E pensare che abbiamo rischiato di perderli: i Giant Rooks nel 2020 erano in rampa di lancio poi una pausa durata quasi due anni, una band sull’orlo del successo che di colpo smarrisce le proprie certezze. Per fortuna, nell’estate del 2022, quando ci si era ormai quasi dimenticati di loro – molti dopo il successo planetario di Wild Stare e la scomparsa erano già pronti a definirli una one-hit wonder – viene pubblicata Bedroom Exile. Un brano semiautobiografico in cui Frederik Rabe canta di come ci si sente a essere sopraffatti e intrappolati, anche da un sogno divenuto realtà, e di come a volte è necessario prendersi una pausa. È bastata una canzone per riaccendere l’interesse dei fan. Dopo i tour mondiali, le date in supporto ad artisti come Milky Chance e Louis Tomlinson, e un debutto art pop a tinte rock come ROOKERY, doveva esserci un nuovo inizio.
Ieri sera alla Santeria di Milano i Giant Rooks sono tornati a esibirsi in Italia dopo quasi tre anni. La band di Berlino ha dimostrato di non essere solo quella di Wild Stare. È ovvio, il loro singolo di maggiore successo lo suonano alla fine, come primo della doppietta del bis, ma solo per far “impaurire” i fan che hanno riempito il locale sold-out. Frederik Rabe è un frontman, un direttore d’orchestra e un folletto che salta da una parte all’altra. Suona la chitarra acustica, le percussioni e pure la sua voce che utilizza a tutti gli effetti come uno strumento. Finn Schwieters è l’altro grande protagonista sul palco. Si prende il centro e con la sua chitarra elettrica e si diverte un mondo. Anche perché nelle nuove canzoni, come For You, Fight Club e l’inedita Pink Nights, ha spazio anche per cimentarsi in qualche assolo.

La scaletta è equilibrata e non snobba il primo stupendo EP della band, New Estate. Oltre alla titletrack, è Bright Lies uno dei momenti del concerto. La coda elettronica dal vivo non perde la carica che trasmette nella versione studio e il pubblico è trascinato nel groove. E proprio il groove è uno degli aspetti che colpisce dal vivo dei Giant Rooks. Pezzi come Morning Blue, allungato con una coda dance, o anche il più rockeggiante Heat Up, spingono il pubblico in un vortice ritmico sinuoso e irresistibile. Il basso di Luca Göttner, con i suoi fraseggi, è il filo conduttore.
I Giant Rooks sono una band nata per suonare dal vivo. Lo si percepisce da come Frederik entra sul palco, imitando un aeroplano, come un Montella in salsa tedesca. Tutto funziona anche perché le stesse canzoni funzionano e sono dei pezzi pop rock efficaci, piacevoli ed emozionanti. Con uno storytelling accelerato, Somebody Like You è una Mr. Brightside di nicchia. Durante Cold Wars – il brano migliore del nuovo album How Have You Been? in uscita il prossimo 2 febbraio – si percepisce la stessa atmosfera dei primi concerti dei Coldplay, quelli dei primissimi anni 2000. Una band dal grandissimo potenziale che sa guidare il pubblico con cori e code strumentali e vocali. Quasi interminabile quella di What I Know Is All Quicksand.
Il concerto si chiude con Watershed e con Frederik che rimane un po’ di più sul palco con la sua chitarra acustica. Da vero frontman, vuole egocentricamente tutti gli occhi e le orecchie su di sé, e la sua voce glielo permette. Prima però, definisce i compagni di band le persone migliori della sua vita. Perché i Giant Rooks funzionano se sono un corpo unico in cui, a turno, qualcuno brilla più degli altri. La band tedesca sembra destinata a palchi più grandi, con scenografie e spettacoli meno minimali. Per il momento, però, ci basta uno show in cui gli unici fronzoli sono quelli del canto di Frederick Rabe.
Qui sotto trovate gli scatti della serata di Matteo Preziosi.