Baci, abbracci e musica bella: tutta la magia del Mi Ami 2018

by Federica Di Gaetano

Pochi giorni prima che la quattordicesima edizione del Mi Ami entrasse nel vivo, la prima giornata del festival, quella in programma venerdì 25 maggio, ha registrato il sold out in prevendita, e sui social si è scatenata una caccia al biglietto pari quasi alla frenesia per vendere quelli dei Radiohead agli Idays lo scorso anno.

Ad aver contribuito al tutto esaurito è stata in gran parte la presenza nella line up di alcuni dei personaggi più amati di questo periodo, in particolar modo dal pubblico più giovane. C’è stata Francesca Michielin, con tutta la sua energia e dolcezza, che ha incantato il pubblico, nonostante inizialmente qualcuno aveva un po’ storto il naso vedendo il suo nome inserito, da sempre accostato al mondo del pop commerciale, inserito all’interno di una line up composta da artisti che (chi più e chi meno) appartengono al mondo dell’indie. 

Ci sono state poi le due grandi star della serata. Cosmo, che avevo un po’perso di vista dopo non aver per nulla apprezzato “Cosmotronic”, il suo ultimo lavoro; devo ammettere, però, che l’artista di Ivrea ha portato sul palco un grande show, caratterizzato da un’esplosione di luci e suoni, che ha fatto venire voglia di bere e di ballare proprio a tutti.

Frah Quintale, con cui ha fatto una comparsata sul palco anche Giorgio Poi, per intonare insieme “Missili”, il loro ultimo singolo. Involontariamente l’ho visto esibirsi diverse volte, in contesti diversificati, ma che continua a non convincermi live così come non lo apprezzo su disco. Ma questo, forse, è un problema mio dato che, a parte qualche caso isolato, proprio non apprezzo tutta la scena legata al cantautorato rap che è esplosa con Coez e continuo non comprendere l’entusiasmo smisurato che genera sul pubblico. 

Per concludere la serata, viene annunciato un secret show e sul Palco Pertini sale (con ben poca sorpresa dei più) Calcutta, che imbraccia la chitarra per festeggiare l’uscita, avvenuta il giorno stesso, del suo secondo, attesissimo, album “Evergreen”. Live di cui non parlerò, per il semplice fatto che la mia avversione nei confronti di questo personaggio e della sua musica è risaputa e, dunque, non mi sono fermata ad ascoltarlo. Lo ha fatto, però, la nostra fotografa, di cui vi riporto testualmente il commento:

mi è spiaciuto che abbia suonato per forse 15 minuti scarsi, come se fosse un contentino, ma ho comunque sclerato come una ragazzina e l’atmosfera che si respirava in mezzo alla gente in transenna e nel pit era adrenalinica”.

Sabato 26 mentre me ne stavo spaparanzata al sole in collinetta, ho incontrato il mio prof di lettere del liceo, accompagnato dalla famiglia al gran completo, con tanto di bimba ancora all’asilo, ma con già addosso la maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Questo mi ha fatto immediatamente rendere conto del fatto che la seconda giornata del Mi Ami sarebbe stata indirizzata ad un pubblico decisamente più adulto, non solo per la presenza di band che hanno segnato gli anni ‘90.

Per quanto riguarda questa giornata, la mia personale scoperta è stata senza ombra di dubbio Oh! Pilot, progetto nato nel 2014 a Parigi dal regista e musicista Roberto Cicogna, che si è esibito sul Palco Havaianas poco dopo l’apertura dei cancelli. Se come me siete appassionati di folk vi consiglio caldamente di fare un giro su SoundCloud e recuperare il suo EP “OKness”.

Pochi minuti prima delle 19 sono saliti sul palco i Giorgieness, che per ragioni personali sono un po’ il mio gruppo del cuore. Nonostante Giorgie fosse leggermente affaticata con la voce, la band è riuscita comunque a portare a casa un signor live, super grintoso ma allo stesso tempo emozionante. Dispiace un po’ constatare che questo gruppo per qualche ragione venga ancora considerato emergente e rilegato al primo pomeriggio, nononsta abbia all’attivo due dischi, il pubblico accorso fosse numeroso e molti dei presenti consocessero e cantassero a squarciagola i loro brani.

Un’altra bella scoperta sono stati Gigante e il suo ukulele, mentre la caciara portata sul palco dai Joe Victor e il salto dritti a Roma con Germanò non mi hanno lasciato granché.

Non è un mistero che Maria Antonietta sia la mia artista italiana preferita, per cui non ho avuto dubbi e ho scelto di assistere al suo concerto in collinetta. La cantautrice marchigiana si è esibita circondata da fiori colorati che richiamavano l’essenza floreale del suo  ultimo lavoro. Fra una canzone e l’altra ha recitato alcuni brevi frammenti di poesie e ci ha regalato un live davvero di alto livello: intimo, potente, elegante, seducente. Colgo l’occasione per chiedere sinceramente scusa a tutti coloro che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nei miei paraggi durante il suo set perché probabilmente hanno sentito cantare (urlare) solo me e i miei amici. Però è stato liberatorio. Se c’è una cosa che mi è dispiaciuta è stata sicuramente vedere la collinetta piena fino all’inverosimile per gente come i Coma Cose e Galeffi, per cui continuò a trovare esagerato l’hype, e la metà, se non un terzo del pubblico, durante il suo set, qualitativamente fra i migliori del festival. Ma forse è meglio così.

Lo so, il Mi Ami è un festival e lamentarsi delle sovrapposizioni di orari durante un festival non ha molto senso, ma io non riesco proprio a farne a meno. Da grande fan dei Tre Allegri Ragazzi Morti non nascondo che essermi persa la loro unica data estiva e non aver potuta buttarmi in mezzo al pogo a cantare Ogni Adolescenza, con addosso la mia maschera da allegra ragazza morta, un po’ mi ha fatto male al cuore. 

Lo stesso vale per i due concerti successivi: nonostante morissi dalla voglia di assistere alla reunion dei Prozac+ (che mi hanno riferito essere stati grandiosi) e di spaccarmi le ossa durante Acido Acida, ad avere la meglio è stato il set di Colapesce e della sua orchestra, uno spettacolo bellissimo e molto particolare, capace di creare un’atmosfera onirica e surreale. A proposito, se non lo avete ancora fatto vi consiglio di correre a guardare lo splendidoe e angosciante video del suo ultimo singolo, Maometto a Milano.

Tutto lo show porta con se riferimenti alla sfera religiosa, in riferimento al titolo dell’ultimo lavoro del cantautore catanese, “Infedele”: sia lui che i musicisti  si sono esibiti con abiti clericali e, ad un certo punto, è persino sceso dal palco a dare l’ostia alle persone presenti in transenna.

Insomma, anche questa volta i due giorni del Mi Ami si sono confermati una festa bellissima, a cui ogni anno, nonostante per mesi ci ripetiamo che no, questa volta passiamo, tanto questo non c’è, tanto non vale la pensa per quest’altro perché lo posso andare a vedere gratis e con un set completo la prossima settimana, finiamo sempre per partecipare tutti. Non solo per  ascoltare un sacco di musica (alcuna decisamente migliore di altra), ma anche per bere tantissimo e ridere ancora di più.

Per cui non ci resta che dire “ci vediamo alla prossima edizione!”.

Tutte le foto sono state scattate dalla nostra meravigliosa fotografa, Maria Laura Arturi.

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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