23 gennaio 2020

Le musica delle sardine: non la solita solfa

Le sardine sono tornate a Bologna con un nuovo ritmo. E hanno trasformato la grigia piazza VIII agosto in una sgargiante barriera corallina esotica.

Il movimento popolare, nato nella città il 14 novembre 2019 come risposta alla presenza di Matteo Salvini al comizio elettorale della candidata consigliera regionale leghista Lucia Borgonzoni, ha avuto sin dal principio una parvenza artistica. Riunirsi sul Crescentone di piazza Maggiore con cartelloni a forma di pesce per ricordare la metafora del pesce azzurro che, se unito e compatto con i suoi simili, può sconfiggere il temibile pescecane, è stato alquanto originale. E in due mesi le sardine hanno influenzato chiunque, giovani e meno giovani.

Ci volevano le sardine per far rinascere la speranza dei volti celebri della musica italiana. Quando le sardine sono tornate a casa domenica 19 gennaio dopo tanta navigazione, i musicisti hanno smaniato per salire sul palco della piazza. Finalmente avevano trovato un pubblico - quello delle sardine - con cui urlare “basta con l’odio sovranista”. Ormai canuti, ormai da tempo si domandavano perché la loro poesia in musica risultava incomprensibile. Forse perché risultava più complessa in un mondo che si nutriva di messaggi brevi e rapidi che intasavano la rete. Quell’internet che le sardine hanno saputo usare con un linguaggio intelligente, fresco, rassicurante. Una rete che cattura i pesci e li riversa nelle strade. Pesci che domenica hanno sollevato palloncini azzurri e cartelloni colorati, che hanno saltellato a ritmo dei pezzi celebri del rock italiano: Male di Miele degli Afterhours, una fra tutte. C'erano anche i demenziali Skiantos, che giocavano in casa, e che per l'occasione hanno cantato «sardine» al posto di «sbarbine». Ma anche qualcuno che piace tantissimo a noi di Noisyroad: Vasco Brondi e Willie Peyote.

Erano in 40 mila. 40 mila voci che hanno intonato il «Bella Ciao» suonato dal super gruppo formato dai Modena City Ramblers e dalla Bandabardò. «Cercavamo una piazza inclusiva, una piazza che proponesse un modo di vivere, non un andare contro gli altri. Non siamo qui per gridare un “vaffa”, non siamo qui per voler morto questo o quello. Siamo contro chi ha trasformato l’Italia in un posto che sia: “o con loro o con gli altri”. Noi cerchiamo di migliorare l’esistenza e oggi siamo circondati da giovani e meno giovani che la pensano come noi», spiega Enrico “Erriquez” Greppi, frontman della Bandabardò. Dichiaratamente di sinistra, questa volta la Bandabardò non si è schierata. E nessuno altro ha parlato del "sovranista più noto d'Italia". Non era la sua festa. Vedere scendere in piazza persone che in passato erano disilluse dalle promesse dei politici è stato per le sardine e i musicisti una conquista.

La musica potrebbe essere l’unica salvezza. Cristiano Godano dei Marlene Kuntz ne è certo, tuttavia gli sembra che non è più quella di una volta. Cerca un perché, forse l’ha trovato. «Una volta era del tutto normale che un gruppo rock andasse sul palco a esporsi su certe problematiche e a digrignare i denti nei confronti delle ingiustizie, nei confronti delle cose brutte del mondo. Ora questo non sta più accadendo, evidentemente c’è qualche forma di intimidazione potente che sta funzionando». Anche la musica è schiava delle restrizioni dell’industria, che la sta tristemente omologando. Ora più che mai è necessario impegnarsi a non essere uguali, ma simili. E le sardine hanno portato un senso di comunità ideale. Una gioia di vivere tipicamente bolognese, in cui la gente ama donare un po' del proprio tempo con il prossimo. Sotto i portici, tutti si conoscono, tutti si fermano a fare lunghe chiacchierate tra loro. Leggono tanto in sala Borsa, non temono di dire la loro. E si stringono. Come domenica, perché il freddo è pungente.

«Gli eroi sono tutti giovani e belli», fantasticava Francesco Guccini in La Locomotiva. Era il 1972, oggi la lotta non è di matrice proletaria, ma è contro i sovranisti e si organizza su Facebook. I dioscuri dell’umanità del 2020 sono Mattia, Giulia, Roberto e Andrea, i quattro fondatori del movimento delle sardine. Guccini non è andato a Bologna, ha incontrato le sardine nella sua residenza a Pavana. Ha girato un video che è stato trasmesso sui maxischermi della piazza. «Le sardine sono come una pioggia sul terreno arido che, si suppone, dia frutti. Le sardine hanno riempito le piazze perché le persone avevano voglia di dire che fra gli italiani contrari all’arroganza ci sono anche loro», ha detto.

Piazza VIII agosto pare desolata quando non c’è il mercato del venerdì e del sabato. Eppure, su quel grigio lastricato, nel 1848 i bolognesi respinsero lo straniero, gli austriaci. Gli unici stranieri di cui aver seriamente paura: essi volevano privare agli italiani il diritto di vivere in una sola nazione. Chissà se lunedì 27 gennaio, il giorno dopo il voto in Emilia Romagna, verrà ricordata come l’avamposto della nuova “guerra di indipendenza” dal nemico fascista.

Fotografie di Silvia Rizzetto, Chiara Caravelli e Francesca Delvecchio.