Le 10 volte in cui Pitchfork non ci ha capito un cazzo

by Davide Tuccella

Quante volte avete letto una recensione di un disco che eravate sicuri avrebbe preso almeno un 8 a mani basse, solo per scoprire che il critico musicale di turno lo ha seppellito in una valanga di pecche ed opinioni negative? Fin troppe scommetto. E’ una sensazione bruciante, che mette in discussione la propria opinione ed il proprio gusto in confronto a qualcuno che, chiaramente, ne sa più di noi in materia. Ma la critica musicale è sempre così infallibile? Secondo noi no, ed ecco perché oggi vi presentiamo 10 strafalcioni che niente di meno che Pitchfork, l’istituzione per eccellenza nell’editoria musicale, ha commesso negli ultimi anni. Sconsigliamo la lettura ai deboli di cuore e ai fan di Childish Gambino, la situazione è davvero drammatica.

Florence and the Machine – High as Hope

Cominciamo subito con un disco bello fresco, proprio di quest’estate 2018 (che abbiamo recensito qui). Perché mentre per molti titoli in questo articolo, i poveri reviewers di Pitchfork hanno perso la scommessa contro l’opinione e l’influenza del tempo, io direi che un paio di mesi sono già sufficienti per capire che High as Hope merita decisamente più di uno grigio 5.7. La redazione giustifica l’addirittura mancata sufficienza per Florence con una mancata performance vocale e arrangiamenti troppo poco riusciti. Sarà, ma da come lo ricordo io HAH è strapieno di momenti strumentali e carichi di energia e emozione, ancora un altro ottimo esempio di art pop da parte di Florence, che continua a perfezionare il suo stile, questa volta anche da producer. Ma poi dai, che critiche si possono fare contro Hunger e Patricia? Andiamo avanti va.

Voto Pitchfork: 5.7

Nuovo voto NoisyRoad: Almeno un 7 dai

 Arctic Monkeys – Humbug

Strano a crederci, ma in questo mondo esistono persone ed esperti musicali che davvero non riescono a soffrire gli Arctic Monkeys. Peggio per loro, direte, alla fine ci sta, i gusti sono gusti. Quello che suona davvero troppo strano è come il caro Forcone abbia recensito Humbug come, ad oggi, il peggiore album nella discografia del gruppo, concedendogli solo un 7.2, l’equivalente editoriale di una pacca su una spalla e di un “vabbè dai, non sei andato male”. Sarò strano io, ma personalmente Humbug è, ad oggi, il lavoro migliore degli Arctic, l’album del cambiamento, della sperimentazione e della loro maturità artistica. Decisamente un passo avanti rispetto alle loro precedenti release in termini di sonorità, produzione e lirica, al contrario di quello che Pitchfork sembra proclamare apertamente. Urge qualche correzione

Voto Pitchfork: 7.2

Nuovo voto NoisyRoad: 7.2 + 1.3 di bonus per Turner coi capelloni

Kanye West – 808s and Heartbreak

Provo a farla breve. Pensate che The Weeknd sia il nuovo Michael Jackson? Vi consolate con Frank Ocean quando le cose non vanno? Bene, non vorrei davvero scrivere che 808s è stata la scintilla per la stragrande maggioranza dell’hip-hop moderno, ma… in pratica è così. Uno dei dischi più trascurati nella monumentale discografia di West è ad oggi un punto di riferimento  per molti artisti rap ed R&B che fanno dei loro sentimenti, e del loro lato più emotivo, l’aspetto caratteristico della loro musica. 808s è stato forse il primo grande successo da parte di un artista rap che ha deciso di rivelarsi al mondo come fragile e vulnerabile. E’ stato in grado di far capire al mondo della musica hip-hop come accettarsi, mettersi a nudo, ed essere deboli, piuttosto che vivere un personaggio, fosse perfettamente accettabile. Davvero non una cosa da poco, se guardiamo alle classifiche odierne… Dai, Drake ci ha costruito una carriera su questo disco. Ma evidentemente per Pitchfork tutto questo non è stato abbastanza convincente, concedendo un “buon” 7.6. Un heartbreak per davvero.

