6 mesi di Cosmo: la festa itinerante tra Londra e Ferrara

by Maria Vittoria Perin

25 Febbraio 2018, Londra, Birthdays

Il locale è talmente piccolo che etichettarlo con la parola claustrofobico è riduttivo. Pareti nere, soffitto corroso dalle band emergenti già passate di lì, niente barriere tra palco e pubblico. Metto piede al Birthdays e mi sento immediatamente un pesce fuor d’acqua: attorniata da italiani, al concerto di un italiano in terra straniera, completamente sola. Cosmo ha scelto il vero underground per testare la sua nuova festicciola fatta di sintetizzatori, sincopi e casse dritte. Nel giro di mezz’ora la sala si assiepa di espatriati (non a caso il concerto è sold out), carichi di avere un pezzo di casa nella vecchia capitale britannica. Per fortuna, qui gli orari dei concerti sono umani e alle 9 in punto si spengono le luci e si sentono sussurrare le prime parole di Bentornato. Il party animal si palesa e parte la festa, inizio a saltare nonostante io sia appicciata ad una parete, le mie braccia si tendono verso l’alto involontariamente, le mie ginocchia seguono il basso proveniente dalla cassa. Ed è solo la prima canzone. Finita la prima, Cosmo tira fuori dal cilindro Le Voci, impugna il microfono e con disinvoltura scende a cantare tra il pubblico, che gli fa spazio in automatico come se fosse stato ammaestrato. 10 minuti e ho già la gola secca, i gomiti che chiedono venia e l’enorme massa di capelli ricci che mi fa rimpiangere il freddo polare che mi aspetta fuori. Non andate in palestra, andate ad un concerto di Cosmo.

In poco tempo, l’aria diventa sempre più pesante, rarefatta, appiccicaticcia e i brani si susseguono con un ritmo incessante. Cosmo passa in rassegna diverse canzoni del suo ultimo lodevole sforzo, “Cosmotronic”, da Tutto Bene a Ho Vinto, facendo un breve tuffo nel 2016 con Dicembre. “Avete voglia di ballare?” chiede con un mezzo sorriso beffardo, sapendo già quale sarà la risposta. Non sono mai stata così pronta di ballare, caro Marco, e fa scattare la miccia esotica che è Tristan Tzarra. Minuti di musica delirante che rapiscono corpo e anima in uno tsunami elettronico senza alcun senso. “Festival, Polizia Polizia”. Sono conscia che il clubbing non sarà mai la mia strada, ma Cosmo deve avere qualche potere sovrannaturale per attrarmi in maniera quasi morbosa alla sua musica, alle sue parole e a questi ritmi tribali, fuori tempo e sconnessi. I due percussionisti che accompagnano in tour il cantante escono di scena e sul palco rimangono solo Marco e quella grande scatola di bottoni che è il suo mixer da cui prende vita un intermezzo tutto musicale a replicare la seconda parte di “Cosmotronic”, dove Ivrea Bangkok si mescola a Barbara, dove La notte farà il resto diventa un tutt’uno con Attraverso lo specchio. Una ventina di minuti in cui i neon blu e rossi lasciano intravedere solo una figura nera che si diverte a girare manopole, a comandare i bassi, a sperimentare dando sfogo alla propria creatività. Cosmo sembra immerso nel suo mondo, come ogni dj che si rispetti che osserva la dancefloor dall’alto della sua postazione-vedetta, è concentrato, fisso su quel marasma di lucine e cavi, capolavori di ingegneria. In questo delirio sonoro si inserisce l’unica canzone del primo disco, Le cose più rare, a cui fa eco un coro compatto di voci proveniente dal pubblico.

L’encore è una bomba, in ordine: Sei la mia città, L’amore, Animali, Turbo, L’ultima festa. In particolare il binomio centrale di L’amore e Animali è quello che mi arriva come un dardo in pieno petto, forse per il significato intriso d’intimità che ha il primo dei due pezzi, forse per le parole, forse per una delle contrapposizioni allo stesso tempo più semplici e più complesse, sempre in grado di spiazzare, come quella tra amore e sesso, fatto sta che durante l’esecuzione della prima sento l’emozione spingere ai bordi degli occhi, ma non faccio in tempo a visualizzare a chi sto pensando che la seconda si fa largo in modo smaliziato con la disinvoltura del suo testo. Per L’ultima festa Cosmo fa salire tutti a ballare sul palco, scompare in mezzo alla folla sudata e su di giri, che non si fa ripetere due volte di sfogarsi tra i pochi centimetri a disposizione. Scherza, si diverte, prende in giro la folla stoppando la musica e chiedendo chi è stato. Ed è tutta una gran baldoria.

La festa è finita, andate in pace. Sono sfinita, ho urgentemente bisogno di bere, braccia e gambe mi fanno male, ma non è ancora finita. La gente salita sul palco si dilegua, faccio un passo e mi ritrovo sul piccolo anfratto pieno di cavi e strumenti mai visti. Le ragazze, come da tradizione, si attorniano al cantante, sussurrandogli complimenti all’orecchio e lanciando occhiate ammiccanti. Mi avvicino e con la mia solita poca sicurezza e gli dico che è stato tutto fighissimo, l’album è fighissimo e che l’ho pure recensito. Lui è grondante di sudore, la camicia nera completamente fradicia, le gocce di sudore che gli colano ancora sul viso. Ha dato tutto sé stesso sul palco, ma mi guarda con uno sguardo pacifico, pieno di felicità, mi sorrise ringraziandomi. Mi chiede incuriosito come suonano i nuovi pezzi dal vivo e io sono senza parole. Hanno avuto un’energia e una carica tali da avermi ammutolito, non so come descriverli. Riesco a metterle in fila qualche parola e lo lascio andare a farsi dare una sana dose di complimenti. Esco e sono un fascio d’elettricità. Marco, sappi che ne ho visti tanti di concerti e non tutti i mi hanno fatto questo effetto e aspetto ancora un sì per un’intervista.

