In Italia spesso e volentieri: Kasabian @FSLS2018

by Martina Pagliara

Si è appena concluso il mini-tour estivo di cinque date della band di Leicester nella penisola italiana.
Hanno confermato la loro seconda partecipazione dal 2012 nell’ultimo appuntamento del festival “Ferrara Sotto Le Stelle”, giunto alla 23esima edizione. L’evento è stato prevedibilmente un sold-out.
I Kasabian hanno un legame speciale con la nostra terra, tanto per le origini genovesi del chitarrista Sergio Pizzorno quanto per il resto della band, che da anni ama intrattenere platee vivaci come quelle italiane.

Lo scorso 17 luglio ero sotto la statua di Savonarola, fiera del mio primo tesserino press, e tenevo d’occhio il soundcheck oltre le transenne in piazza Castello a Ferrara. Mi chiedevo se i Kasabian non si fossero stancati dopo tante date, una dopo l’altra. Ammetto di aver temuto che sarebbero stati un po’ “mosci” quella sera. Che donna di poca fede che sono stata! Posso assicurarvi che non hanno risparmiato una briciola di energia.

Ad aprire il concerto, una certa Lilian More. Mi aspettavo di vedere una donna inglese, ma sul palco è salita una giovanissima ragazza milanese. Capelli blu, armata di chitarra (e di una bellissima voce), risponde al nome di Linda Bosco. Assieme a lei, due ragazzi altrettanto giovani, rispettivamente al basso e alla batteria. Chiaramente erede della scena pop-punk americana, il trio ha eseguito sei inediti. Personalmente, ho apprezzato molto “Son of no one”.

I Kasabian si sono fatti attendere per appena mezz’ora. Nel frattempo, tutti gli occhi erano puntati su un roadie molto simpatico e dall’aria familiare… che fosse proprio Rick Graham della copertina di For Crying Out Loud?

Ad acquietare cinquemila fans in trepidante attesa è stata una sigla registrata, come quelle che preannunciano i film.  Dal momento in cui è comparsa la figura magra e bianca di Sergio Pizzorno, la festa ha avuto inizio. Non ho fatto in tempo a chiedermi come stesse facendo Tom Meighan a tollerare il caldo vestito in quel modo (aveva addosso una camicia a maniche lunghe!) che Ill Ray (The King) è esplosa dalle casse. Ormai maestri delle scalette, hanno alternato brani allegri a pezzi più melodrammatici, esattamente come con le tracklist degli album. Non è stata una sorpresa sentire subito dopo Underdog e Days are forgotten, amatissime e scandite dalla prima all’ultima parola. Proprio quando un gruppetto di fan chiedeva Bumblebee (che non è stata eseguita), Tom ci ha fulminati scherzosamente con lo sguardo e ha iniziato a gridare “Eez-eh! Eez-eh!“. Prontamente seguito a ruota con cori e salti, ha dato l’ennesima prova di essere un frontman d’altri tempi. A due canzoni dell’ultimo album (You’re In Love With a Psycho e Wasted) hanno alternato cinque tra i più famosi singoli dei vari lavori precedenti, come Club Foot e La Feé Verte. Hanno incluso anche la scatenata Bless This Acid House, durante la quale sono stata spinta violentemente dalla quinta verso la terza fila. Ma ne è valsa assolutamente la pena!

Sergio si diverte a parlare un timido italiano, e si avvicina alle transenne battendosi una mano sul cuore quando riceve il calore del pubblico. Ha cominciato dicendo “che bella notte” e ha continuato presentando “la sua banda” in italiano, oltre a definire Tom “mio fratello“. Quest’ultimo, urlando “grazzzie” dopo quasi ogni canzone per non essere da meno, non ha smesso un attimo di saltellare in ogni angolo e di tornare poi ad abbracciare Pizzorno di tanto in tanto. Probabilmente la voce di Tom Meighan quella sera era in uno dei suoi momenti migliori: dal vivo è esattamente come nelle tracce registrate, se non ancora più emozionante. E la tenera esecuzione di Stevie, con l’abbraccio fraterno fra i due e gli echi di tante voci insieme, ancora risuona nelle mie orecchie.
La formazione dei Kasabian, come sempre, comprendeva voce, due chitarre, basso, batteria, tastiera (che Sergio ha chiamato erroneamente “chiave” in italiano, fra mille risate) e tromba.

Fingendo di sparire dopo una memorabile versione di L.S.F., i Kasabian vengono richiamati per un encore carico di emozioni. La versione acustica di Goodbye Kiss (durante la quale la sottoscritta ha pianto, ndr) non si è fatta attendere. Ho addirittura tirato fuori la mia macchina fotografica analogica nel tentativo di catturare lo storico momento in un vecchio rullino. Tom cantava come se non fosse il più romantico dei brani, probabilmente abituato alle reazioni che quelle parole scatenano. Oltre a Sergio con la chitarra acustica, Tim Carter ha accennato con dolcezza il riff principale, udibile appena, per non spezzare l’incanto. Una ninna nanna perfetta per Ferrara poco prima delle 23:00.

Piazza Castello, con la luna a un quarto alta nel cielo sereno, si trasforma rapidamente in uno stadio in visibilio con Comeback Kid e Vlad The Impaler. Non c’è più alcun dubbio, a quel punto, che il sold out dell’evento sia stato meritatissimo. Attorno a me, solo sorrisi soddisfatti di altri ragazzi e ragazze che la mattina dopo si saranno svegliati con qualche livido e con molti ricordi positivi. Fire, ultima coraggiosa sudata (nostra e della band) dopo 17 pezzi di pura adrenalina, ha concluso la serata. I musicisti si sono avvicinati sorridendo per salutare e stringere mani, fra infiniti applausi. Ho lanciato baci volanti a Tom Meighan senza ritegno, poiché ero giunta ormai in prima fila, ma no, non mi ha teso una mano per portarmi via.
L’ovazione più forte è stata indubbiamente per un Sergio sudatissimo e raggiante, avvolto nel nostro tricolore. L’amore tra i Kasabian e il nostro Paese ancora una volta non ha deluso le aspettative dei fans.

Setlist:

1. Ill Ray (The King)
2. Underdog
3. Days Are Forgotten
4. Eez-Eh
5. You’re in Love With a Psycho
6. Wasted
7. Man of Simple Pleasures
8. La Fée Verte
9. Club Foot
10. Re‐Wired
11. Switchblade Smiles
12. Bless This Acid House
13. Stevie
14. L.S.F. (Lost Souls Forever)

Encore:
15. Goodbye Kiss
16. Comeback Kid
17. Vlad the Impaler
18. Fire

Martina Pagliara

La fata madrina con i capelli tinti male, il frigo pieno di birre artigianali, la testa sintonizzata su brani anni 2000. Parla in inglese nel sonno, ammesso ch'ella riesca a dormire.

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