Charli XCX al Fabrique: ode all’autotune di un piovoso lunedì di novembre in foto

by Maria Vittoria Perin

È lunedì (basterebbe dire solo questo), un lunedì sera piovoso in quel di Milano, il bello è che l’hanno messa per tutta la settimana, fa freddo, è la Milano Music Week, nel calendario dell’ufficio ho un impegno ogni sera e sento già su di me il peso incombente delle occhiaie, ma cosa vuoi che sia se tra qualche giorno è il mio compleanno, stasera vedo una delle mie migliori amiche e finalmente Charli XCX, approdata in Italia per il suo primo show solista. Chi mi conosce probabilmente si è sorbito almeno una volta la sottoscritta tessere le lodi (da leggersi più precisamente: illuminarsi e esaltarsi a livelli imbarazzanti) della cantante inglese con consecutivo: «Boys è il video più bello dello storia, possiamo guardarlo per favore?». Sì, è lei, proprio quella di Boom Clap, e se stai già sgranando gli occhi di fronte a questo articolo, sappi che non mi sto pentendo di quello che ho appena scritto e di quello che scriverò nelle prossime righe, e pure Pitchfork mi dà ragione.

Ma andiamo con ordine. Appena metto piede al Fabrique mi sento immediatamente troppo sobria per la serata. Basta il pubblico ad animare già l’atmosfera: ci sono capelli colorati, Splendore con un paio di pantaloni cerati verde acqua, una ragazza indossa una massiccia pelliccia bianca con su scritto “This is not a Fur Coat”, magliette trasparenti, glitter colorati illuminano diverse guance, Sem & Stenn con una tuta in latex. I comandamenti da rispettare saranno solo due: “essere se stessi” e “divertirsi come se non ci fosse un domani”. Se ci aggiungete un drink a stomaco vuoto, il risultato non può che essere dei migliori.

Il palco è completamente vuoto, se non per un muro di luci stroboscopiche montate per animare la festa. Si sente una voce metallica introdurre Charli, la quale arriva energicamente sul palco del Fabrique saltellando, e lo percorrerà in lungo e in largo tutta la sera, dimostrando che ha fiato e grinta da vendere e che la voce, nonostante numerosi balletti e piroette, tiene perfettamente. Il pubblico alle prime note di Next Level Charli e all’apparizione della reginetta del pop britannico si slancia in un calorosissimo abbraccio di urla e applausi e alza le braccia al soffitto per riprenderla in occhiali da sole rettangolari anni ’90, top arancione e pantaloncini aderenti. Sono diverse le canzoni tratte dal suo nuovo disco Charli, acclamato unanimemente dalla stampa internazionale, sottovalutato dalla stampa e dal pubblico nostrani, accorsi, a malincuore, in pochi all’evento. Abbiamo una versione più rilassata e tranquilla di Blame It On Your Love, singolo di punta con Lizzo, oppure le irresistibili Gone con Christine and the Queens e Warm con le Haim, splendidi esempi di pop “at its best” come direbbero gli inglesi: a tratti morbido, a tratti terribilmente sexy, con testi leggeri che si fanno imparare facilmente e con quelle melodie elettroniche e sintetiche caratterizzate dall’autotune e dai beat a mille che ti rimangono incastrati in testa per giorni interi. Abbiamo poi Silver Cross e White Mercedes, cantate all’unisono da tutto il pubblico, ma anche la sfacciatissima Shake It, che nella versione originale vede la partecipazione di Big Freedia, CupcakKe Brooke Candy e Pabllo Vittar, mentre nel live vede la comparsa sul palco di diversi esponenti della comunità LGBTQ locale, un gesto e un messaggio di inclusione molto bello apprezzato da tutti i presenti. Immancabile il gruppo di drag queen che ballando tiene compagnia a Charli per due canzoni e che infiamma la serata.

Dall’ultimo disco non poteva mancare la hit con Troye Sivan, 1999, un TBT in musica a tutti i momenti iconici degli anni ’90, «I just wanna go back, sing “Hit Me, baby, one more time”». Ma tra i nuovi pezzi vengono incastrate vecchie glorie quali I Love It, quel famoso tormentone giusto velatamente caciarone che nel 2013 impazzò in radio e aprì a Charli la strada verso il successo, e Vroom Vroom con i suoi bassi strabordanti e dark, il suo ritornello altisonante, che in un istante fa sentire tutti una bad bitch e che non riesco a non canticchiare per il resto della settimana. Dopo 18 canzoni si fa tutto rosa e tocco il picco massimo di euforia con Boys, da cantare tutta ovviamente con malizia e su cui bisogna saltare ad ogni bling campionato da Super Mario.

Noi ci stiamo divertendo come non succedeva da tempo e vorrei azzardare che questo è uno dei concerti più divertenti a cui abbia mai assistito. La musica di Charli XCX non scade nel trash, lei non appare mai goffa sul palco, è un’esplosione di vivacità, è divertimento genuino: lei si sta palesemente godendo il momento, i fan fanno altrettanto e non potremmo chiedere di meglio. Io non smetto di ballare per un secondo, canto senza alcun ritegno e le parole che canto sono quelle di una ragazza che ha pressoché la mia età e che in questo periodo di ansia collettiva costante preferisce distrarsi e distrarci parlando di ragazzi, cottarelle e cose frivole, senza mai apparire volgare o eccessiva, Charli vuole essere Charli e non ha nessun motivo per vergognarsene o per essere qualcun altro. Tra una canzone e l’altra invita pure i suoi spettatori a limonare, cosa si può volere di più?

Si ringrazia Maria Laura Arturi per le bellissime foto qui sotto: http://www.arturized.com/

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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