The Vaccines @O2 Academy Brixton, London| 22/11/2015

by Maria Vittoria Perin

A Londra il freddo è di quelli che ti penetrano nelle ossa, quello che mi mancava da un po’. Il 22 novembre il freddo ci fa battere i denti, un doubledecker ci accompagna ad una delle venue più incantevoli che io abbia mai visto: la O2 Academy di Brixton, teatro in stile retrò, con tanto di ornamenti e colonne dal sapore italiano. Appena mi si para davanti il palco, rimango senza parole, riesco solo a pensare che lì tra poco vedrò due tra i miei gruppi preferiti: i Vaccines e i Palma Violets, l’accoppiata migliore dopo Miles Kane che fa da spalla agli Arctic Monkeys.

La prima band ad esibirsi sono i Sunflower Bean, terzetto newyorkese, condotto da una all in black lady, accompagnata da un riccioluto chitarrista. Le loro voci si intrecciano e si alternano per dare vita a canzoni a metà tra l’indie e un rock psichedelico più duro, che loro stessi definiscono “Neo psychedelic fot the digital age”. Le poche parole lasciano spazio a lunghi intermezzi musicali riflessi da luci caleidoscopiche rosse e viola.

Ora è il turno della band che rincorro da 2 anni, i Palma Violets. Mentre i Sunflower Bean sistemano la loro attrezzatura, Will fa capolino sul palco, e come se nulla fosse mette in ordine rullanti e piatti e sistema sullo sfondo un lenzuolo su cui campeggiano due misere PV nere. Dopo 15 minuti, imbacciano gli strumenti e solo con Five Gold Rings fanno tremare il teatro. Io mi paro una mano davanti alle labbra, non ci posso credere. Una dopo l’altra, alternano tracce del primo e del secondo album e già alla seconda, la scatenata Rattlesnake Highway, mi convinco che questo sarà un concerto memorabile, che prepotentemente si piazza in pole position tra quelli già visti. Si susseguono poi, tra le altre, We Found Love, English Tongue e Girl, you couldn’t do much better on the beach. L’apice viene raggiunto con Best of Friends, che canto con tutto il fiato che ho in gola fino a rimanere senza, con ancora davanti 2 ore di puro indie made in England. Chilli, il giovane bassista, ruba letteralmente la scena a Sam, dimenandosi, inginocchiandosi e incitando il pubblico a porgergli le braccia più e più volte. Il palco è praticamente suo e lo si capisce soprattutto durante The Jacket Song, quando con una chitarra acustica tra le braccia e un faro puntato addosso, incanta la sala, lasciandoci respirare per un attimo. La performance si chiude con Ratway Rock Circus, poi le luci si alzano e nell’aria si percepisce la fibrillazione, l’attesa, l’ansia per il pezzo forte della serata: i Vaccines.

Photo credit: Emma Viola Lillia for http://www.gigwise.com
Photo credit: Emma Viola Lillia for http://www.gigwise.com

Ci siamo già incontrati 3 anni fa, in un piccolo locale del trevigiano, il New Age Club, il palco piuttosto minimal, Justin Young con barba e capelli lunghi. Ci si rivede, e si capisce che i ragazzi sono cambiati: il posto è uno dei più famosi di Londra, il palco è decorato con delle lanterne cinesi, Justin Young ha dato una spuntata ai capelli, la barba è appena accennata, ritornando ad un look più da “What did you expect from the Vaccines?”. Quando entrano, sanno bene come catturare il pubblico e farlo loro, attaccando una delle mie preferite Handsome, brano corto, pieno di energia, tanto che le mie gambe fanno fatica a stare ferme nel posto a sedere che ho nel circle. Fin dall’inizio si capisce che i quattro londinesi non vogliono suonare ad un concerto, vogliono suonare ad una festa, dove gli invitati hanno l’obbligo di divertirsi con loro, tanto che sullo stage sono piazzate diverse palle da discoteca, che riflettono sul soffitto un gioco di luci d’altri tempi. Prima di rallentare il ritmo, la band si sfoga con due pezzi di “Come of Age”: Teenage Icon e Ghost Town, e con la nuova Dream Lover. Gli spettatori si fermano un secondo alle prime note di Wetsuit, ormai un classico, che ci trascina in un coro di voci e mani che quasi copre la voce del frontman. Sempre con il microfono in mano, Young cambia voce, passando al flebile falsetto di Minimal Affection. “English Graffiti” lascia poi spazio alle più vecchie Tiger Blood, Wolf Pack e Bad Mood, un concentrato della chitarra di Freddie Cowan e di mosh pit, durante le quali è impossibile non muovere ogni singolo muscolo del nostro corpo.

A metà concerto viene raggiunto uno dei picchi della serata con Post Break-up Sex; sarà per la melodia tendente al malinconico, sarà per il tema della canzone che molto probabilmente avrà toccato più di uno spettatore, fatto sta che Young riesce un’altra volta a creare un coro di 4000 persone. Il brano successivo, Melody Calling, vede Justin Young mettersi al collo una chitarra acustica bianca e dedicare questa canzone d’amore a tutti quelli relegati in fondo alla O2. I toni poi si smorzano con (All Afternoon) in Love, carina, ma troppo lenta per un live. Per fortuna, si riparte con Give Me a Sign, un pezzone abbastanza commerciale, ma capace di farti cantare anche se non sai le parole, durante il quale pensi solo a saltare, a cui poi si susseguono due tracce dal tipico stile Vaccines: pazzo, irrequieto, divertito, come Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra) e 20/20. La doppietta viene conclusa da I Always Knew, a cui si allacciano i ben noti basso e batteria di If You Wanna, che fanno impazzire il pubblico con i rapidissimi flash bianchi delle luci. Tra un “thank you” e un “thank you very much Brixton”, le luci si fanno soffuse e la diciottesima canzone parte piano, è All in White, che strega ogni singola persona lì presente.

I Vaccines si prendono la rituale pausa, dopo la quale ricompare solo Justin Young che intona una meravigliosa e dolcissima versione acustina di No Hope. Viene poi raggiunto dagli altri membri del gruppo che suonano una canzone che non si sentiva da anni We’re Happening.

Ma la fine, ragazzi. La fine. Dulcis in fundo. Era un’ora e mezza che la aspettavo. Ecco quel giro di chitarra, ecco che Justin prende in mano il microfono e andando avanti e indietro con la sua strana camminata e facendo i suoi teatrali gesti, sento “Great Dane’s cheekbones, teenage hormones”. Norgaard! E una pioggia di coriandoli rossi ci innonda mentre perdiamo l’ultimo filo di voce e applaudiamo il gruppo che forse ci ha fatto divertire e ballare ad una delle più belle feste a cui siamo mai stati.

Con la voce roca, mi lascio alle spalle la O2 Academy di Brixton in una fredda serata autunalle , ripromettendomi che i Palma Violets dovrò sicuramente rivederli per la seconda volta, ma non essendoci due senza tre, aspetto solo il tour europeo dei Vaccines. Quindi, alla fine, come ogni volta che si parla di loro, what did you expect from the Vaccines?

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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