The 1975 a Roma

by stunc

Ci sono concerti che possiamo vivere in prima persona. Per altri dobbiamo accontentarci di amiche mandate in prima linea (o in transenna, se preferite così), che poi ci racconteranno tutto per filo e per segno, non mancando di farci rosicare per benino.
Il punto è questo: perché tenere per me il resoconto quando potrei far mangiare i gomiti anche ai nostri venticinque lettori?
L’amica per mia comodità e sua volontà sarà chiamata – siate un po’ francesi nel leggerlo – Marquette. A voi!

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Martedì 4 marzo 2014, Roma: il giorno atteso da due mesi è arrivato, finalmente avrò i The1975 davanti agli occhi. Ma subito si presenta il primo problema (tuttavia risolto, parola magica: “organizzazione”): come arrivare fino in via Casilina? Il locale, pur essendo un club molto carino (a misura d’uomo, arredamento a dir poco fenomenale, sopratutto nel bagno, sound molto buono, cocktails non lo so perché non bevo *aimverisory*, guardaroba ordinato e molto rapido) risulta scomodo per la sua posizione abbastanza periferica(come si direbbe nel mio paese: ” ‘ngul a crist”). Tuttavia, da Termini parte un pullman che porta, dopo circa una decina di fermate, proprio davanti al locale. Arrivata lì, mi sorprendo di vedere una gran coda nonostante fossero le otto passate e l’apertura dei cancelli fosse stata indicata sul biglietto alle 20:00. Risultato? Un’ora circa di coda con una compagnia di dodicenni (sì cari, DODICENNI) del tutto odiose. Sospiro di sollievo appena entrata: il posto non è ancora pieno quindi si respira e ad una prima occhiata sembra niente male; è grande quel che basta per godersi un ottimo concerto con tanto di vicinanza al gruppo; il guardaroba ha un prezzo onesto (2€) e c’è un bagno con un’anticamera favolosa, piena di stampe di grandi personalità del rock (niente Vasco Rossi o Ligabue, ovviamente, parliamo di Rock). In quel momento suona la band di apertura (una band di apertura con una band di apertura? MASSÌ dai, finalmente possono permetterselo), i “The Q’s”, una emergente band italiana: canzoni molto carine, sempre sul genere dell’indie-rock, peccato l’intrattenimento (il cantante risulta a volte pietoso con battute davvero pessime). Il palco è proporzionato al locale, non molto grande, ma il famoso rettangolo a LED al suo centro attira tutta l’attenzione su di sé. Finita la band di apertura, salgono i tecnici per provare gli strumenti e alle 22:30 scende il tanto atteso BUIO. Entrata d’effetto riuscita al 100%:  il rettangolo si illumina di pura luce bianca, il palco si riempie di fumo..poi spunta una figura tutta nera, con dei capelli mossi decisamente spettinati. La batteria con George suona al ritmo di “The City” e il caro Matthew Healy saluta con “Buonasera Roma!”. Il pubblico non aspetta a reagire con un calorosissimo saluto. Seguono a raffica “Milk”, “M.O.N.E.Y”, “So Far”, “She Way Out” e “Settle Down”. Non ci sono pause tra una canzone e l’altra, appena l’una finisce, attaccano con l’altra, l’unica cosa che Matty si concede è un sorso ad una bottiglietta d’acqua che poi dà subito a qualcuno del pubblico. Le smorfie del chitarrista Adam Hann (strafigherrimo, gli avrei volentieri fregato la maglia) e di Matty che indica ogni tanto gli auricolari fanno capire che c’è qualche problema: tuttavia il sound risulta molto buono, nonostante la batteria forte, sia la chitarra che la voce di Healy si riescono a sentire chiaramente. Il pubblico è più partecipe a partire da “Settle Down” dove qualcuno inizia già a pogare; seguono “Heart Out”, “Pressure”, “Fallingforyou”, “You” e “Menswear” (durate molto poco, forse per evitare “di sprecare tempo” con canzoni prevalentemente strumentali). La serata è quasi finita, mancano le 4 canzoni forti dell’album, il pubblico è molto partecipe, nonostante vi siano persone che non cantano; un inglese esaltatissimo urla continuamente “put your fuckin’ smartphones away”, palloncini bianchi e neri girano per la sala (idea molto carina). Continua la scaletta: “Girls”, “Robbers”, la tanto attesa “Chocolate” e “Sex”. Prima di ricominciare a suonare con “Girls”, Matty fa un piccolo discorso ringraziando il pubblico e il Blackout: “we came here last year and there were like 7 people. But look now! This is amazing! You are amazing! Italians are the best!” con tanto di sfoggio della nostra bandiera con su scritto “The1975”. Concerto molto breve, ma bellissimo. Matty si è dimostrato un grande intrattenitore, sopratutto quando ha mostrato i suoi tatuaggi sul petto per il gentil sesso. Ma, come al solito, le persone nelle retrovie si godevano il concerto attraverso gli smartphone altrui (l’inglese faceva bene a urlare di toglierli, sopratutto quando spuntava un bel S4 o una reflex dal mega cannone) e io stessa per sensi di colpa, spesso lo riponevo in borsa. Tutti pensavano a fare foto, quindi l’ambiente era illuminato dai numerosi flash, tanto da indurre Matty a chiedere di smetterla. Finito il concerto, rissa al guardaroba che è riuscito a dare tutto a tutti molto rapidamente e subito fuori: i ragazzi dopo poco escono per farsi delle foto con alcuni fan, ma a questo punto la sottoscritta era già andata via (stupidastupidastupidaidiotaidiotaidiotadementedementedementeUCCIDITI).

Che dire, perfezione. Tranne qualche strafatto di troppo (ma che vuoi, con il 20% di presenza britannica) e le dodicenni di cristo CON TANTO DI GENITORI, è stato forse il terzo concerto più bello mai fatto. Mi ha preso così tanto che ora non ascolto altro che il loro album. Sono felicissima, li consiglio vivamente e alla prossima data in Italia sarò in prima fila. Addio e ricordate: PUT YOUR FUCKIN’ SMARTPHONES AWAY quando non servono.

stunc

Fangirl di professione, futuro medico per sport.

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