Periferia di Milano. C'è un non indifferente viavai di camion di varie taglie proprio mentre la fila di persone sul marciapiede esterno al Fabrique comincia a muoversi verso l'ingresso. Il locale viene riempito man mano da un'alta percentuale di persone anagraficamente mature, ma il pubblico più sbarbatello ha lo stesso una rappresentanza di tutto rispetto. Poco importa l'età, tutti sono lì per Johnny Marr, artista con la A maiuscola che nella sua carriera ha collaborato con una miriade di artisti che sarebbe impossibile elancare ora. Per ora mi basterà riferirmi a lui come il leggendario chitarrista degli Smiths. Risaputo? Certamente. Riduttivo? Proverò a rispondere dopo.

Dopo una manciata di date negli USA a settembre, Marr si è imbarcato con la sua band per un tour europeo cominciato nella seconda metà di ottobre e proseguito fino alle due date italiane (6 novembre a Milano e 7 novembre a Bologna) poste come gran finale.
A scaldare questa grigia serata autunnale ci pensano i Clockworks, giovane band che ricorda una versione più punk degli Inhaler, ma più soft dei Fontaines D.C.. Non a caso sono irlandesi pure loro. Il gruppo suona otto pezzi veloci, a volte con venature che ricordano un po' le sonorità della scena indie rock britannica di metà anni Duemila, tanto che un tizio nella folla si è pure azzardato in un'improbabile complimento: "You're better than Oasis!".

È una sirena della polizia che dà il via al concerto di Johnny Marr. Il chitarrista è in forma smagliante e apre con una carichissima Generate! Generate! tratta dal suo album di debutto solista del 2013. Ma ovviamente la reazione alla canzone successiva è ancor più entusiasta: Panic, solo la prima delle diverse hit degli Smiths eseguite durante la serata.
Nella scaletta si mescolano brani dalle sonorità tipiche del chitarrista britannico (New Town Velocity, Hi Hello e l'entusiasmante Easy Money su tutte), altri pezzi più eclettici (Spirit Power and Soul) e persino alcune nuove canzoni ancora in attesa di pubblicazione come nel caso di Spin, It's Time. Il tutto viene inframezzato dalle più amate opere degli Smiths: This Charming Man, una versione da brividi di Please Please Please Let Me Get What I Want, Big Mouth Strikes Again e l'indimenticata How Soon Is Now.
La sezione principale del concerto si conclude con Getting Away With It, unico pezzo in setlist del progetto Electronic, che vide Marr collaborare insieme a Bernard Sumner dei New Order.

L'encore si apre con una cover super partecipata di The Passenger di Iggy Pop, per proseguire con Stop Me If You Think You've Heard This One Before sempre degli Smiths, per concludersi con un altro inedito, Ophelia, e l'attesissima There Is A Light That Never Goes Out, ciliegina (gigante) su una torta fatta di riff ispiratissimi e un repertorio di canzoni fuori dal comune.
Marr appare in gran spolvero, carico e scherzoso con il pubblico, come quando cerca di pronunciare la parola "milanesi" o come quando prova a chiedere se qualcuno avesse richieste particolari sui brani da ascoltare: "Wonderwall!" Qualcuno grida ironicamente.
Come scrivevo all'inizio, nominare Johnny Marr soltanto come ex membro degli Smiths risulta (relativamente) riduttivo, viste le sue innumerevoli collaborazioni artistiche di livello e dei pezzi solisti tutt'altro che banali che confermano il motivo per cui il suo status di leggenda sia tale. Certo poi l'emozione che provoca nelle persone quando attacca con un riff della sua vecchia band è inarrivabile, ma che siate fan degli Smiths, degli Electronic o anche solo del suo progetto solista, un concerto del genere non può deludere.
Fotogallery del concerto a cura del nostro Renato Anelli: