10 cose che ci sono piaciute al Club to Club 2019

by NoisyRoad Staff

Novembre è un mese clou per la città di Torino, tra fiere d’arte, fiere di cioccolato, festival del cinema e *zan zan zan* il Club To Club.

Anche quest’anno ci siamo deliziate l’udito con uno dei festival più importanti d’Europa, ed eccovi i 10 punti di ciò che abbiamo preferito.

1. Il maglione di Helado Negro

Helado Negro, aka montagna di capelli ricci straight outta Ecuador. Il suo sound mi è sempre piaciuto tantissimo e vederlo live mi ha soddisfatta molto. La sua voce è dolce, così come il ritmo, ma per non rendere le sue canzoni alla candy candy ci gioca molto con gesti ironici. Esperienza totalmente immersiva, tanto che il mio ragazzo si è lamentato di aver distolto l’attenzione da lui. Ma l’highlight della serata la devo lasciare al maglione giallo di HN, che teneva caldo anche solo a guardarlo. Diciamo che rispecchiava molto il mood della serata, soprattutto con le luci violette sullo sfondo.

2. Combo ARTISSIMA + C2C

Una delle cose che più mi ha gasata è stata proprio la big combo tra la fiera d’arte più importante che abbiamo in Piemonte e il C2C. Il fatto di ritirare l’accredito stampa sia per il C2C che per la preview di ARTISSIMA mi ha fatta sentire una mega VIP, che però non sono, sigh. Sicuramente mi sono totalmente immersa nell’arte, passando da una parte all’altra del Lingotto – prima gallerie piene di opere bellissime (shoutout to IL Gilberto Zorio con le sue polaroid) e poi palchi con artisti fantastici. Devo dire che dal 31 ottobre al 3 novembre mi sono parecchio divertita.

3.  Cene a scrocco e modi per smaltirle fast

So che sembra la ricerca recente di una persona dopo il cenone di Capodanno, ma il mio C2C è stato pieno (oddio, vabbè, due cene eh) di pasti a scrocco. Ma a distogliermi dall’ansia della bilancia c’era il pensiero che sarei stata a ballare dalle 23 alle 5 non-stop.

Devo ammettere che ballare con sushi e lasagne sullo stomaco non è impresa facile, ma here I am. Safe and Sound. Soprattutto il mio portafoglio ringrazia i genitori del mio boyfriend e Ado, l’amico sempre del mio boyfriend che ci ha pagato la cena.

PS: Effettivamente un chilo o due l’ho preso, ma vabbé. Non provatelo a casa. Metodo non raccomandato.

4. Lo stand del C2C: i santini

Non sono la tipica persona fissata col merchandising, però devo dire che quest’anno il C2C ha fatto proprio un ottimo lavoro. Lo stand, decorato con un neon alla Kosuth (se non sapete chi è, cercatelo), metteva in vendita delle magliette niente male, ma soprattutto distribuiva santini. Ebbene sì, avete capito bene: i santini dei vari musicisti del C2C venivano smerciati senza ritegno, che manco le lamincards di Dragonball quand’ero piccola. Mi sono accaparrata, dopo due minuti di guerra intensa, un santino con Romy XX e Visible Cloaks. Fighissimi. La cosa interessante è proprio il fatto che vengano evidenziati i punti forti dell’artista, vedi Romy XX che ha un alto livello di “Romance”.

5. Le visuals di Floating Points

L’atmosfera del C2C è sempre magica, perché è composta. Alterata, ma ordinata. Stravagante, ma confortante. E quest’anno le luci erano davvero uno spettacolo. La ciliegina sulla torta delle visuals è arrivata con Floating  Points, artista che adoro e ha fatto ballare tutti all’interno della sala.

Sia che si fosse sotto droghe sia che si fosse sani, le visuals di questo artista erano un vero e proprio trip psichedelico sulle scie del blu e dell’azzurro. Mandala e motivi da salvaschermo Windows anni 90 erano padroni della scena, che portavano anche attraverso la musica in posti meravigliosi.

6. I black midi (tutto minuscolo)

Sabato. Le nostre orecchie si sono abituate ai bassi potenti, lampi di luce ipnotici ancora negli occhi anche quando andiamo in bagno. Diciamo pure che siamo entrati nel mood e nel ritmo elettronico, martellante, incessante e vibrante del Club To Club e, proprio quando, noi novellini sapientoni, pensiamo ormai di saper più o meno cosa aspettarci ecco che ci arrivano i black midi. Una band giovanissima, irruente, aggressiva, sessuale: un progressive che si contamina di hard rock, jazz, noise e kraut. Un mix unico che sembra essere tutto, meno che adatto al contesto del Club To Club, eppure eccoli lì, i ragazzi davanti fino ai più stanchi in fondo, a ballare come pazzi.

7. Jesse The Faccio tra il pubblico che parla con tutti

Se avete bazzicato al Lingotto nei due giorni principali del festival, avrete sicuramente visto uno strano e un po’ losco individuo con un cappello da baseball azzurrino (che probabilmente s’è portato in testa dal set del Miami di quest’anno) aggirarsi da un set all’altro, parlare con tutti, commentare qualsiasi cosa con immensa competenza, e a tratti, negli orari più difficili, abbandonarsi in qualche angolo ad aggiornare le stories di Instagram. Era il “nostro” Jesse The Faccio.

8. Colazione dal kebabbaro

Il fine del Club To Club di quest’anno sembra essere quello di riuscire a tirare mattina tutti i giorni, sopravvivere allo sbalzo di temperatura una volta fuori dal Lingotto, sperare che non diluvi, e infine essere assolutamente certi di non essere troppo ubriachi da sentirsi male. 300 metri, e ci si ritrova più o meno tutti, chi prima e chi dopo, per il consueto kebab (o relativo felafel per i vegetariani) delle cinque di mattina che, incredibilmente, sembra essere la colazione migliore del mondo.

9, Amici stanchi che fanno un riposino alla tenda del pronto soccorso

Che poi non tutti lo sanno, ma all’interno dell’area del Lingotto dedicata al Club To Club c’è anche una stanza magica con brandine e almeno una ventina di operatori sanitari pronti ad accudire tutti gli amici ubriaconi, gli esagerati che sono poi svenuti per terra alle quattro di mattina, e tutti quei pazzoidi che, insomma, hanno bisogno di un attimo di pausa. Se non siete venuti mai a contatto con questa zona del Lingotto, è perché sia voi che i vostri amici siete dei bravi ragazzi. Per tutti gli altri, ci si vede alle cinque di mattina a riprendere l’amico stanco che si è fermato a fare un pisolino.

10. Battles

Li avevamo visti durante un’edizione passata, la stessa che vedeva in line-up anche Thom Yorke e Jamie XX. Ormai di casa al Club To Club, i Battles quest’anno hanno rappresentato uno dei set più sottovalutato di questi giorni, quando suonano c’è un gran via vai, un fastidioso chiacchiericcio generale, sono meno scenici, meno spettacolari di quanto altro s’è visto al Club To Club, ma più John Stanier picchia sulla sua batteria, e più è facile lasciarsi ipnotizzare, e tutto si conclude nel silenzio.

Articolo scritto a due mani da Laura e Morgana. Si ringrazia Luca Olivieri per le foto!

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