Voto Pitchfork: 7.6

Nuovo voto NoisyRoad: 8.(0)8

MGMT – Oracular Spectacular

Io ci provo a non essere un inguaribile nostalgico, e molte volte ci riesco anche, ma per molti il debut degli MGMT è stata una vera introduzione al synth-pop ed a un tipo di musica che non fosse il trito e ritrito indie rock anni 2000. Vederlo maltrattato così, con un raccapezzato 6.8 non so, non mi sembra giusto. Sarà pure “cheesy and clichè”, come lo definiscono i nostri antagonisti, ma è il cheesy and clichè di una generazione di ragazzini, quelli che 10 anni dopo smettono ancora di fare qualsiasi cosa stiano facendo quando Kids parte in qualsiasi locale. A suo modo, è un disco importate per i ’90s kids che oggi popolano l’industria musicale, e anche se questo i reviewers dello scorso decennio non potevano ancora saperlo, oggi è una sicurezza.

Voto Pitchfork: 6.8

Nuovo voto NoisyRoad: Direi 7.7 ma Electric Feel vale almeno altri 10 punti, boh fate voi.

The Killers – Hot Fuss

A questo punto le cose cominciano a farsi gravi. Ci sta prendere un po’ in giro la redazione per punteggi che solo il tempo avrebbe rivelato essere sbagliati, ma qua si esagera. 5.2 a Hot Fuss gente, cinque. Anche un sordo scucirebbe almeno un 6.5 guardando solo il lato 1 del disco, che vanta il 70% dei cavalli di battaglia dell’indie rock moderno. Come hanno fatto ad ascoltare pezzi come Mr. Brightiside, Smile Like You Mean It, All These Things I’ve Done e pensare “Nah, a questi non gli do manco un 6”. Il reviewer in questione, Johnny, si nasconde dietro la frivolezza dei temi e dei testi, ma non ci sono scuse che tengano. Hai toppato Johhny, non ci hai capito niente, vai a recensire partite di burraco. Da qui in poi ci pensiamo noi.

Voto Pitchfork: 5.2

Nuovo voto NoisyRoad: Mille/10

Bon Iver – For Emma, Forever Ago

Forse uno dei crimini meno gravi della lista, ma comunque meritevole di una bacchettata sulle mani, o sulla tastiera. Perché nonostante 8.1 non sia un punteggio basso, anche considerando le oscenità viste finora, For Emma rimane uno dei classici dell’indie folk moderno, un disco che ha gettato le basi per un intero genere a partire dal 2008, anno della sua uscita. Riconoscere la sua grandezza dovrebbe essere scontato a distanza di dieci anni, ma capisco come Stephen non si sia voluto esporre più di tanto quel giorno. Finalmente oggi NoisyRoad attribuisce a Justin il punteggio che merita il suo primo, grande disco e quello che è riuscito a creare, musicalmente, con così tanto ingegno e semplicità.

Voto Pitchfork: 8.1

Nuovo voto NoisyRoad: 9.5. SBAM.

Father John Misty – Pure Comedy

Ecco un’altra review che in realtà potrebbe anche essere passabile, ma che mi ha comunque infastidito abbastanza da doverne parlare. Pure Comedy è stato, per me, uno dei dischi migliori del 2017, un lavoro di spessore da parte di papà John, un misto di introspezioni politiche, sociali, religiose, uno sguardo critico ai giorni nostri con un ghigno spiritoso e tagliente, affiancato da una maestosa ed impeccabile controparte musicale. E anche se i numeri contano poco alla fin fine, il 7.6 del Forcone sta davvero stretto ad un album che ha fatto di tutto per essere più carico possibile di contenuti. Capisco da dove il reviewer di turno abbia percepito un certo senso di pretenziosità da parte di Mr. Tillman, ma nella “bigger picture” dell’opera, un po’ di arroganza non è di certo un problema, no?

