31 dicembre 2025

I migliori album indie italiani del 2025

Quest'anno ci è andata davvero bene. La musica italiana è in buonissima salute e lo hanno dimostrato le uscite di questo 2025. Sono tornati Andrea Laszlo De Simone e Niccolò Contessa, si sono confermati Giorgio Poi e gli Studio Murena, Gaia Banfi e Satantango si sono fatti finalmente conoscere. Nel mezzo, tantissima qualità: il garage rock dei Belize, l'exploit definitivo di Lucio Corsi, Le Feste Antonacci (che non hanno bisogno di presentazioni) e il progetto esplorativo dei Calibro 35.

È stato bello.

Andrea Laszlo De Simone - Una lunghissima ombra

Andrea Laszlo De Simone è tornato dopo un lungo silenzio con Una Lunghissima Ombra, un progetto audiovisivo che scava nelle zone più opache dell’esistenza umana con una lucidità rara. Il disco mette in scena pensieri intrusivi, paure e accettazioni attraverso un equilibrio raffinato tra luce, ombra e suono. Più che sulla tecnica, l’album si fonda su una sapienza emotiva che guida ogni brano e ogni interludio. Le canzoni crescono lentamente, evitando soluzioni facili e privilegiando una tensione costante e profondamente immersiva. Le suggestioni orchestrali non appesantiscono mai il racconto, lo si nota da brani come Planando sui raggi del sole, Aspetterò e Quando dove ci sono momenti di coinvolgimento totale. Centrale anche la dimensione affettiva, come in Per te, dedicata alla figlia. Una Lunghissima Ombra è un’epopea intima e destabilizzante, che accetta il mistero invece di spiegarlo. Per ambizione, coerenza e profondità, è il disco italiano più importante del 2025.

i cani - post mortem

Ormai l'attesa per un nuovo album de i cani si stava trasformando in un vero e proprio atto di fede, fra chi non ci credeva più e chi ci sperava ancora. Finché un giovedì di aprile eccolo lì, non annunciato, non pubblicizzato: è post mortem, il quarto album di Niccolò Contessa, arrivato dopo nove anni da Aurora, che insieme a Mainstream di Calcutta aveva cambiato per sempre la direzione della "musica indie italiana". Ci troviamo tra le mani un disco estraneo a mode e tendenze, cupissimo, in cui l'io è vittima e carnefice, mentre la vena esistenzialista detta la linea generale, soffermandosi su temi come la relazione personale e intima con il proprio dolore (buco nerocarbone), il conflitto con il mondo esterno (f.c.f.t., nella parte del mondo in cui sono nato), e il desideri di catarsi (un'altra onda). Sempre presenti i riferimenti a opere altrui, cifra stilistica di Contessa, qui soprattutto in ambito letterario e cinematografico, a partire da Stalker di Tarkovskij che attraversa il disco tra campionamenti di dialoghi tratti dal film ma soprattutto come ispirazione trasversale; passando per le citazioni di Kafka e Thomas Mann. Musicalmente la forte presenza della chitarra è l'elemento di novità rispetto ai precedenti lavori, e complessivamente post mortem appare come il più eterogeneo della produzione de i cani. Dopo le date indoor degli ultimi due mesi e i «ci vediamo presto» tra i social di 42 records e i messaggi sul palco, sembra proprio che ci stia aspettando una "cani summer". Non vediamo l'ora.

Lucio Corsi - Volevo essere un duro

C’è una parola, al singolare e al plurale, che potrebbe rievocare l’ascolto di Volevo essere un duro di Lucio Corsi: “piano”. Come il piano da cui le note iniziano a muoversi per formare nuovi piani narrativi, che salgono e scendono nei piani di un “condominio” di personaggi chiassosi, termine scelto dallo stesso artista per descrivere le canzoni di questo album.

Ma, come già affermato da Noisyroad alla sua uscita, un’altra parola riaffiora dalle tracce: “uomo”. Perché in questo disco Corsi lo colloca per la prima volta sopra il “piano” della natura, compiendo una piccola rivoluzione. Volevo essere un duro è una raccolta di imprese umane, più che un omaggio allo spazio circostante (come accade in Cosa faremo da grandi?), dove la gente si perde nel quotidiano con gli occhi aperti anziché sul cuscino con gli occhi chiusi (succede in La gente che sogna).

Un’ulteriore novità è il ritorno del blues nel progetto artistico di Corsi. Eppure l’album risulta il più pop del suo repertorio: grazie anche all’esperienza del coautore Tommaso Ottomano, le tracce si costruiscono su elementi musicali più scarni, in una combinazione che sembra rispondere allo straordinario successo conquistato dal cantautore al festival di Sanremo.

