“Musica e parole per Federico Aldrovandi”

by BURN

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“Musica e parole per Federico Aldrovandi” è il nome dell’evento che ogni anno si svolge a Ferrara a fine settembre, in onore del giovane Federico, a cui è stata strappata la vita il 25 settembre 2005 ad appena 18 anni. La storia di Federico, nota come “caso Aldrovandi” ai più, aveva fatto molto scalpore all’epoca ed è rimasta nella memoria dei ferraresi e non solo. Riassumendo, Federico tornato la mattina a Ferrara dopo una festa con gli amici a Bologna, fu fermato da inizialmente due agenti, e poi altri due poliziotti sulla via del ritorno a casa, che sono poi stati condannati nel 2009 per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi“, condanna confermata definitivamente anche in Corte di cassazione nel 2012. Si parla di 54 lesioni, in ogni parte del corpo. L’iter giudiziario per giungere alla sentenza definitiva dei 3 anni e 8 mesi  per omicidio colposo a carico dei quattro poliziotti non è stato per niente facile: hanno infangato il nome di Federico per difendersi, dicendo che era un drogato, che era sotto sostanze stupefacenti al momento dell’incontro e che per questo era un “invasato violento in evidente stato di agitazione” e hanno quindi “dovuto” picchiarlo, hanno accusato gli amici di Aldro, hanno detto “pensavamo fosse un albanese, uno straniero” e che questo gli desse il diritto quindi di ucciderlo. Ma 54 lesioni non si possono giustificare in alcun modo. Ferrara è stata ed è molto toccata da questa storia, ci sono spesso state manifestazioni “per non dimenticare Aldro”, e in particolare molte iniziative sono partite dalla madre Patrizia Moretti che ha fondato anche un’associazione ONLUS volta a “utilizzare la cultura come veicolo per sensibilizzare sul tema della giustizia e per promuovere la richiesta di introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano” come viene detto sul sito ufficiale dell’associazione.

“Musica e parole per Federico Aldrovandi” è il nome più azzeccato che potessero scegliere per una serata come questa, dove davvero le parole non bastano a raccontare la storia, le sensazioni, la rabbia che hanno provato familiari e amici, ma anche gente comune commossa e allo stesso tempo incazzata da una vicenda purtroppo, e questa è forse la cosa peggiore, non così isolata. Ed è qui che entra in gioco la musica, la forma d’arte più alta e completa, così profonda ma allo stesso tempo diretta, la musica capace di creare un’atmosfera felice anche quando felici non si può essere, parafrasando quello che ha detto Giorgio Canali sabato sera, amico e quest’anno anche Direttore artistico della serata: La storia è una merda ma che siamo qui dopo 11 anni è una figata”.

Ha aperto la serata Andrea Boldrini, amico di Aldro e vicepresidente dell’associazione, con una semplice ma significativa presentazione della serata. Subito è salito Francesco Motta, aprendo il concerto con la sua “Abbiamo vinto un’altra guerra”. Seconda volta per Motta a Ferrara in occasione del concerto per Federico, era già stato invitato ad esibirsi nel 2014 e dice infatti “E’ la seconda volta che vengo qui perché fa bene alla salute, è doveroso esserci per ricordare una mostruosa ingiustizia”. Motta conclude con “La fine dei vent’anni”, dedicata completamente a Federico, dalla prima parola all’ultima, e ai vent’anni che non ha potuto nemmeno sfiorare. Alla fine della canzone è salito sul palco anche Giovanni Truppi e sulla parte finale completamente strumentale di Motta intona la sua “Conversazione con Marco sui destini dell’umanità”. Motta saluta, ringrazia e scappa, la sera stessa si è poi diretto a Faenza per un’altra esibizione e il ritiro del premio MEI – Meeting degli Indipendenti.

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E’ il turno quindi di Truppi (recente piacevole scoperta per quanto mi riguarda) che riesce a tenere il palco in modo impeccabile: sono solo lui e il suo pianoforte portatile (completamente “homemade”, se lo porta ovunque vada) ma fanno per dieci. Giovanni Truppi riprende tracce da tutti e tre i suoi album, per poi concludere (penultima canzone) con “Costole rotte” di Coez, scritta dal rapper per il “caso Cucchi”, altra purtroppo celebre vicenda di cronaca nera, brano perfetto per l’occasione e con un’interpretazione molto toccante da parte di Truppi.

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Al cantautore napoletano segue un discorso della madre di Federico, che nonostante il “sale sulla ferita” che significa questo evento ogni anno per lei ci tiene a ringraziare tutti i presenti, i collaboratori, organizzatori della serata.

