Vacanze pessimiste: 10 (non) tormentoni italiani atipicamente estivi

by morghiss

Se anche voi siete tra quelli che non possono fare a meno di pensare ai conflitti globali, il buco nell’ozono e a tutte le mail che non state leggendo perchè siete comodamente sdraiati sul lettino in spiaggia, circondati da adorabili bambini gracchianti e amabili nonnine pettegole, questa è la playlist giusta per voi. Un viaggio tra le spiagge deturpate di Vasco Brondi (con Viaggi Disorganizzati), abbronzature à la Manuel Agnelli (con Voglio una pelle splendida) e rientri al Massimo Volume (con Tra la sabbia dell’Oceano).. Dieci brani (con testi rigorosamente in italiano, per arrivare belli diretti e violenti come uno schiaffo) per chi non può fare a meno di essere pessimista e ansioso, carico di sentimenti post-punk anche in vacanza. Questa playlist, comunque adattissima anche a chi ha preferito accettare uno stage estivo sottopagato invece che andarsene in tour con gli Arctic Monkeys, è da leggere e ascoltare, possibilmente, con una maglietta dei Joy Division come copri-costume.

Le vacanze intelligenti – Colapesce (2016)
Non sono un critico / però so valutare / quando sto bene / quando sto male
Una delle canzoni più sottovalutate di Colapesce, forse. Un brano per chi si perde nelle vacanze intellettuali, per chi visita i musei e colleziona biglietti sulle bacheche dell’ufficio per poi scordarsene (fino a che non si licenzia solo per ripartire di nuovo), per i finti intellettuali estivi, per tutti quelli che evadono per poi arrivare alla conclusione te ne puoi andare dove vuoi, ma sarà sempre quella persona, e lei soltanto, ad essere tutti i tuoi viaggi e tutti i tuoi paesi. Ascoltate questo pezzo mentre state per andarvene in vacanza, addormentatevi mentre i synth vi cullano durante un viaggio in pullman verso una capitale europea, arrivate al
Pago un ingresso / per starti accanto
Nostalgia assicurata!

 

Trasudamerica – Marlene Kuntz (1994)
Mi mancano le piogge di petali / il Dio-amore e tutto il resto, davvero
Brano dall’immortale debut album Catartica, di quando si viveva quello strano periodo in Italia, dove tutto sembrava, musicalmente parlando, essere al passo con ciò quello che succedeva anche all’estero. Un periodo nostalgico dove i Marlene erano i Sonic Youth de noi altri, e stranianti chitarre distorte descrivevano distese di terra bruciata e infiniti viaggi in macchina, odori speziali e viaggi allucinati. Per tutti quelli che almeno una volta si sono consumati i piedi a camminare al sole, che hanno visto la propria pelle disfarsi e bruciarsi, per tutti quelli che agli amori estivi e allo zaino in spalla hanno detto mai più e poi tornano on the road ogni estate.

 

Deserto – Colombre (2017)
Prova a volerti bene
Andarsene, sparire, viaggiare da soli, non sapere bene cosa farsene di sè. Una canzone in cui Colombre, in quel sorprendente suo primo album (che poi non è neanche così primo visti i suoi precedenti con i Chewingum) dalle atmosfere vintage anni Sessanta, con un fare sbarazzino e allegrotto, descrive di fatto la tristezza umana. Riguardo Deserto: se avete mai vissuto l’esperienza del silenzio, il vivere dei giorni interi senza parlare con nessuno, sapete anche quale sensazione angosciante, pure autoanalisi conflittuale, si prova a conoscersi per la prima volta, in relazione a nient’altro e nessun altro. Deserto sembra proprio raccontare questo, di sensazioni ondeggianti e soleggianti. Questa canzone è un’insolazione.

 

Voglio una pelle splendida – Aftehours (1997)
E voglio un pensiero superficiale / Che renda la pelle splendida
Ascoltare questo brano per vanificare gli sforzi per l’abbronzatura, per sentirsi stupidi a preoccuparsi per le smagliature, i difettucci e la ceretta che ormai è della settimana prima. Immediato cult che si è imposto sul finire degli anni Novanta, uno dei momenti più attesi e angoscianti dei concerti degli Afterhours (indimenticabile la doppia data all’Alcatraz di Milano, in occasione dell’anniversario di Hai paura del buio, album che contiene questo brano) il titolo che è una frase che, de-contestualizzata, ci fa sentire ancora più insignificanti e stupidi (e così poco underground) di fronte alla nostra tintarella.