Gaia Banfi - La Maccaia

La Maccaia di Gaia Banfi non è propriamente un esordio, ma una consacrazione che lavora per sottrazione e atmosfera, più che per dichiarazioni frontali. Il disco prende il nome da un vento umido e opprimente e ne assume perfettamente il respiro emotivo: sospeso, inquieto, mai del tutto risolto. Le canzoni si muovono tra indie pop, folk e elettronica discreta, costruendo un paesaggio sonoro intimo e coerente. Al centro c’è una scrittura fragile ma lucidissima, capace di raccontare smarrimento, relazioni e identità senza alzare la voce. La produzione privilegia spazi vuoti, dettagli minimi e arrangiamenti che sembrano evaporare. Piazza Centrale, per dire, è un microclima emotivo, attraversato da malinconia e delicatezza. Non c’è mai compiacimento, solo un costante senso di ricerca. La Maccaia è un disco che cresce con gli ascolti e chiede attenzione. Un lavoro maturo, personale, che nel panorama italiano del 2025 si distingue da tutto.

Giorgio Poi - Schegge

Schegge è uno dei dischi più belli di quest'anno e non poteva mancare nella nostra classifica di fine anno. Giorgio Poi ci regala un album coloratissimo ed estivo, fatto di pelle abbronzata e tanta, tanta acqua: mari, oceani e piscine sono gli scenari in cui si specchiano le riflessioni del cantautore novarese (ma romano d'adozione), la cui poetica è a fuoco come non mai. Ricordi agrodolci sono smorzati dai raggi del sole e dalla vivacità dei sintetizzatori fortemente influenzati da sonorità french touch, e rispetto a Gommapiuma questo nuovo lavoro non si crogiola nel proprio dolore ma lo racconta, volgendo lo sguardo verso il futuro. Schegge è un lavoro estremamente maturo sotto tutti i fronti, un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni estremamente dettagliate e per questo difficilissime da raccontare: ed è qui che risiede la bellezza di questo album, un dai-e-vai tra immagini concrete ed astrazioni che ci trasportano in ricordi saporiti, che conosciamo tutti ma che in pochi sono capaci di raccontare a parole.

Studio Murena - Notturno

Notturno è un disco urbano e stratificato, che fonde jazz, hip hop e spoken word in un flusso notturno e inquieto. Gli Studio Murena a questo giro hanno raccontato la città come un organismo vivo, nervoso, attraversato da tensioni sociali e intime. Le produzioni sono dense ma mai caotiche, lasciando spazio a testi taglienti e visioni cinematografiche. È un album che richiede un ascolto attivo e restituisce un'immediata profondità. Ambizioso e coerente. Una sorta di manifesto notturno del presente. E che pezzo Jazzhighlanders.

Belize - Phantom Favola

Con Phantom Favola i Belize costruiscono un disco rarefatto e malinconico, sospeso tra sogno e disillusione. L’elettronica è discreta, quasi impalpabile, e accompagna melodie che sembrano affiorare dal ricordo. Le canzoni parlano di assenze, trasformazioni e identità che sfuggono. È un lavoro intimo (nonostante suoni al limite del garage) che predilige l’atmosfera alla forma classica del singolo.

Matchin Criteria - Matchin Criteria II

Il secondo capitolo di Matchin Criteria conferma una visione sonora rigorosa e personale. Il disco si muove tra elettronica sperimentale, minimalismo e tensione emotiva, evitando qualsiasi concessione facile. Ogni traccia è un esercizio di equilibrio tra controllo e deriva. L’ascolto è immersivo, quasi ipnotico, e chiede tempo. Un lavoro cerebrale ma profondamente fisico. Tra le uscite più coraggiose dell’anno.

Calibro 35 - Exploration

Exploration è un nuovo viaggio strumentale dei Calibro 35 tra funk, jazz, psichedelia e cinema di genere. La band suona compatta e ispirata, trasformando ogni brano in una sequenza visiva. Il disco alterna groove serrati e momenti più contemplativi, mantenendo sempre alta la tensione. È un lavoro che celebra la ricerca e la libertà compositiva. Un’esplorazione riuscita e una riscoperta meravigliosa di iconiche colonne sonore, sigle e brani di un mondo che fu. Occhio anche agli inediti: in cuffia, The Twang fa la sua sporchissima figura

Le Feste Antonacci - Uomini Cani Gabbiani

Questo disco è un oggetto strano e affascinante, che mescola canzone d’autore, psichedelia e visioni surreali. Le Feste Antonacci costruiscono un mondo narrativo popolato da figure simboliche e immagini spiazzanti. La scrittura è ironica, a tratti profondamente malinconica. Musicalmente il disco è libero, imprevedibile, mai ingabbiato. Un lavoro che sfugge alle definizioni. Il più eccentrico dell'anno. Uomini nudi? Anime pulite.