28 giugno 2018, Ferrara Sotto Le Stelle

Circa 120 giorni dopo la notte londinese, siamo tornati alla festa capitanata dal ragazzo di Ivrea al Ferrara Sotto Le Stelle, questa volta all’aperto e all’interno di una cornice unica che ci viene offerta da questo festival.
Dai risultati nelle charts, vendite e riproduzioni in streaming è facilmente deducibile che qualcosa sta funzionando e si muove, che la domanda “Ma funzionano dal vivo i nuovi pezzi?” è ormai diventata obsoleta, in conseguenza soprattutto ai vari sold out collezionati da Cosmo e dal suo entourage. Mi piace tantissimo la parola entourage, intesa in qualche modo come “equipaggio” perché pare che sia proprio quello che l’artista sfrutta e utilizza, in questo giovedì sera, i due copiloti sono stati Enea Pascal e SPLENDORE, due dj del collettivo di Ivreatronic che a parer mio, sono il progetto di djs attualmente più interessante nella nostra penisola. I due hanno suonato e scaldato i piedi e le gambe un po’ di tutti i primi arrivati alla grande festa, per poi lasciare la scena al set atteso.

Alle 9.45 circa parte l’intro con Bentornato e la scaletta che segue è pressoché uguale a quella suonata a Londra qualche mese prima, nella sessione invernale di questo lungo tour della navicella spaziale che è Cosmotronic. L’atmosfera è interessante, tutti saltano e cantano, dal sedicenne davanti a me alla trentacinquenne a pochi passi, e anche Cosmo salta, tanto e da subito. Un ingresso molto pop e da star, dove prevale la mano sul microfono che sui synth e l’approccio con il pubblico è immediato, si vede soprattutto che gli piace interagire e si butta e vaga aggrappato alla transenna davanti a me. Un po’ come uscire da una stanza e gridare “Ehilà!”, ma non tutto sarà cosi, questa esclamazione e questo inizio così scenico è comparabile ad un efficacissimo invito, un salta su che andiamo.
Nel rock dei 70s un ampio arco di tempo veniva dedicato ad intermezzi strumentali nei quali soprattutto i chitarristi potevano sputare lunghi soli per fare respirare la band, per dimostrare le proprie capacità tecniche, nel viaggio di Cosmotronic questo è sostituito da parti strumentali in cui perderti grazie alla cassa dritta e ai massici synth bass o lasciarti trascinare e folgorare dagli effetti di luce. Il tutto serve anche un po’ a perdere il riferimento e lo sguardo ossessivo nei confronti dell’artista, in modo da porre estremamente in rilievo la musica, la situazione e la condivisione delle emozioni, sensazioni forti che vengono suscitate.

Non c’è pausa, non c’è tregua, sono pochi gli attimi in cui riprendere il fiato e fermare le gambe, e qui arrivo all’elemento che meglio descrive e sintetizza il tutto. La discriminante che rende questo spettacolo una bomba è la sua fluidità, un’onda di suoni e di luci che ti fa smarrire la cognizione di tempo e stanchezza, ti senti li e sei li, avvolto da questo perpetuo flusso di luci e atmosfere sonore, un gran bel viaggio. L’apice è raggiunto nel momento in cui sul palco rimane solo lui, Cosmo, al secolo Marco Jacopo Bianchi, con la sua postazione di comando e qualche sintetizzatore con cui si diverte a smanettare qua e là. Fa suonare praticamente tutte le tracce del secondo disco di Cosmotronic che si sono amalgamate in un’unica lunga di traccia di forse 20 minuti (?) (scusatemi ero molto preso anch’io).
Nel momento in cui ritornano X e Y sul palco, che tra l’altro sono parte integrate e interessante dello spettacolo con i loro floor-tom, campanacci, piatti e pad; inizia la discesa.
La via che si apre verso la fine di questo grande redez-vous è veloce, la batteria non è scarica anzi, si scivola freneticamente attraverso i grandi successi dell’ultimo album, con Sei la mia città, L’amore, Animali e Turbo, che suonata alla fine può fare capire quanto Cosmo pretende dal suo pubblico, solo una regola: mai fermarsi.

Si prende qualche secondo per le presentazioni e ringraziamenti attraverso l’ausilio di un foglietto e poi via, si apre L’ultima Festa.
Le stelle del cielo sopra Ferrara (che stavolta date le nuvole non si vedevano) vengono sostituite da coriandoli blu, gialli e rossi sparati in aria, il loop di voci che portano al finale sono forse il frammento sonoro che preferisco di tutta la produzione di Cosmo e mi guardo in torno. C’è chi ancora salta, chi cerca di scattare l’ultima foto, chi si asciuga la fronte, chi abbraccia la persona accanto e sinceramente dai, anche chi si bacia, ma tra tutte le diverse situazioni, la costante è il sorriso, magari anche stanco, ma entusiasta. Lo show, la festa messa in piedi funziona, è stabile, fa divertire! Può apparire maniacalmente studiata, ma va presa per quello che è, un gioco di luci e soggetti in controluce, di suoni, di incastri. Uno spettacolo così, non può non essere studiato, non per ossessione, ma per trascinare davvero tutta la massa di gente ai piedi dell’artista, per unirli in un gesto di comunione attraverso il movimento e di libero sfogo. È bello, è fluido, è qualcosa che non c’è mai stato e tutti gli “Stasera si spacca tutto” di Cosmo postati sui vari social sono davvero fondati e veritieri.

Tutte le foto sono state scattate dal nostro fotografo Emanuele Di Cintio

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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