I Ministri e l’inizio del loro Fidatevi Tour

by Giovanni Ducoli

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Sono passati quasi due anni dall’ultimo tour dei Ministri, quello che li ha visti suonare nei club di tutta Italia le canzoni di “Cultura Generale“. Già da questa lunga attesa si poteva capire che le aspettative del nuovo tour sarebbero state alte e allo stesso tempo, visti i precedenti, sarebbero state soddisfatte. Nonostante queste premesse il trio milanese ce l’ha voluto dire: “Fidatevi“; questo è il titolo di un album che assume il significato di un monito o di una minaccia, e che al suo interno alterna canzoni rassicuranti e tra le più melodiche della carriera discografica del gruppo (Tienimi Che Ci Perdiamo, Due Desideri Su Tre), a pezzi che ricordano la rabbia dei primi lavori (Spettri, Fidatevi). Un lavoro orchestrale con arrangiamenti in alcuni casi ricercati per creare arrangiamenti funambolici e al limite della tensione sonora. E’ il caso di Crateri, la terza traccia dell’album che è costruita meticolosamente per dare l’impressione di essere un lungo ritornello. L’energia complessiva di questi pezzi trova massima espressione durante i live del tour che ha visto esibirsi la band milanese a Bologna, Padova, Milano e che tra qualche giorno arriverà a Roma, Torino, Trento, Modena, Napoli e altre tappe durante tutto il mese. Durante questo tour il gruppo si presenterà in una formazione allargata rispetto al tradizionale trio composto da Michelino, Divi e Fede. Alla presenza confermata di Marco Ulcigrai alle seconde chitarre (che già li aveva accompagnati durante il Cultura Generale Tour) si aggiunge un nuovo componente polistrumentista che alterna l’accompagnamento alle tastiere con quello della chitarra acustica ed elettrica. Rassereniamo fin da subito i fan più esigenti e che necessitano del suono grunge-rock: i pezzi più lenti e meno ministrici  di “Fidatevi” non hanno trovato spazio nelle scalette di questi primi live. E’ chiaro sin dalle prime battute che la Band non vuole tradire la sua storia ed è importante mantenere la sua impronta rock che più la rappresenta. In questo senso la prima canzone in scaletta non poteva che essere Spettri, il pezzo più cattivo e cupo dei loro ultimi lavori; perfetta è anche la scenografia grazie alle luci del palco alle loro spalle, che creano un’atmosfera disorientante e allo stesso tempo coinvolgente. La luminosità avvolge i musicisti come se la musica si alternasse ad un ballo di luci lento in direzione di quel secondo ritornello in cui i suoni esplodono: le tre chitarre del gruppo entrano in scena in tutta la loro identità e il vibrare dei piatti della batteria incede prepotentemente tra le mura del palazzetto; si comincia nel migliore dei modi. A seguire, così come è la tracklist dell’album, viene suonata Crateri. Queste due prime canzoni sembrano fatte della stessa sostanza, e in coppia assumono una veste unica – ricordano il ruolo che avevano Mille Settimane e Caso Umano in “Per Un Passato Migliore” – e che suonate a inizio concerto consacrano una delle aperture live più energiche mai viste, una vera botta al cuore che da sola vale il prezzo del biglietto.

Il proseguimento del concerto non lascia spazi a grandi sorprese. Si conoscono ormai quelle che il gruppo ha consolidato come le canzoni necessarie e obbligatorie per completare i loro live: Comunque, Idioti, Non Mi Conviene Puntare in Alto, Spingere, Tempi Bui. Successi del loro repertorio che il pubblico si è abituato ad ascoltare dal vivo, così come si è abituato al tradizionale tuffo dal palco durante Il Bel Canto (in questa occasione suonato in elettrico con gli strumenti al completo) che è ormai diventato un marchio di fabbrica identificativo del gruppo.

Una scaletta prevedibile per una band che vanta un pubblico attento e dedicato a questo genere di concerti: ben organizzato nel pogo, preparato a saltare, cantare, far casino, come se conoscesse a memoria il modo di comportarsi durante quelle due ore che li attendono. Nessun telefono a riprendere l’esibizione è sempre sinonimo di autenticità musicale. Nonostante questo, qualche delusione post concerto si percepiva. Infatti il pubblico ha dovuto fare i conti con l’assenza di grandi classici come Bevo, Il Sole, Mammut. Resta quindi l’interrogativo se fosse stato tanto azzardato inserire qualche pezzo in più ad una scaletta che contiene comunque meno di venti tracce.

Al di là di queste discutibili opinioni, non si può far altro che riconoscere I Ministri come una delle band italiane – e azzarderei a dire mondiali – più valide del loro genere. Un Rock completo e dai tratti frenetico, coinvolgente e scenografico, quel genere di concerti che la mia generazione ha cominciato a conoscere sui grandi schermi grazie al film “School of Rock” con protagonista Jack Black. Da bambini siamo cresciuti con quelle immagini e col desiderio di prendere parte ad una esibizione musicale di quel tipo. Oggi, se non siamo riusciti a eseguirla sul palco almeno possiamo dire di averne preso visione, perchè i concerti de I Ministri sono questo: l’immagine di quel rock autentico e viscerale che ti investe e coinvolge e che per almeno due ore non ti fa pensare ad altro che alla Musica.

Setlist

Spettri

Crateri

Comunque

Idioti

Usami

Un Dio da scegliere

Non mi conviene

Spingere

Memoria breve

Tra le vite degli altri

Il bel canto

Dimmi che cosa

Fidatevi

Noi fuori

Palude

Dritto al tetto

Abituarsi alla fine

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