09 aprile 2026

Divertirsi senza pensieri a un concerto dei Balu Brigada a Milano

Una volta che si scopre l’origine del nome del duo di Auckland, non si riesce a fare a meno di immaginarseli come degli ambasciatori del divertimento e della presa bene. Non è comunque difficile associarli a tale sentimento visto il modo in cui i Balu Brigada, o come si chiamavano in origine prima che i diritti Disney li costringessero a rivedere la loro scelta Baloo Brigada, vivono il palco. Con il loro album di debutto Portal sono stati una delle rivelazioni del 2025, conquistandosi la possibilità di esibirsi nei principali festival in giro per il mondo e di intraprendere il loro primo tour europeo iniziato ieri dall’Italia e da Milano ai Magazzini Generali.

Pierre Beasley, Balu Brigada, live a Milano ai Magazzini Generali
Balu Brigada, Pierre Beasley, in concerto ai Magazzini Generali, Milano, 2026 | Credits: Maria Laura Arturi

La filosofia dello “stretto indispensabile” è sempre stata alla base del duo che dieci anni fa nasceva come quartetto “familiare”. Una sorta di Kings of Leon della Nuova Zelanda, ma molto più scialli e meno numerosi: tre fratelli e un amico d’infanzia. Henry Beasley è sempre stato la chitarra e spesso anche la voce, prima che suo fratello minore Pierre diventasse una figura imprescindibile. Quando erano ancora in quattro, il fatto di avere quindici anni lo costringeva a saltare delle date. Oggi che i Balu Brigada sono un duo, è bassista, voce e produttore. Sul palco sembra una versione cartoonesca a metà tra Richard Ashcroft e Julian Casablancas, ma con una capacità incredibile di creare una connessione con il pubblico. Tra un “daje Roma” e richieste di aiuto per chiedere in italiano “un’altra birra”.

Dal vivo il duo rende giustizia alla vitalità di un disco che ha spinto molti a smuovere lo scontato paragone con l’altro duo oceanico – in quel caso australiano – Royel Otis. In realtà, in comune hanno al massimo il continente, per il resto musica e approccio sul palco sono davvero distanti. Lo si comprende fin dai primi pezzi in scaletta, Golden Gate Girl e Sideways. Tra i migliori del loro repertorio - tanto che viene da chiedersi perché entrambi all’inizio – fanno cantare e saltare il pubblico che conosce quasi tutte le parole. Henry e Pierre dialogano tra loro e con i due turnisti che li accompagnano con sguardi d’intesa, sussurri e cinque scambiati in modo randomico tra un pezzo e l’altro.

Henry Beasley dei Balu Brigada in concerto a Milano
Balu Brigada, Henry Beasley, in concerto ai Magazzini Generali, Milano, 2026 | Credits: Maria Laura Arturi

Vedendoli dal vivo per la prima volta mi hanno subito fatto pensare ai Twenty One Pilots, salvo poi scoprire che in effetti, sono stati il loro opening act durante la leg statunitense del Clancy Tour. Beh, hanno davvero fatto tesoro dell’esperienza. Il loro sound dal vivo è ancora più rock rispetto alla versione in studio, specialmente in quei pezzi dove chitarra e basso la fanno da padrone. Politix e soprattutto What Do We Ever Really Know? che, riascoltandolo live, ammettiamolo: è il singolo che ci saremmo aspettati dagli Strokes come primo estratto dal loro prossimo album.

La rock band newyorkese è uno dei riferimenti principali dei Balu Brigada. Lo si sente nel sound delle chitarre e nel modo in cui arpeggi e accordi si incastrano con le voci. Un’influenza che si percepisce in parte anche in uno dei due brani inediti aggiunti in scaletta. In BedHead Pierre gioca anche a fare l’Alex Turner, prima di lasciarsi andare nel ritornello, mentre But I Do è la loro versione più pop. Ci sono canzoni che dal vivo guadagnano tantissimo. Su tutte Butterfly Boy e la chicca 2good che, per chi li segue da un po’, tanto chicca non è. Anzi, è uno dei pezzi più apprezzati del loro secondo EP che Henry ha scritto per sua moglie.

Balu Brigada davanti al pubblico dei Magazzini Generali di Milano
Balu Brigada in concerto ai Magazzini Generali, Milano, 2026 | Credits: Maria Laura Arturi

Nel corso del concerto si nota ancora una certa schizofrenia artistica che è giustificabile per un gruppo che ha una carriera così breve alle spalle. Si passa dal pop-rock alla sua versione più elettronica e a tratti psichedelica nel giro di poco tempo. Segno che stanno ancora cercando una direzione definitiva. Portal in questo senso è stato un indizio piuttosto importante, soprattutto nel suo essere abbastanza coerente e omogeneo.

Inutile dire che, oltre alla già citata Sideways, dal vivo Backseat e So Cold sono i momenti che trascinano la folla. Il primo ha messo in luce tutte le possibilità del gruppo. La seconda è semplicemente la hit da Fifa che non riesci a toglierti dalla testa. E lo sarebbe stata anche senza finire nel videogioco calcistico che oggi si chiama FC, sia chiaro. In attesa di scoprire i loro prossimi passi, i Balu Brigada non smentiscono le buone vibrazioni suscitate con Portal. Dal vivo ci si diverte un mondo.