13 novembre 2022

Il ritorno degli alt-J in Italia al Mediolanum Forum

Era il periodo a cavallo tra la fine del liceo e l'inizio dell'università, Tumblr esisteva ancora, gli alt-J erano una di quelle band che non potevi farti sfuggire se eri appassionato di indie e sicuramente nella tua cerchia di amici c'era quella persona invasata che dopo aver sentito il verso "Triangles are my favorite shape" aveva deciso di tatuarsi un triangolo, probabilmente ad altezza avambraccio.

Si parla del 2012/2014, quasi 10 anni fa. Di strada da allora ne è stata fatta parecchia e la band, dopo il trionfale debut An Awesome Wave che le è valso niente meno che un Mercury Prize, ha sfornato altri 3 dischi, tra cui l'ultimo, The Dream, uscito proprio quest'anno. Sabato sera i tre sono arrivati al Mediolanum Forum di Assago per presentarlo per la prima volta al pubblico italiano. Per essere un concerto in una delle venue al coperto più grandi d'Italia il setting è abbastanza minimale: una serie di lampadine sono sospese sopra le loro tre postazioni, altre luci sono state posizionati sul fondo e sui lati del palco, ma al primo colpo d'occhio non si intravedono led-wall o pedane che solitamente vanno ad abbellire i live nei palazzetti. Forse non un caso, visto che per l'occasione il Forum ha una capienza abbastanza ridotta rispetto a quella che siamo soliti vedere nei concerti che si tengono lì.

Si spengono le luci, si alza il volume, e Joe Newman, Thom Sonny Green e Gus Unger-Hamilton scaldano i motori mettendo come ultima canzone della loro playlist pre-concerto Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers, intro dopo la quale li vediamo salire sul palco e intonare le prime note di Bane. Non sono una di quelle band che fanno attendere i propri cavalli di battaglia, infatti regalano subito ai fan pezzi più ritmati e cadenzati come Every Other Freckle e In Cold Blood. Il concerto mantiene un buon equilibrio, nuovi brani dai ritmi più pacati ed esistenzialisti come Chicago e Philadelphia vengono intervallati a canzoni che conosciamo bene e per cui ci siamo innamorati degli alt-J, con quei loro cambi repentini di tempo e quegli orientalismi musicali, come in 3WW e Taro.

Le cartucce più forti, come da tradizione, vengono sparate alla fine, con la tripletta Left Hand Free, Hard Drive Gold e Breezeblocks che smuove per l'ultima volta l'entusiasmo dei partecipanti. La serata è stata un tuffo nei ricordi dei primi anni di università, metà discografia degli alt-J è in pole position in molte delle nostre playlist ma lo show di questa sera e l'ultimo disco passato un po' sotto traccia mi hanno fatto pensare di trovarmi davanti ad una band con un potenziale enorme che però deve trovare nuova linfa vitale.