Non solo polenta e Verdena: 5 nomi della scena musicale di Bergamo

by Marzia Barbierato

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Bergamo, patria di muratori instancabili, polenta e osei, e Giorgio Pasotti. Nell’ambiente musicale ricordata unicamente come terra natale dei Verdena. Ebbene, il capoluogo di provincia lombardo, città da 120.000 abitanti, all’ombra di Milano ed eternamente in competizione con Brescia, nasconde una fervente scena musicale e negli ultimi anni ha sfornato nomi da tenere d’occhio. Se d’inverno si assopisce sotto la coltre di nebbia e neve della Pianura Padana e delle Alpi Orobie, d’estate si anima con numerose iniziative musicali, concerti gratuiti, concorsi, e festival. La rassegna musicale Bergamo Sottosuolo, ospita sempre artisti interessanti e il concorso Nuovi Suoni Live, promosso dall’Assessorato alle politiche giovanili del Comune, setaccia ogni anno la scena bergamasca scovando e premiando i nomi più validi. Ecco una breve lista di musicisti bergamaschi degni di nota.

Pinguini Tattici Nucleari

Nel 2013, ancora liceali caricano su Youtube il video di Test D’Ingresso di Medicina, che diventa presto un inno di disperazione e speranza dei maturandi alle prese con il mondo universitario e la precarietà del futuro. Tra i commenti al video spicca: “Voglio questa canzone tatuata sul culo”, che ritengo renda molto bene l’effetto dei testi dei Pinguini. Ironici e leggeri, a tratti demenziali e surreali, in qualche modo goliardici ma non volgari, che al tempo stesso ti fanno ridere, e identificare con la quotidianità di chi canta. Con giochi di parole mai banali, riferimenti culturali che spaziano dai cartoni animati alla letteratura e sempre una massiccia dose di ironia, affrontano anche temi delicati e di attualità come l’omofobia, il razzismo e il polulismo ignorante che dilaga sui social.
È proprio con il sarcasmo e le vibes regge di Me Want Marò Back che conquistano un largo pubblico e finiscono in rotazione su Radio Popolare. I sei Pinguini, tutti musicalmente molto bravi, saltano continuamente da ballate folk a canzoni rock, a ritmi raggae in un mix di generi e influneze. Capitanati da Riccardo Zanotti, prendono il nome da una birra scozzese e hanno all’attivo tre album di cui l’ultimo è stato pubblicato l’anno scorso, s’intitola Gioventù Brucata e ha la copertina disegnata da La Badessa. Nel 2017 hanno calcato il LightStage dello Sziget Festival.

 

Vanarin

Nelle loro note si sentono echi di Tame Impala e Beatles, e in generale sono molto british, sia nell’outfit che nell’attitude. Il progetto parte dall’inglese David Paysden (voce, chitarra, tastiere, il fu batterista dei Sonars – che meritano un ascolto anche loro), che con Marco Sciacqua (chitarra, basso, percussioni, seconde voci), Giuseppe Chiara (voce, chitarra, tastiere), Massimo Mantovani (voce, basso, chitarra) e Marco Brena (batteria, percussioni), fonda un gruppo alt-pop/electro-rock contaminato da trap, hip hop e psichedelia.
Nel 2017 sfornano un EP che si chiama come loro, e a marzo di quest’anno è uscito il loro primo album, “Overnight“, firmato Woodworm, già etichetta di Motta, Dunk e Fast Animals And Slow Kids. Il disco è frutto della collaborazione con Roberta Sammarelli dei Verdena, loro “madrina”-manager, che Giuseppe ha conosciuto suonando durante tutto il tour di Endkadenz. “Overnight” si compone di dieci brani gradevoli e soprendenti dalle influenze più disparate e dai suoni ricchi e articolati. C’è una vena reggae in Lights Out , e un rigurgito funky in Lose My Cool, tra beat alla Daft Punk, fiati alla Blues Brothers e urletti alla Michael Jackson. Echi sognanti e riverberi celestiali che danno l’impressione di fluttuare sospesi nell’etere “alla Lucy in the sky with diamond” accompagnano durante tutto l’ascolto dell’album. Incappiamo in ritmi danzerecci, ma pur sempre onirici e sospesi, in Hanging From A Cloud, penultima traccia, che forse è la mia preferita, anche se Holding è sicuramente la più catchy. Hanno aperto a Thurston Moore, Pan del Divolo, Fast Animals And Slow Kids e C+C=Maxigross, e lo scorso maggio hanno suonato al Mi Ami.

 

Plastic Made Sofa

Nati nel 2010, i “divani di plastica” dominano da otto anni la scena bergamasca con la loro psichedelia etnicheggiante da Beatles dopo il viaggio in India. Hanno un sound travolgente e accattivante, fatto di riverberi e suoni sperimentali che evocano viaggi in paesi lontani e allucinazioni da peyote. Esordiscono con il disco “Charlie’s Bondage Club,” a cui seguono Whining Drums e, ad aprile 2018, il singolo Robot Toys, che con il poetico video firmato da Nicola Cordì, anticipa l’uscita del nuovo album, prevista per fine anno. A seguito dell’uscita del primo disco hanno suonato all’Heineken Jammin’ Festival, fatto un tour in California e, nel 2017, un tour con Dente, con il quale hanno anche inciso un pezzo, Quello Che Si Ha. Il singolo Lizards On a Wire, uscito nel 2013, è stato in rotazione su MTV. Anche i loro video sono sempre bellissimi e psichedeici quanto la loro musica.

 

Le Capre a Sonagli

Quando li ho visti e sentiti per la prima volta, durante il tour di lancio del loro primo album, “Sadicapra“, sono rimasta sbalordita. Non avevo mai sentito niente di così viscerale e travolgente. Sonagli, suoni distorti, voci sussurrate e riverberanti, ritmiche ancerstrali ed incalzanti. Era il 2012. Da allora Le Capre hanno suonato al Mi Ami e all’Arezzo Wave, aperto ai Verdena, Motta, Marta sui Tubi, e pubblicato altri due dischi, di cui l’ultmo, “Cannibale”, rilasciato l’anno scorso da Woodworm. Stoner folk, new wave, avant-rock, questi i generi tra cui sguazzano Le Capre. I testi sembrano favole grottesche, che trasportano in una dimensione di sogno distorto popolato da freaks.

 

Kingshouters

Si formano nel 2011 dall’incontro dei fratelli Roberto e Leonardo De Franceschi con Paolo Ceresoli e Giorgio Assi, e nel 2013 pubblicano il loro primo (e per ora unico) album, “You vs Me.” Cantano in inglese e suonano un rock energico e struggente, che ricorda Placebo, Smashing Pumpkins e 30 Seconds To Mars. Bella la cover di Levels di Avicii contenuta nel disco, che conferisce al noto pezzo una verve nuova e interessante. Nel 2012 hanno vinto il concorso Nuovi Suoni Live e successivamente hanno aperto ai Marlene Kuntz e Lo Stato Sociale. Il video del singolo Jane è stato in anteprima su Playboy.it e in rotazione su MTV.

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Marzia Barbierato

Ho 27 anni e sono schiava della cultura indie in tutte le sue forme: musicale, estetica, letteraria, cinematografica. Parafrasando I Cani, se la mia vita fosse un film sarebbe diretto da Wes Anderson.

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