11 maggio 2026

Fluttuare con Puma Blue: il concerto alla Santeria Toscana di Milano

Ci sono concerti che andrebbero ascoltati da sdraiati, o almeno seduti sulle poltroncine vellutate di un cinema, per essere goduti appieno. Questo trattamento lo meriterebbero di sicuro i fan di Puma Blue, che si sono riuniti ieri sera alla Santeria Toscana di Milano per assistere all'unica data italiana del Croak Dream Tour.

Jacob Allen, 31enne di South London, ormai trapiantato ad Atlanta, è noto tra gli appassionati di lo-fi per il suo sound tridimensionale per la straordinaria capacità di cambiare in pochi istanti l’atmosfera della stanza, di agganciarsi alla realtà e darle una forma estremamente intima, talvolta onirica, talvolta erotica, sempre fluttuante. Fa musica di un genere che vuole cullare, che mischia elettronica e grandi riferimenti (Chet Baker, Jeff Buckley, Portishead) ed è poco definibile – qualcuno ci prova con neo-soul o lo-fi jazz. I suoi brani nascono da un computer in cameretta, che rimane il posto più giusto dove ascoltarli, ma da cui Puma Blue, possiamo confermare, non ha alcuna paura di uscire.

Puma Blue live a Milano, Santeria Toscana, 2026
Puma Blue in concerto in Santeria Toscana, Milano, 2026 | Credits: Maria Laura Arturi

Ecco che lo troviamo in assetto full band pronto a cominciare. Sceglie furbescamente per l’intro Croak Dream, la title track dell’ultimo album e uno dei pezzi più groovy del repertorio: è adatto sia a scaldare il pubblico che a  iniziare quel processo di radicamento, essenziale per far attecchire l'estasi musicale di Puma Blue nella grande stanza in cui siamo riuniti. Tempo di arrivare alla prima strofa del secondo brano in scaletta, Hold You, che ci siamo cascati tutti dentro, neanche fossimo Alice ipnotizzata dallo stregatto.

Il corpo di Allen, minuto ed elegante, si contrae e decontrae intorno alla chitarra, come il resto della band appresso al ritmo, in una continua sistole e diastole guidata da un battito sordo del tom-tom. Oltre alla classe di altri tempi, a uno stile alla Elvis anni ’50, Puma Blue mostra una straordinaria discrezione, non invadenza, verso il suo pubblico immerso nella sua musica: diventa presto chiaro che questo live è a senso unico, con un artista che dà e un pubblico che riceve. C'è pochissimo ego in ballo. Nessuno sotto palco è lì a cantare a squarciagola e nessuno sul palco se lo aspetta, anzi, Allen sembra osservare di soppiatto l'effetto che la sua performance provoca negli spettatori. C’è chi ondeggia, chi si bacia, chi pensa, chi è rimasto seduto a terra da inizio concerto.

Puma Blue in concerto con la sua band a Milano in Santeria Toscana, 2026
Puma Blue in concerto in Santeria Toscana, Milano, 2026 | Credits: Maria Laura Arturi

Nel frattempo abbiamo superato la sensuale Soft Porn e HushPollice in giù, purtroppo, per la scelta della regia di accendere le luci in faccia ad ogni cambio di traccia, svegliandoci continuamente dal nostro piacevole stato di trance. Too Much, Too Much viene politicizzata e dedicata a tutte le persone uccise da chi nel mondo ha troppo potere e può decidere quello che vuole.

Rispetto all’ascolto in cuffia, per lo spettacolo live Puma Blue privilegia a quello ambient il suo lato più rockettaro (Hounds) e sperimentale, inserendo spesso campionamenti di suoni esterni (pioggia, vento, sirene) e qualche volta scendendo lui stesso alla consolle, come succede mentre ascoltiamo l’agghiacciante Mister Lost, o per la lunga suite strumentale Silently. Poi si ritorna sempre al lo-fi sussurrato e  viscerale: tra le meglio riuscite della serata, O, The Blood, voce e pianoforte, la ballad spaziale Want Me, che si conclude con uno spettacolare assolo di sax di Harvey Dweller, senza la cui presenza questo live non sarebbe stato lo stesso.

Verso il finale ascoltiamo l’iconica (She’s) Just a Phase e Moon Undah Water. Poi, con la stessa discrezione con cui ha occupato la scena, Jacob Allen la lascia, non senza congiungere le mani in segno di ringraziamento al suo pubblico. Dopo circa un'ora e mezza di molleggi si esce inebriati e un po' storditi dal live di Puma Blue, come dopo una sessione di meditazione profonda. La certezza è di aver visto in azione un artista padrone delle sue capacità musicali, ma soprattutto in grado di donare il talento che esercita in maniera spontanea e disinteressata.