Voto Pitchfork: 7.6

Nuovo voto NoisyRoad: 8.4 contrattabile

Gorillaz – Demon Days

Siamo alle battute finali, tre oscenità editoriali di prim’ordine. Se qualcuno mi chiedesse di fare una lista dei dischi migliori del nuovo millennio, non ci penserei due volte prima di fare il nome di Demon Days. Un album davvero magnifico, completo, musicalmente vario, affascinante e realizzato alla perfezione. Decisamente l’opera magna di Albarn e compagni, DD regge il peso del tempo senza invecchiare un giorno, reggendo il confronto con le release dei futuri 14 anni senza battere ciglio. Non è possibile che abbiano sbagliato anche questa vero? Un capolavoro del genere non può passare inosservato, giusto? Sbagliato. Sbagliato esattamente 6.9 volte, per la precisione. Lo definiscono un disco distratto, con Damon impegnato a calzare troppi ruoli, troppi stili ed influenze, che è esattamente il punto di forza dell’intero album, geni. Damon si destreggia fra hip-hop, dance, noise rock, elettronica, lirica ed R&B con una leggerezza disarmante, mescolando ed incastrando generi come pochi sarebbero stati capaci di fare. Se fosse stato partorito dalla mente di un musicista come un altro, Demon Days sarebbe forse risultato un pasticcio musicale, ma ad Albarn e a Noisy non la si fa così facilmente.

Voto Pitchfork: 6.9

Nuovo voto NoisyRoad: Base d’asta 9.5

Childish Gambino – Camp

In quanti dopo lo stra-successo di This Is America sono andati a rispolverare la discografia di Gambino? Spero in molti, perché fra le sue passate release si nascondono tracce interessanti, e di sicuro degne di più attenzione di quanto ne abbiano ricevuto in passato. Proprio il debut di Donald, Camp, è il prodotto di un rapper giovane, rudimentale ma con grandi sogni e aspettative per il futuro. Nonostante queste aspettative si siano indubbiamente coronate, 7 anni dopo l’uscita del disco, il buon Gambino ha dovuto affrontare una delle recensioni più brutali mai rilasciate dal Pitchfork, che ha sentenziato il futuro genio musicale con uno scioccante 1.6 attribuito al suo debut. Per carità, Camp è tutto tranne che un grande disco, da buon primo album conserva i suoi difetti, contraddizioni, e imperfezioni dovute a inesperienza e mancanza di risorse. Ma da qui a definirlo un 1 su 10, il passo è grande. Camp è ancora un buon esempio di hip-hop catchy, divertente e funzionale, con pezzi come Bonfire, Outisde e All the Shine che, seppur distanti anni luce dallo stile odierno di Gambino, riescono comunque a distinguersi positivamente fra la tracklist.

Voto Pichfork: 1.6

Nuovo voto NoisyRoad: 6 politico

Daft Punk – Discovery

Io ormai ho finito le parole. L’affronto più grande, ladies and gentleman, 6.4 dato a Discovery, un capolavoro nel genere dell’elettronica. Non so nemmeno come commentarla una cosa del genere, Discovery è benzina per il cervello, un pezzo dopo l’altro di tritolo in forma mp3, una combinazione di pezzi disco e dance fuori di testa e piccole chicche computerizzate, pensate, realizzate e prodotte con precisione millimetrica. Il totale ed indiscusso genio musicale dei Daft Punk, probabilmente la cosa migliore mai prodotta dalla Francia in qualsiasi forma d’arte, viene approcciata dal Pitchfork con un “dai, diamogli un 6, dice One More Time troppe volte, che palle”. Ogni traccia su questo disco lascia a bocca aperta, tiene in ostaggio l’ascoltatore per un’ora intera e lo proietta in una dimensione che solo musica di così alto livello è capace di raggiungere. Discovery è un disco come pochi, un ecstasy musicale che qualsiasi persona minimamente interessata alla musica dovrebbe aver provato almeno una volta nella vita. Mi dispiace Pitchfork, ma stavolta non ci hai veramente capito un cazzo.

Voto Pitchfork: Non ne parliamo

Nuovo voto NoisyRoad: 10/10. Definitivo. Classico. Capolavoro.

Davide Tuccella

Campione mondiale di “Giudicare persone in base ai loro gusti musicali”.

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