Levante @Alcatraz, Milano

by Federica Di Gaetano

Dopo giornate interminabili fatte di cieli grigi e temperature autunnali, ieri (16/05/17 ndr) Milano ha deciso di sorprenderci trasportandoci direttamente in pieno agosto. Giá alle 19.00 fuori dall’Alcatraz sono appostati moltissimi ragazzi che, sfidando il caldo afoso, attendono pazientemente che le porte del locale vengano aperte. Ad andare in scena questa sera sarà Levante, una delle artiste più apprezzate e al tempo stesso discusse dell’ultimo periodo. Osservo la fila con grande ammirazione per il coraggio dei fan, ma immediatamente capisco che ormai per certe cose sono troppo vecchia e scelgo di andare a bere, tornando giusto pochi minuti prima che si alzi il sipario.

La cantautrice siciliana sale sul palco poco prima delle 22.00 (con un body fucsia fluorescente che le invidio moltissimo), introdotta da un intenso monologo che ci trasporta nel suo caos e accompagnata dalle urla di incoraggiamento delle centinaia di persone accorse per assistere all’ultima tappa della prima parte del suo Nel caos tour. Dice semplicemente “mi siete mancati“, per poi impugnare il microfono e partire alla grande con Le mille me, Non me ne frega niente, Le lacrime non macchiano e Ciao per sempre. Basta questo scoppiettante inizio per rendermi conto di avere la fortuna di trovarmi davanti un’artista completa, in grado di regalare al suo pubblico uno spettacolo divertente e allo stesso tempo emozionante. Si prosegue con la dolcezza di Mi amo, Diamante e La scatola blu e le sonorità spensierate di Sbadiglio e l’energia di Contare fino a dieci, fino ad arrivare a quello che è stato senza ombra di dubbio il momento più intenso della serata: l’artista, nel silenzio generale e accompagnata esclusivamente da una chitarra non amplificata, inizia ad intonare le prime note di Abbi cura di te, venendo immediatamente seguita da un coro fortissimo proveniente dal pubblico. È un momento di un’intensità rara, che difficilmente dimenticherò. Subito dopo Levante ricorda come la sua carriera è iniziata, quando apriva i concerti di Max Gazzè e si prendeva la libertà di ricordare a un pubblico che probabilmente non aveva nemmeno troppa voglia di stare ad ascoltarla di non smettere mai di inseguire i propri sogni; parte così Duri come me (“Capisco la difficoltà di viver di sogni. Osservo con invidia chi realizza i sogni, ma questa è la guerra e combatto e stringerò i denti finché ne avrò“).
Dopo una breve pausa l’artista torna sul palco e regala al pubblico tre dei suoi pezzi più riusciti: Io ti maledico, Gesù cristo sono io e l’immancabile quanto attesa Alfonso, che l’ha portata al successo ed è diventata un po’ un mantra per la nostra generazione. Vi assicuro che gridare a pieni polmoni e in mezzo alla gente “che vita di merda” è terapeutico. Il concerto si chiude in maniera circolare, con un outro a cui a fare da padrone è il caos. Le luci si riaccendono, il locale inizia man mano a svuotarsi e io mi appresto a tornare a casa, senza voce ma grata a Levante per avermi resa partecipe del suo caos.

Le polemiche su Levante in questo periodo si sprecano: c’è chi l’accusa di essere troppo pop, chi di non essere una cantautrice e centinaia di cose simili, in un tentativo infinito di trovare il difetto più grande ad un’artista che in altri paesi ci invidierebbero e che in Italia sembra invece inevitabile cercare di distruggere. La realtà delle cose è che Claudia Lagona è brava, ma brava per davvero. Sul palco è ipnotica, non si riesce a staccarle gli occhi di dosso nemmeno per un attimo. La sua prestazione vocale è impeccabile, pare di ascoltare un disco e sappiamo tutti che non è una cosa scontata, anzi.
Per concludere, Levante è indubbiamente pop, ma c’è una cosa che a molti detrattori sfugge: il pop fatto come Dio comanda esiste e la sua musica ne è un esempio emblematico. Perciò, a tutti coloro che hanno dei dubbi sulle sue capacità mi sento di dare un consiglio disinteressato: andate a sentirla dal vivo, non ve ne pentirete.

 

Qui la setlist completa del concerto:
Caos (monologo)
Le mille me
Non me ne frega niente
Le lacrime non macchiano
Ciao per sempre
1996 La stagione dell’amore
Io ero io
Mi amo
Sbadiglio
Cuori d’artificio
Diamante
Lasciami andare
Contare fino a dieci
La scatola blu
Non stai bene
Abbi cura di te
Duri come me
Memo
Di tua bontà
Alfonso
Io ti maledico
Gesù cristo sono io
Caos (outro)

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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