cupido. Ragion per cui la regola numero uno è MAI dire di no ad un amico che vi chiede di accompagnarlo a sentire un gruppo che non conoscete o verso il quale avete dei pregiudizi.. chissà, potreste cambiare idea o addirittura trovare la vostra nuova band del cuore.

 2. I NUOVI AMICI

Quale posto migliore della fila per fare amicizia? Tra la noia dell’attesa e l’imbarazzo di rivolgere la parola al vicino di coda si sceglie quest’ultimo. Si parte con il condividere un fazzoletto o del cibo (o in alternativa con il porre domande stupide di cui si conosce già la risposta tipo “a che ora aprono i cancelli?”) e si finisce con il diventare migliori amici raccontandosi storie tratte dalla propria esperienza di fan disagiato. Nella maggior parte dei casi ci si piace a vicenda e si scopre anche di far  parte dello stesso tipo di disagio. Ecco allora che il vostro nuovo amico diventa il vostro migliore alleato in molteplici casi, dalla conquista della transenna allo scambio di materiale foto e video, fino a diventare una spalla su cui piangere una volta terminato il concerto. Dopo aver bagnato con lacrime (e sudore) la maglietta del vostro nuovo amico, un legame quasi indissolubile ormai vi lega: resterete in contatto, sarete compagni d’ansia all’alba di annunci della vostra band preferita e vi rincontrerete al prossimo concerto.. o, perché no, anche prima.

 3. LE EMOZIONI

downloadUn concerto non è solo musica, è un insieme di emozioni che si susseguono l’una dopo l’altra e che contribuiscono a renderlo un evento che rimane impresso nella memoria di chi lo vive.  L’ansia, declinata in modi e sfumature diverse (perlopiù positive), fa da protagonista, soprattutto all’alba di un concerto aspettato da tanto. Ci sono però anche l’euforia, la voglia di ballare e cantare a squarciagola, il sentire la musica sulla propria pelle e il viverla con persone mosse dalla tua stessa passione che per una sera si sono ritrovate in quel posto lasciando da parte le proprie vite e i propri problemi. Un concerto è un’esperienza intensa, che nella maggior parte dei casi va a costituire un episodio unico e (purtroppo) irripetibile, sedimentato nella memoria di chi lo vive.

 

 4. I SOUVENIRS

Per “souvenirs” intendiamo:

    1. gli acquisti allo stand del merchandise in cui vengono dilapidati gli ultimi risparmi rimasti. L’obiettivo è quello di trasformare il ricordo del concerto in qualcosa di materiale e di essere più fighi dei propri amici (è nota la validità della disequazione: band merch > magliette firmate);
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esiste un limite alla fortuna?
  1. per i più fortunati, eventuali setlist/plettri/bacchette/bottigliette e asciugamani contenenti il dna della band o oggetti di ogni genere autografati in nostra presenza, che acquistano ai nostri occhi un valore inestimabile mentre agli occhi degli altri (genitori in particolare) sono mere cianfrusaglie. Inutile dire che una volta commisi l’errore di lasciare in giro per casa una setlist che per poco non finiva nella spazzatura essendo stata scambiata da mia madre per un foglio di brutta. Questi cimeli vengono conservati nel proprio caveau personale e mostrati agli altri come piccoli trofei .. e chissà, un giorno potrebbero valere una piccola fortuna (ma voi ovviamente non li venderete MAI).

5. IL CONTATTO

Trovarsi faccia a faccia con il proprio artista preferito può essere un’esperienza surreale, soprattutto se si è fan da molto tempo. Per la prima mezzora il proprio cervello va in tilt e la modalità euforia è intervallata dalla domanda “ma allora non è un automa, è un essere umano!”. Il tracollo psicologico sopraggiunge nel caso in cui avvenga un contatto di qualsiasi tipo, su una scala che va da un semplice sguardo al morire soffocati  causa tentativo di crowdsurfing da parte del frontman del gruppo. Questo percepire gli individui che ammiriamo tanto come persone vere diventa problematico nel momento in cui il contatto non è più solo fisico ma anche verbale.  Ecco che allora non c’è più via di fuga: si chiacchiera, si scambia qualche battuta, in qualche caso si viene anche ricordati al concerto successivo. All’improvviso il legame che ci lega con l’artista non è più costituito solo dalla musica, è qualcosa di più unico e personale.

