FMI 2015 @Castel del Monte, Andria | 11/07/2015

by Carmen

Giunto alla sua terza edizione, l’Independent Music Festival svoltosi nella città pugliese di Andria, si articola in diverse giornate e in diverse parti della città in modo da coinvolgere diverse strutture cittadine. Ma la giornata principale del festival, quella di sabato 11 luglio e che prevede ospiti nazionali ed internazionali, si svolge ai piedi del meraviglioso Castel del Monte. Ovviamente le buone intenzioni c’erano e, in parte, sono state ampiamente soddisfatte ma non sono mancati i lati negativi di questo piccolo ed interessante festival. Togliamoci subito il dente.

Partiamo dalla base. Senza fare i conti in tasca all’organizzazione che ha messo su tutto quanto, per un festival indipendente il costo del biglietto – circa 15€ in cassa/13€ in prevendita… da rivenditori non rintracciabili in nessun modo – è un tantino esagerato soprattutto pensando alla qualità del suono offerto. L’acustica, probabilmente dovuta al luogo e cioè un’oasi di circa trenta ettari totalmente all’aperto e circondata da alberi, non era delle migliori: o si stava sotto al palco, rischiando di perdere l’udito in ogni caso, oppure il suono giungeva estremamente distorto e indistinto. In più, la musica del secondo stage previsto ovvero quello elettronico, sebbene situato il più lontano possibile dal live stage, arrivava in ogni caso al palco principale e non era molto piacevole, durante un’acustica, sentire bassi elettronici di sottofondo alla voce di chi cantava.

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Oltretutto, da programma, la prima esibizione sarebbe dovuta iniziare alle ore 16 ma non s’è parlato di iniziare se non poco prima delle 17 il che ha portato ad un enorme slittamento della line-up ad un orario in cui, durante i dj-set, non c’era più praticamente nessuno. Ma pare che lo slittamento fosse dovuto a dei problemi di soundcheck e ci si può passare sopra. Per il resto, erano presenti stand di abbigliamento vintage e birra e panini a prezzi ampiamente accessibili a tutti. Inoltre, era a disposizione anche una navetta con diversi orari di andata e ritorno per e dall’evento.

Ma passiamo alle cose importanti: la musica e gli ospiti di sabato pomeriggio. Tanti gli ospiti e soprattutto tanto spazio alle band emergenti: Barismoothsquad ed Ecole du Ciel per cominciare. Poi arriva una band che, a chi scrive, è piaciuta molto: si tratta dei MISGA. Michele, Marco, Davide e Francesco: un quartetto andriese dinamico e allegro che è letteralmente riuscito ad infiammare le poche anime presenti, è raro trovare in una band così giovane e alle prime armi qualcuno che riesca a tenere un palco così bene tanto da beccarsi i primi applausi seri del festival.

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MISGA

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È con Molla, al secolo Luca Giura, che il festival sembra finalmente ingranare la marcia. Parliamo di un artista poliedrico, pluri premiato e acclamato nel corso della sua carriera, che ha inizio nel 2006 come batterista degli AMEB4 a Sanremo, e particolarmente interessante: presenta due suoi singoli – “Barbie ’83” “Via Brioschi 62” –  ed è capace di instaurare un vero e proprio dialogo col pubblico… tanto che a momento bisognava farlo scendere di peso! Poi è il turno dei The Pier, un trio post-rock che, cosa molto gradita, dà più spazio alla musica che ai testi. Consiglio vivamente, per chi volesse, un ascolto qui.

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Arriva il momento degli ospiti invitati. La prima è Maria Antonietta, cantautrice pesarese accompagnata dai Chewingum, che sembra aver attirato la maggior parte del pubblico presente. Ho spesso sentito parlare di questa ragazza da amici e conoscenti innamorati dei suoi testi – classici stralci della propria vita accompagnati da un lessico reale e vero che arriva esattamente al cuore di chi ascolta, e ci rimane – delle varie collaborazioni e produzioni che accompagnano la sua carriera; dunque non avevo mai ascoltato un brano di questa ragazza, e principalmente mi ha stupito l’accostamento di una voce che nella musica italiana non è così rara, con una componente elettronica e synth/indie pop davvero fatta bene e, sentendo i pareri del pubblico dopo questo concerto, tutti erano d’accordo sul fatto che i Chewingum dessero quel qualcosa in più ad un’artista che già da tempo ha trovato la propria identità musicale. Per una volta l’innovazione ed un cambio di direzione musicale hanno un buon risultato, col difficile pubblico italiano… che chiede anche il bis, questa volta, ed è accontentato da una meravigliosa cover in acustica di Fotoromanza. Punti in più alla rossa cantante per la disponibilità e la pazienza avuta con i fan, le mille foto, la dolcezza ed un sorriso enorme stampato sul viso.

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I Thegiornalisti (e il loro Thefurgone, che spero un giorno mi venderanno perché è meraviglioso) raccolgono l’eredità della carica lasciata da Maria Antonietta. Irrompono sul palco, parlano, suonano, interagiscono col pubblico che chiede a gran voce le canzoni della band. Distribuiscono quei riff di chitarra “sixties” dal sapore britannico, quei testi – a mio parere – un po’ troppo pieni di richiami e rimandi ad altro o, se posso azzardare, un po’ meno personali di quanto mi aspettassi ma carichi di spunti di riflessione sociale e culturale. Una personalità intensa, però, quella del cantante Tommaso Paradiso, che porta con sé e dona al pubblico la voglia di urlare a squarciagola i testi graffianti a volte accompagnato solo dalla sua acustica sottobraccio. Il che è raro, soprattutto con un pubblico davvero striminzito. Una band protagonista anche di un siparietto “privato”, giusto una canzone richiesta da qualcuno nel pubblico: giù dal palco, chitarra in mano e via in un angolino lontano dallo stage lasciato nelle abili mani dell’ospite successivo.

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Frankie hi-nrg ha bisogno di ben poche presentazioni e la sua esibizione non può fare altro che prendere, nonostante l’ironia e il sarcasmo, una piega più seria rispetto alle precedenti. Ogni canzone è accompagnata da un messaggio, da un’introduzione politico-sociale che sembra aver incontrato comunque l’approvazione del pubblico. Ed è proprio questa la maggior forza di Frankie: le parole. Parole che spesso non trovano un equilibrio con la musica nonostante l’accompagnamento elettronico di Dj Pandaj. Ma l’atmosfera è comunque tranquilla e rilassata, tra pochi intimi che il cantante prova ad aumentare tirando in ballo i “corpi astrali” del meraviglioso cielo stellato sopra se stesso.

E i dj set conclusivi? Eh, i dj set…
Rimanere fino all’ultimo era impossibile visto l’orario improponibile al quale sarebbe finito tutto. Chissà se il tanto pubblicizzato Dan Ralph Martin “dei Kasabian” sia effettivamente riuscito a suonare davanti a qualcuno sabato sera, qualcuno che non fossero grilli o cicale sugli alberi.

Ma, a parte tutto, come detto all’inizio, le buone intenzioni c’erano tutte. Nonostante i piccoli problemi, l’idea è davvero molto buona e ci auguriamo tutti che le cose migliorino nelle prossime edizioni, se ci saranno.

Noi siamo fiduciosi. 

Carmen

Senz'anima e senza soldi, pendolare da concerti e booklet vivente: se vi serve un pezzo di canzone, ce l'ho tatuato sul corpo. Un giorno smetterò di ascoltare chi mi consiglia nuova musica e avrò una vita.

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