Arctic Monkeys live at Pistoiachella Blues Festival, 17 luglio 2014.

by Carmen

Sono un po’ in crisi perché sinceramente non so da dove iniziare per parlare di questo nefasto giorno in quel di Pistoia.

Radunata la solita cricca da concerti, la partenza da Bologna è relativamente tranquilla nonostante avvenga pressoché all’alba per essere a Pistoia al solito orario decente per poter fare la coda in santa pace. Qualche ora dopo, con la reattività cerebrale di un piccione reduce da un frontale con un cactus, arriviamo in piazza Duomo – un luogo davvero bello e suggestivo – dove IN DUE VICOLI STRETTI sono ammassati i primi fan. Apprendiamo che la coda fondamentalmente non esiste: la piazza è ancora aperta (perciò c’era gente sveglissima già abbarbicata al sotto palco fermamente convinta di poterci restare) e le transenne per smistare le persone sarebbero state montate solo a pomeriggio inoltrato. Quindi, nei vicoli pistoiesi, regnava l’anarchia totale.

Ora, i primi fan arrivati sul posto, hanno cercato di dare una parvenza di civiltà ad una situazione assurda: avendo collaudato in precedenza lo stesso sistema, si è provato a numerarsi per poi disporsi più o meno in quell’ordine a transenne montate. Ma, mi duole dirlo, con un popolo ignoranteviolento rissoso come il nostro, è solo inutile: le minacce di morte e di pestaggi vari verso chi aveva proposto questa cosa si sono sprecate e mi stupisce ancora di più aver visto e sentito provenire tutto ciò quasi esclusivamente da ragazze anche piuttosto giovani. Ma vabbè, andiamo avanti…

A me, in genere, di come gli altri si conciano – soprattutto ad un concerto – fregauncazzo, come dire… ma capite che essendo in coda da un bel po’ di ore, l’occhio su chi ti passa davanti, vuoi o non vuoi, prima o poi cade. Ecco, nonostante io non ne abbia le competenze, credo di aver involontariamente effettuato numerose visite ginecologiche quel giorno: pantaloncini che inguinali è dir poco, gonnelline, calze a rete stracciate e sandaletti perché-fa-più-indie, magliettine e crop top che di top non avevano niente, coroncine di fiori che Lana Del Rey scansate, fantasiosi giacchini di jeans come quelli del buon Helders e roba di pelle, tanta roba di pelle che sudavo solo a guardarli camminare sotto i 50° all’ombra che c’erano. Senza ricordare il mal di mare che mi è venuto a guardare 6.000 t-shirt recanti il logo e il nome della band.

il gel di Alex Turner viene scaricato sul palco

Okay, la giornata prosegue tranquillamente: si vanno ad ammirare i m̶a̶n̶z̶i̶ montapalchi inglesi in tutto il loro splendore, le tonnellate di strumentazione che viene scaricata sul palco, si va a salutare i vecchi amici, si sudano ettolitri di schifo e si giunge circa alle fatidiche ore 16, orario in cui teoricamente le transenne dovevano essere montate.

Teoricamente, sì. Perché quelle transenne sono state montate circa un’ora e mezza dopo in uno dei modi più barbari e disgustosi che io abbia mai visto. Ora, io capisco che fare il bodyguard represso sia la tua unica missione di vita e che, probabilmente, prendertela con una massa di ragazzi stremati ti dia grande soddisfazione, ma continuare ad urlare e a mettere le mani addosso alle persone per spostarle è una cosa che non esiste proprio. Che poi, provare a spostare indietro 1.500 persone rinchiuse senza aria né acqua in vicolo strettissimo credo sia abbastanza difficile… se poi queste persone sono delle fottute bestie di Satana che non hanno pietà di niente e di nessuno, credo sia definitivamente impossibile.

Col senno di poi, e mi dispiace dirlo, il prossimo che si lamenta di non avere un concerto in Italia, gli spacco i denti uno ad uno. I concerti non ve li meritate se il vostro unico obiettivo non è quello di divertirvi ma quello di fare male senza motivo. È mai possibile che per andare ad un concerto bisogna avere i carabinieri che ad una certa si mettono ad urlare contro chiunque, organizzatori compresi, obbligandoli per disperazione ad aprire ‘i cancelli’? Io non credo proprio eppure, tra un attacco di panico e l’altro, è successo proprio questo e, mio parere, è una cosa davvero disgustosa e al limite della decenza umana.

Chiaramente sto generalizzando in quanto è stata la mia prima esperienza così negativa per quanto riguarda un concerto, io che mai mi sono sentita effettivamente male e mai mi sono lamentata della calca o del pogo che è giusto che ad un concerto del genere ci sia anche se, e lo ribadirò sempre, ai concerti degli AM si tratta di un pogo malatissimo dedito solo a far male. Come anche malatissimo e davvero da retrogradi è stato il bicchiere pieno di birra arrivato quasi addosso ad Alex appena iniziato il concerto. Siete bellissimi, davvero. 