E’ l’ora di Majakovich , trio umbro eccezionalmente accompagnato dal violinista Andrea Ruggiero (Kruscev) per l’occasione (che aveva tra l’altro suonato pure con Motta a inizio serata). Majakovich (se li chiami “i Majakovich” si incazzano) per chi non lo conoscesse spacca i culi, ha un sound potentissimo, ricorda l’indie-rock italiano “old school” come Verdena e Afterhours (non a caso hanno aperto alcuni concerti degli Afterhours stessi, degli Zen Circus etc) e dei testi crudi e incazzati, non c’è troppo spazio per canzonette d’amore, ma solo per il basso di Francesco Pinzaglia.300x300 Majakovich dedica “Casa” dal suo nuovo album “Elefante” a Federico, pezzo malinconico, ma di quel malinconico furioso, energico, incazzato per l’appunto. Majakovich lascia il palco al papà di Federico, Lino Aldrovandi che commuove il pubblico con le sue parole, quelle parole che tanto vorrebbe dire al suo Federico, ma che non potendo, invita tutti i genitori a dire ai propri figli, ai propri cari. Lino conclude il suo discorso ringraziando tutti, ed in particolare Giorgio Canali offrendogli in omaggio simbolicamente una bottiglia di Bombay Sapphire. canali

Tocca quindi al padrino della serata, a Giorgio Canali e ai suoi Rossofuoco, che apre l’esibizione con una frase semplice e concisa :”Direi che se usassimo delle parole adesso sarebbero sprecate”, e parte subito quindi con “A.F.C.” per scaldare il suo pubblico, il suo pubblico formato da ferraresi (ma non solo) di tutte le età, ferraresi che lo incontrano ogni tanto per le strade e per i bar e ci fanno quattro chiacchiere volentieri. Lui che con il suo volto accigliato e severo è sempre stato in prima fila per Federico, fin dall’inizio, fin da quando non si sapeva bene cosa fosse successo. E’ stato un amico, una persona su cui contare per la famiglia, ha dedicato l’intero album “Tutti contro tutti” del 2007 a Federico, ed è presente e partecipa più che attivamente in ogni occasione.

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Canali conclude con una tripletta d’oro: “Precipito”, sempre perfetta, basta chiudere gli occhi e ti sembra che il testo ti appartenga, che sia scritto su misura per te, ogni singola parola è perfettamente amalgamata nel testo, è una breve poesia intima e personalissima; “Nuvole senza Messico”, un suo grande classico, testo geniale ed emozionante, Giorgio Canali ha regalato un’altra delle sue poesie alla musica italiana, una melodia dolce ma delle parole così vere e realistiche che fanno quasi paura (chi non ama questa canzone è Giuliano Palma); gran finale con “Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio” brano di stampo politico, come quasi tutti i testi di Canali del resto, uno dei suoi brani più controversi e discussi, causa le bestemmie contenute nel pezzo (ma senza non sarebbe lo stesso… Giorgio Canali si piglia e si ama così com’è). Giorgio Canali e i Rossofuoco salutano (non senza aver buttato giù qualche sorso di Bombay, com’è giusto che sia!) e lasciano il posto agli Zen Circus.

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Gli Zen Circus, arrivati in fretta e furia da Padova dove avevano tappa alla Feltrinelli per presentare il loro nuovo album “La terza guerra mondiale”, e che non avevano fatto nessun soundchek e ne hanno improvvisato uno sul momento, sono partiti inevitabilmente con “Vent’anni” ed hanno continuato inevitabilmente con “Andate tutti affanculo” e “Figlio di puttana”. Dopo un altro paio di pezzi di “quelli che già conoscete” come ha detto Appino, il frontman del gruppo ha annunciato che avrebbe usato il pubblico come cavia per alcuni pezzi del nuovo album: hanno suonato quindi “Ilenia”, primo singolo estratto e a dire il vero ormai già stra conosciuta dai più fedeli al circo zen, e “Pisa merda” che a primo impatto sembra sia piaciuta alla gentaglia, che in segno di apprezzamento ha mosso un gran pogo generale.

La serata si è quindi conclusa con i ringraziamenti finali della mamma di Federico, l’augurio di non sentire più notizie simili e più generalmente di forme d’odio e di violenza, e un arrivederci all’edizione dell’anno prossimo.

Ho amato tutta la serata, dall’inizio alla fine.

Un grazie a chi ha reso possibile il tutto.

Un affettuoso saluto a Federico, che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere.

BURN

Sogno ad occhi aperti e li chiudo per sentirmi viva.

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