Satantango - Satantango

L’omonimo esordio dei Satantango è un disco scuro e ipnotico. Le canzoni si muovono lente e ossessive, tra post-punk, noise, shoegaze e tensione rituale. La ripetizione diventa linguaggio, creando un senso costante di minaccia e attrazione. I testi sono ridotti all’osso, più evocativi che narrativi. È un album che non cerca consenso ma immersione totale. Un debutto radicale. E sì, ci ricordiamo bene l'11 settembre.

Massimo Silverio - Surtùm

Dopo il bellissimo esordio, Massimo Silverio si conferma come una delle voci più interessanti e autentiche della scena italiana. In un panorama musicale ossessionato dalla velocità, l'artista friulano sceglie la lentezza, la profondità, il mistero. Gli archi, i fiati, l’elettronica e la voce si intrecciano in un unico respiro: più che una raccolta di canzoni, Surtùm è un organismo vivo, un ambiente da abitare. È un disco che non accompagna: inghiotte. Ti costringe a fermarti, a respirare più piano, a sentire il peso delle cose.

Brunori SAS - L'albero delle noci

L’album della maturità in senso personale – non artistico, poiché aveva già dimostrato il suo valore nei suoi 20 anni di carriera – di Dario Brunori arriva poco dopo uno dei momenti più significativi della vita di un uomo: la nascita di una figlia. Con L’albero delle noci, Brunori SAS si racconta in un momento di bivio, diviso tra l’arte che lo richiama e la famiglia che richiede impegni e responsabilità di primaria importanza. In queste tracce, composte sotto la produzione del carissimo amico e collega Riccardo Sinigallia, avviene una sorpresa: la musica, inizialmente temuta come un freno, diventa invece la soluzione, trasformando, come per magia, Brunori SAS in Dario.

Thruppi - Thruppi

Dialogo intergenerazionale tra Giovanni Truppi e il collettivo Thru CollectedThruppi riesce a suonare familiare sin dal primo ascolto. Merito delle parti in causa che riescono a trasmettere un senso di nostalgia e malinconia tra strumentali intense e delicate al tempo stesso, raccontando sensazioni difficili spesso intrappolate in sospiri. Se la prima parte del disco è composta in particolare da lenti emozionanti e intensi, la seconda parte del disco accoglie gli episodi più vivaci della scaletta, in cui la stranezza di Truppi e dei Thru Collected emergono con più forza. Rimane un piccolo rimpianto per la durata dell'album, che forse trattiene qualcosa di troppo, ma allo stesso tempo lascia quella voglia porterà ad un altro ascolto.

Ginevra - Femina

Un album che magari è passato un po' in sordina, ma che dimostra tutto il talento di Ginevra. Femina, come suggerisce il titolo stesso, è un disco centrato sulla femminilità: una dedica a se stessa e alle donne importanti della sua storia, a quelle vittime di violenza e tante altre ancora. Una tematica importante che si intreccia anche con altri argomenti, come i 30 anni, l'amore per la natura incontaminata, fra chitarre e sonorità che riportano alla mente gli anni 90', ma riletti in chiave contemporanea.

Caparezza - Orbit Orbit

Orbit Orbit non sarebbe dovuto esistere, o al massimo sarebbe dovuto essere qualcosa di molto diverso. Poi i nuovi problemi d'udito e il fumetto salvifico hanno dato vita a un disco in cui Caparezza scompare del tutto (ad eccezione di Autovorbit) per lasciare spazio a Michele. Ma attenzione, non è un album autobiografico o strettamente autoriflessivo. Se A Comic Book Saved My Life, Come la musica elettronica,e in parte la commovente Pathosfera, parlano della sua esperienza diretta, gli altri brani uniscono fantasia e realtà. A livello di strumentali è un disco molto ambizioso e per questo ostico all'inizio. The NDE ha una linea di basso travolgente, Gli occhi della mente un sample ricercato di Gianni Morandi, ma il culmine è Perlificat dove Capa rappa su una base orchestrale, tra colonna sonora, musica classica e lirica. Il miglior album dell'artista pugliese da Prisoner 709.

‏centomilacarie - Io nessuno

Il suo è uno degli esordi più interessanti dell'anno che sta finendo. Giovanissimo ma già con diverse esperienze importanti, tra cui MIAMI e un featuring con Salmo nell'ultimo disco di MACE, centomilacarie è tra i cantautori della nuova generazione che riescono a trasmetterne tutti i sogni e le ansie. Se a tratti, nel modo di cantare soprattutto, può ricordare il primo BLANCO, a livello di scrittura il discorso è diverso: lo sguardo è spesso verso l'esterno, verso la provincia che schifa il tg1, volto a raccontare ciò che lui e i suoi coetanei vedono e vivono. Le chitarre e un'attitudine da band - che rivive alla grande dal vivo - dominano gran parte del disco, ma ci sono delle eccezioni che testimoniano la versatilità e le potenzialità. La ballata struggente piano e voce notte vodka e il finale all'insegna della quasi improvvisazione i soldati della noia. Abbandonate lo scetticismo e dategli una possibilità.