Ma andiamo avanti. Dopo quella che sembra un’eternità passata a stretto contatto con gli organi interni delle persone attorno a noi (credo di avere ancora addosso brandelli di pelle del tizio barbuto e mezzo nudo accanto a me) le transenne ‘aprono’: biglietti non strappati e non tutti controllati elettronicamente, zaini sigillati perciò dentro c’era gente con coltelli-forbici-bottiglioni di vetro e tante altre cose molto simpatiche. Senza contare che, essendo stata una delle prime a mettere piede in piazza, la transenna era magicamente ed incredibilmente già tutta piena. Ci guadagniamo a fatica una terza fila che abbandoniamo quasi subito perché, e concedetemelo, le D is for dickheads attorno a noi hanno deciso di trifolarsi le gambe stando in piedi per circa quattro ore e bere e spintonare persone a caso e senza motivo, augurando la morte a chi era in prima fila. Voglio dire, le ragazzine esaltate non piacciono nemmeno a me ma da qui a picchiare intenzionalmente delle persone per rubargli il posto in prima fila… non so, qual è il prossimo passo? Formare delle tribù, andare in giro con perizomi leopardati (e in quel caso, state lontani da Miles Kane) e prendersi a botte di clava in testa?

Ci spostiamo in ottimi posti in tribuna laterale, abbastanza vicini al palco e la scena dall’alto è abbastanza divertente: notare gente – che poi abbiamo scoperto essere ragazzine classe 2001… DUEMILAUNO, capito?! – venire portata via in barella, delfini gonfiabili che saltellavano ovunque e bicchieri e bottiglie volanti.

Ore 20:30 circa. I Kills fanno la loro comparsa sul palco.

voglio avere la vitalità di Alison Mosshart e Jamie Hince sul palco

Ammetto che conoscevo giusto un paio di canzoni ma ammetto anche che live sono stati una bella botta di carica, playback vociferato o meno: coinvolgenti, probabilmente uno dei pochi supporter ad essere calcolato dal pubblico che pareva divertirsi. Non me ne vogliano Alison e Jamie, ma ad una certa abbiamo deciso di andare in esplorazione finendo a lato backstage dove abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere probabilmente con l’unico bodyguard gentile ed educato in tutta la piazza. Ci ha raccontato di quasi tutta la prima fila portata via in ambulanza e ci ha detto che potevamo rimanere lì in caso i Kills si fossero fermati appena scesi dal palco e per vedere gli Arctic Monkeys salire sul palco.

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Jamie Hince, l’uomo che sudava gin lemon

Si passa lì una simpatica mezz’ora in cui il mio solito cartellone soft porn per Helders  che mi trascino dietro da numerosi concerti viene additato e fotografato per poi farlo vedere al batterista e un Jamie Sassy Cook e il suo pony tail a caso che scendono dal palco e ci guardano palesemente schifati. Finalmente, le nostre quattro primedonne preferite, fanno il loro aggraziato ingresso nel backstage.

passo felpato, roba che secondo me Alex Turner è uno di quelli che ti arrivano alle spalle senza fare un minimo rumore

E io, dopo questo incontro molto ravvicinato, vedo tutto rosa.

Torniamo di corsa ai nostri posti urlando a pieni polmoni ‘È ROSAAAA È TUTTO ROSAAAA’ rischiando di amputarsi le gambe con pezzi di ferro sporgenti e accompagnati dalle iniziali note ansiogene di Do I Wanna Know? e con ben 15 minuti di ritardo, il concerto ha inizio. Ho letto numerose critiche al fatto che, al posto dell’oscilloscopio in frequenza AM che si sono portati in tour da Finsbury in poi, ci fosse solo un telone nero recante il logo dell’ultimo album e giù di critiche e sonori buuu. Amici, la risposta è semplice: il palco di Pistoia era la metà della metà di tutti gli altri palchi quindi hanno dovuto adattare la situazione. Voi e le vostre critiche a cazzo, ‘taccivostri.


Ma comunque, andiamo avanti con Snap Out Of ItArabella, Brianstorm, Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair e Dancing Shoes e la piazza trema. Sarà la mia solita unpopular opinion ma mi sembravano molto più carichi del solito, persino più di Finsbury, Alex soprattutto e, a tal proposito, un grazie speciale a chi gli ha regalato il VHS per imparare nuove mosse da fare sul palco in tre semplici lezioni. Abbiamo apprezzato il minimo cambio di scena almeno.

coniglietta di Playboy sul numero di luglio 2014

Arriviamo alla mia personalissima parte preferita dei loroattuali concerti ovvero Crying Lightning e Knee Socks (un giorno smetterò di piangere e sentirmi male su quella canzone, giuro) e, piacevolissima sorpresa non annunciata per chi non ha spulciato le recenti scalette: My Propeller a tradimento, subito dopo Knee Socks e senza nemmeno il tempo di respirare e realizzare. Il boato della folla è stato palpabile anche dalle tribune sebbene fossimo davvero in pochi a cantare rispetto alle altre canzoni! Se c’è una cosa che amo particolarmente di questa band è il saper legare una canzone all’altra: per quanto la scaletta sia discutibile o meno, il passaggio tra Knee Socks e My Propeller mi ha fatto mancare parecchi battiti quasi quanto il classico passaggio tra Teddy Picker e Cyring Lightning.