5 BUONI MOTIVI PER NON ANDARE

 1. I SOLDI

Il  numero di concerti a cui si va è direttamente proporzionale alla quantità di musica che si ascolta. In altre parole, più artisti si seguono, più biglietti dei concerti si comprano, più si è poveri. Se poi ahimé non si hanno entrate fisse o nonni generosi, ecco che il tracollo finanziario diventa l’unica certezza. I soldi spesi per i concerti (a parte qualche raro caso) non si rimpiangono, ma è certo che se noi concertari avessimo avuto un altro hobby meno dispendioso, magari avremmo avuto un guardaroba più ampio o vacanze più lunghe.

 2. IL TRAUMA FISICO

20-weird-quirks-that-are-actually-medical-disorders-2Affrontare un concerto è prima di tutto una sfida fisica, che comincia già all’esterno del luogo dell’evento, dove spesso bisogna affrontare nemici temibili quali il freddo e la pioggia. Dopo aver passato questo primo ostacolo, già riportando qualche ferita  (accenni di mal di testa/raffreddore/ broncopolmonite), la morte si fa sempre più vicina con la mitica corsa alla transenna, che vede l’obbligo di superamento degli ostacoli più vari: gradini, cose e persone. Una volta raggiunto il traguardo, in bilico tra l’infarto e l’embolia polmonare, si chiede un ulteriore sforzo ai propri piedi (divenuti ormai un’entità a parte) per sopportare le ultime ore di attesa . Quando le luci si spengono e si alzano le grida della folla, tutta la stanchezza sembra di colpo svanire. Un altro ostacolo che sembra separarvi dall’uscire fisicamente illesi dall’esperienza è il diabolico pogo: un po’ va bene, troppo diventa pesante. Ascoltare, guardare, urlare, cantare, saltare, il tutto reggendosi in piedi cercando di non morire schiacciati nella folla o annegati nel sudore proprio e altrui: un concerto è anche multitasking all’ennesima potenza.

 3. IL TRAUMA PSICOLOGICO

Qui sopra citavamo l’emozione di vedere il proprio “idolo” muoversi/parlare/respirare davanti a sé. Se sommiamo tutto ciò alla musica e all’esperienza di sentire le proprie canzoni preferite dal vivo, ecco che il concerto diventa un’esperienza dalla quale ci si riprende nel giro di qualche giorno (nei casi più disperati si parla invece di mesi).

 4. LA DEPRESSIONE POST CONCERTO

accordionAlla combinazione dei due traumi sopra elencati si aggiunge quello della depressione post concerto, dovuta ai seguenti (inevitabili) pensieri: “oh no il concerto è già finito!” -> “chissà quando torneranno” -> “mi tocca aspettare ANNI” -> “Sarà difficile battere questo concerto” ecc.. I più masochisti aggravano (o cercano di curare, dipende dai punti di vista) la depressione post concerto cercando di incontrare la band una volta terminato lo show; altri cercano di porvi rimedio andando a più concerti del medesimo tour. Purtroppo però, la depressione post concerto è una malattia per cui non esiste una cura, e questi metodi finiscono soltanto per far sprofondare il soggetto in una depressione più acuta.

5.

..Dopo un’attenta riflessione non sono riuscita a trovare un quinto motivo valido per non andare ad un concerto.

L’equazione finale é dunque +5 – 4 = +1

In altre parole: continuate ad andare ai concerti.

 

 

 

Sara

Ventenne con la testa tra le nuvole ma i piedi sempre per terra. Costantemente in bancarotta a causa del “carpe diem” in fatto di concerti, (troppo) spesso preferisco la musica alle persone.

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