Bastille @ Max-Schmeling-Halle, Berlino

by Alessia Nosari

Cosa si è disposti a fare per amore di una band? Me lo sono chiesta tante volte, ma ancora non ho trovato la sottile linea di confine tra “appassionata di musica” e “psicopatica”. Sarà che, a volte, l’amore puro, incondizionato e fedele ti fa fare cose che non avresti mai pensato di fare nemmeno sotto acidi. Non dico che andare apposta a Berlino per vedere dal vivo il nuovo ‘Wild, Wild World Tour Part I’ dei Bastille sia da pazzi, perché non lo è. Forse, però, aspettare gli artisti fuori dall’arena fino alle 4:30 del mattino assomiglia un po’ ad un atto di innocente follia. Ad ogni modo, non mi metterò in ridicolo svelando il mio lato da fangirl posseduta (o forse sì, vedremo), ma vi racconto piuttosto il bellissimo live al quale ho assistito, condividendo anche le mie riflessioni sulla differenza tra concerti in Italia e all’estero.

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Foto di Elsa Dubois

Quando tutti pensavano che i Bastille non avrebbero potuto neanche lontanamente eguagliare il successo avuto con ‘Bad Blood’, debut album uscito nel 2013 che ha venduto 7 milioni di copie in tutto il mondo, ecco che, il 9 settembre, ci sparano un secondo LP chiamato ‘Wild World’ che include influenze di ogni genere, dalla hit pop che parla della morte alla canzone di protesta contro Trump, dai toni cupi tipicamente Bastilliani alle ballad in stile Far West. Inutile dire che, con un album del genere e una nuova campagna di marketing molto intrigante, non potevo perdermi un loro live. Ma quando gli astri sono allineati male e dopo 22 anni che sono in Italia devo andare in Inghilterra proprio per la data a Milano, ecco che mi trovo subito su EasyJet a prendere un volo per Berlino, dove la band ha suonato all’arena Max-Schmeling-Halle venerdì 25 novembre.

Il palazzetto è più o meno delle dimensioni del Mediolanum Forum di Milano, dove li avevo visti per la prima volta nel 2014. Fin da prima dell’inizio del concerto, mi sono ritrovata a fare paragoni tra il pubblico tedesco e quello italiano: prima di tutto, ho notato che l’atmosfera era molto tranquilla, nessuna scena da spintonamento per entrare di corsa nonostante il posto in tribuna o la mamma isterica che urla in mezzo al corridoio mentre distribuisce i panini a tutti i pargoli. Calma ed efficienza, due componenti tedesche immancabili anche ai concerti.
Prima di Dan e i suoi amici, si esibisce Tinashe Fazakerley, in arte Rationale: il cantautore inglese e la sua band hanno animato l’opening act durante la prima serie di date europee, che si è conclusa qualche giorno fa. A mio parere, questo artista è una delle rivelazioni più piacevoli del 2016. Il suo album uscirà a marzo 2017, ma gli assaggi che ha condiviso finora sono di altissima qualità, soprattutto l’ultimo singolo Prodigal Son uscito proprio qualche giorno prima del concerto.
Un altro aspetto che vorrei mettere a confronto (anche se non sembra appropriato, ma, fidatevi, lo è eccome) è l’organizzazione del palazzetto in generale e, soprattutto, la questione bagni pubblici. Sembra una stupidata, ma chi è già stato al Mediolanum saprà bene che l’emergenza bagno può diventare un’avventura: due bagni collocati uno di fianco all’altro nel punto più lontano dell’arena, file di 45 minuti che fanno perdere metà concerto, condizioni igieniche pietose, niente carta, niente sapone, niente dignità, niente. Al Max-Schmeling-Halle non succede niente di tutto ciò: vai in bagno e torni in meno di 5 minuti senza prendere nessun tipo di malattia, c’è un guardaroba all’entrata per evitare a quelli in parterre di svenire con le pellicce addosso, ci sono bar ovunque dove non bisogna aspettare ere geologiche per una birra, c’è uno stand del merchandise ufficiale e, in generale, per una volta ci si può rilassare mentre si aspetta di ascoltare un buon concerto in santa pace.

Tornando ai Bastille, una volta finita la setlist di Rationale, alle 21:15 si spengono le luci e partono le prime note di Send Them Off!, uno dei singoli estratti dal nuovo album. Insieme a Dan, Kyle, Will e Woody salgono sul palco anche il secondo chitarrista Charlie Barnes, due trombettisti e un sassofonista. Fin da subito si capisce che, per questo tour, i Bastille non lasciato nulla al caso: hanno un maxi schermo dove proiettano video, la crew si fa riconoscere indossando tute (bianche) alla Breaking Bad, gli arrangiamenti sono diversi da quelli registrati e Dan non perde occasione per ringraziarci, per dire che è incredibile per loro suonare in posti come quello e vedere che c’è davvero tanta gente che li sostiene e li apprezza. Non possono mancare vecchi trucchi, come quando durante Flaws Dan scende tra il pubblico e canta la ballad estratta da ‘Bad Blood’ mentre attraversa l’arena o la piccola coreografia che ci fa fare dure la cover Of The Night e altre nuove sorprese che non svelerò per chi andrà a sentirli il 7 febbraio a Milano.

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Foto di Elsa Dubois

Tra una canzone e l’altra, inoltre, Dan ci racconta il significato di alcuni pezzi e come li hanno creati, come Two Evils, una struggente canzone chitarra-voce scritta l’anno scorso in 15 minuti nel backstage del Lollapalooza a Berlino, appunto. Oppure la ormai stra sentita e ballata Good Grief, primo pimpante singolo estratto dal nuovo album che parla della difficoltà di affrontare la perdita di qualcuno. O Glory, in assoluto la mia preferita di ‘Wild World’, che fa da colonna sonora al servizio fotografico per la copertina dell’album, realizzato in cima ad un grattacielo a New York. Per essere coerenti con le loro passioni, mantengono tutte le citazioni tratte dai film ed opere letterarie che hanno inserito qua e là nelle loro canzoni. Ad ogni modo, con un’energia ed una carica contagiosa, il gruppo si fa strada tra hit vecchie e nuove che si mescolano insieme per creare una setlist da brividi, grazie alla quale, per quasi due ore di concerto, riusciamo a dimenticare tutto lo schifo che c’è là fuori e a toccare con mano la bellezza della musica.

Verso le 23:00, sulle note della famosissima Pompeii, la band ci saluta ed esce di scena. Qualche ora e tanto freddo dopo (ed ecco il lato oscuro della fangirl), riusciamo persino a scambiare qualche parola con loro, che si riconfermano ragazzi con i piedi per terra nonostante il successo ottenuto. Non mi rimane che essere assolutamente soddisfatta della performance che non solo riaccende il mio amore per i Bastille, ma mi regala quell’energia che non svanisce nemmeno dopo giorni, che spinge ad essere creativi e ad amare la musica in ogni suo aspetto: tutte sensazioni che solo chi assiste ad un bel concerto può provare.

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Foto di Elsa Dubois
Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

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