21 ottobre 2025

Il concerto dei Caamp a Milano: la provincia non è mai stata così in forma

Vengono dall’Ohio Taylor Meier e Evan Westfall, dove si sono conosciuti ragazzini in un campo estivo e dove, anni dopo, all’università, si sono ricongiunti fondando il loro gruppo folk, i Caamp. Vengono dal profondo Midwest americano, dallo stato dove il glee club era un passatempo interessante, dove la città è abbastanza vicina per vederla ma non così tanto per poter dire di conoscerla, insomma dalla provincia. Portano con sé armonie avvolgenti e autunnali, cariche di energie ma mai di rabbia e le cantano con il piglio sicuro e un po' innocente di chi non si guarda troppo intorno, disabituato al perenne confronto a cui ci obbliga la metropoli.

Su quell’Ohio lontano e prolifico da cui provengono hanno scritto anche una canzone, Ohio’s Ugly, estratta dal loro ultimo album Copper Changes Color uscito lo scorso giugno, che hanno suonato anche alla Santeria Toscana di Milano; perché incredibile ma vero, i rumors di internet non mentono e i Caamp non hanno una scaletta fissa.

I Caamp suonano sul palco della Santeria Toscana a Milano
I Caamp in concerto alla Santeria Toscana, Milano | Credits: Emanuele Tixi Palmieri

Entrano, puntuali, senza tante cerimonie sopra un sottofondo funky, Matt Vinson (basso), Joseph Kavalec (tastiera) e Nicholas Falk (batteria), prendono posto accanto ai loro strumenti e ai due lead, come se si stessero sedendo ai banchi di scuola. Le luci si abbassano e diventano color lavanda, con il cauto entusiasmo di un pubblico che sa bene quanto è rara l’occasione di avere una band così in città.

Sulle magliette bianche della band si riflette il colore della prima protagonista di questo viaggio sulla Route 66, la Lavander Girl del loro quarto album, figura femminile bucolica portatrice di prime esperienze di vita vere. Sul pezzo Meier inizia in punta di piedi, dolce e altalenante come vuole il brano, per trovarsi alla fine a grattare con veemenza le corde della chitarra, che pende dalla sua lunga e fedelissima tracolla arcobaleno: succederà più volte durante il live, dove gli strumenti sembrano quasi altri membri della band, come il banjo di Evan Westfall nella successiva Snowshoes.

Terminato l’ingresso con i classiconi, tra cui la melanconica Wolf Song, è il momento dei pochi convenevoli. Grazie a tutti, prima volta a Milano. Qualcuno nel pubblico obbietta che non è vero, che si ricorda di averli già visti qualche anno fa, ma si sa, quando si fa un sound di famiglia, buono da usare sia per le sessioni di studio che per le gite in macchina, sembra di essere sempre presenti.

I Caamp si esibiscono a Milano in Santeria Toscana
I Caamp in concerto alla Santeria Toscana, Milano | Credits: Emanuele Tixi Palmieri

L’accento di Meier è strettissimo sia quando parla che quando canta, azione che esegue con dedizione ma anche con una certa modestia, fatta eccezione per l’interpretazione di No Sleep, singolo tratto da By & By, durante il quale gli traspare nel volto un certo moto di piacere mentre si gingilla con il resto della band sul pezzo che omaggia la tradizione del primo rock anni ’60, con tanto di “Shoo-Be-Doo-Be-Doo-Da-Day” finale.

Su Apple Tree Blues, pezzo di nicchia ma ballabilissimo, l’atmosfera si inizia a scaldare. Seguono, a tema balli di gruppo al saloon, l’invettiva contro la fissazione di una vita perfetta confezionata 26, e l’energica Going to the Country con una lunghissima coda finale di distorsioni rock. Se all’ingresso avessero distribuito degli stivali da cowboy saremmo stati tutti più preparati.

Dal nuovo album, arriva la ballad riflessiva Fairview Feeling è uno dei rari pezzi di sfiducia verso l’energia della vita scritti ed eseguiti dai caamp, le danze si danno una tregua, “Is there a special window? / Where everything looks right / A place where we can get to / And it just feels right?”.

I Caamp live a Milano
I Caamp in concerto alla Santeria Toscana, Milano | Credits: Emanuele Tixi Palmieri

Verso il finale le carte si mescolano, le posizioni agli strumenti cambiano come in un simpatico gioco della sedia. Su There She Goes è Evan a prendere il controllo del microfono, mentre per l’attesissima cover di Empire Of The Sun lo scambio è generale, tutti cambiano posto e strumento: Meier va alla batteria dove rimarrà quasi fino a fine live, quando ritornerà centrale al microfono per chiudere con All The Debts I Owe, pezzo sentitissimo di nostalgia e redenzione, degno finale per una saga di brani dallo spirito essenzialmente country come quelli di stasera.

I Caamp, con le loro storie bucoliche, di vita vissuta e risolta, di piccolo paese dove tutto è intensificato ma anche più semplice, ci regalano in cuffia, e stasera in via del tutto straordinaria dal vivo, momenti di relax dove siamo più capaci di ridimensionare le nostre sensazioni confuse dai ritmi incedenti della metropoli e dell'interconessione. E poi ci sanno far ballare. E non è poco.