 

Sorriso in spiaggia pt. 1 – Verdena (2011)
Dani è di più, più di un hippie, è un grillo.
Uno dei brani più sottovalutati della band. Ossimorica e disturbante, come solo una canzone dei Verdena può essere. Una vacanza al mare, come la dirigerebbe Tim Burton, con un pianoforte squillante ed irriverente e personaggi stravaganti. C’è Dani, che è più di un hippie, Mari che va in spiaggia quando non c’è il sole, e poi si sfocia nella parte due, triste epilogo. Portarsi i Verdena in vacanza è abbastanza sconsigliabile, a meno che non vi serva la concentrazione universitaria e la sensazione che sia ancora febbraio. Continua anche con “Sorriso in spiaggia pt.2″…

 

Oltre Il Tempo – ELAINE (2018)
Cosmiche follie confondono le idee
Una camminata sulla spiaggia appena prima di una brutta sbronza. ELAINE è il nuovo progetto musicale dell’attrice Elaine Bonsangue (alla quale si affianca la produzione artistica di Carlo Barbagallo) che debutta con un singolo che suona come il passare di un’insolazione. Fini vorteggi e abile attitudine al songwriting (non a caso non è difficile accostarla alle più note Marina Rei e Cristina Donà), che si fonde con uno spirito glam-rock anni novanta e rimandi psichedelici. Per chi in vacanza ama sballarsi, ma con calma.

 

Viaggi Disorganizzati – Le Luci Della Centrale Elettrica (2017)
Questi sono giorni di miracoli / di viaggi intergalattici / cuori freddi tecnologici
Un brano di anafore lamentose per chi rimane in città, con la TV accesa, le serate del Magnolia a Milano deserte, Ferragosto di contentini e internet senza limiti. Prospettive di due anni e andamenti per chi si abbandona a Netflix, per un brano che è la chiusura di un album, l’ultimo ed ambizioso “Terra“, nuovo manifesto generazionale per la generazione social. Per chi è abituato al caldo serale dell’asfalto, per chi torna a casa alle sette di mattina, per chi dorme male e si lamenta tanto.

 

Tra la sabbia dell’oceano – Massimo Volume (2010)
Invece delle piastrelle del pavimento / trovò la sabbia dell’oceano
Le allucinazioni tipiche di Emidio Clementi, a descrivere in libera interpretazione la sensazione di chi i piedi sulla sabbia non li poggiava da molto tempo. Contorsionismi letterari a raccontare chi anche sotto il sole non sta che a pensare alle situazioni brondiane di scartoffie, amanti, rimpianti cittadini, cattive abitudini. Delicata e distorta, inconfondibili chitarre di quest’album, “Cattive Abitudini” del 2010, dedicata a chi le vacanze non riesce proprio a godersele.

 

Milanesi al mare – The Zen Circus (2011)
Tutti sotto questo sole / il sole del lavoratore / come milanesi al mare che ora basta criticare
Tormentone da festa in piazza, festa dell’Unità semi-deserta in pieno agosto, un viaggio tra le strade di Milano tra quelli che rimangono, tra chi le onde le vede solo sui Navigli e il fritto misto solo in via Padova, neorealismo proletario (una capacità di scrittura invidiabile, quella del frontman della band Andrea Appino). Per tutti quelli che rimangono, che fanno serate di sudore, spendono più soldi in alcol che in vacanze, per chi dorme tutto il giorno e vive di gelato e birra del supermercato.

 

Capire Settembre – Fine Before You Came (2012)
É una vita che provo a capire settembre ma non fa per me, è più forte di me
Tornare a casa. E nessun altro brano può descrivere meglio quel sentimento di rabbia e sconforto nel ritrovarsi a raccogliere esperienze e racconti di viaggi invidiabili (altrui, s’intende) tra sguardi da una scrivania all’altra, rientri al lavoro e scuola che in fondo ci volevano, e tutti parlano con tutti, tranne te, con lei. 

Buon rientro a tutti, musicofili.

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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