C’è anche il ritorno nelle scalette italiane di She’s Thunderstorms e l’esordio di Library Pictures. Tuttavia, palpabile è anche l’assenza di grandipezzi scomparsi da un po’; l’acustica della serata è una No. 1 Party Anthem da brividi come sempre e come anche Fireside, mentre il main set viene chiuso da una 505 che ha ricompensato i fan italiani che se l’aspettavano a novembre scorso e invece niente.

Encore: One For The Road e I Wanna Be Yours e tutti fremono per la sempre attesissima chiusura del concerto, una canzone che ogni volta è sempre più bella. Ma, per una volta, la band non era d’accordo col pubblico. Imbracciata la chitarra di R U Mine? e sussurrato qualcosa all’orecchio di Sassy Jamie, il pubblico rimane attonito perché le note che partono dalle dita di Alex non sono decisamente quelle della canzone attesa.

Per una volta (forse l’unica?) la band ha ascoltato una piccola richiesta del pubblico che, in alcuni momenti di silenzio, ha intonato un piccolo coro chiedendo a gran voce Mardy Bum ed è proprio di quella canzone che Alex canta la prima strofa (saranno stati i numerosi I ♥ ALEX scritti sulle tette delle mocciose in prima fila?) per poi BOOM! partire finalmente con la carichissima R U Mine?. Una piacevolissima sorpresa sulla quale, ahimé, ho letto delle cose aberranti tipo che sembrava essere un contentino dato giusto per e soprattutto preparato con largo anticipo visto il magistrale attacco di batteria STRANAMENTE a tempo con la prima battuta della canzone finale. Perché sì, una band che suona insieme da anni e che ormai non fa più nemmeno prove prima di ogni concerto, ha bisogno di prepararsi qualcosa a tavolino e non può improvvisare una beata sega senza sollevare un polverone…

donate 1£ per comprare dei nuovi amici che non lo abbandonino sul palco da solo a Nick O’Malley

La doppia ripresa di R U Mine? pare fosse un ottimo modo per concludere e dire addio alla serata, tra pianti isterici vari e bacini lanciati dal palco prima di andare via. Il senso di vuoto allucinante si impossessa quasi subito di tutti i presenti, l’adrenalina scema e l’unica cosa da fare è accasciarsi al suolo provando a riprendere il controllo di se stessi.

Dopo alcuni giorni dal concerto, le parole che ancora leggo un po’ in giro sono ‘l’ego di Alex Turner‘ che ormai è usata come scusa anche per giustificare la stitichezza di chi tale frase ce l’ha sempre in bocca. Mi chiedo se gli altri tre si facciano davvero sottomettere da 45kg per 1 metro e 70 di persona che con una manata cade al suolo crepata in due ma vabbè.

E quindi niente, complimenti a tutti, avete da poco assistito ad un concerto di Alex Turner e i tre poveri coglioni che non hanno un cervello né potere decisionale oppure era un concerto di Alex Turner e gli altri tre Monkeys lì a caso. A voi la decisione.

Sebbene dopo mesi abbia capito che qualsiasi cosa questi quattro ragazzi facciano non andrà mai bene, a me, dopo 25h sveglia e in giro per l’Italia, il mio gig no. 4, è piaciuto e anche molto e solo un consiglio a tutti coloro che ormai come hobby hanno quello di criticare senza argomentazioni valide e insultare chi ha opinioni diverse: ascoltate con le orecchie e con gli occhi chiusi perché sinceramente, io un cambio nel talento musicale di questi quattro non l’ho ancora visto, anche citando chi si lamenta dei kg in eccesso del buon Helders che pare, secondo voci di corridoio, non sappia più tenere testa alla batteria. Mi chiedo a che concerti siate andati, a ‘sto punto ma vabbè.

Che poi il frontman abbia deciso di farsi vestire dallo stesso stylist di Matt Bellamy e il più normale dei quattro non viene cagato manco dai suoi compagni, quello è un altro discorso…

Carmen

Senz'anima e senza soldi, pendolare da concerti e booklet vivente: se vi serve un pezzo di canzone, ce l'ho tatuato sul corpo. Un giorno smetterò di ascoltare chi mi consiglia nuova musica e avrò una vita.

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